La Cornovaglia di Artù & Co. – Tintagel, maghi, minatori e contrabbandieri

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Nella terza tappa del mio viaggio sono finalmente entrata nella contea di Cornovaglia, all’estremo ovest dell’omonima penisola. Il punto di partenza per questa prima esplorazione era Plymouth, una città sulla costa meridionale dell’Inghilterra che si erge sulle foci dei fiumi Plym e Tamar, quest’ultimo che segna il confine geografico tra Devon e Cornovaglia e che nei giorni seguenti avrei attraversato in un senso o nell’altro più volte.

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Plymouth è anche il punto d’imbarco di una delle avventure di Horatio Hornblower, protagonista della serie di romanzi marinari di C.S. Forester. L’episodio incriminato è “Rane e Aragoste”, inserito nel volume “Il Guardiamarina Hornblower”

L’area attorno Plymouth risulta abitata fin dall’Età del Bronzo, quando era presente un insediamento in cima a un’altura facilmente difendibile. Durante il periodo dell’occupazione romana fu conosciuta come l’accampamento di Tamari Ostia, mentre l’ordierna città fu fondata solo nel IX secolo. Plymouth divenne un famoso porto militare e commerciale e si guadagnò il suo posto nella storia per essere stato il punto di partenza dei Padri Pellegrini (1620) che, al loro arrivo in America, fondarono appunto la colonia di Nuova Plymouth. Sfortunatamente la città, a eccezione dell’area del porto e del quartiere di Barbican, fu rasa a suolo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e successivamente ricostruita in stile moderno; ammetto che non ha destato in me una particolare attrattiva. Vicino a Plymouth c’è la cittadino di Tavistock, famosa per avere dato i natali a Sir Francis Drake, corsaro al servizio di Elisabetta I, comandante in seconda della flotta che sconfisse l’Invincibile Armada spagnola (1588) e primo inglese a circumnavigare il globo.

Il percorso verso ovest passa attraverso la grande brughiera del Dartmoor, nel sud del Devon, che ora è un parco nazionale che copra un’area di 954 km². Questa distesa di granito, erica e ginestra è vecchia di trecento milioni di anni e contiene numerose aree archeologiche, nonchè varie specie animali, tra le quali i pony e mandrie e mandrie di bovini, che vivono allo stato brado e sono chiaramente i padroni dell’area.

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Circa il 57% della zona è di proprietà del Duca di Cornovaglia (il principe Carlo), il 14% del Ministro della Difesa (è zona di addestramento militare), mentre il 37% è terreno pubblico, una distesa pressoché incontaminata di natura, mito e leggenda, come quelle dei pixie, del Cavaliere Senza Testa o dei mastini fantasma, famosi soprattutto grazie alla novella Il Mastino dei Baskerville di A. C. Doyle. Trovate altri riferimenti letterari al Dartmoor nelle opere di Agatha Christie e Rosamund Pilcher, inoltre immagino che molti di voi ricordino che la finale di Coppa del Mondo di Quidditch tra Irlanda e Bulgaria (Harry Potter e il Calice di Fuoco) si è giocata proprio in questa brughiera. 😉

Lasciatami la brughiera alle spalle, sono finalmente giunta a Tintagel, villaggio sulla costa settentrionale della Cornovaglia oggi conosciuto come Trevena. Il vicino castello, costruito su una scogliera a picco sul  mare, è considerato il luogo di nascita di re Artù.

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Secondo l’Historia Regum Britanniae di Goffredo Monmouth (XII secolo), infatti, Artù fu concepito nel castello di Tintagel sfruttando un inganno realizzato tramite la magia di Merlino. Nel VI secolo d.C. il luogo era invero sede di  un insediamento celtico – una fortezza dei Dumnoni, forse? -, ma le rovine che sono oggi visitabili (9,50 sterline) appartengono a un castello fatto costruire tra il 1220 e il 1240 da Riccardo, Duca di Cornovaglia e di Poitou, proprio a causa della leggenda arturiana.

Magia e storia si fondono, dunque, a Tintagel e le rovine valgono veramente la visita, anche se raggiungerle non è facile. Un servizio jeep fa la spola tra il vittoriano ufficio postale di Trevena e la base della scogliera del castello (2 sterline a tratta), ma poi gli avventurosi turisti devono affrontare un centinaio di scalini irregolari e scavati nella roccia. La vista che vi si offre alla fine di questo tortuoso percorso, però, è impagabile: il mare cristallino s’infrange sulle scogliere tutt’attorno e sulla piccola spiaggia al di sotto del castello, dove si apre una caverna dall’imboccatura alta e imponente come quella di una cattedrale e che si dice sia la grotta di Merlino. Di sicuro, se c’è un luogo adatto a ospitare il Respiro del Drago, è quello.

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Sul punto più alto della scogliera, stanchi morti per la salita e probabilmente provati dalle condizioni atmosferiche, potete incontrare anche Artù in persona, che attende il momento giusto per tornare a regnare in Inghilterra. 🙂

giphyArtù a parte, la contea di Cornovaglia è famosa per i prodotti del settore primario (latte e derivati soprattutto), le numerose storie sul popolo fatato (qui fate, folletti e simili sono ancora una cosa seria), il contrabbando e l’attività mineraria, che l’ha sostenuta con alti e bassi fino al XIX secolo. Si è detto della Cornovaglia, si è detto delle miniere, del contrabbando… grazie alla BBC non è proprio possibile evitare ancora di parlare di Ross Poldark, protagonista della serie di romanzi di W. Graham e interpretato da Aidan Turner nella fortunata serie dell’ente televisivo inglese. Potete trovare souvenir che ritraggono il nostro Ross in mise più o meno discinte praticamente in ogni angolo della Cornovaglia (quando si dice sfruttare il momento ^^) e farne incetta senza ritegno alcuno per decorarvi casa o farne dono agli amici (più probabilmente amiche XD) che non vi hanno seguito in quest’avventura. Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente involontario.

easy-cornish-pasty-r1All’ora di pranzo, se siete potentemente affamati, potete assaggiare la Cornish Pasty, il cibo d’asporto tipico della Cornovaglia che originariamente era il pasto dei minatori. Giunta l’ora della pausa, infatti, questi signori prendevano la pasty con le loro mani bisunte, nere di carbone e di altri polveri non proprio salutari per gli umani, e la mangiavano tenendola rigorosamente per la punta di base, che alla fine scartavano, lasciandola “per le fate”.
La tipica Cornish Pasty è farcita con manzo stufato, cipolle e patate, ma in commercio se ne trovano numerosissime varianti, inclusa quella senza glutine, che però io non ho potuto assaggiare, perché viene cotta al momento e ci vuole quasi un’ora… che io non avevo.

Il pomeriggio è stato dedicato all’esplorazione della costa meridionale della Cornovaglia, nei paesini di mare di Looe e Polperro. Entrambe queste cittadine hanno origine celtica ed erano prevalentemente abitati da pescatori (Looe continua a essere prevalentemente collegata alla pesca), ma oggi sono meta turistica più o meno come i paesini della Liguria. La gente frequenta la spiaggia, passeggia per le stradine tortuose, fa shopping nei negozi di souvenir e sale e scende un buon quantitativo di scale per fotografare le case dei pescatori. Se capitate in questa zona nel pomeriggio, potrebbe piacervi sedervi da qualche parte per il Cornish tea, il tipico afternoon tea inglese, qui servito con scones caldi, marmellata di fragole e la Cornish cream, una panna molto grassa e molto densa, tanto da essere quasi solida, che è uno dei vanti della contea.

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Eccoli qua, gli scones con marmellata e Cornish cream. Buoni, soffici a vedersi, ma pesantini da mandare giù!

All’alba delle 17:15, rotolando sul pulmino causa scones, Cornish cream e tè, è cominciato il viaggio di ritorno lungo i quaranta chilometri – poco, direte: peccato che in Cornovaglia non esistano le autostrade e si viaggi su strade irregolari, con tratti a senso unico. Un’esperienza mistica – che separano Polperro da Plymouth e il vetusto e caldissimo hotel del giorno precedente. Anche la quarta tappa del viaggio sarebbe partita da lì.

Fantasie al Castello – Music for Fantasy

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Credo che un film sia ben poca cosa senza la sua colonna sonora. Certo, trama, copione, interpreti ed effetti speciali sono elementi imprescindibili di ogni buona pellicola, ma sarebbero ugualmente convincenti senza il supporto di una musica adeguata? E la musica parla una lingua inarrivabile da qualsiasi arte visiva! Ci entra dentro, rimbomba nella nostra cassa toracica, s’insinua nei nostri neuroni e rimane per sempre nella nostra memoria senza che ce ne accorgiamo. Bastano però un paio di note ed eccola lì, la musica, che riemerge nella sua interezza e si porta dietro ricordi, storie, sensazioni ed emozioni che credevamo dimenticate.

estate-sforzesca-2018Il potere della musica unito alla magia del cinema è uno dei motivi principali per cui sono stata felicissima di approfittare dei due accrediti che l’Associazione Amici della Musica Milano mi ha concesso per Music for Fantasy, un concerto inserito all’interno di Estate Sforzesca, una manifestazione estiva che si tiene nel meraviglioso cortile delle armi del Castello Sforzesco di Milano, sotto alle stelle e ai torrioni illuminati. E c’è chi dice che non c’è magia nel mondo!

Music For Fantasy è il penultimo appuntamento della XXV edizione dei Notturni in Castello, un programma di concerti organizzato, appunto, dall’Associazione Amici della Musica Milano e distribuito in sei serate agostane nell’ambito della manifestazione che ho citato qui sopra. Il programma, come avrete capito dal titolo, verte sulle colonne sonore delle più celebri saghe fantasy e fantascientifiche di cinema e tv, arrangiate da Matteo del Soldà ed eseguite dalla Milano Chamber Orchestra sotto la direzione di Lorenzo Passerini. Questo gruppo di venti elementi, tutti giovani e diplomati nei conservatori più prestigiosi, si pone l’obiettivo di avvicinare il pubblico moderno alla musica classica e sinfonica, e quale migliore occasione potrebbe esserci per ottenere questo scopo, se non unirlo a temi che sono ormai nella memoria di tutti? Da Harry Potter al Signore degli Anelli e da Games of Thrones a Star Wars passando per Frankenstein Junior, la Milano Chamber Orchestra ha regalato al suo pubblico un viaggio fantastico in terre sconosciute, abitate da maghi, colleg- ehm… streghe, folletti e scienziati terribilmente geniali, con battaglie epiche, avventure emozionanti e momenti di divertimento.

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Tra l’altro, con un po’ di fantasia…

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…la somiglianza c’è. ^^

Pur non essendo particolarmente convinta dall’arrangiamento dei primi due brani (mi sono sembrati un po’ in sordina: forse la scelta è caduta su una partenza soft con un finale in crescendo, ma mi è dispiaciuto), è stato bellissimo lasciarsi cullare dalle musiche di J. Williams, H. Shore, J. Morris e R. Djawadi, viaggiare con la fantasia e tra i ricordi – gran parte delle colonne sonore eseguite appartengono a film usciti nella mia adolescenza, cioè in un periodo in cui la capacità di guardare ogni cosa in loop è praticamente infinita. In effetti, è proprio quello che facevo ^^’ – rimanendo nel cuore della mia amata Milano.

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Ho particolarmente apprezzato l’autoironia e la voglia di giocare col pubblico della Milano Chamber Orchestra: essere giovani aiuta a non prendersi sul serio, ma bisogna avere una certa disposizione mentale alla leggerezza, e loro sono stati molto bravi e in grado di rendere più digeribile un concerto non eccessivamente difficile da seguire, ma comunque di approccio insidioso per chi non è avvezzo alla musica sinfonica. E poi, io la Marcia Imperiale diretta da Darth Vader non l’avevo mai ascoltata. 😀

L’ultimo appuntamento dei Notturni in Castello è fissato per questa sera alle 21: il violinista A. Quarta interpreterà i più grandi successi di Astor Piazzolla e, se siete interessati, potete ancora recuperare dei biglietti (15 €, ridotto a 5 € per gli under 12). Vi basta registrarvi su Happy Ticket, oppure andare direttamente al cortile delle armi entro le 19:30 o alle 20:20 di oggi. In assenza di pioggia, non ve ne pentirete.

Vai di Book Tag! I must read

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Non mi diletto spesso nei tag game, a meno che – lo confesso – io non abbia uno spazietto del Grimorio da riempire. In questo caso sto lavorando ad alcuni articoli che richiedono un tempo di scrittura maggiore degli altri e nel frattempo sto cercando di trovare il coraggio a piene mani per pubblicare qui il racconto che ho scritto per un concorso letterario estivo… Che volete, far uscire sproloqui più o meno intelligenti su qualcosa di concreto è un conto, condividere una propria creazione personale è un altro: mi serve tempo e un po’ di coraggio liquido per farlo. Questi giorni agostani mi sembrano perfetti allo scopo, così come il liquore alla genziana che ho portato al Covo dal mio eremo marino. XD Attendete fiduciosi, quindi, e intanto beccatevi questo tag game libresco.

1. In che modo, solitamente, scopri nuovi libri da leggere?

Non sono io a scoprire i libri da leggere, sono loro che scoprono me. ;P Diciamo che non c’è un solo modo in cui la mia coda di lettura si allunga, può capitare che sia colpa del passaparola, di qualche gentile casa editrice che mi invia i suoi romanzi da recensire (non siete mai troppi, carissimi! Continuate così!) o della redazione per cui scrivo che mi molla volumi da leggere in tempi brevi. Quello che preferisco in assoluto, comunque, è l’ispezione tra gli scaffali delle librerie.

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Oddei, generalmente le librerie che frequento sono un po’ meno polverose, ma questa mano potrebbe tranquillamente essere la mia in una delle mie gite da book addict.

2. I premi letterari influenzano la tua wishlist?

Se lo fanno, è quasi sempre in senso negativo. Tendo allo scetticismo.

3. Ti senti in dovere di leggere libri considerati opere fondamentali della letteratura?

Non direi. É anche vero che mi hanno dato talmente tante di queste “opere fondamentali della letteratura” da leggere a scuola, che la mia etica da topo da biblioteca si può considerare soddisfatta.

4. I libri che desideri leggere sono influenzati dal punteggio che hanno su Goodreads?

Decisamente no.

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Ecco Bernie. 😀

5. Quali sono, secondo te, alcuni dei libri più sottovalutati?

Non ci credo, riesco a nominarlo ancora una volta! Se continuo così dovrò cambiare il nome di questo blog. Uno degli autori più sottovalutati e meno letti da noi è Bernard Cornwell, scrittore inglese di romanzi storici che mi avete sentito nominare quelle trecentoquaranta volte. Per non sembrare monotematica, poi, aggiungo l’adorabile 84 Charing Cross Road di Helene Hanff e Athos di Alberto Ongaro (ma qualsiasi libro di Ongaro va bene!)

 

 

6. Quali libri hai comprato perché tutti ne parlano positivamente?

Ehm… nessuno. Ho già detto che soffro di un lieve scetticismo, quindi è veramente difficile che io compri di mia sponte un libro che è osannato dai più. Non è detto che il mio atteggiamento sia ragionevole, badate bene: con Eleanor Oliphant Sta Benissimo ho toppato di brutto.

 

E con questo è tutto! Le domandine a tema libresco sono finite e voi sentitevi liberi di raccogliere il mio testimone, mentre io torno alla mia genzianell- ehm, al mio lavoro. Dei, devo darmi una regolata: una Strega dipendente dalla genzianella non s’è mai vista!

 

 

 

La Cornovaglia di Artù & Co. – Wells, Glastonbury e i Pirati del Geopark

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La seconda tappa del mio viaggio in Cornovaglia è stata così ricca di riferimenti letterari, che alcuni li ho persi per strada e li ho ritrovati solo dopo qualche giorno dal mio rientro in Italia, a mente fredda. Il percorso prevedeva un lento spostamento verso ovest, dalla contea di Somerset a quella di Devon, proprio al confine di quella della Cornovaglia.

La prima fermata della giornata è stata Wells, il più piccolo vescovado inglese e una delle più piccole città della Gran Bretagna, famosa soprattutto per la sua bellissima cattedrale.

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La città, fondata dai Sassoni attorno al 700 d.C., prende il nome dalle tre sorgenti sacre (= wells) dedicate a Sant’Andrea: una si trova nella piazza del mercato e le altre due tra la cattedrale e il Palazzo Vescovile.

Il comprensorio della cattedrale e del palazzo vescovile è incluso nella cinta murata di Sant’Andrea, anche se è piuttosto difficile accorgersene, perché le dimensioni della cattedrale sono assolutamente impressionanti. Questo edificio, costruito in gran parte nel XIII secolo per volere del vescovo Reginald in stile gotico, troneggia sul resto della piccola cittadina di Wells con le sue torri massicce, le guglie e le mura splendidamente decorate, fa sentire tutto il peso dei blocchi di pietra calcarea con cui è costruito e lascia letteralmente senza fiato ancor prima di varcare il portone d’ingresso.

470px-wellscathplan_numberedPercorrere il perimetro di questa meraviglia dell’architettura, godere dei raggi del sole mattutino che si riflettono sugli angeli e sui santi incastonati nelle mura e del contrasto con l’erba verdissima che la circonda, è già di per sé un’esperienza rara, anche per chi non è amante della letteratura e non sa, a esempio, che la cattedrale di Wells è una delle due che ha ispirato Ken Follet per I Pilastri della Terra.

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La facciata principale della cattedrale di Wells: una gioia per gli occhi. 

Collegato al lato meridionale della cattedrale, il Vicar’s Close è la più antica via residenziale d’Europa. Questa strada chiusa lunga circa 140 metri fu completata nel 1430 e ospitava i membri del coro della cattedrale, che potevano raggiungere la chiesa servendosi di un passaggio coperto, per non prendere freddo in inverno. La strada è visitabile da tutti i turisti che vogliono mantenere il voto del silenzio e fotografare le due file di casette identiche, con il loro bel praticello verde e i fiori coloratissimi.

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L’entrata del Bishop’s Palace. Sul lato che non si vede in foto della torre di sinistra (quella che ha il balconcino, per intenderci), è fissata una cordicella attaccata a un campanellino per i cigni del vescovo. Un gruppo di questi uccelli vive infatti nei pressi del fossato e da tempo quasi immemore è stato addestrato a tirare la cordicella per segnalare la propria presenza. Al suo del campanello l’addetto preposto al compito appare da una finestrella a pelo d’acqua e nutre i cigni, che quindi non sono particolarmente propensi a lasciare il palazzo vescovile.

Il palazzo vescovile – o Bishop’s Palace – è a pochissimi passi dalla cattedrale e da fuori sembra proprio un castello medievale, circondato persino da un fossato alimentato dalle fonti di San’Andrea. Nel cortile del palazzo si tengono numerosi festival estivi, tra cui uno dedicato alla letteratura, e l’interno è parzialmente visitabile e il biglietto intero costa circa 9 sterline.

Dopo la visita breve ma intensa di Wells, il viaggio è proseguito verso una delle mete che aspettavo di più: Glastonbury, luogo che secondo la leggenda ospita la sepoltura di Artù e Ginevra e che è il feudo di Merlino nei libri di Bernard Cornwell (dite la verità, eravate preoccupati che non l’avessi ancora citato, vero? ^^)

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La Glastonbury Tor, rovina della perduta chiesa di San Michele. Per me rimarrà sempre comunque la torre dei sogni di Merlino.

La regione appare abitata fin da prima dell’Età del ferro, ma il nome Glastonbury ha origine celtica o sassone. Secondo l’interpretazione più citata, “Glastonbury” indicherebbe una città di vetro – o di cristallo, se vogliamo essere più poetici – e si ricollegherebbe alla mitologia pagana del castello delle fate, che sorgeva su un’altura ed era fatto di cristallo per accogliere le anime dei defunti. Probabilmente è per scongiurare la leggenda pagana che la prima chiesa cristiana del luogo, St. Micheal’s, fu eretta su un’altura. Oggi ne rimane solo una torre, chiamata Glastonbury Tor.

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Riuscite a immaginare cosa doveva essere questo luogo nel momento del suo massimo splendore? Anche così questo posto lascia senza fiato.

L’abbazia di Glastonbury (biglietto intero per l’abbazia e il meraviglioso parco: 8,25 sterline per 36 acri di terreno, storia e magia!) è il primo complesso monastico cristiano della Gran Bretagna, essendo stata fondata nel VII secolo d.C, e successivamente fu più volte ampliata fino a raggiungere le dimensioni che aveva al momento della Dissoluzione dei Monasteri voluta da Enrico VIII nel 1536. La grande abbazia benedettina fu bruciata e oggi rimangono solo le rovine delle sue imponenti mura, tra le quali mi sono commossa.

Come vi anticipavo, Glastonbury Abbey è il luogo della presunta ultima sepoltura di re Artù e della regina Ginevra; attorno al 1184, infatti, i monaci dell’abbazia dichiararono di aver rinvenuto una sepoltura riconducibile alle spoglie mortali del leggendario sovrano di Britannia e la trasferirono sotto l’altare principale della chiesa. Oggi il luogo è chiaramente indicato da un cartello e non è inusuale trovarvi persone che vi meditano attorno o cercano di canalizzarne le energie seguendo il puro spirito New Age. Del resto, il parco dell’Abbazia è un posto splendido in cui sostare per un pic nic, leggere un libro o bearsi del sole estivo; al momento della mia visita c’erano diversi gruppi New Age e uno che aveva organizzato una sessione di yoga su prato. ❤

 

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Eccoci al luogo di sepoltura di e Artù, che secondo la leggenda tornerà tra i vivi per guidare l’Inghilterra nel momento del suo maggior bisogno. Un altro mito collegato all’abbazia è quello della Sacra Spina, o del Sacro Rovo, che sarebbe spuntato dal bastone di Giuseppe di Arimatea al suo arrivo in Inghilterra e che lui avrebbe piantato a Glastonbury. Il rovo, che è citato anche da Cornwell nel Romanzo di Excalibur, cresce ancora nel territorio abbaziale e ogni anno un suo ramo viene potato e donato alla regina per ornare la sua tavola a Natale. 

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Tor Bay, la baia che comprende il paesino di Paignton, nonché Torquay, paese natale di Agatha Christie. Il luogo sembra essere famoso anche per la pirateria e se non altro è riconducibile al film musicale I Pirati di Penzance (1983) con Angela Lansbury e Kevin Kline.

Lasciata Glastonbury a malincuore, il viaggio prevedeva la sosta a Paignton, un paesino di mare del Devon, sulla costa meridionale dell’Inghilterra nella zona chiamata Riviera Inglese e inserita tra i Geopark dell’UNESCO. Anche Paignton ha origini celtiche ed è stata prevalentemente un villaggio di pescatori fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando fu costruita la ferrovia e il luogo divenne meta turistica e di villeggiatura. La vecchia ferrovia è ancora percorsa da caratteristici trenini a vapore che tra il rumore di stantuffi e una fine polverina di carbone, permettono di godere delle meraviglie della costa effettuando diverse fermate, tra cui quella a Greenway Halt, da dove è possibile raggiungere la residenza estiva di Agatha Christie, regina del giallo, madre di Poirot e Miss Marple e originaria proprio del Devon.

Sfortunatamente il mio tour non prevedeva la visita a Greenway House, ma continuava fino a Kingswear, sulla sponda del fiume Dart, quasi alla sua foce. Da lì un bel battello mi ha portato a Dartmouth, sull’altra riva del Dart, e poi ho proseguito il viaggio fino alla storica città di Plymouth, dove sul materasso di un antiquato hotel (antiquato e insospettabilmente caldo, con solo un rumoroso ventilatore a refrigerare l’ambiente) si è conclusa la seconda tappa del mio viaggio in Cornovaglia. Straordinariamente il meglio doveva ancora venire.

Toc toc… c’è nessuno?

unnamedVi disturbo solo un momento per avvisarvi che sono tornata (e che non mi sarebbe dispiaciuto rimanere al mare ancora per qualche giorno… le ferie non bastano mai, nevvero?) e che i post riprendono a brevissimo.

La seconda tappa del diario di viaggio nella Cornovaglia di Re Artù & Friends è già in lavorazione, attende solo un congruo spazio orario tra una visitina d’ispezione all’attività rambica e un preventivo per i soliti, meravigliosi clienti!

Le letture di agosto stanno procedendo bene e mi daranno la soddisfazione di trasformarsi in un bellissimo post, pare che anche le recensioni di libri e spettacoli riprenderanno presto… Insomma scalpito già per rendere questa fine d’estate memorabile! 😉

Voi siete ancora in vacanza, oppure siete già tornati al lavoro?

La Cornovaglia di Artù & Co. – Oxford e le Terme Romane di Bath

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Il primo giorno di viaggio è stato un po’ strano, diciamo che ha costituito una specie di transizione. Dalla trafficatissima Londra, infatti, è cominciato lo spostamento verso nord ovest toccando due tappe imprescindibili, credo, per chiunque organizzi un viaggio in Inghilterra.

Dopo una gioiosa ora e mezza di pullman ho messo il mio piedino stregato sul suolo di Oxford, famosissima città universitaria inglese chiamata anche a città delle guglie sognanti.

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Fondata dai Sassoni, Oxford assunse importanza sotto il dominio normanno,quando divenne residenza reale e vi fu costruita la cattedrale. I primi college vi furono fondati dai vescovi solo dal XII secolo, quando re Enrico II proibì agli inglesi di andare a studiare all’università di Parigi, e a oggi se ne contano trentotto.

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Christ Church e il suo famoso cortile.

Il fascino di Oxford è che non contiene un vero e proprio quartiere universitario, bensì la città stessa è un insieme di università sparse senza una logica apparente e che si affacciano sulle sue strade curve. Uno dei college più famosi è Christ Church, fondato nel 1546, che ingloba la cattedrale della città ed è stato utilizzato per girare numerosi film e serie tv. La campana della sua Tom Tower batte 101 rintocchi (uno per ogni membro fondatore) ogni giorno alle 9, per segnalare la fine della giornata accademica. Se volete, Christ Church è visitabile pagando un biglietto di circa 8 sterline. Poco lontano lo University College (anno di fondazione: 1249) ospita un monumento al poeta romantico Percy B. Shelley, che lo frequentò brevemente prima di esserne espulso per aver pubblicato un volantino intitolato “La necessità dell’ateismo”.

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Lo Shelley Memorial: bellissimo!

Tra gli altri edifici cui dare un’occhiata, segnalo lo Sheldonian Theatre, costruito nella seconda metà del Seicento dal celeberrimo architetto Christopher Wren, con la vicina Bodleian Library (1602, una delle più antiche biblioteche pubbliche del mondo moderno: conserva almeno una copia di qualsiasi cosa che sia stata pubblicata in Inghilterra) e la neoclassica Radcliffe Camera.

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Sheldonian Theatre, guardato a vista da un bel po’ di facce corrucciate.

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La Radcliffe Camera

Il pomeriggio è stato dedicato alla bella cittadina di Bath (di cui vi avevo già parlato qui). Costruita dai Celti, la città è stata ampliata dai Romani, che nel 43 d.C hanno costruito le terme, dedicandole alla dea Minerva Sulis, e l’hanno rinominata, appunto, Aquae Sulis (e qui chi conosce il ciclo di romanzi di Bernard Cornwell, come me, comincia a dare segni d’impazienza!). Meta della gita erano appunto le terme romane, che sono ancora in piedi e interamente visitabili (17,50 sterline per il biglietto intero in alta stagione), e che l’anno scorso non avevo visto.

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Che dire! Il comprensorio è decisamente impressionante; la vasca all’aperto è ancora piena di acqua verdolina ed è sorvegliata dall’alto dalle figure di imperatori e generali romani scolpite nella pietra, mentre l’interno ospita alcune interessanti ricostruzioni e le fondamenta di alcuni ambienti che non sono arrivati fino a noi. Quasi alla fine del percorso ci si imbatte nella fonte sacra, quella che Celti e Romani avevano consacrato alle loro divinità, e che scorre ancora, imperturbata dal tempo. Se volete, potete anche bere un sorso di acqua termale, che si dice abbia proprietà curative, anche se non certamente un sapore gradevole.

fixedw_large_4xTra tutti i reperti presenti nelle terme romane ce n’è uno che ha fatto fare un piccolo tuffo al mio cuoricino stregato. É la testa di bronzo della statua di Minerva Sulis, un tempo padrona della terme e della città, che compare in un breve eppure intenso passaggio del Romanzo di Excalibur. Verso le battute finali della storia, i Cristiani hanno la meglio sull’antica religione e ne distruggono i reperti, tra cui la statua della Dea; il protagonista della storia se ne accorge quando arresta dei rivoltosi cristiani, e allora raccoglie ciò che rimane del viso di Minerva dal terreno, lo ripulisce e lo riappoggia rispettosamente sull’altare. Un tocco di classe che funge anche da collegamento tra la finzione del narrato e la storia vera in cui è immerso.

Dopo un breve giro attorno alle altre attrattive che questa gioiosa cittadina del Somerset ha da offrire, la prima giornata di viaggio si è conclusa in un comodo hotel di Swindon, che forse avrete sentito nominare nel libro “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. La vera e propria avventura arturiana sarebbe cominciata il giorno seguente!

Distanze

Questa mattina ero in spiaggia a godermi il quinto dei miei esigui giorni di mare, quando alle 9 mi ha chiamato una cliente.

L’evento ha della rarità, giacché la cliente in questione è una liceale fresca di maturità (ed era sveglia alle 9 del mattino!) per cui avevo eseguito una traduzione nel mio ultimo giorno di lavoro e che mi aveva già scritto un’e-mail, ricevendo la risposta automatica delle mie ferie. Insomma, bimba mia, se sai che sono in ferie, perché mi chiami? Lo scopriamo subito.

“Ciao, scusa se ti disturbo di domenica, ma mi sono appena accorta che mi manca un documento da tradurre per la mia vacanza studio, e io parto martedì mattina.”

originalLottando contro l’istinto, che quasi m’impone di chiedere a questa benedetta ragazza il motivo per cui si sia ridotta all’ultimo per rimediare al problema, le spiego che purtroppo sono al mare e che, quindi, anche se potessi fare la traduzione, non riuscirei comunque a recarmi in tribunale ad asseverarla. Lei non comprende.

“Ma, scusa, ho capito che stamattina sei al mare, ma domani puoi prendere la macchina è recarti in centro, no?”

“Ehm… in quale centro, scusa?”

“Questo qui! Insomma, da Milano Marittima a Milano centro quanto ci si potrà mai mettere?!”

Ecco, diversi sono i problemi di questa risposta, diversi e sufficientemente preoccupanti da minacciare di buttarmi giù dalla sdraio, perché, se anche io mi trovassi, cosa non vera, a Milano Marittima, oserei dire che mi troverei non solo troppo distante dal centro di Milano, ma proprio in un’altra città, nonché in un’altra regione. Pazientemente, quindi, ho spiegato alla cara ragazza, che alle ultime elezioni ha pure votato, che a Milano (dove lei è nata e cresciuta) il mare non c’è e che al massimo si può decidere di fare una gita all’idroscalo.

La domenica è un giorno tranquillo, dicono.

Viaggio Nella Cornovaglia di Re Artù – Diario di Viaggio Allargato

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L’estate è il mese delle vacanze per eccellenza, delle avventure, dei viaggi! E in effetti io sono stata in vacanza proprio all’inizio dell’estate (se mi seguite su Instagram non è stato proprio possibile farvelo sfuggire, perché… ehm, credo di aver inondato il social di foto, storie e chi ne ha più ne metta) in una regione che desideravo vedere da più di dieci anni. Finalmente sono pronta per raccontarvi com’è andata in un diario di viaggio che, chiedo venia, è talmente lungo da avere bisogno di più di un post, motivo per cui il viaggio nella Cornovaglia di Re Artù (ma non solo!) farà sezione a sé. Impossibile non dedicare a un sovrano lo spazio che merita!

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Il primo film su Re Artù che io abbia mai visto e ancora uno dei miei preferiti: Excalibur (1981, J. Boorman), con Nigel Terry che faceva Artù, una Helen Mirren in grande spolvero per Morgana e Nicol Williamson nei panni del Merlino più riconoscibile della cinematografia dopo quello della Disney.

Fan di Re Artù dai tempi della dorata infanzia, Mallory è diventato mio amico abbastanza presto assieme a svariati rielaborati delle leggende del ciclo arturiano, finché non è arrivato lui. Andiamo, sapete di chi parlo!
Un pomeriggio d’estate sul finire degli anni Novanta, una giovane Strega fece la conoscenza con un certo scrittore inglese di romanzi storici dal nome – non so se ve l’ho mai citato XD – di Bernard Cornwell. Il suo Romanzo di Excalibur narra le vicende di Artù e dei suoi cavalieri inserendoli in un contesto storico e in località ben precise, ovvero l’Epoca Buia inglese (dopo la dominazione Romana e prima del trionfo sassone 450 – 550 d.C) e, appunto, la Cornovaglia di quel periodo.

Facciamo subito una precisazione. Esiste la Contea di Cornovaglia – la più piccola “regione” inglese, proprio sulla punta dell’omonima penisola – e, appunto, la penisola di Cornovaglia, che è formata dalle contee di Cornovaglia, Devon e Somerset ed è proprio l’itinerario che ho compiuto io. Tra la fine della dominazione Romana e l’inizio di quella Sassone, la regione era governata da regnanti della stirpe celtica dei Dumnoni (e le vicende del libro di Cornwell si svolgono in Dumnonia), cui, ammesso e non concesso che sia esistito, pare appartenesse lo stesso Artù, o comunque il personaggio che noi conosciamo come tale.

Ho trascorso una settimana a girovagare nella penisola cornica, partendo da Londra e toccando con mio grande diletto: Oxford, Bath, Wells, Glastonbury, la costa del Geopark, Plymouth, il Dartmoor, Tintagel, i villaggi di pescatori del golfo di Falmouth, Exeter, Salisbury, Stonehenge, Winchester… e una manciata di altri luoghi minori che non elencherò per evitare l’effetto lista della spesa. Immagino che abbiate comunque capito il motivo per cui non metterò tutto in un unico post. 😉

Insomma, il diario di viaggio sulla Cornovaglia comincia presto, nel frattempo potete andare a vedere il video della mia esimia compagna di viaggio, la Penny ♥, che ha goduto delle bellezze dei luoghi con me.

Luglio Libresco

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Mancano un paio di giorni alla fine del mese, lo so, ma ancor meno alle mie tanto sospirate vacanze al mare, dove spegnerò il cervello o quasi e limiterò al massimo le mie interazioni su Internet. Al momento ho due libri in lettura, ma, dato che sto preparando dei bei post che vi terranno compagnia durante il mio periodo di eremitaggio marino, non penso che riuscirò a finirli prima del 31 luglio, quindi tanto vale mostrarvi la manciata di libri letti nel mese che sta per terminare!

Come sempre, vi ricordo che ogni titolo è associato a un link che vi porta direttamente su Amazon, dove potrete acquistare il libro tramite il mio codice di affiliazione. Per ogni acquisto compiuto in questa maniera il gigante dell’e-commerce mi corrisponderà una piccola, piccolissima percentuale, che contribuirà al mantenimento di questo Grimorio.
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A proposito: la serie Netflix è stata rinnovata per una seconda stagione, che avrà l’attore Anthony Mackie nei panni del protagoista.

Bay City, Richard K. Morgan. Il nome del libro in lingua originale è Altered Carbon e recentemente ha acquistato maggior fama grazie alla serie prodotta da Netflix. Bay City/Altered Carbon è il primo volume della serie sci-fi di Takeshi Kovacs ed è ambientato in un futuro in cui l’uomo ha infranto le più grandi barriere che oggi paiono limitarci: ha conquistato lo spazio, formando delle colonie in altri pianeti e galassie, e ha sconfitto la morte tramite il caricamento dell’anima su una “chiavetta” molto speciale, che può essere impiantata su qualsiasi corpo, sia esso naturale o artificiale. Nel primo libro si svolge la storia della serie Netflix, quindi non aggiungerò nient’altro della trama per non rischiare il mega spoiler, anche se, per quanto il finale sia lo stesso, il modo in cui il romanzo e il tv show si svolgono presenta alcune differenze. Personalmente ho apprezzato la produzione Netflix molto più che il materiale di origine, che in alcuni punti ho fatto fatica a continuare, perché il ritmo narrativo procede a sbalzi, e nei momenti di tranquilli è veramente molto lento. Se però Takeshi vi ha preso il cuore (attenzione, Takeshi e non Joel Kinnaman, che lo interpreta 😉 ), date una possibilità anche al romanzo.

Ribellatevi! Dalai Lama. Questa lettera aperta del capo spirituale del buddismo tibetano mi è stata gentilmente donata da Garzanti Editore, che l’ha pubblicata quest’anno. Il Dalai Lama si rivolge ai giovani di questa generazione, connessi e necessariamente parte di un mondo iperglobalizzato, sì, ma anche costretto e forse compromesso dalle conseguenze di secoli di sfruttamento indiscriminato di risorse, energie e persone, facendoli partecipi di alcune sue illuminanti osservazioni e fornendo loro – noi – un comandamento ben preciso. Ribellarsi. Ribellarsi alle consuete soluzioni per i problemi del mondo, che evidentemente non stanno funzionando, ribellarsi all’eredità dei nostri avi. Costruire una rivoluzione nelle menti e negli animi delle persone, perché siano istruiti a pensare collettivamente. Non è una lettura lunga, ma io penso che sia densa di significato, anche nei piccoli aneddoti e negli accenni che compaiono qua e là nel corso di un concetto di portata più ampia, come l’iniziativa dell’atlante delle emozioni, progettato dallo psicologo statunitense specializzato nelle emozioni Paul Ekman, un sito web completamente gratuito che ha l’obiettivo di allargare la consapevolezza di cosa sono e come si formano le emozioni che proviamo, in modo da poterle gestire senza farci trascinare da esse.

L’Assassinio di Socrate, M. Chicot. Romanzo meno storico di quanto in descrizione ambientato nella Grecia del V secolo a.C. e più precisamente tra Atene e Sparta, che all’epoca erano acerrime rivali. Tutta la trama parte dalla predizione dell’oracolo di Delfi sull’uomo che ucciderà Socrate, il più saggio di tutti gli uomini, anche se la fine del “giallo” è piuttosto scontata. Nonostante ciò il libro è una lettura abbastanza piacevole – ma, se vi sentite male al solo subodorare inesattezze storiche, statene alla larga! -, anche se a volte non scorrevolissima.

Il Ciclope, P. Rumiz. Ah, la lettura più bella del mese! La letteratura di viaggio mi piace molto e questa ha un che di particolare, perché anche se inequivocabilmente il giornalista e scrittore triestino parla di un viaggio, lui non si sposta dall’isolotto su cui si è rintanato per vivere una manciata di settimane in un faro sperduto in mezzo al mare. Eppure, Rumiz viaggia. Visita luoghi della memoria, terre lontane, miti e leggende del passato e soprattutto i luoghi più difficilmente raggiungibili della sua anima; mette nero su bianco tutto quanto e noi leggiamo, scriviamo e viaggiamo con lui, tra sirene, eroi greci, buriane e ciclopi. Libro e autore mi hanno completamente conquistata e ovviamente dovrò partire alla ricerca di altre opere di Paolo Rumiz: la biblioteca vicino alla Grande T mi rivedrà molto presto!

 

Con le magie del Viaggio si conclude la mia lista di libri letti a luglio! Voi da quali pagine vi siete lasciati trasportare? Avete esplorato nuovi mondi o vi siete crogiolati in quelli che più amate?

Caffè, Coffee, Ko-fi

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Chi mi conosce solo un pochino sa che per funzionare sia come Strega che come essere umano – suvvia, diciamo la verità, anche come mero essere vivente! – io ho la necessità di uno specifico carburante. La caffeina.

Non ne consumo molta, anzi in casi estremi posso accontentarmi di un’assunzione minima di una dose al giorno per operare normalmente, senza incorrere in crisi di astinenza più o meno severe e più o meno divertenti per chi le guarda dall’esterno, come alcuni fortunati turisti che hanno condiviso con la sottoscritta le bellezze di Atene, Capo Sunio, Siviglia, Cordoba, Francoforte e Monaco di Baviera potranno testimoniare.

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É un fatto inspiegabile, lo so, ma la caffeina per me è molto più della sostanza che mi da la carica al mattino… perché in effetti ha l’effetto contrario. La sua assunzione mi rilassa, mi fa stare in pace col mondo e mi fa dormire la notte (vi siete accorti solo ora che sono strana? Benvenuti nel mio mondo, fratelli, enjoy the ride). Dopo un bel caffè sorrido di più, evito di uccidere i clienti e malmenare gli alunni, insomma divento Zen e mi stupisco del fatto che nessun testo meditativo inneggi ai magici poteri di questa bevanda, che francamente mi pare un alimento imprescindibile per tutti. É il caffè il cibo degli Dei, cari amici, altro che l’ambrosia o il più prosaico cioccolato!

Insomma, alla Strega piace il caffè e quindi, quando ho scoperto Ko-fi, ho pensato che fosse il portale adatto per me. Il progetto è di Nigel Pickels, che nel 2012 si è inventato un sito di micro-finanziamento tramite il quale lavoratori freelance, artisti, scrittori e chi ne ha più ne metta possono vedersi sovvenzionati dai propri fan o supporter. L’idea è simile al caffè pagato lasciato al bar per l’assetato amico o collega caffeinomane, che passerà a berselo con calma, una pratica che ha sempre avuto il sapore di coccola, quando ne avevo testimonianza da bambina, e che oramai sembra essere del tutto estinta, e mi è piaciuta tanto che ora Il Grimorio della Strega ha un profilo Ko-fi.

Sulla mia pagina avrete la possibilità, se lo desiderate, di offrirmi un caffè e contribuire così allo sviluppo di questo allegro Grimorio fornendo carburante alla Strega, oppure soltanto di seguire i miei aggiornamenti – post del blog, nuovi articoli in altri luoghi, iniziative e collaborazioni strane and so on and so forth – in un unico posto. Che dite, clicchiamo tutti sul caffè con tanti cuoricini? Io vi ringrazio già da ora!

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E ora scusatemi, ma la Bialetti stregata sta gorgogliando. 😉