Letture Stregate. Novembre 2020

Mi piace vedere il lato positivo in tutto, anche nella pandemia che mi ha lasciato senza lavoro per oltre cento giorni in primavera e che mi ci lascia adesso, per quello che ha tutta l’aria di essere il secondo mese di fila. Non si esce, non si lavora. Non si vedono i clienti (e non si percepisce uno stipendio), ma quantomeno si ha tempo per leggere.

E di libri, a novembre, ne ho letti un bel po’, avvicinandomi alla media che tenevo al liceo – a quei tempi sponsorizzata dai miei professori, bravissimi, eh!, ma che ci volevano stakanovisti -, il che mi lascia in un certo senso stranita. Quest’anno fanno tredici anni dalla mia maturità, periodo che non rimpiango per nulla, se non, appunto, per il tempo di leggere quanto volevo. 😁

Ma ora, bando alle ciance!
Vediamo le pagine che ho macinato nel Mese del Tacchino!

L’impiccagione di Anne Ware e altre storie, Margaret Doody, Mondadori Editore.
La Doody è una scrittrice canadese nata nel 1939, anche professoressa di letteratura all’Università di Notre Dame. Scrive gialli, storie del mistero e saggi, e il volume che ho letto è una raccolta di racconti dove l’occulto, la suspance e il mistero entrano nella vita quotidiana dei protagonisti… vita che, a ben vedere, non si discosta molto dalla nostra! Il racconto che da il titolo alla raccolta, “L’impiccagione di Anne Ware” è quello che mi è piaciuto di più e racconta di una ragazza, che sta per essere impiccata perché accusata di omicidio, ma che continua a professarsi innocente. Ovviamente non vi rivelo il perché, anche perché il colpo di scena è piuttosto interessante, ma vi invito a leggere questo libro, soprattutto se siete amanti dei racconti brevi, come la sottoscritta.

Il Viaggio di Halla, Naomi Mitchinson, Fazi Editore (collaborazione).
Di questo romanzo ho già ampiamente parlato sia su Instagram che sul blog, perché mi è arrivato grazie alla mia collaborazione con la casa editrice, e ne sono veramente felice. Si tratta di un classico del fantasy che è stato originariamente pubblicato nel 1952, anche se in Italia è uscito solo lo scorso 5 novembre, ed è anche una bellissima favola per adulti, che racconta di principesse, orfanelle, animali parlanti, viaggi, draghi, Dei ed eroi.
Le atmosfere del romanzo ricordano moltissime quelle dell’universo tolkeniano, quindi, se vi sono piaciuti “Il signore degli anelli”, “Lo Hobbit” & Co., non potrete non apprezzare l’opera della Mitchinson, che d’altronde conosceva il buon vecchio JRR piuttosto bene. Non pensare, però, che Naomi possa aver preso spunto dagli scritti del collega, perché “Il signore degli anelli” è stato pubblicato per la prima volta nel 1954, due anni dopo “Halla”, e la Mitchinson è stata uno dei lettori di prova di quel monumento del fantasy che è l’opera massima di Tolkien, scrivendone anche la prefazione alla prima edizione.
“Il Viaggio di Halla” mi è piaciuto moltissimo, l’ho trovato leggero e malinconico, con una morale che vorrei tanto fare mia per sempre. Quel “viaggia leggera per il mondo” che è il consiglio di Odino alla piccola principessa.

Salem, USA. Particolare della piazza della chiesa.

Lois la strega, Elizabeth Gaskell, Elliot editore.
Elizabeth Gaskell è una scrittrice inglese di epoca vittoriana, celebre per “Nord e Sud”, che ha scritto anche diversi racconti gotici. Prima di questo, per esempio, avevo letto “Il racconto della vecchia nutrice”, che mi era piaciuto davvero tanto. Questo racconto è stato pubblicato nel 1861, quattro anni prima morte dell’autrice, che se n’è andata nel 1865. Io ho una bella edizione di Elliot, datata 2016, con una traduzione più che dignitosa.
La storia è ambientata nel 1691 a Salem, nell’anno della celeberrima caccia alle streghe, e la protagonista è Lois Barclay, una ragazza inglese rimasta orfana dei genitori, che è costretta a emigrare in America, dove vive il suo unico parente. Lois viene accolta in casa dello zio, ma fa fatica ad ambientarsi sia nel villaggio, che in casa, perché la zia e i suoi cugini sono dominati dall’egoismo e dalla discordia. Alcuni di loro sono gelosi e invidiosi, altri amano punzecchiare il prossimo e in generale, chi più chi meno, sembrano affetti da disturbi depressivi. In più, per la sua diversità religiosa e di comportamento, Lois rischia di essere oggetto dei cacciatori di streghe, e con loro non si scherzava mica.
Spero davvero che tu legga questo romanzo, perché la penna della Gaskell è ottima – io l’apprezzo particolarmente per la fluidità narrativa e per la grande attenzione al dettaglio storico -, ma è pregevolissimo anche il tratteggio psicologico dei personaggi, che è molto accurato ed empatico, non solo nei confronti della protagonista, ma anche di tutti i personaggi secondari.

La Sposa Scomparsa, Rosa Teruzzi, Sonzogno.
Un romanzo giallo uscito nel 2016 come primo volume di una serie ambientata a Milano, nei giorni nostri, e io adoro quasi tutti i libri che hanno la mia amata Madunina Land come ambientazione, perché mi piace proprio riconoscere i luoghi, ricordarmi le mie sensazioni, se, come accade spesso ci sono stata, e anche più volte, e immaginarmi con ancora più particolari il tutto. Tornando al giallo, la protagonista si chiama Libera, è una quarantaseienne vedova da molto tempo, che abita in un casello ferroviario che lei ha convertito in una casa-bottega. Per mantenersi fa la fioraia, e con lei vivono la figlia, Vittoria, una giovane poliziotta e Iole, la madre settantenne, che è una hippie che non ha mai abbandonato l’amore libero… e che porta droghe e uomini sconosciuti in casa. Insomma, un normale contesto famigliare. 😁 Una piovosa sera di luglio, alla porta di Libera bussa una donna vestita di nero, che vuole che la fioraia convinca la figlia a indagare sulla sparizione della sua, avvenuta molti anni or sono. Vittoria si rifiuta di farlo in modo categorico, ma Libera e Iole no, e prendono in consegna il caso di questa giovane donna lasciata sull’altare, che ha continuato a stalkerare l’ex fidanzato e che probabilmente era invischiata in un poco chiaro giro di mazzette. 
Questo romanzo mi è piaciuto tanto, ho apprezzato il connubio tra le situazioni esilaranti di vita famigliare e le indagini, che sono semplici da seguire, sì, ma per nulla scontate e non rivelano la soluzione del caso fino alla fine.

Questa è l’America: storie per capire il presente negli Stati Uniti e il nostro futuro, Francesco Costa, Mondadori.
Una raccolta di storie che puntano a mettere in luce aspetti che noi non conosciamo di uno stato che, invece, siamo convinti non abbia più segreti per noi. Pensiamo che gli Stati Uniti e gli americani “funzionino” in un certo modo, ma non sempre è così, anzi! Nel sentire americano ci sono correnti molto profonde e spesso mai esaminate fuori dal paese. È tutto molto interessante, ma la pecca del saggio è la pecca della comunicazione di Costa, ovvero che, quando si dilunga, rischia di sfociare nella tracotanza. È come se dal suo tono si leggesse che la verità sull’America la possiede solo lui. Peccato, eh! Ma il saggio rimane comunque molto interessante… letto a piccole dosi, magari. 

Sofia si Veste sempre di nero, Paolo Cognetti, Minimum Fax.
Dieci racconti che mostrano altrettanti spezzoni della vita di Sofia, una ragazza cresciuta in una famiglia borghese, apparentemente come tante altre, che ha avuto un’adolescenza tormentata e ha scoperto la passione per il teatro. Mi è piaciuto lo stile di scrittura dell’autore, molto intenso e preciso e anche femminile. I racconti sono una specie di flusso di coscienza, di ricordi, per essere più esatti, e non si fa fatica a pensare che sia proprio Sofia a stare scrivendo. Non mi sorprende che Cognetti sia stato nominato per il Premio Strega nel 2013 proprio come questo libro.

Uomini e Topi, John Steinbeck, Bompiani.
Grande classico americano del 1937, non lunghissimo – ha circa 120 pagine -, però è molto, molto intenso. Il tema affrontato è tipico di Steinbeck: l’emigrazione contadina vero l’Ovest degli Stati Uniti, per lavorare nei grandi ranch e nelle grandi tenute. I protagonisti della storia sono Lennie, un gigante buono e irresponsabile, con un forte ritardo nella crescita psicologica, e George, che è invece quello intelligente e si occupa dell’amico come se fosse un fratellino. I due girano di tenuta in tenuta per lavorare, e non si fermano mai a lungo nello stesso posto, s’intende, perché Lennie combina sempre qualche guaio. Il ranch dei Curley non è purtroppo diverso. 
“Uomini e topi” è una storia di sfruttamento e lotte sociali, d’ingiustizia e sofferenza umana, il tutto non trattato in modo crudo, come per esempio in “Furore”, altro grande romanzo di Steinbeck, ma con una vena di lirismo particolare, che rende il tutto più struggente. Il finale della storia, poi, è una botta allo stomaco e leggerla nero su bianco mi ha colpita moltissimo, nonostante io lo conoscessi, perché ho visto un paio di rappresentazioni teatrali del libro in passato. Quando ho finito il libro ho passato una serata cupissima, non sono riuscita a parlare fino al giorno dopo.

Nudi e crudi, Alan Bennet, Adelphi.
Un brevissimo romanzo dello stesso autore di “La sovrana lettrice”, che conta meno di cento pagine. E’ un racconto assurdo e profondo insieme, che mi ha divertito per l’ironia molto British con cui è scritto e mi ha fatto riflettere soprattutto su quanto le nostre cose ci definiscano. Insomma, siamo noi che scegliamo gli oggetti che ci circondano in base alla nostra personalità, o sono loro che la plasmano? That’s a very good question, don’t you think?

L’incontro, Michela Murgia, Einaudi.
Un’altra storia non lunghissima, ambientata in Sardegna. Il protagonista è Maurizio, un ragazzino di dieci anni che non vede l’ora di recarsi dai nonni, in estate, perché nel paesino di Crabas, dove abitano, ci sono i suoi compagni di giochi e l’unico esempio di comunità che lui, che vive fuori, in campagna, con i genitori, ha. Questo senso di comunità è minacciato dall’arrivo di un secondo parroco, che vuole costruire una seconda chiesa nel paesino, dividendo il villaggio in due parrocchie e facendo crollare l’identità collettiva del paese.
La storia in sé non ha nulla di speciale; è un racconto di formazione, di crescita del nostro Maurizio e dei suoi compagni, con marachelle, storie che i vecchi raccontano di notte e piccole avventure, ma è stato bello leggerla. Ha il sapore dell’infanzia!

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Alice Basso, Garzanti editore.
Il primo volume della serie di Vani Sarca, che io recupererò in toto nei prossimi mesi, perché questo primo romanzo mi ha divertita moltissimo!
La protagonista è Vani, ovvero Silvana, Sarca, una torinese di che lavora come ghostwriter per una famosa casa editrice. Silvana è molto brava nel suo lavoro, perché è dotata di una particolare sensibilità che le permette di cogliere i tratti fondamentali di un individuo da pochi, semplici indizi. Il tono della voce, il modo di muovere le mani, lo sguardo… Questa qualità, unita a una spiccata intelligenza, l’ha sempre resa diversa dagli altri, e forse proprio per questo lei non si è mai trovata a suo agio in pubblico, preferendo chiudersi in se stessa e comportandosi spesso in modo brusco e intrattabile. Una fortuna, che non si occupi di relazioni col pubblico! Quando la donna per cui Vani sta scrivendo un libro (una specie di santone che afferma di parlare con gli angeli) viene rapita, lei è coinvolta nelle indagini dal caso e da un ispettore di polizia che legge decisamente troppi romanzo gialli e che la prende in simpatia. Intanto, la relazione intrecciata con uno scrittore di cui ha coniato il bestseller, Riccardo, sembra aprire una breccia nel muro che si è creata, ma… Non rivelo altro della trama, perché rovinare l’indagine in un giallo è peccato mortale, e perché anche le vicende personali di Silvana sono bellissime da seguire: io ho tifato per lei in ogni momento!
Il romanzo è scritto molto bene e si lascia leggere con facilità. Mi sono rivista moltissimo in Vani, sia per i flashback sulla sua infanzia e la sua adolescenza, che per l’adulta che è diventata. Oddei, io non ho attraversato una fase così dark nell’abbigliamento, ma molti dei ricordi che racconta e molte delle situazioni che vive potrebbero essere capitate anche a me di sicuro fino a un annetto fa, con le stesse reazioni. Facevo anche la ghostwriter, tu pensa!

Manuale per ragazze di successo, Paolo Cognetti, Minimum Fax.
Questo libro ha venduto e continua a vendere molto bene, quindi forse l’hai letto anche tu. In un centinaio di pagine, più o meno, ci sono sette racconti – quattro con una narratrice, tre con un un narratore – che s’incentrano su sette donne diverse. C’è quella la cui relazione sta per finire e quella che fa carriera, quella che ritorna in famiglia e quella che rimane incinta e decide di tenere il bambino da sola. Insomma, amore, maternità, lavoro… tematiche con cui siamo tutte in lotta, in questo mondo moderno che, proprio come quello passato, non ci lascia volentieri spazio di agire come vogliamo – anzi, non ci lascia nemmeno lo spazio per capire cosa vogliamo: dobbiamo prendercelo! Mi è piaciuto.

Storia della mia ansia, Daria Bignardi, Mondadori.
Poche pagine, ma decisamente dense di emozioni per questa storia che ha come protagonista Lea, sull’orlo dei cinquant’anni con una vita come tante a Milano. Un matrimonio un po’ in crisi con il marito, dei figli adolescenti, un lavoro che la soddisfa e nel contempo le crea forti ansie – la sua ansia è eredità della madre, che ne soffriva, e lei non l’ha mai accettata -, finché le viene diagnosticato un tumore al seno. Da quel momento Lea deve subire l’asportazione di parte di sé e la chemioterapia, e la sua vita cambia profondamente, non solo perché non è più fisicamente quella di prima, ma anche perché la sua condizione la porta a rivalutare le sue scelte e le sue relazioni, in qualche caso anche a metterle in pericolo. È il lato buio della donna, quello che vediamo, oppure è semplicemente la reazione al cambiamento? Lea è sempre Lea, oppure si è trasformata in qualcos’altro, da cui non si può tornare indietro?
Sono tutte domande che mi sono fatta nel corso della lettura di questo romanzo, che mi ha colpita moltissimo e che in alcuni casi mi ha costretto a distrarmi, a fare qualcos’altro prima di concludere il capitolo. Leggetelo solo se non siete particolarmente sensibili all’argomento, è un consiglio personale.

Il mutilatore, Marco Paracchini, Golem edizioni.
Questo libro segna l’inizio della mia collaborazione con questa casa editrice di Torino, ed è il terzo della serie di volumi sulle indagini di Kenzo Tanaka, un investigatore giapponese inventato proprio da Paracchini (credo sia l’unico scrittore italiano che abbia avuto l’idea di creare un detective giapponese).
La storia è ambientata a Tokyo, ai giorni nostri, quando sull’argine di un fiume viene ritrovata una valigia contenente una ragazza mutilata. L’ispettore Gamanote, che si occupa del caso, si rende conto di essere alle prese con ben più di un pazzo colto da furia omicida, così chiede aiuto al vecchio amico Tanaka, che collaborerà alle indagini, scoprendo un contesto ben più profondo e un movente del tutto inaspettato per questo e gli omicidi che seguiranno. 
“Il Mutilatore” è senza dubbio un bel giallo, mi ha decisamente divertito e sono stata contenta di leggerlo. La figura di Tanaka – giapponese di origini italiche, ex agente di polizia, profiler e chi più ne ha più ne metta – mi sembra leggermente irreale, poco umana, ma si inserisce bene nella storia, su questo non c’è dubbio.

E con un romanzo giallo italo-giapponese si concludono le mie letture novembrine! Non lamentatevi, vi avevo avvertito che erano molte, o no? Raccontatemi, invece, che cosa avete letto voi e quale libro vi ha ispirato di più!

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