Il Viaggio di Halla

Ho atteso di parlarvi di questo libro per un numero considerevole di giorni, da quando Lainya – la collana di Fazi editore che tratta il Fantasy – me ne ha inviato una copia in anteprima. Finalmente il momento è giunto!
Oggi, e per la prima in Italia, esce un classico della letteratura fantasy del Novecento.

Sto naturalmente parlando di “Il viaggio di Halla”, titolo originale “Travel Light”, uscito nel Regno Unito nel 1952 e ora finalmente proposto in Italiano, con la bella traduzione di Donatella Rizzati, una favola densa di spunti di riflessione, tutti concentrati in centottanta pagine di magia.

L’autrice è Naomi Mitchinson (1897 – 1999), romanziera e poetessa scozzese praticamente sconosciuta in Italia, che ha scritto più di novanta libri, spaziando tra più generi letterari: storico, fantascientifico, di viaggio e autobiografico.
La Mitchinson non ha sempre avuto il pallino della scrittura, inizialmente studia genetica mendelssoniana con il fratello, a Oxford, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, dove lei s’impegna assistendo i feriti, cambia i suoi interessi verso l’ambito infermieristico, appunto, e poi quello umanistico.
Non possiamo non dire che questa donna è stata una figura controccorrente: ha sempre sostenuto la necessità del controllo delle nascite, per esempio, e il Socialismo, dal 1935. E’ stata attiva nella politica scozzese a ha visitato spesso l’Unione Sovietica, tra l’altro, e in un periodo in cui, qualcosa vi sovverrà dalle lezioni di storia a scuola, l’Occidente non vedeva la cosa di buon occhio. Concludendo la sezione pettegolezzi, vi dico anche che lei e il marito avevano un matrimonio di tipo aperto, dove ognuno faceva un po’ quello (e chi) gli pareva, anche se Naomi è sempre stata molto attenta perché i figli partoriti fossero tutti solo del coniuge.

La Mitchinson fu grande amica di un altro grande scrittore del fantasy, questo sì conosciutissimo, JRR Tolkien, con il quale condivideva l’amore per la mitologia norrena, e che, come lei, era rimasto profondamente colpito dagli orrori della guerra. Fu lei una dei primi lettore di “Il Signore degli Anelli” (che uscì nel 1954). Una beta reader, insomma, e di uno dei capolavori della letteratura mondiale! Un suo commento fu pubblicato sull’aletta della prima edizione di “The Lord of the Rings”, e vi compariva la frase it’s timeless and will go on and on. E’ senza tempo, e perdurerà nel tempo.
Non possiamo dire che non ci abbia azzeccato, la nostra Naomi!

Ma torniamo al suo, di libro, a questo “Il viaggio di Halla” che io ho divorato in una serata con grande nostalgia proprio dell’universo tolkeniano, e anche di gran parte delle leggende proprie della mitologia nordica (e infatto poi sono andata a rileggermi qualche pagina… ma questo è un altro discorso! 😁)

Smaug mi cade a fagiolo, qui. Il drago che alleva Halla è un filo più cordiale, fortunatamente, ma non meno ricco.

Halla è una principessa, ma suo padre, il re, la abbandona per venire incontro alle richieste della sua nuova e bellissima moglie, che proprio non sopporta di dover crescere una bambina non sua. Per la prima primavera viene allevata dagli orsi, che successivamente la affidano a un drago delle montagne rocciose, che la alleva come una figlia, inculcandole i valori dei draghi. Tutto, però, prima o poi finisce, giusto? E anche l’era di questi mastodontici esseri ha termine, così Halla rimane di nuovo sola, ma incontra un viandante.

Uno degli appellativi del padre degli Dei Norreni è, appunto, il Viandante. Si dice che Odino si aggiri infatti sulla terra travestito da vecchio viaggiatore…

Anzi, possiamo ben dire che è l’incontro con IL Viandante, Odino, che le schiude le porte della sua avventura, intimandole di viaggiare leggera – quel “travel light” che da il titolo originale al romanzo – per il mondo. Il fantastico peregrinare di Halla ha così inizio, e noi, con lei, scopriamo nuove e antiche leggende, vediamo oltre le apparenze e mettiamo in discussione quello che abbiamo sempre creduto, non rimanendo attaccati a nessuna opinione e pregiudizio. Viaggiando leggeri, appunto.

Il racconto della Mitchinson è agile, profondo e divertente, una favola, dicevo, che trasporta il lettore in un mondo dove si possono incontrare eroi, dei, Valchirie… o un basilisco della steppa! Ne consiglio la lettura a tutti gli amanti di Tolkien, per cominciare, ma anche a chi con il fantasy non va per nulla d’accordo, e non legge una fiaba dall’infanzia.

Sarebbe ben ora di ricominciare, no? 😉

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