Letture Stregate – Ottobre 2020

Anche Samhain è passato, signori, più in casa di quello che avevo sperato, ma indubbiamente con più tempo per leggere!

Voi avete tratto le vostre conclusioni dall’anno appena trascorso? Pandemia a parte, come pensate che sia andato?
Io non so come definire questo 2019/20, si è trattato di un periodo difficile in seguito a un periodo ancora peggiore, ma anche di mesi in cui ho colto e accettato nuove sfide, che in molti casi ho concluso con un successo.
Ne sono uscita migliore? Per me conta esserne uscita. 😉

Ma bando alle ciance! Ho detto che ho più tempo per leggere (beh, dalla terza settimana di ottobre è così! ^^), quindi vediamo che pagine ho macinato il mese scorso. Hanno tutte, o quasi, tema gotico, perché perdere il mood halloweenesco è un attimo!

Dal libro è tratto anche un film, “Tutta la vita davanti”, di Paolo Virzì. Io non l’ho mai visto, voi?

Il mondo deve sapere, M. Murgia, Einaudi Editore.
Un libriccino di poco più di centocinquanta pagine, che deriva dal blog che la Murgia aveva aperto nel 2006, quando era stata assunta nel call center della Kirby, una multinazionale americana che vende aspirapolveri da 3000 €. Nel suo periodo di lavoro l’autrice scriveva un post al giorno, raccontando quello che succedeva nel call center, dalle descrizioni dei suoi colleghi e dei suoi superiori, ai metodi per turlupinare il prossimo e fino alle strategie motivazionali per intortare i dipendenti stessi dell’azienda.
Non nascondo che si tratta di una lettura divertente, io personalmente ho riso in modo piuttosto plateale più di una volta, ma l’ironia di Michela Murgia nasconde la drammatica situazione del lavoro precario, della pressione cui sono sottoposte queste persone e anche dalle continue vessazioni che subiscono dai loro stessi datori di lavoro, che non solo li pagano da fame, ma li condizionano affinché loro stessi diventino investitori dell’azienda. Inquietante e anche avvilente, non trovate?

Gli amici silenziosi, L. Purcell, DEA.
Ci spostiamo in Inghilterra, nel 1865, e seguiamo il trasferimento della giovane vedova Elsie Bainbridge da Londra verso la tenuta di campagna del marito, dove dovrebbe trascorrere quietamente il periodo di lutto e quello della gravidanza (Elsie è incinta del primo figlio), insieme alla cugina del defunto, Sarah. Purtroppo, le aspettative delle due donne sono disattese da subito, perché la campagna intorno alla villa è fredda e inospitale, gli abitanti del vicino villaggio non vogliono inspiegabilmente avere nulla a che fare con i Bainbridge… e la tenuta stessa sembra popolata da strane presenze e figure di legno tremendamente realistiche, che sembrano spostarsi da sole, quando nessuno guarda… Saranno amici, queste figure silenti, oppure nemici?
Il romanzo d’esordio della Purcell mi è piaciuto molto per l’ambientazione storica molto curata – la Londra Vittoriana! La campagna fredda e nebbiosa! Una vecchia casa popolata da spettri! Cosa vogliamo chiedere di più? Ah, già! C’è anche un manicomio! – e perché ha un buon gioco di flashback e flashforward, che contribuisce a movimentare la scena. Il finale della storia non è indubbiamente originale, e non arriva nemmeno in modo inaspettato, ma è ben raccontato, e tanto basta, perché la lettura risulti gradevole, voi non pensate?
La pecca del romanzo è quella che accumuna molti libri, e soprattutto molte opere d’esordio, ovvero il ritmo narrativo che rallenta attorno la metà della vicenda, come se gli autori non sapessero più come andare avanti. Nel caso di “Gli amici silenziosi” si tratta fortunatamente solo di qualche pagina.

Picnic a Hanging Rock, J. Lindsay, Sellerio Edizioni.
Questo breve racconto risale al 1967 e ne è stato tratto almeno una rielaborazione cinematografica – io conosco il film di Peter Weir, sempre della fine degli anni Sessanta. D’altronde, il libro stesso è un’elaborazione di un evento veramente accaduto nel 1900, cui l’autrice da una sua personale spiegazione.

Hanging Rock è una roccia vulcanica, che spunta isolata nel bush australiano, a nord della città di Melbourne. E’ da sempre meta di gite e scampagnate (in effetti, le foto che si trovano su Internet sono piuttosto suggestive!), come quella organizzata nel giorno di San Valentino da un collegio femminile che si chiamava Appleyard College.
Immaginatevi queste ragazze dell’inizio del XX secolo, graziose nei loro abitini di mussola bianca, con guanti e cappelli di paglia, che affrontano allegramente la loro gita, accompagnate da due insegnanti. Nel calesse, con loro, hanno dei panieri pieni di cibo e bibite fresche, una cesta con delle coperte da stendere a terra e tante aspettative su come si divertiranno fuori dalle mura del collegio. Com’è possibile che poche ore più tardi due di queste ragazze siano scomparse assieme alla severa insegnante di matematica rimane un mistero anche dopo centoventi anni dall’accaduto, ma l’interpretazione della LIndsay è interessante.
Peccato che, invece, la narrazione sia troppo lenta e ampollosa, una sfida per qualsiasi lettore, anche i più esperti!

Sulle tracce di Jack lo Squartatore, K. Maniscalco, Oscar Mondadori.
Stregata dalla meravigliosa copertina, ho letto anch’io il primo romanzo della Maniscalco, che da il via a una tetralogia di indagini nella Londra vittoriana a opera di Audrey Rose Wadsworth, una giovane donna cresciuta nell’alta società britannica, che però vuole comprendere i misteri della morte e che quindi studia Anatomia Legale insieme allo zio.
Nel primo volume della serie, Audrey Rose è coinvolta nelle investigazioni sui crimini di un assassino seriale, dapprima noto come Grembiule di Cuoio e poi come Jack lo Squartatore.
Il tutto sembra dannatamente emozionante, gotico e inquietante insieme, invece lo stile narrativo lo rende eccessivamente patinato (e sapevo che era uno Young Adult, eh!), melenso e piatto. I personaggi, soprattutto Audrey Rose, vogliono essere atipici e di forte personalità, ma risultano delle semplici macchiette, e l’eccessiva permanenza, nella storia, tra le alti classi della società priva il lettore dell’allure di tutte le storie su Jack lo Squartatore e simili, i bassifondi di Londra, insomma, e i suoi abitanti. Un vero peccato.

Il grande mare dei Sargassi, J. Rhys, Adelphi Edizioni.
Ultima lettura, cercata moltissimo dopo aver ascoltato questo episodio del podcast “Morgana”, che Michela Murgia conduce insieme a Chiara Tagliaferro. La puntata raccontava la vita dell’autrice, Jean Rhys, e a un certo punto citava il suo ultimo romanzo, “Il grande mare dei Sargassi”, che, diciamo, inventa il passato della prima moglie di Mr. Rochester, protagonista maschile del celeberrimo “Jane Eyre”.

Toby Stephens nei panni di Edward Rochester, nell’ultimo adattamento BBC. Per me, una delle interpretazioni migliori di sempre del personaggio.

Siamo in Giamaica, attorno al 1830, in un mondo dove convivono pratiche vodoo, ex schiavisti, storie di zombie e la freddezza dei proprietari terrieri bianchi, tutti occupati dalle loro vendette e dai loro intrighi. Qui cresce Antoinette, sola, allontanata da tutti a causa dei pettegolezzi che girano attorno a sua madre, e sentendosi avviluppata da un destino avverso. Divenuta adulta, sposa un giovane inglese, Edward, che non la ama ed è solo interessato al suo denaro. Lei lo sa, ma se ne innamora e diventa in un certo senso dipendente dalla relazione che i due coniugi intessono tra di loro. C’è desiderio, senza dubbio, ma anche odio, repulsione, paura e un attaccamento morboso da entrambe le parti. L’Inspiegabile e la pazzia sono elementi fondanti della storia e creano un’atmosfera intossicante quanto il clima afoso dell’isola e il profumo della miriade di fiori.
Mi sono goduta la storia della Rhys fino all’ultima pagina – so che molti non amano le rielaborazioni dei classici della letteratura, ma una storia è fatta per essere raccontata e rimaneggiata! – e collegarla alla storia della Bronte, che tutti conosciamo, mi è sembrato quasi un atto di giustizia. Un dare spazio a un personaggio che in “Jane Eyre” ne aveva ben poco, nonostante il grande ruolo che assume nella vicenda.

E con un romanzo a lungo cercato, ho concluso le mie letture ottobrine! E’ curioso, ma quella che ho apprezzato più di tutte è l’unica che non è a tema con il periodo, ovvero il libro della Murgia. D’altronde, la Strega è sensibile all’ironia!
Raccontatemi le vostre letture, invece. Cosa vi ha tenuto compagnia negli ultimi 31 giorni?

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