Il Grande Mare del Self Publishing

Oggi parlo di un fenomeno in rapida espansione in tutto il mondo, ovvero la pratica dell’autopubblicazione. Il self-publishing, o auto-edizione, come preferite, è la pubblicazione di un’opera letteraria – che sia un romanzo, una raccolta di racconti o poesie o un saggio non è rilevante – da parte dell’autore, che sceglie di non ricorrere a una casa editrice, ma, appunto, di fare da sé. Si differenza, quindi, dall’editoria a pagamento, chiamata anche, e mai termine fu più adeguato, Vanity Publishing, perché non è che un editore c’è, ma l’autore deve pagarlo per essere pubblicato. Nel self-publishing non c’è alcuna casa editrice e l’autore si appoggia a un portale dedicato, carica la sua opera nel formato digitale richiesto e… magia! Il suo libro è disponibile per il pubblico.

Stando ai dati di ilmiolibro.it, nel 2015 il mondo dell’autopubblicazione contava già trentacinquemila (35 000) autori e i portali che offrivano questo servizio erano un buon numero; tra i più conosciuti, oltre a Il Mio Libro, Lulu, Kobo, Spid Lib e il leader del settore, ovvero Kindle Direct Publishing di Amazon. Questi portali offrono generalmente un’interfaccia abbastanza intuitiva, che l’autore utilizza per caricare il suo file, montare la copertina e successivamente pubblicizzare la sua opera, approfittando della facilità di condivisione sui social media (… d’altronde, è già tutto su Internet!) e dell’integrazione con i principali motori di ricerca.

Il logo di Amazon KDP. Ho navigato un po’ nel portale e le istruzioni mi sembrano più che chiare. D’altronde, la facilità di utilizzo di questo store online è ben nota.

La velocità e i bassi costi dell’auto-edizione sono la base, penso, del successo di questa pratica, che ha avvicinato all’idea della pubblicazione anche i più giovani tra gli scrittori, nonché l’utenza di portali di fanfiction e storie sul web – avete presente Wattpad o EFP? -, frustrati dal sogno quasi del tutto irrealizzabile di essere scoperti da qualche grande casa editrice e sfondare nel mondo intellettuale e insoddisfatti dalle scarse recensioni dei loro lavori.

Tutti noi moriamo dalla voglia di esprimerci, d’altronde, e per chi ha la passione della scrittura, pubblicare il proprio libro rimane il sogno numero uno. Perché non farlo tramite uno strumento intuitivo, a costo quasi zero e con grandi potenzialità, quindi? Fuoco alle polveri!

Fuoco alle polveri, dicevo… o forse no.
Perché c’è qualcosina da considerare, prima di imbarcarsi in un progetto come l’autopubblicazione della propria opera letteraria, e non parlo solo del tempo, dell’impegno e della fatica che si dovranno impiegare per portarlo a compimento… insomma, se abbiamo scritto un libro intero, di queste cose ne sappiamo già qualcosa. 😉

Qualche costo, nel self-publishing, c’è.
La pubblicazione è gratuita, è vero, ma ottenere un codice ISBN, per quanto facoltativo sia, non lo è. Se volete, poi, potete acquistare delle copie cartacee da rivendere a vostro piacimento… anche quelle sborsando del denaro.
Ancora, a meno che non siate dei draghi in grafica e revisione editoriale, dovrete appoggiarvi a qualcuno almeno per correggere la bozza del vostro manoscritto e per creare una bella copertina, una che affascini il potenziale lettore e lo induca ad acquistare e leggere il libro.

Poi, c’è la questione della promozione, che sarà a minor raggio e sicuramente meno efficace di quelle operate dalle case editrici, che hanno a loro disposizione strumenti e contatti per organizzare letture, eventi di presentazione e incontri con giornalisti e blogger, che il semplice umano nemmeno di sogna… la velocità di pubblicazione con il self-publishing è compensata dalla difficoltà di raggiungere il pubblico, o almeno così sembra alla qui scrivente Strega, che guarda il fenomeno da lettrice e non da autrice, almeno per ora.

Per approfondire questo sistema di pubblicazione ho fatto un po’ di ricerche e ho tradotto il risultato nell’odierna puntata del podcast del Grimorio, che potete ascoltare direttamente qui

o cercare su Spreaker, iTunes o Apple Podcast, come preferite! Nei prossimi mesi questo episodio sarà seguito da una serie di interviste a self-publisher, per parlare della loro esperienza con il mondo dell’auto-edizione e ovviamente dei loro libri. Io già non vedo l’ora!

Che cosa pensate di chi sceglie di pubblicare da solo il proprio libro? Leggereste mai uno scritto di questo genere? Raccontatemelo nei commenti, e assicuratevi di non perdervi una puntata del podcast, eh! 😉

6 pensieri riguardo “Il Grande Mare del Self Publishing

  1. Il self publishing secondo me va benissimo in forma totalmente gratuita, su blog e affini; tutto il testo mi dà l’idea di un processo un po’ narcisistico, l’idea di prendere ‘scorciatoie’ per non essere ‘giudicati’ dalle case editrici e avere l’illusione di essere scrittori solo perché si ha un libro con copertina e codice ISBN tra le mani.
    Un sistema che con l’Italia va a nozze, visto che siamo una nazione in cui c’è più gente che ambisce a scrivere di quanta legga.

    1. Va a nozze in tutte le nazioni, direi… ^^ Hai espresso completamente l’opinione generale, che ho accennato anch’io, ovvero che chi si autopubblica prenda una scorciatoia perché non ha il coraggio di tentare le altre strade, oppure perché ha tentato, ma è stato respinto. Tu hai mai letto libri autopubblicati, però?

  2. Ti dirò , è un fenomeno interessante, che ha risvolti positivi e negativi. Da un lato consente a chi, anche di talento, non riesce a raggiungere una casa editrice vera e propria, dall’altro c’è il mare magnum di pubblicazioni anche di scarsa qualità tra le quali è complesso districarsi. Sempre meglio il self-publishing, a parer mio, del vanity publishing. Leggevo anche di case editrici di self publishing che prima dicono che il tuo testo è idoneo per essere edito, però, se lo vuoi vedere stampato, devi effettuare un crowdfunding che conti almeno 200 persone (e una cifra minima fissata). Devo dire che mi ha lasciato alquanto interdetta.

    1. L’editoria a pagamento può essere il male!! Facendo un po’ di ricerche per questo articolo/episodio del podcast, ho sentito certe storie, che al solo pensarci mi sento male

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