Maggio di letture e aperture del circo

Domani l’attività rambico-stregata riapre.
Finalmente, perché questo lockdown prolungato è stato traumatico, ma anche no, perché un po’ di preoccupazione per la situazione generale, qui in Lombardia, c’è.
Di fatto, nonostante tutte le misure di igiene e sicurezza anti contagio prenderemo (e sono tante. Miseriaccia, se sono tante!), dovremo affidarci alla responsabilità delle persone, che dovranno impegnarsi per rispettare quel minimo di regole necessarie per diminuire il rischio di ammalarsi.

Io non sono un’ottimista cronica. Sono convinta che bisogna credere nelle persone, ma ho anche sufficiente esperienza personale da sapere che fidarsi è bene… vigilare è meglio. A questa meravigliosa perla di saggezza c’è da aggiungere il probabile scontento di alcuni clienti, che non potranno più frequentare la palestra con le loro solite modalità, e le proteste di altri che si appelleranno a questo per questionare sui prezzi.

Va bene l’ottimismo… Ma cerchiamo di non metterci in una situazione similare, eh!

La riapertura sarà un circo. Sarà tanto stress e molto lavoro, e probabilmente anche poco tempo per leggere. Nel dubbio, vi faccio vedere i libri che ho letto a maggio, quando ero ancora relativamente tranquilla. 😉

La Ragazza con la Macchina da Scrivere, D. Icardi. Il secondo romanzo di Desy Icardi che ho letto, anche questo edito Fazi, mi è piaciuto moltissimo, anche se il fascino dell’Annusatrice di Libri non si batte.
Questa storia si svolge durante la seconda guerra mondiale, nel piemontese, ma anche all’inizio degli anni Novanta a Torino. La protagonista ha in ictus in tarda età, che le causa la perdita della memoria, e lo strumento per ritrovarla è una macchina da scrivere portatile Olivetti, rossa fiammante. Con quella macchina la donna ha vissuto tutta la sua vita, da quanto era una giovane dattilografa al suo precoce matrimonio con un famoso scrittore del periodo Fascista, dal ritiro sui monti durante i bombardamenti alla ricostruzione italiana.
La ragazza con la macchina da scrivere merita sicuramente di essere letto, immaginato e vissuto. 💓

Le Braci, S. Marai. Edito Adelphi, il romanzo è una lunga disamina di quello che succede ai non detti, alle cose che ci teniamo dentro e su cui rimuginiamo per anni, talvolta per vite intere. Questo è quello che succede a uno dei due protagonisti, Henrik, un ex generale dell’impero austroungarico (siamo tra le due Guerre Mondiali) che, dopo 41 anni, riceve la visita del suo amico fraterno d’un tempo, Konrad, nella sua tenuta ai piedi dei Carpazi. Le circostanze dell’allontanamento dei due uomini, che sono cresciuti e vissuti insieme, quasi in simbiosi, nonostante le differenze sociali ed economiche, non sono chiare, ma quello che importa è che Henrik s’è tenuto qualcosa dentro, delle domande, e che adesso Konrad dovrà rispondergli.
Ammetto che Le braci non è un romanzo per tutti. La narrazione, anche se affascinante, è lenta e gli eventi reali sono pochi, tuttavia l’atmosfera di un mondo passato, che non tornerà mai più, è impagabile, e questa situazione di rimuginazione continua non può accomunarci con il generale.

Una cittadina ai piedi dei Carpazi. Meraviglioso, come scenario, vero?

La Grazia dei Re, K. Liu. Oscar Mondadori mi ha donato una copia di questo romanzo, che è il primo di una trilogia e di cui vi ho già ampiamente parlato qui.
Mi sento di ribadirvi di leggerlo, perché mi aspetto che il secondo volume sarà stratosferico!

Kitchen, B. Yoshimoto. Io e la Yoshimoto non abbiamo un bel rapporto, e la colpa è della mia professoressa di Lettere delle Medie. Se quella donna aveva una passione – e la Yoshimoto era decisamente una sua passione -, riusciva a parlarne talmente tanto e in modo così prolisso, da farla odiare al resto del mondo.
La povera scrittrice giapponese, quindi, non ha mai goduto delle mie simpatie, ma durante il lockdown sono incappata in una copia di quello che probabilmente è il suo romanzo più famoso, Kitchen, e ho deciso che potevo anche uscire, se non di casa, almeno dalla mia comfort zone.
La storia di Mikage mi ha appassionata e commossa, e mi sono sentita molto affine al suo amore per le cucine, al senso di sicurezza che questa ventenne appena diventata sola al mondo prova al loro interno. Leggerò sicuramente altri libri della Yoshimoto, in barba alla professoressa!

Americanah, C.N.Adichie. Edito da SuperET Einaudi, questo romanzo è un po’ particolare. L’ho ultimato proprio il 31 maggio, dopo aver provato esaltazione nella sua prima parte e una noia crescente nelle altre. Nel complesso, ho trovato sia scritto in modo scorrevole e fluido, ma il personaggio di Ifemelu è così magnifico, così preponderante, che oscura tutti gli altri. Infatti, le parti in cui non è lei la voce narrativa mi sono sembrate molto meno interessanti.
Sì, ma di che parla Americanah?
Ebbene, Ifemelu è una nigeriana che si è trasferita negli Stati Uniti tredici anni addietro. Ha una vita soddisfacente, è l’autrice di un blog famoso e ha una relazione stabile, ma tutto d’un tratto sente il bisogno di tornare nella sua terra natia e di rivedere Obinze, il suo primo amore, quello che lei non ha mai dimenticato, nonostante tutte le sue storie, e che si è a sua volta rifatto una vita. A partire da questa decisione, rivediamo il passato di Ifemelu e di altri protagonisti della vicenda sotto i loro personali punti di vista, che alla fine s’incontrano nel cruciale momento dell’effettivo ritorno della giovane donna a casa… Non vi dico di più, non voglio influenzarvi con la mia opinione!

Con il libro della Adichie si conclude la mia lista di Letture Stregate, che spero non s’interromperanno proprio a giugno, insomma, proprio al giro di boa di questo pazzo 2020!

Voi cosa avete letto nel mese appena trascorso? Fatemelo sapere nei commenti!

3 pensieri riguardo “Maggio di letture e aperture del circo

  1. Hai proprio ragione, bene essere ottimisti ma meglio osservare gli altri e comportarsi di conseguenza. Io durante la quarantena ho letto “Solomon Gursky è stato qui” di Mordecai Richler, “Il libro nero” di Ohran Pamuk e “Sapiens” di Harari.

      1. No non sono tristi, sono un poco impegnativi però. Sapiens è di certo il migliore perché pone basi per niente scontate per riflessioni che riguardano l’essere umano in genere

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