Tremate, tremate… Macbeth!

Colpevolmente in ritardo, anche se chi di voi mi segue su instagram sa già qualcosa a riguardo, mi trovo a recensire l’ultima opera lirica che ho visto a teatro, proprio l’ultima prima della grandiosa apertura della stagione della Scala la prossima settimana… Ma non guardiamo troppo al futuro!

La scorsa domenica il Teatro Ponchielli della ridente (anche sotto l’acqua! XD) Cremona ha avuto la bontà di invitarmi alla loro resa di Macbeth, celeberrima opera lirica di Giuseppe Verdi tratta dall’altrettanto famosa tragedia di William Shakespeare. Insomma, il Bardo più il Beppe: potevo coscientemente lasciarmela scappare? E poi, ci sono un sacco di streghe in scena!

Una scena del Macbeth diretto e interpretato da Kenneth Branagh: un gioiellino!

Macbeth è una delle ultime tragedie di Shakespeare, composta tra il 1605 e il 1608 già per James Stuart, successore di Elisabetta I d’Inghilterra. Si tratta di un grandioso dramma in cinque atti, in cui il metro di linguaggio shakespeariano raggiunge i suoi massimi livelli, così come l’attenzione psicologica nei confronti dei personaggi, che sono divorati da sentimenti profondamente umani, come l’ambizione, la violenza e soprattutto un denso, viscido e strisciante senso di colpa. Motore di tutta la vicenda è l’ambizione dell’uomo, ma non manca la scintilla accesa dall’elemento mistico e trascendentale, qui rappresentato dalle streghe, che d’altronde affascinavano moltissimo il nuovo re d’Inghilterra… E vuole un bravo teatrante non incontrare i gusti del padrone? Appunto.

La trama è presto detta. Macbeth, barone di Glamis, è un generale scozzese al servizio di re Duncan, appena uscito vittorioso da una battaglia. Insieme al compagno Banquo s’inoltra in una foresta e incontra alcune streghe, che gli profetizzano che egli diventerà re di Scozia. A Banquo predicono che i suoi figli saranno re a loro volta. Macbeth, stranito, racconta tutto alla moglie, che accende la sua ambizione e gli propone di assassinare Duncan quando questi pernotterà a Glamis. Nessuno sospetterà mai di Lord e Lady Macbeth, i fedelissimi della defunta maestà, soprattutto perché alla scoperta dell’omicidio il figlio di Duncan scapperà in Inghilterra.
Macbeth viene dunque eletto re, ma non si sente al sicuro. Le streghe, che avevano ragione sul suo destino, hanno infatti predetto che saranno i figli di Banquo, non suoi, a regnare dopo di lui, perciò assolda dei mercenari per uccidere l’antico amico insieme al figlio mentre si reca a un banchetto indetto dallo stesso Macbeth. Anche questo complotto riesce, ma il nuovo re non è comunque in pace, anzi, comincia proprio a sbarellare! E’ ossessionato dai fantasmi degli uomini che ha ucciso a tradimento e a nulla valgono le esortazioni di Lady Macbeth di reagire. Anche la corte si accorge che c’è qualcosa che si è rotto nella mente di Macbeth, che in un ultimo tentativo di recuperare il controllo decide di tornare a consultare le streghe. La nuova predizione è sibillina: esse gli consigliano di stare attendo al nobile Mcduff, ma gli dicono anche che Macbeth rimarrà invitto finché la foresta di Birne non muoverà contro di lui, nonché che nessun uomo nato da una donna potrà mai ucciderlo…
Macbeth si rassicura, ma nel frattempo è Lady Macbeth a dare qualche segno di scompenso, seppur inconscio. Diventa infatti sonnambula e ogni notte rivede l’omicidio del re, finché non cade accidentalmente dalle mura e muore poco dopo che il consorte ha deciso di assediare e distruggere il castello di Mcduff… che sopravvive e giura vendetta. Mcduff (che incidentalmente è nato strappato dal grembo della madre defunta) si allea con il figlio di Duncan, che nel frattempo è tornato dall’Inghilterra, e i due mettono insieme un esercito che si avvicina al castello di Macbeth nascondendosi dietro le fronde tagliate dalla foresta di Birne. La fine è ovvia e prossima per Macbeth, che soccombe alla profezia delle streghe e alle pecche del suo stesso animo, mentre un nuovo re di Scozia sale al trono.

Da grande fan di Shakespeare, a Verdi non sembra vero di potersi confrontare con le immortali parole del Bardo, soprattutto considerato che lui non è ancora il famoso Maestro della Trilogia Popolare. Macbeth, infatti, è la sua decima opera, e lui la compone per il teatro di Firenze nel 1847, su libretto del fido Francesco Maria Piave.

Il dramma lirico presenta quattro atti, invece che cinque, per una durata totale di 114 minuti. Nonostante molte delle innovazioni verdiane nell’opera non compaiano ancora all’interno delle note del Macbeth, il suo modo di intendere e replicare il sentimento shakespeariano è qualcosa di sorprendente. La musica di Verdi è secca, violenta e tagliente quanto lo sono le parole del Bardo, i toni sono insidiosi, serpentini, e i brani delle streghe sono davvero inquietanti. L’opera del Beppe ha anche il grande pregio di aver dato luce e risalto alla vera protagonista della storia, Lady Macbeth, la cui parte è una delle più difficili cui un soprano possa mai aspirare e che non a caso è stata riportata in grande auge da Maria Callas alla prima della Scala del 1952!

Una scena della rappresentazione del Ponchielli, con Angelo Veccia/Macbeth attorniato dalle Streghe

Il Macbeth del Teatro Ponchielli si svolge su una scena cupa, quasi spoglia e dominata da elementi in gran parte circolari, tutti a ricollegarsi e a rimandare al grande calderone in cui le Streghe – la meravigliosa parte femminile del Coro coadiuvata da tre ballerine – bollono la loro pozione ed evocano i demoni dell’aldilà.

I colori di scena e dei costumi virano sui toni del verde bosco, del rosso sangue e del nero, e sono ravvivati dal bellissimo gioco di luci che crea ambienti e profondità, e soprattutto sottolinea la tensione psicologica dei personaggi e della vicenda, fino alla sua cruenta conclusione.

Macbeth (Veccia) e Lady Macbeth/Silvia Dalla Benetta stanno tramando qualcosa: fossi in Duncan, cambierei piani per la nottata. 😉

Sulla musica interpretata dall’orchestra, magnificamente diretta dal Maestro Gianluigi Gelmetti, si muovono degli interpreti di grande talento e con un grande feeling sulla scena, tra cui spiccano un fragilissimo Angelo Veccia (che qualche anno fa mi aveva colpito anche per il suo Rigoletto) con un Macbeth tridimensionale e a tratti addirittura commuovente e Silvia Dalla Benetta, una meravigliosa Lady Macbeth che ruba la scena a tutti ed è autrice di una performance meravigliosa, degna dei più alti teatri. Cito doverosamente anche i Banquo e McDuff della situazione, A. Birkus e G. Distefano, che uniscono al bel canto un’invidiabile presenza scenica e che mi hanno pienamente convinto.

Il 2020 mi porterà nuovamente al Ponchielli per un po’ di Puccini (è bello cambiare ogni tanto 😉 ), ma per il momento mi crogiolo ancora un po’ nell’atmosfera stregata di Macbeth, che non sarà proprio natalizia, ma si accorda tanto a questo Grimorio!

Voi conoscete la storia di Macbeth, o magari avete letto la tragedia di Shakespeare? Che cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti e recuperate anche qualche brano dell’opera verdiana, se vi capita: ne vale la pena!

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