Sensuale e Tragica Verona

Una veduta di Piazza delle Erbe, la più antica piazza della città, da sempre centro della vita sociale ed economica della città.

Ho cercato un degno titolo per questo diario di viaggio per un po’, poi mi è venuto in mente uno dei brani di un musical francese del 2001, che è stato tradotto in italiano quando il gusto per gli spettacoli musicali era tornato popolare in seguito all’enorme successo dell’inimitabile Notre Dame de Paris di Cocciante.

Lo spettacolo in questione è Romeo e Giulietta – Ama e Cambia il Mondo e la canzone – interpretata da questo signore qui di fianco, che ispira fiducia immediata, ne converrete – s’intitola, appunto Verona.
Possiamo dire che si tratta del prologo di questo adattamento della celeberrima tragedia shakespeariana (se volete, potete ascoltare la canzone qui) e nel ritornello il Principe di Verona recita nella sua voce baritonale: Verona bella, sensuale, tragica città, nel sangue suo si specchierà…
Tanto per essere chiari su come finirà la storia, insomma. ^^
Il musical non mi ha mai fatto impazzire, ma ammetto di canticchiare questo brano di tanto in tanto, e di averlo fatto lungo il tragitto in macchina per giungere dall’afosissima Milano all’ancora più afosa Verona.

L’area di questa città veneta, che sorge sulle due sponde dell’Adige, è abitata fin dal neolitico da popolazioni che successivamente noi abbiamo imparato a conoscere con il termine di galliche, tuttavia sembra che l’origine del nome “Verona” sia etrusco e che voglia dire qualcosa come “maledetta Roma”. Partiamo con ottime intenzioni, dunque. ^^ I primi contatti con la fiorente repubblica romana si hanno nel III secolo a.C.; Verona è prima alleata dei romani, ma poi finisce miseramente per essere conquistata e inglobata nella Gallia Cisalpina, che riceverà il diritto alla cittadinanza romanza all’epoca di Giulio Cesare.
Nell’età imperiale Verona continua a essere una città rinomata per lo stanziamento temporaneo delle truppe, e forse è proprio per questo che tra il 20 e il 30 d.C. viene costruito l’anfiteatro oggi conosciuto come Arena di Verona: un grande complesso a tre ordini, con gli spettatori (oltre trentamila, pare) che potevano accedere alle gradinate da ben settantadue aperture (“vomera”).

L’Arena! Il terzo ordine è andato perduto nel corso dei secoli, ma anche così si tratta di una vista che toglie il fiato, vero? Di sera, soprattutto.

Durante il Medioevo la fama di Verona non diminuisce: Teodorico il Grande ne fa la sua corte preferita, il Sacro Romano Impero Germanico di Carlo Magno e figli la tiene in gran conto. Attorno al 1100 la città vive un periodo d’indipendenza come Comune, poi passa sotto il dominio della Repubblica di Venezia, poi dei Francesi e degli Austriaci. In tutti questi secoli di dominio, le sue strade vengono allargate, ampliate e pavimentate, gli edifici ristrutturati ed ingranditi. Persino la grande Arena viene rimaneggiata e nel 1913 comincia finalmente la tradizione per cui è più famosa: il festival lirico, inaugurato con l’Aida di Giuseppe Verdi – proprio quella ripresa dallo spettacolo che ho recensito la settimana scorsa.

Sì, ma, Arena a parte, che cosa si può vedere a Verona in, diciamo, un pomeriggio? Insomma, un turista mordi e fuggi che si trova due o tre ore libere prima dell’inizio del suo spettacolo all’Arena, che percorso dovrebbe fare per respirare un po’ dell’aria veronese? Vi racconto il mio.

Via Mazzini, che nel Medioevo si chiamava Via Nuova ed era un pantano privo di pavimentazione e infestato da bancarelle e baracche fatiscenti.

Ho raggiunto la città dell’amore – buffo che abbia acquisito il titolo grazie alla storia di due adolescenti con gli ormoni in subbuglio, che hanno causato un gran casino, vero? – in auto e ho usufruito di un posto auto in uno dei numerosi parcheggi sotterranei attorno al centro. Il mio era in piazza della Cittadella e proponeva tariffe di 3 € l’ora, per un massimo di 18 € giornalieri, addebitabili comodamente sul Telepass.
Dal parcheggio e passando per la Porta Cittadella, un ricettacolo delle mura romane, si accede a Piazza Bra – anche solo La Bra -, la più grande piazza della città.

Il “retro” dell’Arena, che settimana scorsa ospitava dei guerrieri giganteschi che fanno parte della scenografia di Il Trovatore.

Alla vostra destra, oltre un parchetto dominato dalla statua di Vittorio Emanuele II a cavallo, si staglia la mastodontica mole dell’Arena, mentre a sinistra c’è una serie di palazzi (il Liston) che al piano terra ospitano ristoranti e localini sfiziosissimi. Seguendolo, vi ritroverete in via Mazzini, la via dello shopping veronese, tutta lastricata di liscio marmo e costellata di negozi, bar e boutique. La prima parte della via, fino alla fontana circolare, faceva parte del decumano romano, mentre la seconda fu aperta da Gian Galeazzo Visconti, che nella sua permanenza in città fece abbattere alcuni edifici.
Camminando, camminando, si taglia lungo via Catullo e la si percorre tra una pizzetta nascosta e l’altra, finché non cambia nome.

Ecco, se c’è una cosa che mi ha incuriosito nei primi momenti della mia passeggiata, è la frequente mancanza delle targhe con il nome delle vie: rende qualsiasi passeggiata più avventurosa, non c’è dubbio! XD

L’interno della Chiesa di Sant’Eufemia: la navata unica conferisce allo spazio una certa ariosità.

A un certo punto si passa di fianco alla Chiesa di Sant’Eufemia, un delizioso edificio dell’XI secolo che rischia di rimanere del tutto inosservato. Vale, invece, la pena di oltrepassare la facciata in cotto ed entrare nell’ombroso – e fresco! – edificio a navata singola, perdendosi negli affreschi delle pareti e della volta a botte. Se è aperto, potete ammirare anche il bellissimo chiostro e godere di un poco di pace.
Tornati al sole e all’afa, prendete via Dietro Sant’Eufemia – pochi cartelli per identificare le vie, ma una logica stringente per nominarle! – e osservatela diventare un sacco di altre vie, che vi portano alla cattedrale di Santa Maria Matricolare, il bianchissimo Duomo della città.

La facciata del Duomo, in stile rinascimentale. La cattedrale odierna sorge sui resti di due chiese più antiche, che furono distrutte da un violento terremoto nel 1117.
L’interno del duomo, con le sue bellissime colonne di marmo rosso veronese.

Tra le bellezze architettoniche e delle cappelle, spicca, proprio sulla sinistra all’entrata, la bellissima Assunzione della Vergine dipinta da Tiziano nel 1535: un capolavoro di nubi, luce e vortici di movimento.

Siamo vicini all’ansa dell’Adige e si respira l’odore del fiume a ogni zaffata di vento. Imboccata Via San Mamaso, con il Duomo alle spalle, si può andare a destra per il lungofiume o procedere verso sinistra e raggiungere Piazza delle Erbe, che sorge sull’antico Foro Romano. Da qui la Casa di Giulietta è a un tiro di schioppo, giusto il tempo di schivare i tavolini dei ristoranti e le bancarelle che vendono gli stessi cappelli e i souvenir.

Una Strega al balcone di Giulietta. Se qualche frate imbranato si fa vedere, lo mando a pelare patate!

Naturalmente, la Casa di Giulietta non è la vera casa della vera Giulietta, anzi, non sappiamo nemmeno se la Giulietta di Shakespeare sia mai esistita. E’ storicamente provato che esistessero dei Montecchi in città – una famiglia di ricchi mercanti, pare -, ma non ci sono mai stati Capuleti e il cognome a essi più vicino è quello dei Cappelletti. Anche se le famiglie rivali fossero realmente esistite, però, non è detto che l’accozzaglia di duelli, sospiri amorosi, arrampicate sui balconi e morti a causa di brutti sbagli che tutti noi conosciamo sia anche solamente in parte accaduta, e ai turisti piace sognare! Non stupisce, quindi, che nei primi anni del Novecento si sia trovata una casa di origine medievale in via Cappello n. 3, una casa con un balcone e un bel muro d’edera, che nei secoli era servita ai più disparati scopi, e la si sia trasformata nel sito odierno della Casa di Giulietta, con la sua bella statuina in bronzo, il portico ombroso in cui appendere i bigliettini e fare l’immancabile foto guardando fuori dal balcone.

Da Via Cappello si può tornare in via Mazzini e percorrerla al contrario, oppure proseguire fino alla Porta dei Leoni, oltre i resti del foro romano e alla colonna con il leone di Venezia, per incontrare la chiesa di San Fermo Maggiore.

San Fermo Maggiore, vista da dietro.

L’edificio è un interessante miscuglio tra lo stile romanico e quello gotico, con un abside tutto guglie e una facciata a capanna, e si compone di una chiesa inferiore, che risale all’VIII secolo, e una superiore edificata da benedettini e francescani tra il 1100 e il 1200. Al suo interno è custodita persino al tomba di un cavaliere, e che cavaliere! Il Gran Maestro dei Templari Arnau de Torroja, che morì a Verona nel 1184 e da qualche parte doveva pur essere sepolto.

Oramai vedete l’Adige, e volendo potete attraversarlo per visitare altre attrazioni della città, ma, se avete un appuntamento con una certa principessa Etiope come la sottoscritta, probabilmente vi conviene tornare a piazza Bra percorrendo lo Stradone San Fermo, che poi si trasforma in Via Leoncino e seguenti… Sbucherete proprio dietro all’Arena, dove sono riposti gli oggetti di scena delle opere che non sono rappresentate in serata, giusto in tempo per un pasto veloce in uno dei locali prima di varcare uno dei vecchi vomera romani e prendere posto per lo spettacolo!

Il mio percorso a Verona, così come lo vede Google Maps.

Quanti di voi conoscono Verona?
Pensate che mi sia persa qualche attrattiva importante? Fatemelo sapere nei commenti, che di sicuro quella di quest’anno non sarà la mia ultima visita a Romeo e Giulietta! 😉

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