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Il contrasto di colori e figure è una delle caratteristiche che più ho apprezzato di questo film.

Da amante del romanzo storico, non posso non amare i film in cui la storia è protagonista, e infatti credo di aver visto tutti quelli usciti negli ultimi tempi. A volte è stato un amore al primo fotogramma e altre meno, come nel caso di Maria Regina di Scozia, diretta da Josie Rourke, regista cinematografica e soprattutto di teatro, ultimamente legata al Donmar Warehouse di Londra (suo è il Coriolano di cui vi ho parlato qualche anno fa).

Al di là della mia passione per la storia, anche il soggetto del film m’intrigava moltissimo, perché racconta – o promette di raccontare, almeno – la contrapposizione di due regine, due donne di potere, emancipate rispetto ai loro tempi e per certi versi anche rispetto ai nostri. Insomma, stiamo parlando di Maria Stuarda, regina di Scozia, vedova di un re di Francia e madre di un futuro re d’Inghilterra, ed Elisabetta I (a personal favourite) regina d’Inghilterra, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, che non si è mai sposata e ha retto le sorti di un regno in pericolo, portandolo alla gloria!

Le due donne non si sono mai incontrate, eppure i loro destini sono inevitabilmente uniti dalle trame della storia e della politica, nonché da una curiosa contrapposizione – Maria bella, impetuosa e fertile, Elisabetta volitiva, riflessiva e senza eredi diretti – che farebbe la gioia di qualsiasi scrittore di narrativa: ce n’è di materiale per farci un film!

Josie Rourke, però, sceglie di concentrare le due ore della pellicola sugli accadimenti compresi tra il ritorno di Maria in Scozia e la sua abdicazione forzata, utilizzando un ritmo narrativo lento e rilassato, forse un po’ troppo, se contiamo che stiamo parlando di un film, e non di una pièce teatrale. Un po’ più di strategia politica, qualche accenno alle congiure contro Elisabetta, che Maria potrebbe o non potrebbe avere appoggiato, avrebbero per lo meno movimentato un po’ la vicenda, di sicuro più dei cinquanta minuti del film in cui la regina di Scozia è incinta.
Scenografie e costumi sono molto belle e il gioco di luci e colori non può non colpire lo sguardo dello spettatore.

Margot Robbie che passeggia per Hampton Court nei panni di Elisabetta I. Trucco e costumi su di lei sono perfetti – e a rendere meno bella lei, ce ne vuole!
Saorsie Ronan, visivamente una bellissima Maria, un po’ meno nella scrittura del personaggio

C’è però una cosa che non posso salvare, nemmeno volendo, e non c’entra nulla con il cast, peraltro di buon valore.
Un po’ di accuratezza storica, in un film così, è necessaria, soprattutto se stiamo raccontando vicende che sono già incredibili, senza bisogno di romanzarle in modo eccessivo.

Tollero poco questa rivisitazione da femminismo moderno, con ventimila cenni alla sorellanza, tanto cuore, tanta contrapposizione al freddo mondo degli uomini – tutti traditori -, che imprigiona le due donne ricche di sentimenti, impedendo loro di fare quello che vorrebbero fare… Ma di che stiamo parlando?! Non è che le due regine fossero due sante, anzi, e avevano una personalità talmente forte da renderle difficilmente influenzabili. E poi, perché dobbiamo ammorbidire tutto, perché un personaggio di stato non può essere sia una donna, che uno spietato politico?

La visione della Rourke snatura completamente i personaggi, trasformando soprattutto Maria in una specie di eterna adolescente petulante e lamentosa, per cui difficilmente si può parteggiare, ed Elisabetta, a cui tutto sommato va un po’ meglio, perde molta della vividezza e del fascino.
Non so, sembra che l’unica possibilità per offrire una visione femminile di una storia al femminile sia puntare sulla sorellanza, la rivalità e il senso frustrato di maternità. Non c’è altro modo, mi chiedo?

Oddei, non è che Mary Queen of Scots sia inguardabile, è un film carino, che si guarda una volta sola e che poi si dimentica per metà. Un bel vorrei, ma non posso, insomma, con due attrici protagoniste che potevano offrire di più.