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Sembra strano dirlo, figuriamoci scriverlo, ma lo scorso 31 dicembre l’esperimento Strega e Bullet Journal si è concluso, ed è stato anche un successo!

Ehm… Sì, grazie Leo, ma non esageriamo.

Il terzo quadrimestre del 2018 ha avuto un inizio traumatico, quando, dopo praticamente due mesi e mezzo di utilizzo minimo, ho ripreso a sfruttare completamente la mia agenda fatta in casa, ma per il resto non ho avuto alcun problema a gestire uno dei periodi generalmente più impegnativi della vita stregata, ovvero quello che dall’inizio di settembre mi porta fino alle vacanze di Natale.

Nonostante l’entusiasmo del bullet journalling, compresa la smania di riempire le sue pagine con disegnini, disegnetti et similia – erano anni che non disegnavo così tanto! – mi sono resa conto che, ehm… lo spread del mese riempiva un numero di pagine un po’ esoso per le mie esigenze e che potevo porvi rimedio prima di dover fare scorta di taccuini nuovi per concludere l’anno. In particolare, sono scesa a patti con il fatto che le pagine dedicate ai tracker non fanno per me, oppure non sono funzionali alla mia agenda.

Mi spiego meglio. L’Habit Tracker, la pagina che si usa per monitorare le proprie abitudini di cui vi ho parlato nei precedenti resoconti dell’esperimento (qui e qui), non mi è utile. Ho una vita piuttosto piena, è vero, ma sono una persona abbastanza abitudinaria e difficilmente mi scordo di fare una cosa che mi serve davvero. Le probabilità, ad esempio, che io mi dimentichi di prendere medicinali o integratori, o che mi sfugga la sessione di allenamento settimanale in palestra, sono decisamente scarse, perché so che devo farlo per la mia salute, il che rende queste abitudini simili a comandamenti scolpiti nel cervello stregato.

Contemplate le Sacre Scritture nella mente della Strega! Sii puntuale, vestiti e comportati in modo appropriato, prenditi cura della tua salute e rompi meno attributi possibili.

La possibilità, invece, che in periodi densi di impegni io mi scordi della settimanale passata di smalto sulle unghie sono decisamente più numerose: metto lo smalto perché mi piace, ma grazie agli Dei la sua assenza non influisce sulla mia salute fisica e mentale. Lo stesso ragionamento si può naturalmente estendere a esempi meno triviali, il punto è che sono arrivata alla straordinaria (^^’) conclusione che, se una cosa non è diventata mia abitudine in modo naturale, difficilmente lo farà tramite una crocetta sulla casellina corrispondente.

Per l’Expense Tracker – “il foglio conti”, per intenderci: dove si tengono monitorate entrate e uscite -, invece, il discorso è lievemente diverso. Mi sono chiesta quanto senso avesse tenere l’elenco delle mie entrate e delle mie uscite nella mia agenda. A ben pensarci non è esattamente un’idea geniale per la privacy, dovessi mai perdere il bullet journal, e non è particolarmente proficuo dal punto di vista delle pagine dedicategli. Per confrontare i mesi dell’anno 2018, ad esempio, sono costretta a scartabellare le pagine di tutta l’agenda, mentre tenere un quaderno separato solo per i conti mi permette di eseguire la stessa operazione più facilmente e sprecando meno tempo.

Il concetto è molto semplice: le spese sono divise giornalmente, settimanalmente e mensilmente in quattro categorie. All’inizio di ogni mese c’è poi uno spazio per registrare le entrate e le uscite previste e calcolare il proprio budget, comprensivo di risparmio voluto.

Fortunatamente questo problema è stato risolto da un’anima generosa quanto anonima, che mi ha fatto recapitare un Kakebo, ovvero un libro dei conti giapponese, tramite il corriere di Amazon. Il pacco indicava che si trattava di un regalo, ma non c’era alcun bigliettino accluso, segno di una dimenticanza da chi me lo ha donato o, meno probabilmente, dai signori di Amazon stesso. Se il donatore/la donatrice misterioso/a di agende giapponesi sta leggendo queste parole, si palesi: vorrei ringraziarlo/a!

L’agenda di gennaio 2019 si è dunque già fatta più snella e più facilmente utilizzabile, e spero di registrarci le tappe per bellissimi progetti!

Devo ammettere che, guardando all’anno appena passato, riscontro dei decisi miglioramenti nel mio stile di vita e nel modo di concepirlo. Sono meno in ansia di controllare tutto – ehi, ho detto meno in ansia, non priva d’ansia: una piccola percentuale di mania del controllo farà sempre parte di me, credo – e prendo i periodi complicati decisamente con più calma di prima. Detto questo, il bullet journal è decisamente lontano da quel rivoluzionario metodo di gestione delle proprie giornate e renderle super-iper produttive, come è spesso descritto. Come sempre, tutto dipende dalla propria forza di volontà e dalle proprie inclinazioni, ma trovare il giusto metodo di organizzazione aiuta, e penso proprio che il bujo sia il mio. 😉