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Mi sono sempre piaciuti i dinosauri, fin da quando ero bambina, e non credo ci fosse nulla di strano allora, ma a trent’anni suonati devo probabilmente prendere atto che, se vado ancora pazza per i rettiloni enormi che hanno dominato l’era Mesozoica, proprio normale non sono. D’altronde, i dinosauri non sono l’unico indizio che mi fanno pensare di essere, come direbbero gli inglese, peculiar. 😉

L’Era Mesozoica è il periodo compreso tra 250 e 65 milioni di anni fa, diviso in Giurassico, Triassico e Cretaceo. Questo significa che i dinosauri sono stati i padroni incontrastati del nostro pianeta per circa 185 milioni di anni: non male, no?

Quando una Strega che ha trascorso l’infanzia tra i reperti della sezione di paleontologia del glorioso Museo Civico di Storia Naturale di Milano viene invitata a partecipare a una mostra come Dinosaur Invasion, è chiaro che detta Strega prende armi e bagagli e ci va, anzi ci si catapulta. Possibilmente si fa anche accompagnare dalla stessa persona che pazientemente la portava anche al museo che sta nei Giardini Pubblici di Porta Venezia. ❤

La facciata neogotica del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, uno die più importanti musei naturalistici d’Europa, fondato nel 1838. Lo stile prescelto per il palazzo che ospita il museo prende ispirazione da quello londinese, mentre la pianta dell’edificio riproduce quella del Museo di Storia Naturale di Vienna. Per me questo posto sa di casa e ogni tanto ci torno. 

Raggiungere Dinosaur Invasion è piuttosto semplice, giacché la mostra è ospitata in una struttura mobile all’interno della Fabbrica del Vapore, in via Procaccini: ci arrivate con il tram 14, preso proprio di fronte al nuovo Starbucks, se partite dal centro, o con la nuova linea lilla, quella senza conducente, scendendo alla fermata di Cenisio. Il biglietto intero costa 13 € (io vi consiglio di preacquistarlo online) e vi permette la fruizione dell’intera mostra.

Già, ma cosa c’è da vedere a Dinosaur Invasion?
Il percorso espositivo comprende trenta modelli a grandezza naturale costruiti su indicazione dei paleontologi per riprodurre il più fedelmente possibile i giganti del Mesozoico finanche nei movimenti. Grazie alla tecnologia ANIMATRONICS, infatti, i modelli, che sono inseriti in un ambiente ricreato, muovono le zampe e la coda, aprono e chiudono occhi e mandibole e ruotano il capo, il tutto in modo plastico e realistico, con contorno di ruggiti, bramiti e altri rumori di sottofondo. 

Il T-rex della mostra: una bestiolina lunga 12 metri, capace di esercitare la pressione di di 6 tonnellate in un singolo morso. Agilissimo grazie alla sua coda, si stima che questo simpatico lucertolone pesasse sulle 7 tonnellate.

Fa un certo effetto guardare all’interno della bocca spalancata di un Tyrannosaurus Rex, strizzare gli occhi per scorgere, in alto, il muso di un brachiosauro o stare a guardare uno pteranodonte che sbatte le ali, e la possibilità di fare foto e girare video aggiunge divertimento e goliardia a tutta l’esperienza, ma confesso che Dinosaur Invasion non è proprio quello che mi aspettavo. 

Il percorso espositivo è divertente, ma poco interattivo rispetto all’immagine proposta nella pubblicità, che aveva tutto un altro piglio, bisogna dirlo. Forse si sarebbe potuto ovviare al problema piazzando un altro paio di postazioni per fare foto con il green screen, come quella che c’è all’ingresso, e utilizzando meglio lo spazio a disposizione. Invece di creare delle zone delimitate da cordoni in cui riprodurre gli ambienti e piazzare i dinosauri, trasformare l’intera struttura nella Terra durante il Mesozoico, permettendo ai visitatori di aggirarsi nell’ambiente invece che limitarsi ad ammirarlo, sarebbe stato una cosa pazzesca e gli stessi bellissimi modelli sarebbero stati godibili a 360°: lo meritano! Un’altra piccola pecca è l’illuminazione, che è senza dubbio insufficiente per notare, ad esempio i pochi cartelli esplicativi – dubito in effetti che i bambini presenti, il target principe della mostra, li abbiano più che notati.

Alla fine della mostra c’è un’area gioco dedicata all’edutainment, parolina insipida che indica la funzionalità didattica di alcuni tipi di intrattenimento. L’angolo per la ricerca dei fossili è una bella idea, ma è reso in modo un po’ troppo bambinesco, più adatto ai pargoletti sotto i 90 cm di altezza (che tra l’altro non pagano il biglietto), che a quelli un po’ più grandicelli che, soprattutto nel periodo storico in cui viviamo, si fanno impressionare molto meno facilmente. 

Insomma, l’impressione generale che Dinosaur Invasion mi ha lasciato è, a parte la nostalgia dell’infanzia e un rinnovato amore per i lucertoloni giurassici, di un ambiente un po’ spoglio. Un vorrei, ma non posso, e quindi mi accontento in una città come la Milano di oggi, che richiede di essere stupita. Peccato!

C’è qualcuno di voi che ama i dinosauri come me?
Siete andati a vedere la mostra o programmate di farci un salto? Fatemelo sapere nei commenti!