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la cornovaglia di artù &friends

Mi scuso con Hornblower, ma confesso che non ho provato un dispiacere inconsolabile nel lasciare Plymouth per l’ultima volta, tanto più che la prima fermata della mia quinta tappa di viaggio era Exeter, ad appena una sessantina di chilometri di viaggio, nel Devon.

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La città sorge sul fiume Exe e i Romani la conoscevano come Isca Belgarium, ovvero Isca nel regno dei Belgi. Era il forte romano più a ovest in Britannia.

Exeter è di base un insediamento romano costruito nel 55 d.C. e famoso per essere stato sede della celeberrima Seconda Legione Augusta. Dopo la ritirata romana la città fu brevemente capitale di un regno celtico (e questa è la Isca descritta nei romanzi di Bernard Cornwell come capitale del Regno dei Belgi di Lancillotto) per poi passare sotto il dominio sassone. Nell’876 d.C. fu conquistata dai Danesi, che però furono scacciati da Alfredo il Grande di Wessex, proprio come racconta il mio amico Bernie in un’altra sua famosa saga, quella dei Re Sassoni, che è recentemente diventata una bella serie tv dal titolo The Last Kingdom.

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Protagonista della storia è Utred, guerriero di nobili origini sassoni cresciuto dai danesi e che per questo motivo fatica a inserirsi nel contesto iper cristiano del regno di Alfredo il Grande, che lui peraltro si vede costretto a servire. Se non avete mai letto questi romanzi o non avete mai visto la serie tv, fatevi un regalo e iniziateli adesso! Se invece li conoscete, voglio sapere che cosa ne pensate nei commenti!!

England_Exeter_Cathedral-vIn periodo medievale Exeter diventa un centro religioso di grande importanza grazie alla sua bella cattedrale, che fu fondata nel 1050 e completata attorno al 1400. L’edificio, dedicato a St. Peter, fu costruito in stile romanico inglese (che qualcuno chiama anche “normanno”) per poi essere convertito al gotico per volere del vescovo Bronescombe a partire dal 1258. Dall’esterno la pesantezza di tutti i blocchi di pietra che la costituiscono si vede e si coglie al primo colpo d’occhio nonostante la ragguardevole ampiezza delle vetrate, ma l’interno è tutta un’altra storia. La volta di pietra della navata centrale sarà il primo elemento a conquistarvi (è di 96 m, la più lunga del mondo) con i suoi costoni che si diramano dalla cime delle colonne e s’intrecciano per sostenere il pesi del soffitto, delle torri e del massiccio campanile, fino alla grande vetrata orientale, che inonda tutta la chiesa di luce colorata. Ricordatevi, però, di non trascorrere tutto il tempo della visita con gli occhi verso il soffitto, perché, oltre a rischiare un torcicollo fulminante, perdereste le cappelle finemente decorate, il bellissimo coro e il seggio ligneo del vescovo, che risale al XIV secolo.
Come molti edifici inglesi, anche la cattedrale di Exeter ha avuto un’esistenza burrascosa. Durante la Guerra Civile Inglese (1642 – 1651), ad esempio, fu parzialmente distrutta e ricostruita, mentre durante i bombardamenti tedeschi del 1942 le vetrate della cappella di St. James esplosero in mille pezzi. Come il suo popolo, però, St. Peter ha dimostrato una compassata tenacia ed è tornata più bella di prima dopo ogni attacco.

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Salisbury sorge sulla confluenza tra i fiumi Avon, Nadder, Ebble, Wylye e Boume e dista una cinquantina di chilometri da Bath e poco più di dieci da Stonehenge.

Dopo un pranzo più che frugale a bordo del pullman, sono arrivata alla piccola Salisbury e alla sua bella cattedrale. Il nome “Salisbury” deriva da quello romano/celtico di Sorviodunum, che però si riferisce alla fortezza di Old Sarum, il primo insediamento del luogo che risulta popolato fin dal Neolitico. La prima cattedrale di Salisbury fu costruita lì nel 1055 per volere di St. Osmund, mentre la nuova chiesa fu eretta tra il 1221 e il 1258, dopo la fondazione dell’odierna città.

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Eccola qui, la cattedrale. Questo grazioso edificio è dedicato alla Virgin Mary e appare sorgere dal nulla, perché è circondato da una cinta muraria di tutto rispetto, costruita con le pietre delle vecchia cattedrale.

La cattedrale della Vergine Maria è conosciuta per la sua eleganza (si sviluppa in lunghezza e in altezza, più che in ampiezza, e questo le conferisce una certa longilineità) e per la sua guglia, che con 123 metri è la più alta del Regno Unito. Appartiene allo stile gotico e i suoi chiostri sono talmente ampi che ci hanno messo un piccolo bistrot con i tavolini e un negozio di souvenir. L’effetto è, se volete una mia modesta opinione, un po’ troppo commerciale, ma trascurabile una volta entrati nella cattedrale vera e propria, che probabilmente è la struttura più elegante che ho visto in tutto il mio viaggio in Cornovaglia.

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Parte dei chiostri della cattedrale, che è anche nota per essere una delle due che hanno ispirato Ken Follet per I Pilastri della Terra.

Nonostante il visitatore abbia quasi l’impressione di trovarsi in un ambiente piccolo, la Virgin Mary Cathedral è tutto il contrario e si dirama in una fitta rete di cappelle e sale, tra le quali quella in cui è custodita una copia della Magna Charta (1215).

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Eh, sì. Stiamo parlando del periodo in cui è ambientata la storia del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri, Robin Hood. La gif qui sopra è tratta da Robin Hood il Principe dei Ladri (1992), con Kevin Costner, Alan Rickman e un cammeo di Sean Connery. ❤

La storia di Giovanni Senza Terra e dei Baroni del Nord ha radici in questo luogo, che è stato il contado di William Longespèe (1176 – 1226) e ora è il luogo del suo eterno riposo.

Chi era questo William Longespèe, mi chiederete. Ebbene, figlio illegittimo, ma riconosciuto, di re Enrico II,  era fratellastro di Riccardo Cuor di Leone e di Giovanni Senza Terra, nonché consigliere di quest’ultimo proprio durante la rivolta dei Baroni del Nord, che sfociò nella firma del documento di cui sopra. Il conte di Salisbury era un eroe di guerra e un uomo molto amato dal popolo e morì in tempi sospetti poco dopo la firma della Magna Charta, tuttavia nessuno, per quel che ne sappiamo, avanzò ipotesi a riguardo fino alla fine del Settecento, quando la sua tomba fu aperta e il suo cadavere fu rinvenuto eccezionalmente ben conservato: un chiaro segno da avvelenamento da arsenico. La prova assoluta di ciò si ebbe qualche tempo dopo, esaminando il cadavere di un ratto trovato nel sepolcro accanto al conte e che presumibilmente si era nutrito delle sue carni. Possiamo immaginare che il colpevole di questo cold case fosse un uomo evidentemente in contrasto con Longespèe, che poteva vederlo come una minaccia ai suoi averi e alla sua posizione. Solo a me viene in mente qualcuno?

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Fuori dalla bella Salisbury Cathedral e dall’imponenza delle mura che la circondano (quando uno è asociale, eh?) era tempo di dedicarsi a un luogo religioso un po’ diverso dalle cattedrali cristiane.

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Stonehenge non mi è nuova, come forse ricorderete (qui), ma girarci attorno mi ha impressionata comunque e forse mi sono goduta questa seconda visita più della prima, se non altro perché non ho diviso il mio tempo tra le rovine e il museo e la mia attenzione tra la maestosità primitiva dei megaliti con le nozioni dell’audioguida. Nemmeno questa volta ho incontrato i druidi, purtroppo, così ho dovuto accontentarmi e immaginare Nimue correre attorno alle pietre del Grande Cerchio per toccare la loro magia.

Con la stanchezza addosso e l’avanzare della sera (che in quei luoghi si attesta attorno alle sei del pomeriggio) ho piantato la mia bandierina a Winchester, dove ho alloggiato in un hotel senza ascensore (da autentica casa vittoriana convertita, non ce l’ha. Le scale con la valigia non sono divertenti), ma in compenso con un giardino magnifico e un cuoco che sa fare il suo mestiere. Dopo giorni di escursioni, camminate e pasti frugali accontentarsi delle piccole cose diventa un’arte. 😉