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la cornovaglia di artù &friends

La seconda tappa del mio viaggio in Cornovaglia è stata così ricca di riferimenti letterari, che alcuni li ho persi per strada e li ho ritrovati solo dopo qualche giorno dal mio rientro in Italia, a mente fredda. Il percorso prevedeva un lento spostamento verso ovest, dalla contea di Somerset a quella di Devon, proprio al confine di quella della Cornovaglia.

La prima fermata della giornata è stata Wells, il più piccolo vescovado inglese e una delle più piccole città della Gran Bretagna, famosa soprattutto per la sua bellissima cattedrale.

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La città, fondata dai Sassoni attorno al 700 d.C., prende il nome dalle tre sorgenti sacre (= wells) dedicate a Sant’Andrea: una si trova nella piazza del mercato e le altre due tra la cattedrale e il Palazzo Vescovile.

Il comprensorio della cattedrale e del palazzo vescovile è incluso nella cinta murata di Sant’Andrea, anche se è piuttosto difficile accorgersene, perché le dimensioni della cattedrale sono assolutamente impressionanti. Questo edificio, costruito in gran parte nel XIII secolo per volere del vescovo Reginald in stile gotico, troneggia sul resto della piccola cittadina di Wells con le sue torri massicce, le guglie e le mura splendidamente decorate, fa sentire tutto il peso dei blocchi di pietra calcarea con cui è costruito e lascia letteralmente senza fiato ancor prima di varcare il portone d’ingresso.

470px-wellscathplan_numberedPercorrere il perimetro di questa meraviglia dell’architettura, godere dei raggi del sole mattutino che si riflettono sugli angeli e sui santi incastonati nelle mura e del contrasto con l’erba verdissima che la circonda, è già di per sé un’esperienza rara, anche per chi non è amante della letteratura e non sa, a esempio, che la cattedrale di Wells è una delle due che ha ispirato Ken Follet per I Pilastri della Terra.

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La facciata principale della cattedrale di Wells: una gioia per gli occhi. 

Collegato al lato meridionale della cattedrale, il Vicar’s Close è la più antica via residenziale d’Europa. Questa strada chiusa lunga circa 140 metri fu completata nel 1430 e ospitava i membri del coro della cattedrale, che potevano raggiungere la chiesa servendosi di un passaggio coperto, per non prendere freddo in inverno. La strada è visitabile da tutti i turisti che vogliono mantenere il voto del silenzio e fotografare le due file di casette identiche, con il loro bel praticello verde e i fiori coloratissimi.

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L’entrata del Bishop’s Palace. Sul lato che non si vede in foto della torre di sinistra (quella che ha il balconcino, per intenderci), è fissata una cordicella attaccata a un campanellino per i cigni del vescovo. Un gruppo di questi uccelli vive infatti nei pressi del fossato e da tempo quasi immemore è stato addestrato a tirare la cordicella per segnalare la propria presenza. Al suo del campanello l’addetto preposto al compito appare da una finestrella a pelo d’acqua e nutre i cigni, che quindi non sono particolarmente propensi a lasciare il palazzo vescovile.

Il palazzo vescovile – o Bishop’s Palace – è a pochissimi passi dalla cattedrale e da fuori sembra proprio un castello medievale, circondato persino da un fossato alimentato dalle fonti di San’Andrea. Nel cortile del palazzo si tengono numerosi festival estivi, tra cui uno dedicato alla letteratura, e l’interno è parzialmente visitabile e il biglietto intero costa circa 9 sterline.

Dopo la visita breve ma intensa di Wells, il viaggio è proseguito verso una delle mete che aspettavo di più: Glastonbury, luogo che secondo la leggenda ospita la sepoltura di Artù e Ginevra e che è il feudo di Merlino nei libri di Bernard Cornwell (dite la verità, eravate preoccupati che non l’avessi ancora citato, vero? ^^)

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La Glastonbury Tor, rovina della perduta chiesa di San Michele. Per me rimarrà sempre comunque la torre dei sogni di Merlino.

La regione appare abitata fin da prima dell’Età del ferro, ma il nome Glastonbury ha origine celtica o sassone. Secondo l’interpretazione più citata, “Glastonbury” indicherebbe una città di vetro – o di cristallo, se vogliamo essere più poetici – e si ricollegherebbe alla mitologia pagana del castello delle fate, che sorgeva su un’altura ed era fatto di cristallo per accogliere le anime dei defunti. Probabilmente è per scongiurare la leggenda pagana che la prima chiesa cristiana del luogo, St. Micheal’s, fu eretta su un’altura. Oggi ne rimane solo una torre, chiamata Glastonbury Tor.

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Riuscite a immaginare cosa doveva essere questo luogo nel momento del suo massimo splendore? Anche così questo posto lascia senza fiato.

L’abbazia di Glastonbury (biglietto intero per l’abbazia e il meraviglioso parco: 8,25 sterline per 36 acri di terreno, storia e magia!) è il primo complesso monastico cristiano della Gran Bretagna, essendo stata fondata nel VII secolo d.C, e successivamente fu più volte ampliata fino a raggiungere le dimensioni che aveva al momento della Dissoluzione dei Monasteri voluta da Enrico VIII nel 1536. La grande abbazia benedettina fu bruciata e oggi rimangono solo le rovine delle sue imponenti mura, tra le quali mi sono commossa.

Come vi anticipavo, Glastonbury Abbey è il luogo della presunta ultima sepoltura di re Artù e della regina Ginevra; attorno al 1184, infatti, i monaci dell’abbazia dichiararono di aver rinvenuto una sepoltura riconducibile alle spoglie mortali del leggendario sovrano di Britannia e la trasferirono sotto l’altare principale della chiesa. Oggi il luogo è chiaramente indicato da un cartello e non è inusuale trovarvi persone che vi meditano attorno o cercano di canalizzarne le energie seguendo il puro spirito New Age. Del resto, il parco dell’Abbazia è un posto splendido in cui sostare per un pic nic, leggere un libro o bearsi del sole estivo; al momento della mia visita c’erano diversi gruppi New Age e uno che aveva organizzato una sessione di yoga su prato. ❤

 

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Eccoci al luogo di sepoltura di e Artù, che secondo la leggenda tornerà tra i vivi per guidare l’Inghilterra nel momento del suo maggior bisogno. Un altro mito collegato all’abbazia è quello della Sacra Spina, o del Sacro Rovo, che sarebbe spuntato dal bastone di Giuseppe di Arimatea al suo arrivo in Inghilterra e che lui avrebbe piantato a Glastonbury. Il rovo, che è citato anche da Cornwell nel Romanzo di Excalibur, cresce ancora nel territorio abbaziale e ogni anno un suo ramo viene potato e donato alla regina per ornare la sua tavola a Natale. 

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Tor Bay, la baia che comprende il paesino di Paignton, nonché Torquay, paese natale di Agatha Christie. Il luogo sembra essere famoso anche per la pirateria e se non altro è riconducibile al film musicale I Pirati di Penzance (1983) con Angela Lansbury e Kevin Kline.

Lasciata Glastonbury a malincuore, il viaggio prevedeva la sosta a Paignton, un paesino di mare del Devon, sulla costa meridionale dell’Inghilterra nella zona chiamata Riviera Inglese e inserita tra i Geopark dell’UNESCO. Anche Paignton ha origini celtiche ed è stata prevalentemente un villaggio di pescatori fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando fu costruita la ferrovia e il luogo divenne meta turistica e di villeggiatura. La vecchia ferrovia è ancora percorsa da caratteristici trenini a vapore che tra il rumore di stantuffi e una fine polverina di carbone, permettono di godere delle meraviglie della costa effettuando diverse fermate, tra cui quella a Greenway Halt, da dove è possibile raggiungere la residenza estiva di Agatha Christie, regina del giallo, madre di Poirot e Miss Marple e originaria proprio del Devon.

Sfortunatamente il mio tour non prevedeva la visita a Greenway House, ma continuava fino a Kingswear, sulla sponda del fiume Dart, quasi alla sua foce. Da lì un bel battello mi ha portato a Dartmouth, sull’altra riva del Dart, e poi ho proseguito il viaggio fino alla storica città di Plymouth, dove sul materasso di un antiquato hotel (antiquato e insospettabilmente caldo, con solo un rumoroso ventilatore a refrigerare l’ambiente) si è conclusa la seconda tappa del mio viaggio in Cornovaglia. Straordinariamente il meglio doveva ancora venire.