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la cornovaglia di artù &friends

Il primo giorno di viaggio è stato un po’ strano, diciamo che ha costituito una specie di transizione. Dalla trafficatissima Londra, infatti, è cominciato lo spostamento verso nord ovest toccando due tappe imprescindibili, credo, per chiunque organizzi un viaggio in Inghilterra.

Dopo una gioiosa ora e mezza di pullman ho messo il mio piedino stregato sul suolo di Oxford, famosissima città universitaria inglese chiamata anche a città delle guglie sognanti.

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Fondata dai Sassoni, Oxford assunse importanza sotto il dominio normanno,quando divenne residenza reale e vi fu costruita la cattedrale. I primi college vi furono fondati dai vescovi solo dal XII secolo, quando re Enrico II proibì agli inglesi di andare a studiare all’università di Parigi, e a oggi se ne contano trentotto.

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Christ Church e il suo famoso cortile.

Il fascino di Oxford è che non contiene un vero e proprio quartiere universitario, bensì la città stessa è un insieme di università sparse senza una logica apparente e che si affacciano sulle sue strade curve. Uno dei college più famosi è Christ Church, fondato nel 1546, che ingloba la cattedrale della città ed è stato utilizzato per girare numerosi film e serie tv. La campana della sua Tom Tower batte 101 rintocchi (uno per ogni membro fondatore) ogni giorno alle 9, per segnalare la fine della giornata accademica. Se volete, Christ Church è visitabile pagando un biglietto di circa 8 sterline. Poco lontano lo University College (anno di fondazione: 1249) ospita un monumento al poeta romantico Percy B. Shelley, che lo frequentò brevemente prima di esserne espulso per aver pubblicato un volantino intitolato “La necessità dell’ateismo”.

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Lo Shelley Memorial: bellissimo!

Tra gli altri edifici cui dare un’occhiata, segnalo lo Sheldonian Theatre, costruito nella seconda metà del Seicento dal celeberrimo architetto Christopher Wren, con la vicina Bodleian Library (1602, una delle più antiche biblioteche pubbliche del mondo moderno: conserva almeno una copia di qualsiasi cosa che sia stata pubblicata in Inghilterra) e la neoclassica Radcliffe Camera.

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Sheldonian Theatre, guardato a vista da un bel po’ di facce corrucciate.

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La Radcliffe Camera

Il pomeriggio è stato dedicato alla bella cittadina di Bath (di cui vi avevo già parlato qui). Costruita dai Celti, la città è stata ampliata dai Romani, che nel 43 d.C hanno costruito le terme, dedicandole alla dea Minerva Sulis, e l’hanno rinominata, appunto, Aquae Sulis (e qui chi conosce il ciclo di romanzi di Bernard Cornwell, come me, comincia a dare segni d’impazienza!). Meta della gita erano appunto le terme romane, che sono ancora in piedi e interamente visitabili (17,50 sterline per il biglietto intero in alta stagione), e che l’anno scorso non avevo visto.

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Che dire! Il comprensorio è decisamente impressionante; la vasca all’aperto è ancora piena di acqua verdolina ed è sorvegliata dall’alto dalle figure di imperatori e generali romani scolpite nella pietra, mentre l’interno ospita alcune interessanti ricostruzioni e le fondamenta di alcuni ambienti che non sono arrivati fino a noi. Quasi alla fine del percorso ci si imbatte nella fonte sacra, quella che Celti e Romani avevano consacrato alle loro divinità, e che scorre ancora, imperturbata dal tempo. Se volete, potete anche bere un sorso di acqua termale, che si dice abbia proprietà curative, anche se non certamente un sapore gradevole.

fixedw_large_4xTra tutti i reperti presenti nelle terme romane ce n’è uno che ha fatto fare un piccolo tuffo al mio cuoricino stregato. É la testa di bronzo della statua di Minerva Sulis, un tempo padrona della terme e della città, che compare in un breve eppure intenso passaggio del Romanzo di Excalibur. Verso le battute finali della storia, i Cristiani hanno la meglio sull’antica religione e ne distruggono i reperti, tra cui la statua della Dea; il protagonista della storia se ne accorge quando arresta dei rivoltosi cristiani, e allora raccoglie ciò che rimane del viso di Minerva dal terreno, lo ripulisce e lo riappoggia rispettosamente sull’altare. Un tocco di classe che funge anche da collegamento tra la finzione del narrato e la storia vera in cui è immerso.

Dopo un breve giro attorno alle altre attrattive che questa gioiosa cittadina del Somerset ha da offrire, la prima giornata di viaggio si è conclusa in un comodo hotel di Swindon, che forse avrete sentito nominare nel libro “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon. La vera e propria avventura arturiana sarebbe cominciata il giorno seguente!