Questa mattina ero in spiaggia a godermi il quinto dei miei esigui giorni di mare, quando alle 9 mi ha chiamato una cliente.

L’evento ha della rarità, giacché la cliente in questione è una liceale fresca di maturità (ed era sveglia alle 9 del mattino!) per cui avevo eseguito una traduzione nel mio ultimo giorno di lavoro e che mi aveva già scritto un’e-mail, ricevendo la risposta automatica delle mie ferie. Insomma, bimba mia, se sai che sono in ferie, perché mi chiami? Lo scopriamo subito.

“Ciao, scusa se ti disturbo di domenica, ma mi sono appena accorta che mi manca un documento da tradurre per la mia vacanza studio, e io parto martedì mattina.”

originalLottando contro l’istinto, che quasi m’impone di chiedere a questa benedetta ragazza il motivo per cui si sia ridotta all’ultimo per rimediare al problema, le spiego che purtroppo sono al mare e che, quindi, anche se potessi fare la traduzione, non riuscirei comunque a recarmi in tribunale ad asseverarla. Lei non comprende.

“Ma, scusa, ho capito che stamattina sei al mare, ma domani puoi prendere la macchina è recarti in centro, no?”

“Ehm… in quale centro, scusa?”

“Questo qui! Insomma, da Milano Marittima a Milano centro quanto ci si potrà mai mettere?!”

Ecco, diversi sono i problemi di questa risposta, diversi e sufficientemente preoccupanti da minacciare di buttarmi giù dalla sdraio, perché, se anche io mi trovassi, cosa non vera, a Milano Marittima, oserei dire che mi troverei non solo troppo distante dal centro di Milano, ma proprio in un’altra città, nonché in un’altra regione. Pazientemente, quindi, ho spiegato alla cara ragazza, che alle ultime elezioni ha pure votato, che a Milano (dove lei è nata e cresciuta) il mare non c’è e che al massimo si può decidere di fare una gita all’idroscalo.

La domenica è un giorno tranquillo, dicono.