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Vi avevo anticipato nel post sulle letture di giugno che avrei scritto un articolo a parte su quella che pare essere la rivelazione editoriale degli ultimi tempi: Eleanor Oliphant Sta Benissimo, dell’esordiente Gail Honeyman.

Il romanzo, che l’autrice ha scritto nei ritagli di tempo dal lavoro, ha vinto il Costa First Novel Award e si ventila che si tradurrà presto in un film. Qui in Italia è pubblicato da Garzanti, che più che gentilmente me ne ha inviato una copia, conta 352 pagine e, se lo desiderate, potete acquistarlo a questo link tramite la mia affiliazione Amazon, contribuendo così a sostenere questo umile Grimorio con le provvigioni che mi verranno corrisposte e che ovviamente non saranno addebitate a voi.

Eleanor Oliphant sta benissimo è molte cose, e proprio per questo sarà difficile rendere in modo decoroso il motivo per cui questo romanzo mi è piaciuto così tanto, ma immagino che un punto di partenza intelligente sia raccontarne la trama.

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L’autrice, Gail Honeyman, è nata in Scozia nel 1972

Eleanor Oliphant, protagonista e narratrice della storia, è una contabile che lavora in uno studio di design di Glasgow, che conduce una vita solitaria e scandita da abitudini rigide e ben precise: mangia sempre le stesse cose, passa il tempo alla stessa maniera, torna a casa dall’ufficio con gli stessi mezzi e alla stessa ora… Qualsiasi lettore trova facile comprendere che Eleanor è una donna tormentata, e la cicatrice sul suo viso e le due bottiglie di vodka che ogni settimana l’aiutano a superare il weekend non sono tra gli indizi più lampanti. C’è qualcosa di strano in quelle abitudini che lei segue così assiduamente, qualcosa di inquietante nella telefonata della madre, ogni mercoledì sera, dalla prigione… Non sarà che la solitaria Eleanor stia cercando di proteggersi da qualche cosa? Sciocchezze, Eleanor Oliphant sta benissimo! O almeno, questo è quello che crede lei finché due avvenimenti non intervengono a mettere a repentaglio la sua vita in una campana di vetro. Tanto per cominciare, s’innamora al primo sguardo di un uomo che non l’ha mai vista prima e decide di operare dei radicali cambiamenti nella sua vita pur di conquistarlo, poi, come se il primo evento scatenasse una serie di reazioni a cascata, uno sconosciuto le dimostra gentilezza per la prima volta. Tutto d’un tratto, Eleanor non è più da sola, e nemmeno così abitudinaria, perché si trova catapultata in un turbinio di novità che la portano a realizzare – in modo lento, ma inevitabile – che le altre persone seguono regole di comportamento diverse e che forse per questo non provano così tanta paura dell’ignoto: per una giovane donna che si rifiuta di ricordare un passato dolorosissimo tanto quanto riconoscere se stessa e i suoi desideri, non è cosa da poco, anzi è cosa che minaccia di distruggerla privandola di tutte le bugie in cui si è avviluppata di sopravvivere. Eppure, conoscersi è il primo passo per guarire.

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Ho scoperto queste bellissime creazioni mentre cercavo l’immagine di copertina del libro. Appartengono a Zelda di zeldawasawriter.

Confesso che, per quanto tutto il successo che ha ottenuto mi avesse incuriosita, non avrei dato due lire al romanzo della Honeyman (la parte scettica della Strega!) e probabilmente avrei atteso molto tempo prima di reperirne una copia e leggerlo. Non fosse stato per l’eroica Garzanti, quindi, avrei commesso un grandissimo errore, perché Eleanor Oliphant Sta Benissimo è – e io lo dico molto di rado – un vero capolavoro.

Lo stile narrativo è notevolmente fluido e scorrevole, semplice e diretto in modo che la personalità di Eleanor trasudi dalle parole. In questo senso capisco perché la stampa abbia associato Gail Honeyman a JK Rowling: le due condividono – o almeno così pare: dell’autrice di Harry Potter e Cormoran Strike sono sicura, la Honeyman deve ancora provare di sapersi ripetere! – la capacità di coinvolgere il lettore attraverso la fluidità del discorso e di trattare con leggerezza argomenti tutt’altro che peso piuma. L’idea di una narrazione in prima persona è particolarmente vincente in questo caso, perché permette all’autrice e ai lettori di addentrarsi nei meandri dell’animo della protagonista, che è un personaggio davvero complicato da ritrarre senza farla diventare una macchietta. Adoro come lei, pur vittima degli altri e di se stessa e le sue convinzioni, sia dotata di un carattere così forte e volitivo e di una resilienza che ha dello straordinario e mi piace che tutti i personaggi della storia siano presentati secondo il suo particolare – e sfalsato – punto di vista. Ci sono momenti in cui sembra impossibile che Eleanor, vista l’evidenza, abbia certe opinioni su qualcuno e altri in cui un personaggio si rivela sorprendentemente diversissimo da come appariva all’inizio.

Durante la lettura ci si accorge che il romanzo è costruito su più livelli e che la storia di Eleanor è solo uno dei più superficiali. Eleanor Oliphant Sta Benissimo parla di traumi, solitudine e spinta alla sopravvivenza, dipinge con estremo realismo la capacità tutta umana di costruire castelli di carta, mere illusioni sulla nostra vita, sugli altri e su noi stessi che, pur create per aiutarci a vivere, ci impediscono di farlo per davvero. Da ultimo, il libro è una storia di rinascita, anzi, volendo essere più precisi, è la cronaca della lotta verso la rinascita – di Eleanor, ma probabilmente di molte più persone di quello che pensiamo – e io ho tifato per l’eroina dall’inizio alla fine.