Tag

,

629_863f1364a49cfc6466859f9391b68a22

I “vecchi” film sono un punto debole della Strega, ormai lo sapete, e purtroppo i remake esercitano su di me un fascino strano, in molta parte assimilabile alla spinta masochistica. Insomma, avrei dovuto imparare la lezione con i due remake di Ben Hur, giusto? Oppure con quello sui Magnifici Sette. Invece no, non appena ho saputo dell’uscita di Papillon ho dovuto andare a vederlo al cinema.

8074
Il film è il rifacimento della pellicola del 1973 che vedeva Steve McQueen e Dustin Hoffman nei panni di Henri “Papillon” Cherriere e Louis Degas, diretti da Franklin J. Shaffner. Il Papillon del 1973 a sua volta si ispirava al romanzo autobiografico dello stesso Charriere, che era uscito in Francia nel 1969 destando molto successo e molta incredulità per via degli eventi raccontati, che in effetti, considerando che interessano un sol uomo, meravigliano ancora oggi.

Già, ma quali sono questi eventi incredibili?
Nella Parigi del 1931 il ladro Henri Charriere, detto Papillon per la farfalla che ha tatuata sul petto, viene condannato per un omicidio che non ha commesso e spedito a scontare l’ergastolo nella Guiana Francese, allora uno dei regimi carcerari più duri e crudeli del mondo. Durante il viaggio di trasferimento, Papillon cerca l’associazione con Louis Degas, un falsario che dispone del capitale sufficiente per finanziare la sua fuga, e gli offre la sua protezione. Papillon tenterà di evadere per ben tre volte nel corso della sua prigionia e affronterà prove e punizioni durissime, ma tra lui e Degas s’instaurerà un profondo sentimento di amicizia, che aiuterà i due uomini a sopravvivere.

Nonostante temessi il peggio, il remake firmato Micheal Noer è un film godibile, che si discosta pochissimo dalla prima pellicola. I costumi, ad esempio, sono esattamente gli stessi e la scenografia si differenzia di poco, nonostante il film di Shaffner sia stato girato prevalentemente in Giamaica e quello di Noer tra Malta e la Serbia.

papillon-foto-dal-film-02

2018

papillon_1973_mkv3

1973

Sui nuovi interpreti avevo i miei bravi dubbi, giacché… beh, rivestire i panni di due mostri sacri come Steve McQueen e Dustin Hoffman non sarebbe facile per nessuno e Charlie Hunnam e Rami Malek sono sicuramente due baldi giovani, ma questo non li rende automaticamente adatti al ruolo. Ho dovuto ricredermi su Hunnam, che in verità mi sembra un ottimo erede per Steve McQueen: il suo Papillon è certamente più muscolare rispetto al 1973, ma conserva l’energia nervosa e il pathos emotivo di tutti i momenti di prigionia, anche i più duri. Sicuramente il fatto che Noer abbiamo modificato la pellicola perché risultasse più fisica e cruda, accordandosi al gusto degli anni Duemila, sì, ma anche al suo interprete protagonista, ha giovato alla performance dell’attore che abbiamo conosciuto in Sons of Anarchy. Rami Malek, per quanto molto bravo, mi ha convinto un po’ di meno, probabilmente perché è troppo “pulito” e in carne. La sua figura avrebbe dovuto far contrasto con quella di Papillon/Hunnam, ma la cosa non è così evidente e inoltre il tono della pellicola non lo aiuta a rendere il suo personaggio per le stesse motivazioni per cui quello di Charriere risalta invece così bene.

immagine-29

L’accento di Papillon rimane sul rapporto di amicizia tra i due protagonisti, come nel 1973, e penso che questa sia stata una scelta vincente da parte della produzione, che avrebbe benissimo potuto trasformare questo nuovo remake in un ennesimo film d’avventura all’americana e invece ha sfornato un prodotto ben fatto, godibile e, volendo, anche commovente. Non male per un film d’estate, no? E chissà che la maledizione dei rifacimenti cinematografici sia finalmente alle mie spalle. 😉