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No, una piovra con un trucco molto carico e i capelli biondo platino non c’entra nulla questa volta, la Strega si è semplicemente presa un colpo d’aria e letteralmente dalla sera alla mattina è rimasta senza voce. Ariel, fammi spazio.

Considerato che gran parte del lavoro – o meglio, dei lavori – stregoneschi implica l’utilizzo della parola come forma espressiva e comunicativa, questa mattina mi sono subito adoperata per andare a comprare il necessario per ritrovare la voce.

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Ehm… no. In questo caso non si tratta di un nordico e giovane lupo di mare.

Dopo una veloce visita dalla dottoressa per la prescrizione, mi reco dunque in farmacia, muta, con gli occhi lacrimanti e i capelli in disordine modello casalinga disperata.

Prendo il numerino sorridendo – non potendo salutare – ai vecchietti che a metà mattina affollano il luogo in cui tutti i propri risparmi sembrano svanire come neve al sole (la farmacia, appunto) e aspetto il mio turno, che giunge in tempi insospettabilmente brevi.

Mi reco alla postazione di un giovane farmacista, che mi sorride e mi chiede cosa desidero, al che io mi sforzo il più possibile per emettere un filo di voce per scusarmi della mia condizione. Tiro fuori il foglio della dottoressa, su cui campeggia la scritta AFONIA proprio sopra la prescrizione del farmaco desiderato. Lui:

“Sì, ma tiri fuori la voce! Non c’è ragione di essere timida.”

Ecco, sì, se fossi in grado di tirare fuori la voce probabilmente non mi troverei nella situazione di dover spiegare a gesti la mia condizione, ma sorvoliamo. Il farmacista sembra aver inteso. Ed è qui, a un passo dal raggiungimento del mio scopo, che insorge un altro problema.

“Senta, ma la Sua tosse è secca o grassa?”

Io non ho la tosse. Sono afona. Mimo di nuovo e indico il foglio.

“D’accordo, ma la tosse è secca o afona? Perché il farmaco è in due soluzioni diversi, altrimenti Le devo dare il colluttorio.”

Annuisco. Mi dia questo caspita di colluttorio!

“No, perché, capisce… Se la tosse è secca, allora c’è una formulazione specifica che…”

Mi. Dia. Questo. Benedetto. COLLUTTORIO!

L’occhiata da me prescelta (la N. 3, ti-spezzo-le-braccine-e-poi-chiamo-chi-ti-spezza-le-gambe) pare funzionare, perché il farmacista si interrompe a metà, va a prendere il colluttorio e mi permette di pagarlo. Mi lascia andare con un’ultima, gentilissima raccomandazione.

“Non beva il colluttorio, eh!”

 

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