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The Death of Stalin, o Morto Stalin se ne fa un altro, è entrato nella  mia lista di visione nel momento esatto in cui ho appreso dell’esistenza della pellicola diretta da Armando Iannucci per due motivi ben precisi: ammiro molto il lavoro di almeno due membri del cast e il trailer, che gioca sull’ironia, mi ha conquistata. Approfittando, quindi, di uno scampolo di tempo libero graziosamente offertomi da un virus parainfluenzale (era il 7 marzo… questo post giunge paurosamente in ritardo), l’ho visto nel rassicurante silenzio del Covo, che di pomeriggio è sempre deserto, gatto a parte, e, benché mi aspettassi qualcosina di più, non sono rimasta delusa.

The Death of Stalin è un adattamento dell’omonimo graphic novel di Nury e Robins e nel 2017/18 ha vinto ed è stato candidato per numerosi premi, tra cui il Miglior Attore Non Protagonista (Russel Beale), il Miglior Casting e il Miglior Trucco e Acconciatura ai British Independent Film Awards. La trama è presto detta: l’1 marzo 1953 Iosif Stalin muore a seguito di un’emorragia cerebrale, ma la sua morte viene dichiarata soltanto due giorni dopo.

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Da sinistra, Malenkov/Tambor, Kruscev/Buscemi e Berija/Russel Beale nello studio di Stalin, dove il dittatore è appena morto… rilasciando la vescica.

Cosa succede in quelle quarantott’ore? I membri della squadra ministeriale del defunto dittatore sovietico si scontrano per avere il potere, finché Malenkov emerge vincitore, ma naturalmente i sotterfugi e i trucchi per primeggiare non si fermano una volta incoronato il nuovo leader… anzi, tutto il contrario!

Il trailer del film prometteva tanta ironia, e indubbiamente così è. Gli scambi tra i personaggi, sia a livello di battute che di sguardi e mimica, sono curati nel dettaglio, con una ritmicità che sosterrebbe situazioni anche meno paradossali di quelle dipinte nel corso dello svolgimento della storia. Il sorriso si gela – com’è giusto – un po’ sulle bocche dello spettatore, se solo questi si ricorda che si sta parlando di eventi realmente accaduti, e nemmeno tanto tempo fa.

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Vassilij Stalin, al centro, guarda dei giocatori semi-professionisti di hockey. La battuta qui sopra si riferisce all’incidente aereo del 1950, in cui morirono quasi tutti i componenti della squadra di hockey dell’Aeronautica Militare.

Le sfarzose ambientazioni sono di grande effetto e i reparti trucco e acconciature e costumi meritavano molti più premi di quelli che hanno effettivamente ottenuto, perché la somiglianza degli attori con i reali protagonisti delle vicende storiche è in molti casi a una virgola dall’essere completa. L’aspetto che fa fare un balzo di qualità al film di Iannucci, tuttavia, è il cast, che non solo è di tutto rispetto, ma è anche molto ben amalgamato.

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I figli di Stalin, al cospetto del cadavere aperto del padre, che deve esser eimbalsamato. Kruscev ha appena tentato di rassicurarli con un classico “andrà tutto bene”.

Oltre all’ottimo Simon Russel-Beale (Lavrentij Berija, capo dei servizi segreti sovietici e vice di Malenkov per un breve periodo), è doveroso citare Jeffrey Tambor (Georgij Malenkov, che succede a Stalin dal 1953 al 1955), Steve Buscemi (Nikita Kruscev), Jason Isaacs (Georgij Zukov, allora maresciallo dell’URSS, comandante delel truppe sovietiche e noto e amatissimo eroe di guerra) e Rupert Friend (Vasilij Stalin).

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Nel Cremlino nessuno ti sentirà complottare.

Se, come ho già ampiamente detto, l’interpretazione e le dinamiche tra i membri del cast sono aspetti ottimi (vi ho già detto che il copione è favoloso? No?! Beh, lo è: un gioiellino!), devo registrare che il ritmo di narrazione subisce qualche battuta di arresto, soprattutto attorno alla metà del film, che probabilmente poteva durare qualcosa meno dei suoi 106 minuti. Questa piccola critica non getta però ombra su The Death of Stalin, che complessivamente è un gran bel film indipendente. Anzi, mi arrischio a dire che non sarebbe male farlo vedere nelle scuole, magari come complemento allo studio del periodo storico (che oramai viene preso in considerazione molto poco), perché Morto Stalin se ne fa un altro ha il pregio di intrattenere senza nascondere nulla del contesto e dell’epoca in cui la storia – che, sottolineo di nuovo, è essenzialmente vera – è inserita. 

 

Voi avete già visto The Death of Stalin? Che cosa ne pensate, vi è piaciuto? Chi è il vostro cospiratore preferito? Fatemelo sapere nei commenti, io intanto mi metto comoda. 😉

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