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nel percorso dei segreti

La Strega ha animo da esploratrice, ma purtroppo può concedergli libero sfogo solo di rado, e a spizzichi e bocconi. Nella seconda metà di giugno è in programma un viaggio memorabile, che sogno di fare da una vita, e nel frattempo mi accontento di scovare angoli nascosti nella mia amata, amatissima Milano. La scorsa settimana è stata la volta dell’Archivio Storico e del Sepolcreto della Ca’ Granda, durante una visita guidata denominata il Percorso dei Segreti che ha aperto i battenti solo a fine gennaio 2018.

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Veduta dell’Ospedale Maggiore, o Ca’ Granda, da un dipinto del 1842

Prima di raccontarvi la mia visita, vi do qualche informazione generale.
La Ca’ Granda (ovvero, la casa grande) è un edificio sito tra le odierne Via Francesco Sforza, Via Laghetto e Via Festa del Perdono (siamo in centro, tra le metropolitane di San Babila M1 e Missouri M3, vicini al Tribunale) che oggi è sede dell’Università Statale di Milano. La sua costruzione fu voluta dal neo duca di Milano Francesco Sforza (gli Sforza si erano appena appropriati della città un tempo viscontea) come unica casa di cura per i malati indigenti della città nella seconda metà del Quattrocento. 

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L’iniziale progetto del Filarete. La pianta è rimasta più o meno la stessa (il cortile principale è più ampio e la chiesa è stata spostata dal suo centro, ma ci siamo. La facciata è un po’ meno… turrita. XD

I fondi per questa costruzione arrivarono in modo furbescamente italiano: in accordo con Papa Pio II fu istituita una Festa del Perdono, ovvero un momento in cui, versando una somma di denaro, la Chiesa avrebbe perdonato i peccati del benefattore, per il 25 marzo, la Festa dell’Annunciazione, a cui l’edificio e la chiesa ivi inserita erano dedicate. La Festa del Perdono istituita nel 1459 come periodo limitato fu proclamata poi ricorrenza da Pio IV. Avuti i fondi e l’approvazione del Papa, Francesco Sforza affidò il progetto della Ca’ Granda all’architetto toscano Filarete, che già stava lavorando al Castello Sforzesco. L’edificio fu ideato in stile rinascimentale (che non andava tanto d’accordo con il gusto tardogotico lombardo dell’epoca), ma nel corso dei secoli subì numerosi rimaneggiamenti e aggiunte sostanziose, tanto che la fine dei lavori di costruzione si fa risalire al 1805, periodo napoleonico. L’Ospedale Maggiore continuò la sua originaria fino al 1939, quando i degenti vengono trasferiti nella nuova sede nel quartiere Niguarda (motivo per cui, se chiedete a un Milanese dove sia la Ca’ Grande, c’è una buona probabilità che questo, sbagliando, dica che è l’ospedale Niguarda). Durante i bombardamenti USA del 1943 l’edificio subì notevoli danni, venne ristrutturato e diventò sede dell’Università negli anni Cinquanta.

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Via Francesco Sforza, la porta delle meraviglie nel caratteristico mattone rosso quattrocentesco. 

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Foto: Milan l’era inscì (Milano era così). La porta delle meraviglie, la Ca’ Granda e il Naviglio. 

Ora torniamo alla meravigliosa giornata di sole in cui, sentendo già la primavera nell’aria, ho intrapreso il Percorso dei Segreti. Bisogna entrare nell’edificio da Via Francesco Sforza, poco prima dei resti della “porta delle meraviglie”. Fino alla prima metà del Novecento in questa via trafficata a pochi passi dal Tribunale di Milano, scorreva il Naviglio, e la porta di cui sopra era collegata a un piccolo molo per l’attracco delle imbarcazioni e a un ponte per passare sull’altra riva. Si accede all’Archivio Storico da una porticina sulla destra, che da su un cortiletto dall’aria dimessa cui non dareste due lire. Armati di elmetto di ordinanza (il soffitto è affrescato, ma non in ottime condizioni: non vogliamo guastarci la piega, vero?), entrate nella prima sala dell’archivio, che altro non era che l’aula seicentesca per le riunioni estive del Consiglio Amministrativo della Ca’ Granda. Il consiglio fu sciolto da Napoleone nell’Ottocento e le stanze dedicate alle riunioni (quella estiva e quella invernale, più raccolta e interamente arredata in legno di noce) furono destinate ad archivio. Qui si respira odore di carta vecchia, polvere e umidità – il paradiso del bibliofilo, in pratica – e si ha la possibilità di vedere una quantità indescrivibile di faldoni vecchi di secoli relativi a pazienti, medici, personale, spese e donazioni. I benefattori che versavano una somma consistente di denaro, tra l’altro, avevano diritto a farsi dipingere in un quadro (le cui dimensioni variavano al variare della somma versata…) e in origine le stanze dell’archivio erano letteralmente tappezzate dai ritratti del Benefattori della Ca’ Granda. Molti di questi dipinti, alcuni di un certo pregio, ora si trovano a Brera.

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La cripta è disseminata di “pozzetti”, dove venivano calate le salme. 

Il Sepolcreto è in realtà la cripta della Chiesa dell’Annunciazione, anch’essa costruita nel Seicento, a scopo di luogo di tumulazione dei morti dell’ospedale. La cripta aveva canaline di scolo che sbucavano direttamente nel Naviglio (lo vedete l’altare in fondo alla fotografia? Lì dietro c’è la porta delle meraviglie) e fu effettivamente utilizzata come sepolcreto per una cinquantina di anni. Nel 1695, dopo le continue proteste per gli umori malsani e la scarsità di igiene generata da una soluzione così bislacca, il cimitero della Ca’ Granda fu spostato nella vicina rotonda della Besana, costruita apposta lì vicino, e il Sepolcreto diventò un magazzino riprendendo valore solo nella prima metà dell’Ottocento, quando fu sede delle riunioni dei Carbonari e primo riposo dei caduti delle Cinque Giornate di Milano. Durante la seconda guerra mondiale il Sepolcreto divenne un’infermeria d’emergenza, e in effetti non subì troppi danni durante il bombardamento del ’43. Ultimamente è stato ristrutturato e messo in sicurezza, in modo da renderlo visitabile.

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La lista dei caduti durante le Cinque Giornate. I corpi dei deceduti furono successivamente spostati sotto il monumento di, appunto, Piazza Cinque Giornate.

Dell’originaria decorazione alla danse macabre non è rimasto che un alone. Immaginatevi scheletri danzanti dipinti sulla parete, teschi, ossa e altri simboli della caducità umana in un memento mori costante, che però non è sopravvissuto all’umidità del luogo. Anche le decorazioni ottocentesche sono in pessime condizioni, ma le lapidi, le statue e le stele funebri di alcuni benefattori fanno bella mostra di sé in un corridoio laterale e, nella penombra del Sepolcreto, hanno sicuramente il loro effetto. L’atmosfera del luogo, che ospita tutt’ora i resti di 150.000 persone, nel Seicento è andata irrimediabilmente persa, quindi, ma con uno sforzo dell’immaginazione si può tornare al primo Ottocento e, magari, ritrovarsi al lume di una lanterna cieca, circondati dai membri di un’organizzazione segreta, con lo sciabordio delle acque del Naviglio a coprire i sussurri dei cospiratori.

Il biglietto intero per la visita al Percorso dei Segreti è di 12 €, un prezzo un po’ altino, ma sul sito internet trovate spesso delle promozioni interessanti o dei biglietti cumulativi, che valgono sicuramente la pena di essere presi in considerazione dai turisti e, perché no?, dai milanesi con la voglia di conoscere la proprie – bellissima! – città.