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Nel post sulle letture di febbraio vi avevo accennato alla lettura di The Handmaid’s Tale contestualmente alla visione della serie tv omonima e vi avevo anche detto che il libro mi era piaciuto di più, senza però dilungarmi sulle reali motivazioni. Lo faccio adesso in un post dedicato, in cui vi illustro le principali differenze tra il romanzo della Atwood e la pluripremiata serie tv cercando di fare solo spoiler minimi ed essenziali.

Margaret Atwood (Ottawa, 1939) è autrice di più di trentacinque volumi tra poesia, letteratura per bambini, narrativa e saggistica; ambientalista e femminista dagli anni Sessanta, vive in Canada con il compagno, anche lui scrittore. In gran parte dei suo scritti emerge una continua e profonda preoccupazione per la società occidentale, che lei vede in stato di crescente degrado (in questi giorni confesso di non riuscire a darle torto…). Il suo stile di scrittura è ironico e curato, molto fluido e soprattutto originale. La Atwood scrive Il Racconto dell’Ancella tra il 1984 e il 1985 (più precisamente, inizia il romanzo durante un suo soggiorno nella Berlino ovest), traendo ispirazione dai lavori di George Orwell, Aldous Huxley e Ray Bradbury. The Handmaid’s Tale suscita immediato scalpore per i temi trattati e le immagini veicolate, tanto da essere addirittura vietato in alcuni licei, è ha molto successo: viene tradotto in moltissime lingue, ottiene numerosi riconoscimenti e ne viene tratto un film. Negli ultimi vent’anni, però, la storia di Offred viene dimenticata o quasi, finché Hulu (è una compagnia che fornisce contenuti video on demand, un po’ come Netflix) decide di produrre una serie televisiva tratta dal romanzo.

The Handmaid’s Tale debutta nella seconda metà di aprile 2017, ha un enorme successo e viene riconfermato per la seconda stagione, che comincerà, pare, dopo il 20 aprile 2018. L’ideatore della serie è Bruce Miller, tra gli interpreti principali ci sono Elisabeth Moss (Offred) e Joseph Fiennes (Comandante Waterford), e tra il 2017 e il 2018 cast e produzione si sono portati a casa numerosissimi premi, tra cui Emmy Awards, Golden Globes e Critics’ Choice Awards. Non male, eh?

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Le “scene mute” come questa mi sono piaciute moltissimo. L’ordine, la sincronia dei movimenti, finanche dei passi, creano la giusta atmosfera di tensione, inquietudine e paura.

Sia libro che serie tv sono incentrati sul personaggio di Offred (o Difred nella versione italiana), un’Ancella destinata alla casa del Comandante Waterford, pezzo grosso del regime dittatoriale di Gilead (o Galahad in italiano). Numerose guerre nucleari hanno stremato le superpotenze mondiali e devastato l’ecosistema, mentre la popolazione è in gran parte sterile. Si sono quindi istituiti accordi di influenza che permettano ai vari stati ancora in piedi di costituire una loro organizzazione e sedare eventuali rivolte nel modo che desiderano, senza che gli altri paesi ci mettano becco. Gilead ha trovato un modo per ovviare alla sterilità della popolazione (e più precisamente dei potenti) creando le Ancelle, ovvero asservendo le donne ancora fertili a un regime di schiavismo sessuale a fini procreativi.

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Gilead trova giustificazione in tutte le sue manovre in interpretazioni del testo biblico. Anche la violenza sulle Ancelle è rielaborata affinché diventi una Cerimonia sulla falsa riga del mito di Abramo.

Tutto chiaro fino a qui? Bene, ora partiamo con il confronto.
Ancora una volta vi avviso che potrebbero esserci dei piccoli spoiler: non rivelerò finale né turning point della storia, ma se siete ipersensibili alle anticipazioni vi raccomando di procedere con cautela. 😉

Il romanzo della Atwood e la serie tv hanno praticamente la stessa trama, solo l’ordine cronologico di alcuni eventi viene invertito, e scelgono lo stesso metodo narrativo, ovvero quello stream of thoughts di una singola persona (Offred) di cui vi avevo parlato nel post sulle letture di febbraio. L’ambientazione della serie tv è decisamente conforme a quella che si immagina dal libro e devo dire che scenografie e costumi mi sono piaciuti moltissimo. Per tutto il periodo della lettura di Il Racconto dell’Ancella avevo notato l’attenzione per l’aspetto visivo nella scrittura della Atwood, le sue scene sembravano quasi dei singoli quadri, e la produzione Hulu ha riprodotto meravigliosamente questa sensazione. Certo, la lentezza narrativa e la ripetitività di alcune scene che non spiacciono nel romanzo tendono vagamente ad annoiare nella serie tv, in cui la mancanza di azione di sente moltissimo, ma secondo me il vero problema è un altro, e ve lo spiego subito.

The Other Side

Luke. L’inutilità fatta personaggio.

Per ovviare alla staticità di luoghi e situazioni, credo, la serie televisiva è stata arricchita da approfondimenti sui personaggi e addirittura una storyline parallela (quella di Luke, il compagno di Offred prima dell’avvento di Gilead), che però non mi hanno lasciato una grande impressione. Alcuni ampliamenti dei personaggi sono in verità interessanti, ma nella maggior parte dei casi si dilungano troppo, perché naturalmente perseguono uno scopo preciso, a cui arriveremo a breve. Trovo che il personaggio di Luke sia inconsistente, inoltre seguirlo spezza la tensione sulla situazione a Gilead, che, diciamocelo, è incredibilmente più interessante. Mi sembra che ci sia tanto nella serie tv che sia stato aggiunto per allungare al broda, diciamo, per arrivare a una quota minima di dieci episodi, e mi domando che cosa succederà nella seconda stagione, dato che con la prima la trama del libro si è praticamente esaurita (non scherzo, manca solo l’epilogo… che è la parte più interessante della storia della Atwood e che in questo momento nella serie tv non troverebbe che uno scampolo di spazio).

Non apprezzo infine la scelta di soffermarsi solo su alcuni aspetti del regime di asservimento, depersonalizzazione e infine di lavaggio del cervello attuato dalla Repubblica di Gilead trascurandone gli altri, o comunque conferendo loro meno spazio di quanto la Atwood fa nel libro. Detta in soldoni, questa storia della cerimonia… direi che basta farla vedere una volta, no? C’era bisogno di dare più spazio a Diglen (la prima Diglen, quella interpretata da Alexis Bledel) includendo quella punizione? Capisco che i lati fisici, pruriginosi della distopia immaginata dalla scrittrice attirano di più lo spettatore medio, e non è neanche giusto non ritrarli, perché nel libro ci sono (non in cotanta misura, però), ma mi sembra che per valorizzare questi la tensione di scena, l’inquietudine e anche la stessaOffred siano stati resi un po’ sottotono. La sparizione definitiva e improvvisa di alcuni personaggi, senza che se ne sapesse più nulla, dava un’emozione ben diversa dall’attrazione morbosa per alcuni particolari. Il carattere effimero del Mayday aveva più forza di una prova della sua reale esistenza, o così è sembrato a me.

Voi avete visto The Handmaid’s Tale, avete letto il libro o entrambi? Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti, io vado a riprendermi dallo sforzo di aver evitato ogni spoiler principale come  un discesista in Coppa del Mondo. 😉