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Il piano iniziale era, manco a dirlo, di vedere Tre Manifesti a Ebbing in Missouri prima dell’assegnazione degli Academy Awards dello scorso 4 marzo, ma come vi ho già detto il Fato si è pronunciato in modo contrario. Mi sono dunque approcciata alla pellicola diretta da Martin McDonagh un pomeriggio della settimana appena passata, mentre ero preda di uno di quei virus parainfluenzali che in questo periodo non potevo proprio farmi mancare, ben sapendo che alla Notte degli Oscar si era portata a casa ben due statuette.

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri è uno spaccato di vita, più che na storia vera e propria. Conosciamo tutti i protagonisti nel mezzo di una vicenda che è cominciata molto prima dell’inizio del film e di cui non ci saranno mai chiari tutti gli aspetti. Così, incontriamo Mildred Hayes (Frances McDormand, Oscar come Miglior Attrice Protagonista) mentre guida lungo una strada provinciale, deserta, e nota tre cartelloni pubblicitari in disuso; capiamo subito che le è venuta in mente un’idea, ma non conosciamo il motivo per cui lei decide di affittarli per un anno intero. Le cose cominciano a farsi un po’ più chiare solo quando vediamo i suoi manifesti, su cui sfondo rosso campeggiano tre frasi nere: Stuprata mentre stava morendo – E ancora nessun arresto – Come mai sceriffo Willoughby?

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Jason Dixon è interpetato da Sam Rockwell (qui con la McDormand), che ha vinto il premio Oscar come Miglior Attore Non protagonista

I concittadini si Mildred non parteggiano per lei, ma bensì per il corpo di polizia, e più precisamente per lo sceriffo Willoughby, membro ben voluto della società e sofferente di un tumore al pancreas, che è direttamente chiamato in causa dai cartelloni. Particolarmente duro con lei è l’agente Jason Dixon, che ha problemi di alcolismo e gestione della rabbia e vede in Willoughby la figura paterna che gli è sempre mancata. Mildred, che è una madre divorziata con un figlio a carico e il doloroso ricordo della morte dell’altra figlia (aggredita, stuprata e uccisa, appunto, un anno prima dell’inizio del film), diventa oggetto di piccoli dispetti e sabotaggi da parte del corpo di polizia e degli altri cittadini, finché – con una lentezza che ben si accorda con la paciosità delle piccole cittadine americane – non si arriva al climax del film.

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I manifesti vengono incendiati da ignoti.

Da qui in poi non vi svelo null’altro, anche se potete ben immaginare che Mildred non reagisce in modo calmo e ragionato.

Il film non dura moltissimo – un’ora e tre quarti – ma confesso che mi è sembrato molto più lungo di quello che è, probabilmente a causa della lentezza della narrazione. Effettivamente il punto forte di Tre Manifesti a Ebbing in Missouri sta nella bravura degli attori; oltre ai due premiati è doverosa una menzione a Woody Harrelson, che interpreta lo sceriffo: un personaggio interessante a cui lui conferisce uno spessore particolare e una punta di ironia molto piacevole. Una trama come quella del film di McDonagh deve essere sostenuta da performance di un certo livello, altrimenti rischia di diventare noiosa e di non suscitare una partecipazione nello spettatore, che può rimanere impegolato nel ritmo narrativo.

Personalmente ho apprezzato anche che, contrariamente alla buona tradizione americana, non esista una parte che ha indiscutibilmente ragione contrapposta a una che ha torto. Mildred soffre per quello che è successo alla figlia, per i suoi sensi di colpa, e, sì, anche perché nessuno ha ancora trovato il colpevole, tuttavia è lei che decide di concentrarsi su quest’ultimo punto nel probabile tentativo di trovare un capro espiatorio per un evento di cui si sente colpevole. La polizia locale non è composta da agenti politically correct, anzi, ma non è possibile negare che Willoughby sembra una persona per bene, sia a livello privato che lavorativo, un uomo sensibile che non merita di essere attaccato così direttamente. Anche il lavoro d’indagine svolto non pare avere pecche: non può essere colpa dei poliziotti se sul corpo della ragazza non sono state trovate prove. Ecco, mi è piaciuto il realismo della sceneggiatura, anche se mi rendo conto che proprio questa caratteristica rende il film non completamente digeribile ai più.

Voi avete già guardato qualche pellicola candidata agli Oscar? Che cosa ne pensate?
E dei premiati? Ditemi, ditemi tutto! 😉