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Come avrete capito dall’ammontare e dal tono dei post del mese, febbraio non è stato proprio facilissimo per la Strega, il che si è inevitabilmente tradotto sul fronte letture et similia. Ho visto poco di nuovo (volevo recuperare qualche film per la notte degli Oscar, sento ancora le Norne che mi ridono dietro) e ho letto ancora meno: solo due libri, e nemmeno tanto lunghi.

Il primo è stato The Handmaid’s Tale, di M. Atwood, ritornato in auge a seguito della pluripremiata serie televisiva andata in onda su Hulu la scorsa primavera. La distopia della Atwood è stata pubblicata nel 1985 e il mio iniziale piano era di leggerla prima di guardare la serie tv, ma alla fine dei conti ho finito per approcciarmi in contemporanea alle due versioni della storia, che, come credo sappiano ormai anche i sassi, si svolge nel regime post-nucleare di Gilead. La Repubblica di Gilead è una dittatura teocratica che presumibilmente copre il territorio del Massachussetts, negli ex Stati Uniti. Al suo interno le donne sono fortemente controllate e soggiogate all’autorità maschile, non è loro permesso avere proprietà, lavorare, leggere o scrivere, e come il resto della società si trovano divise in classi. Tra queste c’è quella delle Ancelle, che raggruppa le donne ancora fertili dopo un calo di fertilità con cause non ben precisate e le distribuisce tra i membri della classe dominante, affinché possano essere letteralmente montate e producano figli. La protagonista della storia è, appunto, un’Ancella.

Contrariamente a quanto ho letto nella maggioranza di commenti e recensioni, a me il libro è piaciuto più della serie televisiva (magari ne parliamo in un post a parte, non voglio dilungarmi qui). L’ho trovato interessante, ben scritto e alienante il giusto, esattamente come c’è da aspettarsi in una buona distopia. Un buon numero di chi ha letto Il Racconto dell’Ancella in italiano mi riferisce che non è riuscito a immergersi nella storia perché ha avuto problemi con lo stile dell’autrice: è possibile, immagino. La mia versione è in lingua originale e io non ho riscontrato lo stesso tipo di problema, anche se è indubbio che il metodo narrativo – il libro è un continuo stream of thought: la protagonista sembra semplicemente sfogarsi raccontando la sua storia senza un ordine cronologico e spesso senza accorgersi di compiere dei flashback – non ne fa una lettura leggera, al di là dei temi trattati. In alcuni momenti non mi è stato possibile non fare paragoni con Herland, di Charlotte Perkins Gillman (l’avevo letto a giugno), ed è un fatto senza dubbio curioso, dato che per certi versi il racconto della Perkins Gillman è un’utopia. Vi segnalo la particolarità dell’epilogo, che secondo me aggiunge un significato nuovo all’intero romanzo.

Il secondo libro che ho letto nel mese scorso è un altro classico tornato in auge grazie a una riproposizione visiva: The Beguiled (in italiano, L’Inganno), di Thomas Cullinan. Forse ricorderete che lo scorso autunno è uscito l’omonimo film di Sofia Coppola (lei ci ha vinto il premio per la Miglior Regia a Cannes 2017), che io non ho ancora visto, perché volevo come sempre leggere prima il libro… e stavolta ci sono riuscita! The Beguiled è un romanzo curioso: un po’ storico, un po’ gotico, un po’ thriller psicologico, di sicuro con un’ambientazione meravigliosa (si svolge nel sud degli Stati Uniti durante la Guerra di Secessione: immaginatevi Via col vento) e un ritmo narrativo purtroppo molto lento. La storia è quella di John McBurney, un soldato confederato che, ferito, trova rifugio in un collegio per signorine in territorio sudista e che naturalmente sconvolge il delicato equilibrio che si è stabilito tra tutte queste donne, che sono le narratrici in prima persona della vicenda, mentre McBurney rimane sempre oggetto del racconto, quasi come se non avesse una vera e propria parte attiva.

Probabilmente mi aspettavo tanto da questo libro e per questo ne sono rimasta decisamente delusa, anzi, ho proprio faticato a finirlo. In questo momento sono anche indecisa se recuperare o meno il film della Coppola, anche se lei è una bravissima regista e il cast è di tutto rispetto. Devo sicuramente aspettare che la delusione per il libro di Cullinan scemi ed evidentemente prepararmi a un pathos di intensità minore di quello che avevo calcolato guardando il trailer. ^^

Come vi anticipavo, questo è tristemente tutto quello che riguarda le mie letture di febbraio 2018. Voi che cosa mi dite? Cosa avete letto nel mese scorso?
Avete visto The Handmaid’s Tale o The Beguiled? Rispondetemi nei commenti!

 

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