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“Bagina” è il nome colloquiale dato al Pio Albergo Trivulzio, la casa di riposo per anziani non abbienti attiva a Milano da oltre due secoli. Il soprannome deriva dal fatto che nel Novecento l’istituzione fu spostata sulla strada che conduceva a Baggio, da qui “Baggina” o “Bagina”

Nel febbraio 2018, prima del freddo siberiano, la Strega, oramai sulla soglia dei trent’anni, si è accinta a farsi spuntare i denti del giudizio.
Lo dico come se fosse stata una decisione ponderata, anche se naturalmente i benedetti terzi molari superiori e inferiori – od ottavi, o strumento massimo di tortura… insomma, chiamateli come volete – hanno fatto i loro conti senza l’ostessa e hanno convenuto di spuntare nel periodo sopra indicato.

In realtà, qualche problemino lo avevo già avuto con questi denti. Dei fastidi minori, che tutt’al più mi causavano una buffa regressione all’età neonatale, con un irrefrenabile desiderio di mordere qualsiasi cosa mi capitasse a tiro. In questi momenti, in cui i giochini morbidi per bambini (i “mordicchi”) che vedevo in farmacia avevano su di me un fascino quasi malsano, non era successo nulla di più eclatante del palesarsi di qualche timida punta bianca di dente, che si faceva strada tra le gengive stregate.

Mercoledì scorso, invece, è stata un’altra cosa.
Puntualmente durante il mio turno all’attività rambica (anche i denti della Strega sono dotati del proverbiale tempismo!), il dente del giudizio in basso a destra ha deciso di rendere nota la sua presenza. É cominciato con il solito fastidio, che si è ben presto trasformato, però, in quel trapanamento di tessuti e nervi con l’intensità giusta perché ti sembri che il dente debba uscirti dall’orecchio al posto che dalla gengiva.
Tra le battute ilari dei clienti dell’attività rambica (finalmente metterai giudizio, ah ah! Vorrei sapere se qualcuno ci ha mai riso su), la sottoscritta ha preso un antinfiammatorio, ma con scarsi risultati. Tempo che arrivasse la notte e il dolore era diventato sufficientemente insopportabile da convincermi a spostare e/o cancellare tutti i miei impegni per andare dal dentista. Subito. Anzi, a sole sorto, che alle tre di notte la gente normale – e anche quella che non ha un terzo molare stronzo – dorme.

Siccome ho una super zia che mi vuole bene (e che incidentalmente lavora in un super studio dentistico), alle 13:50 sono sulla famosa poltroncina meccanica, in attesa del mio destino (per inciso: il dente incriminato è drittissimo, non fa male perché è storto, ma perché non riesce a bucare la gengiva), che è quello di farmi – termine tecnico – scappucciare l’ottavo in questione. In pratica, e vi lascio all’oscuro dell’accecante dolore dell’anestesia, il santo dentista assistito dalla super zia che vigilava come un falco sulle mie fauci mi ha resecato la parte della gengiva che lo stronzo (aka, il dente del giudizio) non riusciva a bucare. Successivamente mi ha rimandata a casa con la prescrizione di antibotici, sciacqui, gel e, naturalmente, cibi liquidi o semisolidi, in ogni caso non caldi.

Durante il weekend ho dunque seguito una dieta composta di yoghurt e gelati vegetali (il colesterolo non lo vogliamo guardare?), passatini di verdura tiepidi, e savoiardi (gluten free) ciucciati fino a farli sciogliere in bocca, cui ho prontamente conferito un naming che potesse aiutarne il marketing. É così che da una dolorosa disgrazia è nata la Bagina Special Diet, un regime altamente ricco di fibre, sali minerali e vitamine, il tutto estremamente digeribile… infatti dall’aspetto sembra che parte del processo chimico-meccanico in questione sia già avvenuto. La Bagina Special Diet è un regime senza controindicazioni e senza rinunce (chi non sogna gelato a tutte le ore del giorno?), può conferire al massimo un certo senso di leggerezza di testa, una vaga sensazione di stare camminando sulle uova, probabilmente a causa del basso apporto calorico dei pasti… Ma volete mettere il piacere di poterla condividere con tutta la famiglia, anche con nonni e bisnonni? XD