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Quello che vedete sopra queste parole è il banner del primissimo link party a cui partecipo, in cui sono stata nominata dalla sempre adorabile usqueaque e che mi è arrivato come una specie di dono dal cielo (nel senso di quelle volte in cui passate troppo vicino al cornicione di qualche casa e i piccioni hanno appena mangiato e…) in una serata particolarmente stressante al termine della quale avevo deciso di spegnere il cervello. Come molti di voi sapranno, il miglior modo per farlo è recuperare una di quelle serie tv che vanno sotto il nome di teen drama e che io personalmente definisco ammazzaneuroni sul sempre utile Netflix e trascorrere qualche tempo nella più completa apatia acritica. Il sorteggio ha favorito lo spin-off di una serie televisiva, tratta dai libri di cui vi parlerò, che – e il motivo va al di là della mia comprensione – ha avuto notevole successo; meno di otto ore dopo apprendevo del link party e della mia nomina, sapendo già di che cosa parlare.

41mda2bjxyul-_sx324_bo1204203200_The Vampire Diaries di Lisa Jane Smith è una serie di romanzi classificabili nel genere young adult scritti tra il 1991 e il 1992 (per quanto riguarda i primi quattro volumi, che mi sono stati gentilmente regalati in un Natale di qualche anno fa, perché i parenti rambici non si battono, signori) e poi tra il 2009 e il 2014 a seguito dell’inizio dell’omonima serie tv prodotta da CW e scritta da Kevin Williamson e Julie Plec. I primi quattro libri dei tredici (!) totali sono stati scritti praticamente di getto dalla Smith, che poi ha avuto qualche problema con i suoi editori, che l’hanno licenziata e rimpiazzata con dei ghostwriter… ma non sono gli spetteguless editoriali che ci interessano!

Come credo sia noto a tutti – fortunatamente a causa della serie tv, che nella sua banalità è comunque molto meglio del libro -, la storia è quella dell’umana Elena Gilbert – canonicamente bella, innocente, generosa e tanto, tanto romantica -, che si ritrova impegolata in un triangolo amoroso con i fratelli vampiri Stefan e Damon Salvatore – anche loro canonicamente belli, dannati, tenebrosi, con un alone di mistero e… tanto romantici! Il triangolo di base è complicato da uno passato ma mai sopito, che coinvolgeva i due fratelli – che però allora erano gli umani belli, innocenti e tanto romantici – e una vampira identica ad Elena – che quindi era la bella, dannata, tenebrosa, misteriosa eccetera -, che proprio non ha voglia di farsi da parte… Non ha senso che vi racconti il resto della storia, dato che confesso di non ricordarla che fino a un certo punto e che comunque è talmente piena di plot twist che finirei le parole del post prima di aver concluso il paragrafo sulla trama.

Passiamo dunque al motivo per cui ho scelto proprio Il Diario del Vampiro non già come un libro di me…lma, ma proprio come il capostipite di tutti i volumi del genere. Vedete, se il problema fosse solo l’immaturità dell’intero impianto narrativo – sono TUTTI belli, sono TUTTI poetici, i cattivi (che comunque sono bellissimi) sono ovviamente tutti pazzi, ad eccezione naturalmente del fratello più bello e dannato, e così via -, ci si potrebbe anche passare sopra, perché c’è di peggio. Il linguaggio è semplice a livello elementare, tanto da poter costituire un ottimo esercizio di comprensione della lingua inglese (ancora oggi voglio sperare che sia questo il motivo per cui mi hanno regalato quei dannati volumi), ma può anche andare bene, perché infondo la storia doveva parlare, anche negli anni Novanta, agli adolescenti. Per un’amante della letteratura sui vampiri, però, è fonte di una sofferenza quasi fisica vedere dei personaggi con potenzialità pressoché infinite (andiamo! Il vampiro è territorio inesplorato ed esplorabile da ogni lato per uno scrittore!) trattati alla stregua di adolescenti viziati e incapaci, quando va bene, di controllare i propri pantaloni o le proprie gonnelle. Un vampiro che si rifiuta di bere sangue umano perché gli dispiace… gli dispiace?! Ma gli dispiace cosa?? Di aver perso materia grigia per strada? No, ma lui è un vampiro speciale! 

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Questa GIF è tratta dalla serie tv e quando l’ho trovata su google mi ha fatta sorridere. Vi rendete conto che è effettivamente una battuta di un episodio?! A pronunciarla, però, è un personaggio che non esiste nei libri

Il tono narrativo mi ha disturbato in una maniera inenarrabile. Di libro in libro – presumibilmente di pari passo con la vena creativa che si esauriva – esso diventa sempre più petulante, tedioso e affettato, tanto che alla fine del secondo volume si riesce quasi a immaginare l’irritante vocetta lamentosa che associo alla scrittrice mentre ti legge le sue stesse parole… e tu vorresti prenderla a badilate, vorresti cavarle tutti i denti e poi farci una collana, vorresti… ci siamo capiti.

Insomma, sia cronologicamente che per le sue doti, Vampire Diaries si pone come il primo di una lunga carrellata di libri melmosi di genere horror, che peraltro vantano conosciuti esponenti come Twilight. Potevo, dunque, operare scelta migliore? Adesso non mi resta che eliminare ogni ricordo riesumato per la scrittura di questo post dal cervello; dicono che il training autogeno funziona. 😉

Se anche voi volete partecipare al link party indetto da The Book Seeker, trovate le regole nel suo post: sentitevi liberi di dare il vostro contributo! Per continuare la serie di libri da evitare come la peste, io nomino PennlyLane On The Tube (che d’altronde ha seguito le mie elucubrazioni sul libro in direttissima), Lettrice Assorta e – e questa è una nomina plurima: voglio un libro per ognuna delle curatrici del blog! – Canti delle Balene.