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Questo è il mese del Festival Verdi, un evento musicale che celebra il famoso compositore italiano nel mese della sua nascita che si tiene tutti gli anni a Parma e in generale nelle Terre Verdiane. Io ho sempre voluto farne esperienza, ma – vuoi perché da Milano fino a Parma non sono esattamente due passi, vuoi perché al costo del biglietto c’è da aggiungere quello del viaggio, o perché non ho mai trovato nessuno sufficientemente melomane da accompagnarmi – non ci sono mai riuscita. La seconda metà di questo pazzo 2017 si sta tuttavia riservando piena di cambiamenti e sorprese, tra cui l’invito al Teatro Regio per vedere l’opera con cui è stato inaugurato il festival.

festival-verdiÉ stata un’esperienza bellissima, dall’inizio alla fine.
Il viaggio-lampo andata e ritorno, il teatro, i posti in palchetto (mi sentivo molto Ottocento!), il foyer affollatissimo e, naturalmente, l’opera in sé e per sé, il cui piacere è accresciuto dal fatto che la sua rappresentazione è cosa rara. Sto parlando, come avrete capito dall’immagine che apre questo post di Jérusalem, opera in quattro atti con musiche di Giuseppe Verdi e libretto in francese. L’opera – o meglio, la grand opéra – ha debuttato a Parigi nel 1847 ottenendo un discreto successo, cosa che non è avvenuta in Italia per due motivi precisi: la traduzione italiana del libretto era farraginosa e Jérusalem è in realtà un rifacimento di I Lombardi alla Prima Crociata, altra amatissima opera del giovane Verdi. In effetti, Jérusalem e I Lombardi alla Prima Crociata costituiscono il caso più unico che raro di due versioni della stessa opera tuttora coesistenti.

La trama è un po’ complicata anche per gli standard del melodramma. Siamo nel 1095, Papa Urbano II sta per dichiarare aperta la Prima Crociata. Il conte di Tolosa e il Visconte Gaston di Béarn si riappacificano dopo una faida durata anni e Hélène (figlia del conte) viene promessa in matrimonio a Gaston. I due giovani, che sono già innamorati, sono felicissimi, ma non sanno che c’è (naturalmente) qualcuno che trama alle loro spalle: Roger, il fratello del conte di Tolosa, vorrebbe infatti la nipote per sé e progetta di fare assassinare il suo rivale. A causa di un incidente, però, è il conte di Tolosa a essere ferito e creduto per morto; Gaston, ritenuto colpevole, è condannato all’esilio, mentre l’insospettato Roger sceglie di recarsi in Terrasanta per espiare con l’eremitaggio la sua colpa. Passano quattro anni e i Crociati giungono finalmente in Palestina alla guida del conte di Tolosa (vivo!) e seguiti da Hélène, che ha saputo che Gaston si trova prigioniero dell’emiro di Ramla. Ovviamente la ragazza tenta di liberarlo e finisce per essere relegata nell’harem dell’emiro, da dove lo stesso Gaston la salverà poco prima dell’entrata dei Crociati in città. Giunge il momento di conquistare Gerusalemme; Gaston – che non è propriamente il visconte più sveglio di Francia – viene spogliato del titolo nobiliare e del cavalierato, umiliato e condannato a morte tra le lacrime inconsolabili della sua amata, ma Roger – che intanto ha seguito l’esercito travestito da santo eremita e ha scoperto che suo fratello è ancora vivo – lo libera dal giogo del boia e gli intima di unirsi ai Crociati per morire con onore. La Città Santa viene presa, Gaston è sopravvissuto, ma Roger è ferito a morte e confessa la sua colpa con il suo ultimo respiro, ottenendo il perdono suo e dell’antico rivale.

Sebbene la musica sia stata scritta e rivista per la metrica francese, ascoltandola si respira tutto il Verdi dell’inizio, soprattutto per quanto riguarda a continuità narrativa e le arie del coro, la cui presenza ricorda moltissimo quella quasi protagonistica del Nabucco (1842. É quello di: Va’ pensiero sull’ali dorate…), ed è bellissima da seguire, anche se la lingua costringe a dover alzare spesso lo sguardo per leggere i sopratitoli.

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La scena iniziale dello spettacolo. Foto ufficiale di Roberto Ricci.

La Jérusalem del Teatro Regio di Parma è alla sua prima rappresentazione dopo trentasette (37!) anni ed è spettacolare sia dal punto di vista musicale che da quello visivo. Daniele Callegari dirige la Filarmonica Arturo Toscanini, sulle cui note gorgheggia un cast d’eccezione a cominciare proprio dal basso Michele Pertusi, assolutamente favoloso nei panni di Roger. Da ciò che ho scritto nel paragrafo precedente è evidente che non è possibile non citare anche il coro del Teatro Regio diretto da Martino Faggiani. La regia, la scenografia e i costumi sono curati dall’argentino Hugo de Ana, famosissimo anche per aver frequentemente collaborato con Riccardo Muti, che per la sua messa in scena ha creato un contesto del tutto particolare.

Il fondale di scena è scuro, con i toni del metallo e della roccia, e la scenografia è costituita da elementi concreti mescolati a contenuti multimediali (video e immagini) proiettati sulle pareti e su uno schermo aggiuntivo posto tra gli interpreti e il pubblico. É questo un velo sottilissimo e invisibile che permette di vedere con chiarezza cosa accade sul palco e nel contempo aumenta la realtà percepita dallo spettatore riflettendo i contenuti che vi vengono proiettati. L’effetto d’insieme è molto inclusivo, quasi come se fosse una realtà aumentata, e mi ha stupito moltissimo, perché non avevo mai visto un accorgimento del genere portato avanti su un’estensione così grande e per così tanto tempo (l’opera dura pur sempre tre ore e quello schermo è sempre in funzione!) Un contesto coinvolgente è doppiamente importante in un’opera in cui non si capisce che cosa cantano gli interpreti, perché aumenta la comprensione delle situazioni da parte del pubblico, ed è indubbio che Hugo de Ana sia riuscito nell’intento.

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Gaston viene spogliato dei suo titoli e condannato a morte. Nella foto sono visibili sia l’arredo e i personaggi veramente presenti sul palcoscenico che i cavalieri e le bandiere proiettate sullo schermo invisibile. Foto ufficiale di R. Ricci

Mi domando se d’ora in poi ci saranno più rappresentazioni di Jérusalem o se la prima grand opéra di Verdi tornerà tra le nebbie dell’oblio. Nel dubbio, io sono molto felice di averla potuta vedere. 😉