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Finalmente ho qualche minuto di tempo per raccontarvi della mostra Dentro Caravaggio! Se mi seguite su Instagram, sapete già qualcosina. Ho partecipato all’anteprima per la stampa dello scorso 28 settembre e, dopo una conferenza non lunga quanto la cartella stampa lasciasse immaginare (e meno male!) ho goduto di tutto il tempo che volevo per ammirare le venti opere esposte.

Sappiamo che oggi Caravaggio è uno dei pittori più famosi di tutti i tempi – seriamente, chi non lo citerebbe assieme al Magico Trio rinascimentale? -, ma chi è stato questo signore? Diamo qualche informazione.
Michelangelo Merisi (aka, il nostro uomo: Caravaggio) nasce a Milano nel 1571 e qui comincia la sua formazione come un normalissimo pittore dell’epoca. Il gusto pittorico del tempo si rifà ai grandi maestri del Rinascimento (Leonardo, Michelangelo e Raffaello) e la fine del Concilio di Trento (in seguito al rebellott causato da Martin Lutero, che noi chiamiamo Riforma Protestante 😉 ) vuole l’esaltazione della drammaticità dei soggetti religiosi ritratti con una predilezione per le conversioni e gli atti di sacrificio per la fede.

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Esiste uno sceneggiato italiano sulla vita di Caravaggio, interpretato da Alessio Boni. La fotografia è veramente bella. 

Caravaggio dimostra fin da subito un grande talento, ma anche un carattere complicato che lo mette spesso nei guai; è irascibile, impulsivo e passionale, senza contare che è un profondo amante del vino e delle osterie, dove tende a spendere tutti i suoi soldi. Proprio per i suoi toni amabili, il nostro pittore è costretto a fuggire da Milano (perché, dite? Uccide un uomo, va in carcere ed evade un anno dopo: cose che capitano) e a recarsi a Roma, dove gli viene commissionato un grande lavoro nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi. Il lavoro è di proporzioni gargantuesche (come la commissione), ma il tempo di consegna è pochissimo, e il pittore si rende conto che non riuscirà mai a finire in tempo utilizzando le consuete tecniche di pittura su tela.

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Il celeberrimo Canestro di Frutta ci dimostra il metodo di pittura tradizionale: sulla tela si stendeva una preparazione chiara, su cui si tracciavano le linee guida del disegno con un carboncino o un pennello sottile. Dopodiché si dipingeva tutto, stando attenti a non sovrapporre gli strati di colore ancora freschi per non combinare un disastro. E la pittura a olio ci mette un sacco ad asciugare!!

Cosa fa, dunque, Michelangelo Merisi? Scurisce il fondo di preparazione su tela e si limita a dipingere solo le parti dei soggetti e dello sfondo che si trovano in piena luce o in penombra. In pratica, quando vedete il fondo scuro in uno dei dipinti di Caravaggio e pensate che sia frutto di un’ombreggiatura molto carica, state sbagliando, perché in quelle zone quasi nere non c’è semplicemente niente, nemmeno un tratto di disegno!

Da questo momento, Caravaggio diventa famoso in tutta la penisola italica e oltre, e abbandona totalmente il vecchio modo di dipingere. Il suo carattere, però, resta quello di sempre: pochi anni dopo il suo arrivo alla ribalta, uccide un altro uomo ed è costretto a fuggire da Roma recandosi a Napoli, Malta e in Sicilia. Morirà nel 1610, a trentanove anni di cui solo quindici di vita artistica, a Porto d’Ercole. Nel Novecento il Merisi assurgerà alla fama odierna grazie alla mostra curata da Roberto Longhi nel 1951, proprio a Palazzo Reale.

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Un cavaliere di Malta. Pare che anche Caravaggio sia entrato nell’Ordine.

Di Caravaggio mi piace la passionalità violenta delle sue opere, specialmente quelle mature, la teatralità di quel fondo scuro da cui i soggetti emergono, irradiati da un unico fascio di luce. Altro elemento di pregio è il realismo della sua pittura: fateci caso, nessuna delle sue figura è perfetta. Il cavaliere di Malta qui di fianco non è un fulgido eroe mitologico, il canestro di frutta di qualche paragrafo fa ha una mela bacata e le foglie di vite sono piene di buchi. Caravaggio introduce nei suoi dipinti il sudore, il sangue e la sporcizia, vi dipinge finalmente l’umanità ed è bellissimo.

 

 

La mostra Dentro Caravaggio del Palazzo Reale è costata oltre 3,5 milioni di euro, una cifra enorme! L’idea, credo, è promuovere una commistione tra l’emozione suscitata dall’arte di Michelangelo Merisi e la curiosità scientifica che dovrebbe risvegliarsi alla luce delle recenti nuove scoperte che le moderne tecnologie della diagnostica hanno reso possibili. In pratica, dal 2009 sono stati fatti studi approfonditi su una trentina di dipinti autografi utilizzando radiografie, analisi sulla composizione della pittura e quant’altro la Modernità possa offrire, da cui si è evinto cosa ci fosse sotto la crosta di pittura di ogni capolavoro e come quella crosta sia stata applicata. Dentro Caravaggio porta così in scena venti dei dipinti che sono stati selezionati affiancati da venti clip della durata di meno di un minuto in cui sono riversate le nuove scoperte.

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La Flagellazione di Cristo: uno dei miei preferiti!

La realtà, però, è che quando ci si trova davanti a un’opera di Caravaggio si rimane stupiti, quasi sbigottiti davanti alla sua forza emozionale, ed è difficile ricordarsi che girando attorno a quel meraviglioso capolavoro che ti strappa il cuore dal petto ci sia un filmatino muto proiettato senza sonoro su un triste schermino. L’arredo e le luci, che sono magnifici, intensi e teatrali, non supportano la missione di divulgazione scientifica, ecco. ^^
Mano a mano che ci si addentra nel percorso espositivo – disposto in tre fasi: la giovinezza, la rivoluzione dopo la Cappella Contarelli e la maturità artistica -, le sale sprofondano sempre più nella penombra, proprio come succede alle figure dei dipinti di Caravaggio, che si muovono su un fondale sempre più buio e drammatico. Arrivati nelle ultime sale la collaborazione tra ambiente e opere è tale che scoprire il prossimo quadro, sostare davanti ad esso, così vicino da poter toccare la pittura, è quasi commuovente.

Voi avete avuto occasione di vedere Dentro Caravaggio? Siete mai stati a Palazzo Reale? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto!

 

Come, come?
Volete sapere cosa è stato tratto dalla giornata passata all’anteprima stampa? Qui c’è il mio articolo ufficiale sulla mostra: se volete darci un’occhiata e farmi sapere che ne pensate, ne sarò felice!