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Che una storia non sia una (buona) storia senza un buon cattivo è una verità nota a ogni amante della narrativa, ma quali sono i personaggi più diabolici dei libri? Mi sono fatta questa domanda mentre mi trovavo a rispondere a un booktag su instagram che mi aveva fatta sprofondare in un dilemma amletico mica da poco.
Vedete, io ai cattivi mi affeziono. É veramente difficile che sia l’eroe di una qualsiasi storia a conquistarmi, perché, diciamocelo, spesso i buoni sono noiosi con il loro aspetto patinato, i loro alti valori e le loro ineccepibili scelte. I perfidi, invece, sono tutta un’altra cosa! Hanno personalità, intelligenza, e sono in grado di sorprendere il lettore quando il fulgido cavaliere senza macchia e senza paura non sa più cosa inventarsi. Un buon racconto può reggersi sulle forti spalle di un eroe, ma – datemi retta – non brillerà mai senza un cattivo degno di questo nome.

Scegliere un solo villain per rispondere al gioco, insomma, mi sembrava troppo poco, così ho deciso che non sarebbe stato male scrivere un post in cui raggruppare – senza fare una classifica vera e propria: questi gentiluomini e madamigelle sarebbero capaci di scannarsi l’un l’altro per arrivare sul gradino più alto del podio! – i dieci cattivi più riusciti della letteratura secondo il mio modesto e stregato parere.

Non posso che cominciare l’articolo con il personaggio ritratto nell’immagine in evidenza: Richard III, del dramma omonimo di William Shakespeare. Riccardo III è un personaggio particolare: spietato, deforme e difficilmente amabile, è dotato di un carisma eccezionale e di una crudezza che rimane impressa. In un dramma solo questo signore è in grado di uccidere svariati membri della sua famiglia (adulti e bambini, non fa differenza!), corteggiare e sposare la vedova di una sua vittima quando il corpo del marito è ancora caldo, imporsi come marito alla giovane figlia di un’altra vittima e molto, molto ancora. Se siete amanti del teatro, vale la pena vedere Richard III almeno una volta e farsi cogliere dal fascino e dal ribrezzo che ammantano la figura del protagonista in egual misura.

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L’ottimo Rory Kinnear nella produzione del National Theatre di un paio di anni fa. Il ruolo di Iago gli è valso il prezioso premio Olivier

Sempre zio Will ha coniato un altro dei malvagi che rimangono nella memoria comune dell’uomo, anche se non ha mai letto una parola della tragedia di cui fa parte, anzi, in cui gioca il ruolo di vero protagonista occulto della storia. Sto naturalmente parlando di Iago, il fine e perfido stratega che pone il tardo della gelosia nella mente di Otello e manovra tutti come burattini. Iago è uno dei miei cattivi preferiti, ogni volta che leggo o assisto all’Otello io tifo per lui. Particolarmente degna di nota negli ultimi anni è stata la rappresentazione del personaggio a opera di Rory Kinnear (vi ricordate?) attore che io apprezzo moltissimo e che la maggioranza di voi conoscerà per il ruolo della Creatura nella serie tv Penny Dreadful. A differenza di Riccardo III, Iago risulta in qualche modo meno spregevole, anche se non è meno spietato. A me è sempre sembrato molto umano, soprattutto se messo a confronto con quella macchina di sangue, odio e acciaio di Richard.

Per esaurire le citazioni del Bardo in questo articolo, inserisco il nome di una signora, che di certo non sfigura in questa bella compagnia: Lady Macbeth. Algida, fredda e spietata, è lei la vera forza motrice della tragedia che ne vede il marito diventare regicida, lei che convince Macbeth a compiere il destino profetizzato dalle spaventevoli streghe. Queste ultime sono il terrore dell’oscurità, quello suscitato dalla pazzia, dal furore religioso (pagano, ma religioso), dai riti che ormai sono stati dimenticati, ma non sono nulla – nulla! – contro la spietata ambizione di Lady Macbeth.

Dostoevskij è capace di infondere il puro terrore nell’animo del lettore, quando è in vena, di dipingere con un’esattezza dolorosa le più oscure emozioni dell’animo umano. Nikolaj Vsevolodovic Stavrogin, personaggio di I Demoni, è uno dei cattivi a cui non mi sono mai affezionata, ma che non mi sarebbe stato possibile non citare qui. Il fatto che non appaia per lunghi tratti del romanzo, che quasi non abbia voce e che nella gran parte delle sue scene sia posato e perfettamente padrone di sé è la migliore prova del carisma di quest’uomo che è sostanzialmente l’incarnazione stessa della perfidia morale, alla maniera russa.

signore-oscuro-sauronIn un post sui cattivi poteva mai mancare il Signore Sauron? Tolkien forgia la figura del suo personaggio di perfido nell’arco non solo della trilogia del Signore degli Anelli, ma anche all’interno di Lo Hobbit, per non parlare del racconto nudo e crudo della sua discesa (o ascesa?) verso le tenebre nel Silmarillon. Di Sauron sono interessanti due aspetti; il primo è che per gran parte della storia lui non ha effettivamente un corpo. É un essere immateriale, impersonificato da un’orbita infuocata e inavvicinabile più o meno come il Dio di Dante era simboleggiato da un globo luminoso. Nessuna connotazione fisica, nessuna traccia di umanità, dunque, per il male assoluto. La seconda cosa che colpisce è che in ogni caso la sua presenza e la sua personalità rimangono impresse nel lettore e permeano l’intera vicenda. Non male per una palla di fuoco, no?

In 1984 di Orwell si è tentati di conferire la parte del cattivo della storia al Grande Fratello, ma io personalmente trovo che O’Brien faccia di più per meritarsela. Chi non ha letto il libro (che potete recuperare qui, con tanti ringraziamenti da parte mia :D) potrebbe non capire perché accludo questa personcina poco famosa nell’elenco di personaggi noti del Mondo Malvagio che sto facendo. Lasciate che vi spieghi: O’Brien è un ufficiale della Psicopolizia che si occupa di trovare i cittadini non interamente compiacenti e obbedienti al regime e… cambiarli. Winston e Julia (i personaggi principali della storia) lo incontrano sotto le mentite spoglie di un ribelle al Grande Fratello, vengono da lui catturati e torturati, subendo con successo un doloroso e terribile processo di lavaggio del cervello condotto, naturalmente, dal viscido O’Brien in persona.

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Luke Arnold, ovvero il Silver di Blacksails, accanto al mio adorato Capitano Flint, interpretato da Toby Stephens.

Long John Silver è uno dei pirati più conosciuti di sempre ed è recentemente tornato in auge grazie alla serie tv Blacksails, ma gli amanti di L’Isola del Tesoro di R. L. Stevenson lo ricordano anche come una delle figure più maligne e spaventose di sempre. Long John è pericoloso perché è un pirata, perché è avido e crudele, ma il motivo per cui fa così paura, secondo me, è che non te l’aspetti. Il personaggio di Stevenson è capace di abbindolarti, di farti abbandonare le difese, di farsi considerare innocuo e persino simpatico, quando invece… Beh, chiedetelo a Israel Hands o al signor Bones!

Durante le sue avventure Sherlock Holmes si scontra con una buona serie di personaggi malvagi, ma nessuno è rimasto impresso nell’immaginario collettivo come il Professor Moriarty, la vera nemesi del detective inventato da Arthur Conan Doyle. Intelligentissimo e più che perfido, nei racconti appare molto meno di quanto ci si aspetta oggigiorno (non credo in più di tre avventure), e mai per molto tempo, eppure è impossibile negare che il pubblico gli sia rimasto affezionato. In un certo qual senso Moriarty condivide l’immaterialità di Sauron; naturalmente il professore è un uomo, ma Watson non lo vede mai e la sua descrizione è fatta solamente per bocca di Holmes. Un’interpretazione molto psicanalitica lo potrebbe anche associare a uno sdoppiamento della personalità del celebre investigatore, immagino.

La Milady de Winter descritta da Alexandre Dumas non è quella che viene dipinta nelle numerose trasposizioni cinematografiche, teatrali e televisive di oggi e di ieri. La donna bellissima e scaltra che incontriamo nei romanzi è una iena, priva di qualsiasi tipo di rimorso e disposta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Il Cardinale Richelieu – che io personalmente fatico a considerare cattivo: è semplicemente uno di quei meravigliosi personaggi che abitano la zona grigia tra Bene e Male – le fa un baffo, veramente, e pertanto la signora entra di diritto in questa lista.

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Al cinema Voldemort è interpretato da Ralph Fiennes, che d’altronde con i pazzi, crudeli e megalomani sembra avere un feeling particolare: ricordate la sua performance in Schindler’s List?

Concludiamo il post con l’ultimo arrivato tra la schiera dei cattivi che fanno gelare il sangue nelle vene: Lord Voldemort, uscito dalla magica penna di J.K. Rowling. Voldemort, al secolo Tom Orvoloson Riddle, è un personaggio dal grande carisma – non per niente ha una nutrita schiera di seguaci – e ambizione, coadiuvati da un enorme talento per le arti magiche, che lo portano a diventare il più grande mago oscuro di tutti i tempi. Il potere, però, non si può ottenere senza sacrificio e infatti man mano che la sua forza cresce, Voldemort si priva di pezzetti di sé per creare gli Horcrux. La sua apparenza cambia, diventando sempre meno umana, finché il suo fisico non si trasforma nella vera e propria incarnazione del male, che questa volta, però, conserva fattezze individuali. Sotto la pelle trasparente, il volto dai tratti serpentini e gli occhi a fessura, Voldemort rimane sempre un uomo, o ciò che tristemente ne resta, e questo contribuisce a renderlo inquietante forse più delle nefandezze che compie. In tutta sincerità, non ho mai amato il modo in cui la Rowling racconta la sua dipartita: lo trovo troppo semplice per una personalità così complessa come quella che la scrittrice ha creato per l’antagonista principale della storia, ma immagino si tratti di gusto personale.

 

E voi avete mai pensato a quali sono i cattivi più cattivi che avete incontrato durante le vostre letture? Pensate che io abbia lasciato qualcuno di meritevole fuori da questo elenco? Fatemelo sapere in un commento qui sotto!