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Una cartolina d’epoca che ritrae il padiglione dell’Acquario Civico.

 

Sito in Viale Gadio 2, di poco all’intero del parco Sempione, l’Acquario Civico di Milano è un piccolo gioiellino di arte Liberty che venne costruito e inaugurato nel 1906 per l’Esposizione Internazionale di Milano che celebrava l’inaugurazione del traforo del Sempione con più di duecento padiglioni sparsi per la città. Unico di quelli all’interno del parco a non essere abbattuto dopo la fine dell’evento, questo museo vivente rimase in attività come acquario vero e proprio, ma anche centro di studi e ricerche ittiologiche fino al 1943, quando fu severamente colpito dai bombardamenti USA. La struttura riaprì nel 1963, ma noi la vediamo con l’aspetto conferitole dal restauro del 2003-06, che ha mantenuto e in certi casi recuperato la struttura esterna in liberty milanese modernizzandone al contempo le vasche e il percorso espositivo.

A oggi l’Acquario Civico di Milano, il terzo acquario più antico d’Europa, vanta vasche di ultima generazione, aule didattiche e spazi per eventi e conferenze, il tutto racchiuso in uno dei più belli e romantici edifici della zona (e stiamo parlando di quella tra il Castello Sforzesco e l’Arena Civica!) e contornato da un giardino che ospita la ricostruzione di alcuni ambienti padani. Al suo interno si continua anche a fare ricerca.

 

Il percorso espositivo è al piano terra; le vasche, disposte a ellisse, offrono la visione degli ambienti acquatici italiani seguendo la storia dell’acqua, dalla sua immissione nei torrenti di montagna fino al mare Mediterraneo. Unica eccezione a questo panorama italico sottomarino e l’ambiente che riproduce il Mar Rosso, esposto come possibile evoluzione del Mediterraneo in quest’era di cambiamenti climatici.

Come anticipavo, le dimensioni dell’acquario sono decisamente ridotte, soprattutto se comparate ai grandi mostri americani o allo stesso acquario di Genova, eppure visitarlo è un’esperienza particolare e non paragonabile alle altre. L’atmosfera che si respira è intima, raccolta, e invoglia a soffermarsi per più tempo di quello che probabilmente sarebbe necessario davanti alle vasche. Forse è per questo che il percorso è disseminato di divanetti su cui ci si può riposare, non da una camminata eccessivamente lunga, ma dall’assordante ménage quotidiano, dalle proprie preoccupazioni o dalle mille cose futili che ci frullano costantemente in testa e ci impediscono di pensare e riflettere.
Dal giardino, nelle cui pozze artificiali nuotano carpe, cavedani, tartarughe, ma anche anatre e gallinelle d’acqua, si può ammirare appieno la bellezza della struttura che ospita l’acquario e perdersi definitivamente nelle reminiscenze di Jules Verne.

acquario-civico-brunettiSeguendo i dettami dello stile architettonico tanto caro alla borghesia milanese del primo Novecento, l’edificio è decorato con elementi in ferro battuto, cemento e calcestruzzo, qui rappresentanti la flora e la fauna del mondo subacqueo. Una bellissima fontana con la statua del dio Nettuno accoglie i visitatori subito dopo il cancello d’entrata, invitandoli a penetrare nel mondo di sogno, fatto di rumori ovattati e luci blu, di cui vi ho già parlato.
Sebbene l’architettura appaia alquanto solida, tutto rimanda alla fluidità e alla leggerezza dell’acqua, a partire dalle decorazioni sulle piastrelle, fino ai doccioni delle mura e alle applicazioni a parete, che sono di un realismo quasi commuovente.

 

Essendo un Museo Civico, potete visitare l’acquario pagando un biglietto di cinque euro (un prezzo più che giusto, anche se gli spazi didattici e ricreativi potrebbero essere implementati), oppure usufruendo delle entrate gratuite previste nell’ultima ora di apertura (dalle 16:30) o il martedì dalle 14. Magari, potete portarvi dietro un bel libro di racconti marinari e leggerlo vicino alla vasca dei pesci tropicali, così, tanto per entrare nell’atmosfera! Io sospetto che nei prossimi mesi tornerò all’acquario con un buon volume sottobraccio e qualche ora da spendere in relax. 😉