Tag

, , , ,

dunkirk_5

Dunkirk è l’ultimo film di Christopher Nolan, che l’ha scritto e diretto, e racconta l’evaquazione di Dunkerque (27 maggio – 4 giugno 1940) in un intreccio di tre diversi luoghi – la terraferma, il mare e l’aria – e tre diversi spazi temporali – una settimana, un giorno e un’ora-. I personaggi che seguiamo più da vicino, quindi, sono sempre gli stessi e la staticità della trama tipica dei film di guerra è movimentata dai continui flashback e flashforward che l’intreccio di cui sopra permette e supporta.

Pare che Nolan abbia progettato di scrivere una storia riguardante l’operazione Dynamo (l’evacuazione della spiaggia di Dunkerque) per oltre venticinque anni, e sicuramente si nota una grande cura nei dettagli, nelle inquadrature e nella resa dei personaggi, che risultano tremendamente umani, eroici e fallibili al tempo stesso. Il copione è stringato e ridotto all’essenziale, lasciando il dovuto spazio all’azione e alle emozioni che trapelano dagli sguardi e dai gesti, in modo che l’inquietudine, il terrore e l’atrocità della situazione risaltino al meglio.

Il cast vanta nomi ben noti, altri da intenditori e alcuni persino sconosciuti. Tra tutti, non è possibile citare Mark Rylance, che dopo Il Ponte delle Spie è autore di un’altra performance che potrebbe valergli uno o due premi, Tom Hardy, intenso nonostante reciti quasi sempre a volto coperto, e il come sempre meraviglioso Kenneth Branagh.

d4

Branagh interpreta il capitano di marina Bolton. Una delle sue scene – assolutamente muta, senza neanche un sospiro – mi ha fatto piangere tante di quelle lacrime!

Al di là delle singole performance, comunque, quello che più mi rimarrà impresso di Dunkirk è il miscuglio assolutamente realistico tra orrore e speranza, tra l’eroismo più alto e la codardia, il baratro più nero della disfatta e la luce che arriva da luoghi inaspettati di cui sembra essere intessuto. Ho pianto, ed era da tantissimo tempo che non versavo lacrime davanti al grande schermo, e in più punti della narrazione.

Rifacendoci, dunque, al titolo di questo post, perché tutti dovrebbero guardare Dunkirk? É un bellissimo film, questo è certo, ma i gusti sono soggettivi e c’è sempre qualcuno che la pensa diversamente. Nemmeno i volti noti del cast (e qui faccio un appello alle giovanissime: sì, Harry Stiles c’è, ma non ha una parte così preponderante e il film impressiona, quindi andateci preparate, e non solo per vedere un bel faccino) bastano a giustificare la mia affermazione, né la firma della regia o quella della colonna sonora (Hans Zimmer). Tutti dovrebbero vedere Dunkirk perché una cosa che orribile e spaventosa com’è ritratta è successa davvero, meno di ottant’anni fa. La violenza, le ferite, la mancanza di una via di fuga, la disperazione, in ultimo la strenua lotta per la sopravvivenza sono parte della nostra storia recente e mai come in questo periodo, in cui sembra che molto sia stato dimenticato, sono importanti.

dunkirk-12-compressor-640x357

Altra scena di calde lacrime: l’arrivo dal nulla delle imbarcazioni civili, che accorrono per riportare a casa i soldati inglesi quando tutto sembra perduto. 

In ultimo, mentre l’animo dello spettatore è forse scosso dal pensiero di quello che stato come da quello che potrebbe ancora essere, Dunkirk è un film da vedere per il suo finale, in cui la sconfitta più grande si tramuta in una vittoria impensata; penso che storie come queste ci siano necessarie.