Il Bullo che ti ruba la merenda

Sì, il ragazzo tipicamente più grande e grosso, pluribocciato e fondamentalmente stupido che nei film/fumetti/scegliete-un-supporto-per-la vostra-storia ruba la merenda al debole e gracilino ragazzo intelligente, e, sostanzialmente, gli fa passare una vita d’inferno. Quello lì.
Perché il bullo lo fa? O meglio, in funzione di cosa decide che può rubare la merenda al patetico secchioncello con gli occhiali storti? Perché il bullo, vedete, è più forte. E quindi può. Può rubare la merenda a quella cosa patetica che si agita sull’asfalto davanti a lui, può ridere della sua impresa con gli amici e può andare avanti con i suoi affari nella piena consapevolezza che non risponderà mai delle sue azioni.

Siamo tutti stati il ragazzo gracilino senza merenda, almeno una volta, forse lo siamo ogni giorno. E il bullo fa valere diversi tipi di forze su ciascuno di noi, poveri tipetti dall’aria, alla meglio, da topo; a volte si tratta proprio di forza bruta, altre volte il bullo è quello più ricco di noi, o più conosciuto, o più intelligente, a volte è quello che possiede dei brandelli di conoscenza ed esperienza che fa valere su di noi e altre invece ha qualcosa di cui non possiamo fare senza e su cui lui può fare leva. Qualsiasi sia la situazione, finisce sempre allo stesso modo: lui si abbuffa di merendine e noi rimaniamo a bocca asciutta.
La differenza tra la realtà dei fatti e i film, naturalmente, è che nessuno di noi verrà punto da un ragno radioattivo, scoprirà di essere l’ultimo erede di una nobile e ricca casata europea o vincerà le resistenze del bullo diventando l’eroe della sua cittadina; agli occhi del nostro bullo, rimarremo sempre i deboli ragazzini zoppicanti a cui può fare quello che vuole. Gran bella cosa, questa realtà.

L’idea che qualcuno potesse esercitare un siffatto grado di prepotenza su un’altra persona, sulla carta dotata dei suoi stessi diritti, appartenente alla sua stessa specie, presumibilmente soggetta ai suoi stessi sentimenti (Se ci pungete, non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo?) mi ha sempre fatto un certo qual ribrezzo. Cos’è, nella natura umana, che ci impedisce di rispettare l’altro? Non di stendergli un tappeto rosso davanti, badate bene, ma di rispettare il fatto che anche lui sia un essere umano e abbia i suoi diritti, di farci carico dei nostri doveri e di non riversarli sulle spalle del prossimo nostro, se vogliamo, solo perché siamo dotati degli strumenti per farlo?
Che il vecchio Hobbes ci avesse preso con l’Homo hominis lupus, lo avevo intuito durante lo studio del suo pensiero, ma continuo comunque a chiedermene il motivo. Voglio dire, il filosofo britannico ci ha sicuramente fornito un modello semplice e comprensibile del modo in cui vanno le cose, ma non trovo particolarmente digeribile la spiegazione dell’istinto naturale.

E’ istintivo che il più forte prevarichi sul più debole? E’ normale, allora, che tutte le strutture sociali in cui ci siamo imprigionati per impedirlo abbiano semplicemente creato nuovi tipi di bulli che possono rubarci la merenda?
E’ logico che, per combattere i bulli, si debba diventare dei bulli a nostra volta? E se sì, non è triste che pochissime persone abbiano la facoltà di poter effettuare questa trasformazione?

Non c’è scuola che non proponga ai suoi studenti, almeno una volta nel loro periodo di frequentazione, un tema sul bullismo; “Spiega e approfondisci il fenomeno del bullismo. Quali sono le conseguenze? Cosa pensi che spinga il bullo a comportarsi così? Come pensi di sentano le vittime? Elenca i metodi con cui porresti fine alla pratica del bullismo.”
Non c’è forse traccia di scrittura più ipocrita di questa, in una società in cui gli insegnanti possono prevaricare sugli alunni perché non li hanno a genio, i genitori possono mettere i piedi in testa agli insegnanti perché danno dei brutti voti ai loro figli, il datore di lavoro dei genitori può spadroneggiare sul dipendente, perché altrimenti gli basta licenziarlo, lo Stato può approfittarsi del lavoro di aziende o persone private e non pagarle, o pagarle dopo due anni… Scrivetele voi, due righe su come possono sentirsi le vittime, e poi, già che tutti sembriamo essere la vittima di qualcuno, spiegate anche perché non cominciamo a considerare la condizione di vittima come normale dell’essere umano.
Quali risorse hanno, le vittime, per ribellarsi allo strapotere dei bulli?
Rispondere a questa domanda è talmente paradossale, che viene quasi da ridere: le minacce.
Se mi licenzi, vado in tv; se mi minacci, lo scrivo ai giornali; se tu, Stato, non paghi la mia fattura, io non pago le tasse. In pratica, se tu fai il bullo con me, io mi rivolgo a qualcuno che possa fare il bullo con te, oppure faccio il bullo anche io.  E tanti saluti all’ama il prossimo tuo come te stesso.

Qualche ora fa parlavo con una persona conosciuta da poco e non nelle più allegre circostanze, che ha un po’ il mio stesso – difficile, non lo nego – carattere, e che a questo proposito mi diceva che il nostro è un mondo di squali. Non posso dire di essere in disaccordo, anzi, affermo senz’altro che la giovane pulzella mi ha tolto le parole di bocca.
Ma da quando ho chiuso la chiamata con lei, c’è un dubbio che mi ronza in testa, e che non vuole saperne di lasciarsi accantonare.

Non è che, se questo è un mondo di squali, è anche perché noi lo permettiamo?

Attendo vostri commenti.

4 pensieri riguardo “Il Bullo che ti ruba la merenda

  1. Io sono un ex vittima di bulli… intendiamoci, nulla di estremamente grave, ma insomma ero quello che magrolino, occhiali, orecchie a sventola era sistematicamente vittima delle prese in giro dei prepotenti di turno… Il problema è che se non si reagisce subito, si rischia di venire marchiati a fuoco per tutte le elementari / medie / liceo. Lamentarsi con la maestra non si può, né stare lì e non reagire, perché si peggiora la situazione. La soluzione per conto mio sarebbe: alla prima presa in giro, un calcio ben assestato e vedi che non ci riprovano; alternativa: buttarsi sul confronto dialettico, che però se l’altro è più grosso non funziona… Il problema di fondo è che ‘chi pecora si fa, il lupo se la mangia’.

  2. “Non è che, se questo è un mondo di squali, è anche perché noi lo permettiamo?”

    Io dico solo questo: ci sono talmente tante persone senza carattere e senza un minimo di amor proprio che sì, sono proprio loro a fare in modo che il bullo possa bulleggiare senza vergogna. Con un poco di coraggio in più, e un poco di personalità, forse molto di quello che accade non accadrebbe. Poi ovvio, il Cattivo ci sarà sempre ma è anche vero che i Buoni a volte hanno la meglio. Se si impegnano. Ma impegnarsi costa fatica. E la fatica spesso la si vuole evitare, eeeh.

    1. Più che altro, sembra quasi che ci si sia abituati a farsi mettere i piedi in testa, e che quindi, dato che “così va il mondo”, non si può far altro che accettare e ingoiare il rospo… Lo trovo alquanto desolante.

  3. Riflessione interessante; inoltre il fatto che ci hai ficcato dentro (ci stava eh?) un po’ di Hobbes ti ha fatto guadagnare punti extra.

    Lasciamo stare i temini scolastici su globalizzazione, uguaglianza e monate varie sulle quali un ragazzino non può scrivere più di “è una cosa brutta/bella” in quanto c’è chi ci dedica libri o trattati. Puntiamo invece sulle motivazioni del bullo: piacere personale, ebbrezza diciamo, e ovviamente il premio materiale o immateriale che ottiene dalla sua violenza.
    Non è forse meglio ottenere ciò che desideri senza faticare? Non è preferibile far compiere il proprio lavoro (o i propri compiti) ad altri invece di sprecare il proprio tempo in simili noiose attività? Il prezzo da pagare è basso: qualcuno soffrirà al posto nostro.
    -E chissenefrega?- pensa il bullo -Io penso per me.- poi, se il bullo è abbastanza istruito da andare al di là del proprio naso, aggiunge -E poi c’è tanta gente al mondo, è ovvio che qualcuno debba soffrire perchè qualcun altro possa godere.-
    E’ così? C’è una sorta di bilancia del bene e del male che resta sempre in equilibrio? Se è così, siamo belli che fregati.
    Ignoriamo dunque questo punto e concentriamoci sull’ebbrezza: perchè il bullo prova piacere nell’umiliare i deboli? Attira l’attenzione del pubblico, e questo è già di per sé un modo per soddisfare un bisogno di attenzioni, ma c’è di più: la sensazione di superiorità, di importanza, il potere che ne deriva, le risate provocate negli amici del bullo, forse anche una piccola scarica d’adrenalina… insomma, tanta bella roba per un essere umano. Il tutto senza provare né vergogna né pietà. Torniamo dunque di nuovo al concetto di uomo-bestia, armato di istinto animale che lo porta a sopravvivere a dispetto degli altri, come se fossimo nello Stato di Natura del buon Hobbes.
    L’uomo è crudele per natura? E’ spinto a sopravvivere (anche se qui si tratta magari solo di un sopruso e non di una questione di vita o di morte) a costo di schiacciare altri suoi simili perchè così avviene a questo mondo dall’alba dei tempi?
    Ancora una volta, allora, siamo fregati.
    Gira e rigira, le soluzioni che saltano fuori (o almeno quelle che trovo io) terminano in un nulla di fatto, in un “le cose stanno così punto e basta”.
    Opporsi alla propria natura? Follia,grida il bullo: per lui le cose funzionano alla grande, non vede perchè cambiare la situazione.

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