Roditori e Affini

Facendo traduzioni freelance, mi capita di dovermi recare a lavorare in uffici o simili, in cui generalmente quella che si da da fare di più sono io, mentre è possibile trovare i miei colleghi ad interim al bar o davanti alle macchinette.
Questa mattina mi trovavo appunto in uno di questi uffici, quando, aperto la porta, ho assistito ad un vero e proprio Miracolo a Milano. Non c’era una persona in ufficio, non ce n’erano due, ma addirittura tre: tre baldi giovani (sui trent’anni) davanti ai loro computer, in atteggiamento lavorativo. Ancora vagamente stupita da questa stranezza, saluto e chiedo se c’è per caso una postazione libera. Tre paia di occhi mi guardano in maniera molto poco espressiva per un po’, poi il proprietario di uno di questi mi indica un pc. Io ringrazio, appoggio la borsa e comunico che vado al piano di sopra per prendere i documenti da tradurre.
I tre paia di occhi mi guardano, non favellano e annuiscono. Io apro la porta, esco dall’ufficio, la richiudo e sento finalmente la voce di uno dei miei colleghi.

“Oh, come si dice a Milano, gran bella topa.”

Riapro dunque la porta dell’ufficio, rientro e, con calma e cortesia, rispondo al giovine galantuomo.

“Gran bella topa lo dici a tua sorella.”

I gentiluomini si guardano imbarazzati, poi il più coraggioso tenta di giustificarsi.

“Ma no… Noi volevamo solo dire che finalmente abbiamo una traduttrice di bell’aspetto!”

E poi cerca anche di ingraziarsi la  sottoscritta con una battuta sagace

“Così, anche se sbaglia la traduzione, non ci arrabbiamo!”

Sentendomi in dovere di precisare la situazione, rispondo con i dovuti modi, evidenziando come io sia lì davanti a loro più per la mia capacità di non sbagliare le traduzioni che per il mio aspetto. Chiarisco la mia qualifica e rendo nota la mia esperienza nel campo.
Al che, esco dall’ufficio, vado a prendere i miei documenti e mi metto al lavoro, senza più dar peso alla questione.
Finite le mie ore, scrivo anche un tweet sulla vicenda e la racconto ad un paio di persone, puntando in verità più sull’ironia che su quanto fossi scocciata al momento, dato che, una volta che avevo chiarito la mia posizione di fronte ai giovin signori, per me la questione era da considerarsi chiusa.

Ma chiaramente mi sbagliavo.
Mi sbagliavo perché, quando ho raccontato a Rambo quello che mi è successo, mi sono sentita rispondere che l’errore è stato mio, che avevo assunto un atteggiamento sbagliato nei confronti di un complimento. Il che era accaduto, naturalmente, perché la sottoscritta non è ancora capace di stare al mondo.
Quindi, e state bene attenti, mio padre non ha trovato offensivo che qualcuno commentasse con un amico, alle mie spalle e convinto che non sentissi, non che io sia carina, o bella, no, ma che io sia una gran topa. Ci siamo? No, perché non è ancora finita.
Mentre la gran topa che non ha ancora imparato a stare al mondo usciva di casa per andare a sistemare i problemi di Rambo, ancora pesantemente scocciata per la risposta del genitore, la Genitrice asserisce che, comunque, non è stata una cosa gravissima. Insomma, mi si poteva dire di peggio. Con un certo sconcerto, faccio notare alla Genitrice che quello che mi è successo non è poi diverso da una manata sul fondoschiena, ad esempio, ma lei non concorda. Eh sì, la palpatina sì che è offensiva, mentre gli apprezzamenti volgari, no.

Allora ho pensato che, se viviamo in un mondo in cui sembra sia così necessario dare aria alla bocca per apprezzare l’aspetto di una donna/ragazza utilizzando per di più una terminologia quantomeno volgare, se non vogliamo dire svilente, e ponendo anche tale aspetto al di sopra delle sue capacità professionali, in un mondo in cui un padre pensa che sia stata sua figlia a sbagliare, mentre i ragazzi volevano solo farle un’apprezzamento goliardico, di tipo amichevole, e soprattutto in un mondo in cui le stesse donne non si scandalizzano più di tanto per l’apprezzamento volgare, perché le offese sono ben altre, perché si sa come sono gli uomini, perché non lo senti in giro che dicono di peggio, perché, dico io, non hai le palle e la considerazione verso te stessa che dovresti. Dicevo, se viviamo in un mondo così, forse è il caso di scriverlo un post su quello che è successo, sicuramente non fa male e potrebbe essere d’aiuto a molti.

22 pensieri riguardo “Roditori e Affini

  1. Vada per la goliardia, ma questo episodio non mi pare appartenga al genere.
    Non sono bacchettona per natura, ma il rispetto rientra nelle regole del vivere quotidiano, almeno dovrebbe.
    Si fosse trattato di una battuta, come ho intuito pensi qualcuno del tuo entourage, il tizio l’avrebbe pronunciata in tua presenza … ma usando altri termini, ovvio.
    Così va il mondo mia cara. Mi intristisce pensare che qualcuna al tuo posto avrebbe pure apprezzato. 😦
    Be’ non pensarci più.
    Buona serata 🙂
    Primula

  2. Il fatto è che il tipo in questione – credo – ha espresso l’apprezzamento pensando di non essere sentito: la differenza con una palpata sta tutto qui; il commento è volgare finché si vuole, ma espresso in un contesto tipicamente maschile…

      1. Si, ma è il contesto che conta: si può essere anche essere i maschi più educati del mondo, gentili, cortesi e con modi da lord inglese in presenza di rappresentanti del gentil sesso, prima o poi a chiunque, nello spogliatoio di una palestra o in un pranzo tra colleghi è scappato il commentaccio sulla collega o l’istruttrice. Parto dal presupposto che il tipo in questione non sapesse di essere ascoltato, ovvio che se invece ha sparato la battutaccia apposta, per essere sentito, è altro discorso, come quello della pacca sul sedere… ma l’apprezzamento ‘rozzo’ tra uomini almeno una volta nella vita è uscito a tutti…

      2. Secondo il tuo ragionamento, quindi, va bene superare i limiti di velocità, basta che nessuno ti veda? Tanto, è capitato a tutti… 🙂

        Esercizi di logica a parte, “il commentaccio”, come lo chiami tu, è sbagliato in qualsiasi contesto. Non è possibile giustificarlo né sul luogo di lavoro, né in spogliatoio o al bar in presenza di soli amici maschi, perché parte da una concezione materialistica e subordinata dell’oggetto del commento nei confronti della persona che parla. In altre parole, l’apprezzamento “rozzo” sottende la considerazione dell’oggetto di tali apprezzamenti alla stregua di un pezzo di carne, di una frittella o di qualsiasi cosa disponibile perché la si arraffi.
        Giustificare un’azione del genere, che ha questo significato anche se magari chi la fa non ne è al corrente – perché non gli è stato insegnato, probabilmente, o perché non ci arriva da solo -, non è diverso dal giustificare lo stesso apprezzamento “rozzo” fatto in faccia o la pacca sul sedere, il cui significato, beninteso, è lo stesso.

      3. Ecco, quello su cui non siamo d’accordo è che quel genere di commenti sottintenda sempre e comunque una considerazione materialistica della donna. I commenti maschili, spesso con linguaggio ‘da caserma’ sulle sembianze femminili sono vecchi quanto il mondo… Insomma: credo si possa benissimo rispettare le donne, e avere comportamenti ineccepibili in loro presenza, ma allo stesso tempo concedersi di quanto in quanto qualche colorito commento quando si è tra maschi… assicurandosi almeno che dall’altra parte della porta non ci sia una rappresentante del gentil sesso… 😉

  3. Di come la pensi sull’argomento in genere già sai bene, così come puoi immaginare cosa io pensi dei commenti dei tuoi.
    Aggiungo solo la nota della frase giustificativa che peggiora solo la situazione, con la carica di supponenza del “sei bella, puoi anche fare da soprammobile” implicita nella frase.
    Sono di nuovo schifato

  4. @crimson74 Bene, quindi siccome può capitare che sia uscito a tutti si continua a giustificare? Ma, soprattutto, finché si ritiene che certe uscite siano solo questione di “educazione” invece che di un modo di pensare che, in escalation, raggiunge livelli ben diversi e più pericolosi come si pretende da uscirne? Non è che siccome tanti (non tutti) si comportano in un certo modo in un certo ambiente allora la cosa è meno grave. La cosa rimane grave PROPRIO perché sono in tanti a farlo.

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