Cervelli.

Dato che la sottoscritta è riuscita a sopravvivere alla Tre Giorni ancora una volta, ha ben pensato di dedicare la mattinata del day after a visitare la mostra Brain, ospitata dal Museo di Storia e Scienza Naturale di Milano.

Ne avevano parlato tutti come di un’installazione bellissima, moderna e interattiva, e devo dire che un paio di marchingegni carini ci sono anche, ma forse l’organizzazione poteva essere migliore.

Tanto per cominciare, c’era troppa gente all’interno del percorso, che quindi non si è potuto godere appieno. Io avevo già il mio bravo biglietto in mano all’apertura della mostra, eppure le sale erano già moderatamente piene… che senso ha fare una mostra interattiva se poi, causa troppa affluenza, non puoi interagire?? Forse si poteva calcolare un numero di massimo di biglietti da vendere all’ora, o escogitare qualche altro sistema per non creare degli ingorghi inevitabili davanti ai video o davanti agli strumenti interattivi.
E poi, bisogna decidere; o puntiamo all’interazione con le installazioni, e quindi il visitatore impara principalmente utilizzandole, oppure ai cartelloni informativi. In Brain ce ne sono davvero tanti, che contengono tra l’altro informazioni poco specifiche, e con colori quantomeno discutibili. Non pensate, signori organizzatori, che per mettere in piedi una mostra sul cervello si debba conoscere e saper applicare anche qualche principio dell’ottica? Alcune frasi erano assolutamente illeggibili a causa del colore con cui erano stampate… certo, a meno di non stare a meno di 15 cm dal cartellone, ma poi come facevano gli altri visitatori a leggerlo?

E’ stata tuttavia una mattinata piacevole, e spezzando una lancia a favore della mostra, dico anche che qualche “giochino” strappava un paio di sorrisi. Bastava riuscire a metterci le mani sopra. ^^

6 pensieri riguardo “Cervelli.

  1. Mi trovo concorde su molti punti, ma dire che, per me, sei leggera nei tuoi giudizi è un eufemismo.

    Parto dalle considerazioni organizzative: lo spazio a disposizione è poco. Forse non si aspettavano un’affluenza del genere, ma a qualunque ora si entri alla mostra ci si ritrova a spintonarsi l’un l’altro (se nel weekend, non so nei giorni feriali), oltre al fatto che la temperatura è circa di 45°C con un’umidità del 90%. A me sono cresciute le branchie.
    Certo non posso che osservare con ammirazione il fatto che all’orario di chiusura del museo ancora ci fossero persone che cercavano di entrare, mi sento quasi di sperare nell’umanità. Quasi. Non esageriamo.

    Comunque, io ci sono andata piena di aspettative e, a dimostrazione di quante possibilità io abbia dato a questa mostra, ho provato tutti i giochini interattivi, aspettando con amorevole pazienza dietro a bambini urlanti. Non li ho neppure spostati di peso. Devo dire che ce ne sono alcuni di banali (di giochi, non di bambini), altri di davvero carini, uno perfino sbagliato… Però ho apprezzato la presenza di queste “isole” che permettono, con infinita pazienza, di sperimentare ciò che alla fine si intuisce, anche se magari non si sa propriamente.
    E per chi vuole sapere? Basta leggersi infiniti pannelli scritti in giallo su arancione o verde su azzurro, tutti illuminati con una fievole luce… Allora, io ho perso tutta la mia poca vista, ma almeno sono riuscita a leggere, sempre meglio di uno dei miei amici che è daltonico e si è sentito un invalido per tutta la visita…

    Ora arrivo al giudizio pienamente personale: non vale la pena.
    Non sono un’esperta del campo, non ho studiato neuroscienze nè psicologia, ma tutto ciò che c’era scritto su quei pannelli già lo sapevo, da studi liceali (non universitari eh, liceali) o letture personali. C’erano curiosità di cui non ero a conoscenza, cose anche divertenti, ma su cui non baserei una mostra.

    Ecco il senso che mi ha lasciato è stato: “vorrei ma non posso”.
    C’erano tantissimi spunti interessanti, lasciati però a riferimenti bibliografici in fondo ai pannelli. Io col cellulare me ne sono anche letti un paio, ma sinceramente per leggermi articoli scientifici che scarico legalmente e gratuitamente da google scholar non vedo perchè dovrei pagarmi l’ingresso a una mostra.
    E poi la delusione finale! L’ultima stanza è dedicata alle innovazioni tecnologiche con cui si sopperisce alle lesioni cerebrali. Vi sono entrata con l’eccitazione di un bambino in un negozio di caramelle e vi ho trovato poco di quel che esiste oggi giorno e comunque con descrizioni povere, sia per quel che fanno sia per quel che potrebbero fare. E qui mi sento di dire che ci sarebbe stato un mondo da esplorare e che è stato volutamente lasciato nebuloso. Probabilmente per non tediare.

    La mostra ha un enorme pregio, però, che è quello di sollevare alla fine una bellissima domanda sull’etica della scienza e sulle responsabilità dello scienziato, un tema che mi è molto caro tra l’altro. In questo caso non può che venir posta la domanda, i pannelli non possono ovviamente rispondervi. Spero che almeno qualcuno di quelli che leggevano ci abbia pensato per un puffosecondo e che le scolaresche siano poi state costrette a una di quelle “meravigliose” discussioni di classe.

    Per carità, le mostre scientifiche sono da sempre difficili da organizzare: il loro livello non deve nè scoraggiare nè annoiare, complessità inesistente per le mostre artistiche, ma devo dirmi non soddisfatta.

    A questo punto, dato che il biglietto comprende anche il museo di storia e scienze naturali, ci ho fatto un giro dopo tantissimi anni, per tirarmi su il morale. Credo che nel frattempo si sia estinta qualche specie, ma il museo nessuno l’ha aggiornato. E’ pressochè identico a quando lo visitai ventiquattro anni fa.

    P.S. il commento è troppo lungo lo so, ma ci ho messo così tanto impegno a scriverlo che sto male al pensiero di cancellarlo…

    1. Che, scherzi?? Io me lo aspettavo ancora più lungo!!
      Diciamo che nella mia critica ci sono andata volutamente leggera (tutto il sarcasmo che ho accumulato nella Tre Giorni se ne sarebbe altrimenti andato in un puffsecondo… Mi serve per il cliente di oggi!). E’ verissimo tutto quello che hai detto (soprattutto riguardo l’ultima sala che io ho francamente trovato alquanto noiosa), anche se mi sento di dire che non credo che la metà dei visitatori sapessero la metà delle cose scritte sui cartelloni, per quanto semplici e poco approfondite.

      Ammiro moltissimo il tuo autocontrollo nell’evitare di spostare i bambini di peso… Io un paio di volte li avrei proprio lanciati verso il grazioso modellino della sinapsi. ^^ Possibile che i genitori di oggi non sappiano governare la propria prole?? Anche questo è un ottimo spunto per una lunga conversazione, non credi? 😛

      Riguardo all’etica della scienza, temo che il dubbio non se lo sia posto nessuno; almeno, tutti quelli che erano entrati nel mio orario hanno preferito sedersi sull’ultima installazione e ascoltare la musichetta che ne usciva. -.- Se vuoi ne parliamo noi due la prossima volta.

      1. Più lungo di così?
        Allora dillo che vuoi che te lo scriva io il blog… XD

        Comunque non mi sorprenderebbe che buona parte dei visitatori possa aver trovato sufficientemente, se non addirittura troppo, tecnica la mostra (alcuni dei miei amici sono tra questi). D’altronde mi rendo anche conto che io sono fissata con la cultura scientifica…

        Detto questo, qualunque cosa è un argomento di conversazione sterminato per me. A tuo rischio e pericolo (tanto non accadrà mai).

  2. Nella mia ultima gitarelle milanese avevo notato il super battage pubblicitario per questa mostra; sia essa arte o scienza non è mai semplice organizzare un grande evento, e si potrebbe parlare per giorni del costante compromesso tra linguaggio specifico e comunicazione al grande pubblico dei contenuti! 🙂 brava Strega che hai portato all’attenzione questo problema!

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