Se Niente Importa.

Non tutti i libri esistono per offrire puro intrattenimento; ce ne sono alcuni che puntano a sottolineare verità, a fare indagini a rivelare fatti e eventi che forse preferiremmo lasciare nel dimenticatoio. Già annoiarsi su pagine e pagine ricoperte di dati, ipotesi e proiezioni di crescita non è la tipica immagine di una serata di relax con un libro sulle ginocchia, se poi quello che leggiamo è anche impressionante e ci mette a disagio, non giudicheremmo troppo male chi decidesse di chiudere il libro e accendere la televisione.
Ci sono però dei libri che andrebbero letti, magari non di sera e non per rilassarci ^^, perchè riguardano tutti noi, quello che siamo e quali sono le nostre abitudini. Spendere qualche ora su questi tomi, probabilmente non piacevoli, è da considerarsi un progetto di educazione personale.

Tra questi libri, oggi, inserisco “Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali”, di Jonathan Safran Foer.
Si tratta di un’indagine svolta dallo scrittore sui metodi di produzione di carni e pesce negli USA, a seguito della nascita di suo figlio.
Riassumendo brevemente quanto scritto nel libro, la quasi totalità della carne e del pesce prodotti negli USA viene da allevamenti di tipo industriale, in cui gli animali sono maltrattati fino all’inverosimile, riempiti di farmaci e antibiotici, torturati e macellati crudelmente e infine lavorati in condizioni igieniche eufemisticamente definite discutibili, prima di raggiungere il piatto dei consumatori. Foer si chiede, in sostanza, che motivo abbiamo noi di mangiare carne e perchè continuiamo a farlo anche se siamo solo lontanamente consapevoli di cosa succede agli animali. Qualche risposta la trova e noi possiamo concordare con le sue conclusioni o meno. Quello che colpisce del saggio, però, è la descrizione dei metodi di allevamento e macellazione. Mette a disagio sapere che esseri umani come noi che stiamo leggendo siano in grado di fare del male (ed è estremamente riduttivo definire con queste due parole quello che si apprende dal testo) a esseri viventi, quando è probabile che a casa abbiano un cane o un gatto a cui fare le coccole, oppure un canarino, lontano parente di quei polli e tacchini a cui ha rotto le zampe a mani nude fino a pochi minuti prima di staccare dal turno.

Come ho anticipato, non si tratta di una lettura piacevole. Però è una lettura giusta, che spinge (o dovrebbe spingere) a fare paragoni con una situazione non tanto dissimile dalla nostra. E a farsi delle domande.
Io ho terminato il libro qualche giorno fa, ma ci ho messo un po’ a scrivere qualche riga al riguardo, perchè inserire tutte le riflessioni fatte in seguito alla lettura in un unico post (che necessariamente non deve essere troppo lungo, o nessuno lo leggerà) è difficile se non impossibile. Raccogliendo le idee e facendo una cernita tra tutte queste riflessioni, io penso questo.
L’italiano medio che leggesse questo libro o che ne ascoltasse il racconto farebbe probabilmente due commenti.
<< Il signor Foer è un terrorista.>>, citando il commento di Rambo, e << Ma lui parla degli Stati Uniti, in Italia è tutto diverso.>>

Il primo commento è una reazione aggressiva a qualcosa che non vogliamo sentire e che non vogliamo sapere. Perchè ci piace tanto mangiare carne e pesce, perchè non ci crediamo, perchè non intendiamo crederci, i motivi sono infiniti. Si tratta in ogni caso di una frase che chiude la conversazione e che non ammette nessun tipo di scambio di opinioni.
La seconda frase è un tentativo, se vogliamo, di continuare a sostenere quello che si sapeva prima (o di dimenticare quello che si è appreso, di accantonarlo). Le cose in Italia non stanno come in America, punto. A volte questo è un male, a volte e come in questo caso no.
Ma vogliamo davvero essere così ingenui da guardare la quantità spropositata di carne e pesce (e prodotti derivati, come i salumi) che troviamo al supermercato e credere che provenga da animali che pascolano felici? Esattamente, quanti pascoli (e quanto grandi) pensate che esistano in Italia per ospitare tutti questi animali in modo che abbiano uno spazio vitale dignitoso?
Che le regole di produzione del cibo siano più severe in Italia che in USA è un fatto assodato e un’obiezione giusta da presentare; ogni tanto, il pallino degli italiani per il cibo serve a qualcosa. Quanto più severe sono queste regole? Quanto spazio è concesso agli animali, come sono i controlli, quali sono le procedure di macellazione? Sono tutte domande che preferiamo non porci, spesso nemmeno se riusciamo a portare a termine la lettura di “Se niente importa”. Alcune cose è meglio accantonarle.

Però un pelo di onestà intellettuale in più non farebbe mica male a nessuno. Parlo solo di farsi un’idea della provenienza di quello che abbiamo nel piatto, solo questo. Riconosciamolo.
Poi, possiamo fare le nostre considerazioni o meno.

 

P.S. Naturalmente, se qualcuno sentisse il desiderio di commentare la lettura del libro o di sottolineare le sue impressioni, è liberissimo di farlo. Gli argomenti sono tantissimi e le opinioni delle più varie.

2 pensieri riguardo “Se Niente Importa.

  1. Adoro Safran Foer, ma questo è l’unico dei suoi libri che non ho letto perché mi avrebbe fatto l’effetto “Ballarò”, ovvero gastrite fulminante. Questo ovviamente non vuol dire chiudere gli occhi; purtroppo la questione cibo è molto complessa e si potrebbe riassumere in un generale “mangiamo più di quanto serva” che, se aveva un senso nella generazione dei nostri nonni che avevano patito la fame per davvero, ora manca di rispetto non solo agli animali stessi ma appartiene a un più generale discorso sulla sostenibilità ambientale. Ho finito la mia tirata! 😉

    1. PIù che tirata, la definirei un assaggino: quello che hai sollevato è un argomento molto complesso (su cui concordo) e che in presenza di individui intelligenti potrebbe essere protagonista di un’interessante discussione.

      Oppure possono sempre darti della hippie. 😛

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