Per non dimenticare

Domani sono undici anni dall’Undici Settembre.
Non sembrano pochi anche a voi?

Quell’Undici Settembre 2001, più o meno verso le tre del pomeriggio, io ero una tredicenne vagamente annoiata, spaparanzata sul letto a guardare uno stupido telefilm per adolescenti, in attesa della mia lezione di Karate.
Ad un certo punto, la trasmissione di detto telefilm viene interrotta da minuti interminabili di pubblicità. Mi ricordo di esserne rimasta piuttosto seccata, finchè non ho sentito la musichetta del tg, quella che annuncia le notizie straordinarie.
Secondo il telegiornale, un aereo era andato a schiantarsi contro una delle due Torri del World Trade Center, a New York. Mentre la giornalista da l’annuncio, la tv riprende in diretta un secondo aereo, che finisce contro la seconda Torre.

Non ricordo esattamente cosa la graziosa signorina del tg stesse dicendo, ma ho come stampato nella memoria l’esatto momento del crollo delle Torri, in una nuvola di polvere.
Che due giganteschi edifici come quelli potessero letteralmente andare in fumo così, in pochi secondi, non lo credevo possibile.

Mentirei se dicessi che mi sentivo particolarmente inquietata. Anzi, a dire il vero, credo di aver fatto merenda con uno snack e di aver recuperato il mio zaino, per andare a lezione.
Durante il riscaldamento con i miei compagni di corso, tutti in kimono, la Maestra fa riferimento a quello che si è visto in tv. <<Lo sapete che ci siamo dentro anche noi, ragazzi?>>.

Non avevo la più pallida idea di che cosa stesse dicendo la Maestra, non realmente almeno.
L’immagine che avevo degli Stati Uniti in quel momento era quella che avevano quasi tutti: la super potenza imbattibile e inattaccabile. Pensavo che gli USA l’avrebbero fatta pagare a chiunque fosse quel pazzo suicida che aveva deciso di rompere le scatole alla nazione più potente del mondo. Ero anche scura che ci avrebbero messo poco, a farlo.

Come tutti ben sappiamo, non è stato così.

A scuola, ogni anno ci è stato chiesto di osservare un minuto di silenzio per le vittime dell’Undici Settembre nel giorno dell’anniversario, e l’abbiamo fatto. Ne abbiamo capito il significato? Non pienamente, penso.

Il reale significato che la tragedia del World Trade Center e tutti gli avvenimenti che l’hanno seguita, io l’ho percepito solo nel settembre 2009, lavorando al Consolato Americano.
Ecco, rileggendo i discorsi per le varie commemorazioni a cui hanno preso parte i Consoli, e che io avevo l’incarico di stampare, osservando i volti dei dipendenti del Consolato in quell’11 settembre, ascoltando il tono un po’ dimesso della loro voce, di solito sempre così piena di energia; lì mi sono accorta veramente di cosa è successo l’Undici Settembre 2001.

E, dato che domani è l’11 settembre, ci tenevo proprio a dedicare un post a un evento che ha cambiato il nostro mondo e, anche se probabilmente non ce ne accorgiamo, noi stessi.
Allora, questa sera pensiamo a quello che non c’è più. Pensiamo a quelle splendide Torri luccicanti che nessun turista potrà vedere mai più.
Riflettiamo sul numero delle vittime dell’attentato. E non parlo solo di chi è morto nelle Torri, ma da tutti i caduti, di qualsiasi nazionalità, che sono arrivati negli anni. Militari, volontari, giornalisti, civili. Tanta gente. Pensiamo da chi è uscito mutilato dall’esperienza, nel fisico e nello spirito.

Commemoriamo l’Undici Settembre, e poi diamo uno sguardo a quello che oggi c’è al posto delle Torri Gemelle.

E facciamoci un’ultima domanda, che può anche rimanere senza risposta.
Con tutto quello che si può dire sugli Americani, sulle scelte del loro governo, su come è stata gestita la situazione.

Noi italiani saremmo stati in grado di fare lo stesso?

 

 

9 pensieri riguardo “Per non dimenticare

  1. Io stavo al telefono con un amico, un telefilm in sottofondo; anche io venni preso di sorpresa dall’interruzione, il video del primo aereo che si schiantava, poi il secondo… O altri due ricordi particolari: il ‘sottopancia’ del tg che ‘strillava’: Pentagono a fuoco, Casa Bianca evacuata; e una serata surreale passata con mio padre e altri spettatori al bar sotto casa a vedere una partita di Coppa della Roma… surreale, appunto…

  2. Anch’io stavo guardando la tv, e contemporaneamente giocando ad Age of Empires III… non credo che qualcuno possa dimenticare cosa stesse facendo allora…

    Per rispondere alla tua domanda…. sì, credo che anche noi italiani saremmo stati capaci di fare lo stesso. Ritengo che noi si sia un popolo migliore di come ci dipingiamo…

  3. mmm… naaah, ritengo che molti italiani tendono a sottovalutare le potenzialità che questo splendido popolo ha.
    Non siamo peggiori degli altri, né risolviamo le situazioni in modo peggiore, semplicemente lo facciamo in maniera differente.
    E spesso questa si rivela una gran bella qualità. Non sempre, per carità, ma accontentiamoci e cerchiamo di valorizzarci e apprezzarci! 🙂

  4. Se ti può essere di “compagnia” io di anni ne avevo ben più di te e ciò nonostante non realizzai cosa potesse voler dire quanto stava accadendo.
    Non è che non mi avesse colpito, altrimenti forse non ricorderei per filo e per segno cosa stessi facendo in quel momento (esattamente come il 90% della popolazione mondiale d’altronde), ma non sono rimasta a bocca aperta, non ho urlato alla tragedia, non mi sono sentita spezzare il cuore. Come te non l’ho capito per anni, fino a quando l’esperienza mi è stata raccontata per bocca di un New Yorkese nel 2006 e in quel momento ho capito che al di là dei morti era rimasta la paura, il senso di violazione e di incertezza, una fastidiosa precarietà del vivere che spinse tantissimi cittadini a cambiare vita, lavoro e addirittura città. Tra l’altro l’America è stato un simbolo fortissimo, perchè paese inattaccato: Pearl Harbor era stato l’attacco più vicino alle coste USA prima di quell’attentato. E’ stata una linea spartiacque: l’11 marzo del 2004, quando a Madrid ci fu l’attentato sui treni ricordo che mi sentii come se alla fin fine avessi dovuto aspettarmelo. Ti sembra normale? Non dovrebbe esserlo quanto meno.

    Voglio anche azzardarmi a dare una risposta alla tua domanda retorica: sì e no. La storia ci insegna (e voglio essere ottimista in questa mia analisi) che l’italiano medio risponde molto bene al panem et circenses: non dando problemi e non preoccupandosi purchè possa “ammazzarsi di superficialità”. Eppure sempre la storia ci insegna che gli italiani tirano fuori orgoglio nazionale e caparbietà nei momenti più disperati: ad El Alamein, simbolo bellico della disorganizzazione italica, gli inglesi concessero agli italiani l’onore delle armi per il valore dimostrato in una battaglia che fu una strage. Probabilmente non avremmo alcun bel monumento come memoriale, di certo niente con quell’impatto. Probabilmente i fondi per tale costruzione verrebbero dirottati nelle tasche di qualcuno. Eppure credo che nel momento della tragedia, in un nostro ipotetico (e speriamo mai reale) 11 settembre, tireremmo fuori le palle, esattamente come loro.

    e per una volta sono pure stata seria.

    1. Serissima. ^^

      La risposta che hai dato alla mia domanda è esattamente quello che penso io: non abbiamo il lirismo americano (…ma in compenso facciamo girare i soldi che è un piacere…) ma abbiamo orgoglio. Spesso ce lo dimentichiamo, ma in fondo in fondo (mooooolto in fondo) c’è.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...