Di Gatti e Veterinari

Ieri pomeriggio ho affrontato l’annuale Missione Gatto dal Veterinario (o Mission Cat To the Vet, come l’ho chiamata su Twitter).
Ora, io non so se c’è qualcuno tra i lettori che ha la fortuna di ospitare un’adorabile divinità felina (ovvero un gatto ^^) in casa propria, e nemmeno se tale, fortunato, lettore affronti i miei stessi rischi e patemi quando si tratta di portare l’amato micio a fare il vaccino.
In ogni caso, ecco quello che succede nel covo stregonesco.

Ci si muove più o meno come per la Missione Esselunga, ognuno ha i suoi precisi compiti e le sue tempistiche…tranne il gatto, naturalmente, che lotta con tutte le sue forze affinchè la missione non si compia.
Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio la sottoscritta telefona alla clinica veterinaria, per fissar un appuntamento rigorosamente nelle prime ore del pomeriggio, che Rambo altrimenti non si muove. Generalmente lo si ottiene per il 15 di luglio, o giù di lì.

Cinque giorni prima del fatidico evento, Rambo si reca in cantina per recuperare il trasportino del gatto, che viene piazzato, aperto, nell’ingresso. In tale modo il micio di casa ha modo di abituarsi alla presenza del suo supremo oggetto di tortura (detesta la gabbietta!).

Arrivato il giorno della missione, si fa di tutto affinchè il micio dorma placidamente sul divano, senza essere disturbato da grida, aspirapolvere (un giorno racconterò dell’ossessione della Genitrice verso la pulizia), tv troppo alta, eccetera. Che il gatto rimanga a dormire sul divano in salotto è fondamentale, dato che evita alla sottoscritta di doversi infilare sotto il letto per recuperarlo…

A 50 minuti esatti dall’appuntamento, comincia la vera missione.
Con assoluta nonchalance, la Genitrice chiude le porte delle camere (sempre per il problema letto) e della cucina. Nel frattempo, Rambo tenta di rimanere invisibile e inudibile, così da non spaventare il gatto o metterla in allarme. Io indosso la mia Tenuta da Missione (pantaloncini da spiaggia, canotta di cotone elasticizzato, sandali comodi) e poi mi dirigo in salotto. A questo punto, la Genitrice dovrebbe recuperare il trasportino e piazzarlo sul tavolo del salotto, stando bene attenta a non farlo vedere al gatto.
Dico “dovrebbe”, perchè in 7 anni la Genitrice non c’è riuscita una volta. Suppongo che i motivi del suo fallimento siano da ricercare nel fatto che il suo concetto di “senza farti notare” sia quello di sollevare il trasportino all’altezza del petto e dirigersi verso il gatto con espressione guardinga.

A questo punto, come avrete ben capito, il micio salta giù dal divano e cerca un nascondiglio. Dato che le porte delle camere sono chiuse, l’unico riparo che il felino riesce a trovare è lo stretto spazio tra il retro del divano e il muro, nel salotto.
A questo punto non mi rimane che incunearmi dietro il divano, afferrare l’atterrito micio il più delicatamente possibile, stando attenta alle unghiate selvagge, e infilarlo nella gabbietta.

A questo punto, tra i 15 e i 25 minuti dopo l’inizio della missione, Rambo recupera la macchina, e ci dirigiamo verso lo studio del veterinario; Rambo al posto di guida, la Genitrice nei sedili dietro e io al posto del passeggero. Con il trasportino in plastica del gatto sulle gambe. E come minimo 32°C di temperatura.
La difficoltà di questa parte della missione consta nel cercare di tranquillizzare il gatto con le parole. Rambo, essendo seduto di fianco alla gabbietta, dovrebbe espletare tale compito, ma di solito è occupato a gridare e suonare il clacson contro il altri automobilisti…Tanto per tenere tranquillo il felino.

Arrivati davanti alla clinica, io e la Genitrice scendiamo dall’auto, mentre Rambo cerca parcheggio.
Ci sediamo quindi nella sala d’aspetto e… aspettiamo.
Dopo circa 5 minuti di attesa, Rambo comincia a borbottare. Non può farne a meno, credo, gli succede in qualsiasi sala d’aspetto. Io faccio un po’ di moine al micio mentre cerco di convincere il genitore rambico a tenere basso il tono delle sue proteste; la Genitrice…è in giro per la sala d’aspetto a guardare gli altri animali in attesa di visite.

Arriva dunque il turno di Sothis (è il nome del mio gatto ^^) e io entro con il trasportino nello studio. Ha inizio in questo momento la parte più importante della missione: il corteggiamento selvaggio alla veterinaria, vecchia amica di una delle mie zie, che la saluta tanto tutti gli anni. La veterinaria ha sempre una bella tunichetta nuova, ed è sempre tutta in tinta. E fa ridere. Non importa di che cosa stia parlando o delle freddure che spara. Fa ridere.
A questo punto bisogna tirare fuori il gatto dalla gabbietta. E il gatto proprio non vuole uscire da quella gabbietta, sappiatelo.
Una volta sollevato il felino e piazzatolo sul tavolo in alluminio, ci si deve attrezzare per tenerlo fermo finchè la veterinaria non ha finito di lavarsi le mani e non ha preso la fialetta del vaccino.

La veterinaria saluta il gatto. Sothis la guarda fisso, poi le soffia contro una sola volta, prima di cercare nuovamente di scendere da tavolo. Inutilmente.
La veterinaria visita il micio, le controlla i denti, gli occhi, le orecchie, poi le fa una bella punturina. Sothis può essere rimessa nel trasportino, a meno che non ci si fiondi da sola non appena la si lascia andare, come succede di solito. Meno lavoro per me.

La veterinaria compila il libretto sanitario del micio, bersagliata dai miei complimenti che a questo punto l’hanno messa di buon umore anche se prima non lo era, al che la pago (i soldi me li da sempre, invariabilmente, mia zia, e io non li conto mai). Ritorno in sala d’aspetto, dove a Rambo esce il fumo dalle orecchie perchè è stato troppo ad aspettare (e non sia mai che lui aspetti come tutte le persone normali!) e la Genitrice si è fatta riconoscere da tutti, segretaria e altri veterinari compresi.

A questo punto scorre tutto liscio, torniamo a casa immersi nell’afa cittadina, liberiamo il gatto che va a infilarsi sotto il letto, io mi butto sul divano, psicologicamente stravolta. Rambo parte sgommando alla volta della sede dell’Attività Rambica.

Un’altra tipica giornata nel covo stregonesco volge al suo termine…

14 pensieri riguardo “Di Gatti e Veterinari

  1. Conosco bene questo tipo di missione da 10 anni ormai (anzi, quasi 11) e oggi mi tocca!
    Noi oggi adottiamo una tecnica nuova, portiamo il trasportino in casa all’ultimo minuto perchè uno dei due pelosi (in questo caso quello che oggi NON va da vet) ha una folle paura di suddetto oggetto e di conseguenza agita anche il “fratello”. Poi mi aspetto pipì, pupù e vomiti vari nel percorso a/r dallo studio (neppure 2km ma sembrano 200) e indignazione della divinità felina fino a domani.

  2. Idem per me! Abbiamo 2 gattE: gattina e gattona. Gattina è da noi da soli 10 giorni, gattona invece da 2 anni. Gattona è una iena di gatto, il veterinario per farle il vaccino l’ha sempre dovuta infilare in una gabbia trappola! Gattina invece ha problemi intestinali da ormai 10 gg (è un continuo pulisci qua, pulisci là) e deve aver contagiato gattona, che abbiamo portato dalla vet sia ieri sera che stamani. Ormai l’appuntamento dalla vet da 10 gg a questa parte è un appuntamento fisso, e la trasportina sta diventanto l’emblema di tutti i mali!

  3. Leggerti è fantastico… ;-D Detto questo, anche io ho avuto un gatto, anzi due (ma il primo ero veramente troppo piccolo e lo abbiamo perso… storia troppo lunga), ormai parecchio tempo fa. E’ campato 14 anni, e dal veterinario l’abbiamo portato solo quando, dopo una brutta vacanza (lo portavamo sempre con noi, è stato un gatto che ha girato tanto e si è fatto tante ‘esperienze’… ;-)), è tornato a casa tutto acciaccato, causa altri gatti e qualche umano imbecille.. Non voglio dire che non serva, ovviamente una visita ogni tanto forse ci vuole, ma il mio gatto è vissuto bene anche senza mai vedere veterinari… 😉

    1. Micio fortunato! ^^
      Diciamo che un controllino annuale, in contemporanea con la vaccinazione, Sothis lo subisce… Non è necessario, forse, ma se si ammalasse e soffrisse perchè non l’abbiamo tenuta sotto controllo non me lo perdonerei mai.

      Grazie per il complimento, vedrò di continuare a farmi leggere! 😉

  4. Oh, sei in buonissima compagnia! La mia tesorina (piccola, è mancata due settimane fa alla bella età di 19 anni suonati) ha sempre odiato gabbiette e veterinari. Indovina chi ha sempre strisciato per casa al recupero del beato felino?
    🙂

    1. Che vita lunga! Mi spiace per il tuo micio, però, spero non abbia sofferto molto.

      Il trasportino è rimasto in casa, dato che lo utilizzeremo ancora settimana prossima per portarla in trasferta (una nostra amica avrà cura di Sothis mentre saremo in vacanza); il gatto ci gira attorno da ieri sera con aria perplessa… Temo che non capisca come mai lo strumento di tortura sia ancora qui, avendo lei già “salutato” la veterinaria. ^^

  5. Miao per fortuna non crea problemi, come la tua si va a nascondere dove non puoi prenderla e non esce dal trasportino manco morta; con Ares (già solo il nome…) il gatto di P-chan è un problema enorme invece… graffia e morde solo per entrare nel trasportino, miagola tutto il tempo in macchina, e dalla vet diventa una iena, tanto che ci si deve portare dei guanti per proteggersi almeno le mani. Una delle ultime volte ha letteralmente bucato la mano di P-chan con morsi profondi che si sono infettati, e non ti dico come erano conciate le braccia di entrambi… in più, una volta fuori dal trasportino, si va a nascondere tra i cavi in modo da sentirsi protetto, e da poter graffiare meglio chiunque voglia rimetterlo sul tavolo o nel trasportino… un delirio…

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