Tu, che m’hai rubato il cuor! I miei 10 personaggi preferiti nei libri

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La Strega non è bravissima nel compilare le classifiche, soprattutto quando si parla di libri, ma, visto che con quella dei cattivi più cattivi di tutti i tempi non mi era andata male, ho pensato che potevo riprovarci con i miei dieci personaggi preferiti di sempre.

L’idea per questo post è arrivata da instagram, e più precisamente dal profilo di Giulia (@books.andtea.addicted), che qualche giorno fa ha stilato la sua personale classifica.

Selezionare solo dieci tra i personaggi che più amo nella letteratura è stato un lavoraccio, mi sembrava sempre di fare torto a qualcuno, ma dopo qualche tentennamento posso proporvi la mia lista, corredata di “romanzo di appartenenza” e link per l’acquisto su Amazon tramite il mio solito codice di affiliazione, con cui sosterrete le fondamenta di questo umile Grimorio. Siccome volevo sentirmi meno in colpa, poi, ho accluso anche una motivazione alla mia scelta.

C’è poco da dire, l’immagine di Darcy per eccellenza è quella di Colin Firth nella serie BBC del 1995.

10^ posto.
Fitzwilliam Darcy da Orgoglio e Pregiudizio di J. Austen.
Darcy è l’immagine del protagonista maschile romantico: bello, ricco, ma soprattutto altero e non avvezzo a esprimere i suoi sentimenti, che pure sono profondi e sinceri. Di lui mi piace l’onestà e l’etica cavalleresca, ma anche quella procionaggine che viene fuori quando, ad esempio, formula proposte di matrimonio…

9^ posto. Artù di Britannia, così com’è dipinto dal sempre caro B. Cornwell nel ciclo di Il Romanzo di Excalibur.
Intendiamoci, re Artù mi è caro a prescindere: è uno dei primi personaggi che ho incontrato nella mia vita di ascoltatrice di storie e personalmente credo di aver visto e letto ogni rivisitazione del ciclo arturiano che sia mai uscita, ma il ritratto che ne fa Cornwell ha il pregio di essere realistico, vivo, se vogliamo. Si tratta di un uomo che possiede sì forti ideali, come vuole la tradizione, ma sembra ostentarli per nascondere uno spirito vanesio e un deciso egocentrismo. Mi piace che, pur non tralasciando i tratti fondamentali del personaggio, lo scrittore abbia donato ad Artù anche dei difetti; debolezze e incongruenze che sono proprie dell’animo umano e che rendono vero un personaggio e ci permettono di amarlo pienamente.

L’anno scorso su Netflix è uscita la serie tv tratta dal libro, con Daniel Bruhl nel ruolo di Kreizler. Personalmente trovo che la scelta del casting sia azzeccata.

8^ posto. Lazlo Kreizler, da L’Alienista e romanzi seguenti di C. Carr.
Questa è una scoperta recente, giacché sto leggendo L’Alienista proprio in questo periodo! Il romanzo è un giallo storico ambientato nella New York del 1896, dove uno spietato assassino consuma delitti che renderebbero felice Jack lo Squartatore a danno di giovani ragazzi. Lazlo è un alienista, uno psicanalista insomma, che indaga sugli omicidi su richiesta dell’allora commissario di polizia Theodore Roosvelt (sì, quel Roosvelt). Oltre alla particolare intelligenza del personaggio, che non per nulla nel libro è il pioniere della psicanalisi applicata alle indagini criminali, mi piacciono i suoi lati oscuri e l’ossessione che generano per il suo lavoro. Vediamo il dottor Kreizler così determinato a scovare l’assassino tramite i suoi metodi – per affermarli, è vero, ma c’è qualcosa di più -, che non pensa ad altro, perde il sonno, si dimentica perfino di mangiare, mettendo a rischio la sua salute. Questa specie di dedizione malsana, che costituisce in fondo la tensione che anima il personaggio, mi affascina molto.

7^ posto. Melania Hamilton da Via col Vento di M. Mitchell.
Melania è la cugina e la moglie di Ashley, il sempiterno love interest di Rossella o’Hara, e leggendo il romanzo non si può che ammirare la sua lealtà e la sua forza d’animo, che invece nel film non vengono fuori come dovrebbero, anzi si trasformano in una lagna senza fine, cui lo spettatore medio porrebbe volentieri fine di persona. Nonostante Rossella provi per lei una viva antipatia e un forte spirito di competizione, che spesso la portano a non trattarla affatto bene, Melania rimane sua amica sempre e comunque, difendendola a spada tratta tanto dagli yankee quanto da pettegolezzi e malelingue.

6^ posto. Marian Halcombe da La Donna in Bianco di W. Collins.
Marian è un personaggio secondario, per la precisione è la sorellastra della protagonista femminile, la bella Laura. Descritta come una donna giovane e vivace, pur se non bella come la sorella, colpisce subito per la sua acutezza di pensiero e la velocità d’azione. Indubbiamente Collins dipinge una donna atipica per l’epoca (la storia inizia nel 1849), che esprime con coraggio le sue opinioni e fa di tutto per aiutare Laura, contrapponendosi, sola, a Sir Percival e Fosco, i due antagonisti della storia. La soluzione del mistero che permea il libro e la salvezza dei due protagonisti si devono in prima istanza alle doti di Marian, anche perché, a lasciar fare a Walter…

5^ posto. Robin Venetia Ellacott, dai romanzi della serie di CB Strike, di R. Galbraith.
Oh, Robin! Che personaggio femminile stupendo, che donna! All’interno dei romanzi gialli scritti da JK Rowling sotto pseudonimo Robin inizia il suo percorso narrativo come assistente dell’investigatore privato Cormoran B. Strike, ma diventa presto una socia su cui fare affidamento per la sua intelligenza e la sua capacità di entrare velocemente in confidenza con le persone. Una grande caparbietà e la forza d’animo che le ha permesso di risollevarsi da un periodo particolarmente buio, in cui tutte le sue certezze sono crollate, completano uno dei personaggi femminili più di spessore degli ultimi tempi. Il suo unico difetto? Non saper scegliersi gli uomini.

Ecco, due piccioni con una foto sola. ^^ Robin e Strike come da ritratto della serie BBC (se non l’avete vista siete dei pazzi, andate subito a rimediare!!), tra l’altro prodotta con il contributo della Rowling. Lei è interpretata da Holiday Granger, lui da Tom Burke.

4^ posto. Cormoran Blue Strike, da Il Richiamo del Cuculo e seguenti di R. Galbraith.
Ho un debole per i personaggi intelligenti e intuitivi, ormai si sarà capito. Cormoran Strike, in particolare, mi piace perché non rientra nel tipico canone del detective, o almeno non del tutto. Ha un passato complicato, tanto per cominciare, e una sfera di relazioni sociali che potremmo definire discutibile, è impacciato e anche un po’ imbranato. Sotto una corporatura orsina nasconde una sensibilità d’animo che trapela durante le indagini. A ciò aggiungiamo pure che la Rowling è stata brava a dipingere un personaggio tridimensionale, che commette errori e fa le sue buone cavolate, rendendolo decisamente simpatico.

Signori, io sono cresciuta negli anni Novanta. Per me Athos è quello ritratto da Kiefer Sutherland nel film disney del 1993.

3^ posto, siamo sul podio. Athos da I Tre Moschettieri e romanzi seguenti di A. Dumas.
Il principe azzurro, l’eroe senza macchia e senza paura… quando le cose gli vanno male. Athos è uno dei personaggi che a sono riusciti meglio a Dumas, che l’ha dotato di tutte le qualità di un leader e un eroe, ma nel contempo gli ha dato sufficienti motivazioni per trasformarlo in un animo tormentato e cupo, che lotta per non abbandonarsi completamente ai suoi demoni. Ottimo spadaccino, fine stratega e il più leale degli amici, quando ama è per sempre. Nel bene e nel male…

Piccolo bonus: date un’occhiata anche ad Athos di A. Ongaro. Lo scrittore rielabora la giovinezza del nostro moschettiere, prima di Milady, prima dell’amicizia con Aramis, Porthos e D’Artagnan. Lo consiglio vivamente!

2^ posto. Merlino da Il Romanzo di Excalibur di B. Cornwell.
Un capolavoro, non un personaggio! Il mago Merlino del ciclo arturiano fuso con quello della Disney, ma anche qualcosa di più! La figura del druido Merlino di Avalon di fatto mette in moto tutte le vicende dei libri che formano la serie, e non è nemmeno necessario che sia presente in scena per farlo! Questo Merlino è ironico, possiede una conoscenza illimitata su tantissimi argomenti e non perde mai l’occasione per deridere il prossimo, non fa differenza se si tratta di un poveraccio oppure di un re, ma nasconde anche un lato sensibile, che in genere maschera con un sarcasmo irriverente. Il personaggio di Cornwell ha dedicato la sua vita a un’unica missione, riportare gli Dei in Britannia, e per avere successo è disposto a morire, persino, ma non a sacrificare le poche persone che per lui contano qualcosa.

1^ posto. Ulisse, miti greci di Omero & Co., ma non mi dispiace nemmeno il ritratto che ne fa Valerio Massimo Manfredi in Il Mio Nome è Nessuno.
Il mio primo amico letterario! Ulisse, uomo dal multiforme ingegno, ha accompagnato praticamente la mia vita e non a caso, temo, quasi tutti i personaggi che mi piacciono presentano delle somiglianze con lui.
Intelligente e scaltro, ottimo stratega, ma anche guerriero coraggioso nonché impavido esploratore e vendicatore senza pietà, Ulisse (od Odisseo, come preferite) è tutto e può diventare di tutto, per questo lo adoro! Mi piace che sia lontano da qualsiasi stereotipo e inclassificabile, perché in effetti lui fa categoria a sé. Nessuno – volendo cavalcare l’onda del suo incontro con Polifemo, potremmo anche dire solo Nessuno ^^ – è come lui.

Eccoli, dunque, i miei fab 10 personaggi dei libri!
Quali sono i vostri, ne abbiamo qualcuno in comune? Fatemelo sapere nei commenti e ditemi anche perché!

Il primo anno è andato – Bullet Journal

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Sembra strano dirlo, figuriamoci scriverlo, ma lo scorso 31 dicembre l’esperimento Strega e Bullet Journal si è concluso, ed è stato anche un successo!

Ehm… Sì, grazie Leo, ma non esageriamo.

Il terzo quadrimestre del 2018 ha avuto un inizio traumatico, quando, dopo praticamente due mesi e mezzo di utilizzo minimo, ho ripreso a sfruttare completamente la mia agenda fatta in casa, ma per il resto non ho avuto alcun problema a gestire uno dei periodi generalmente più impegnativi della vita stregata, ovvero quello che dall’inizio di settembre mi porta fino alle vacanze di Natale.

Nonostante l’entusiasmo del bullet journalling, compresa la smania di riempire le sue pagine con disegnini, disegnetti et similia – erano anni che non disegnavo così tanto! – mi sono resa conto che, ehm… lo spread del mese riempiva un numero di pagine un po’ esoso per le mie esigenze e che potevo porvi rimedio prima di dover fare scorta di taccuini nuovi per concludere l’anno. In particolare, sono scesa a patti con il fatto che le pagine dedicate ai tracker non fanno per me, oppure non sono funzionali alla mia agenda.

Mi spiego meglio. L’Habit Tracker, la pagina che si usa per monitorare le proprie abitudini di cui vi ho parlato nei precedenti resoconti dell’esperimento (qui e qui), non mi è utile. Ho una vita piuttosto piena, è vero, ma sono una persona abbastanza abitudinaria e difficilmente mi scordo di fare una cosa che mi serve davvero. Le probabilità, ad esempio, che io mi dimentichi di prendere medicinali o integratori, o che mi sfugga la sessione di allenamento settimanale in palestra, sono decisamente scarse, perché so che devo farlo per la mia salute, il che rende queste abitudini simili a comandamenti scolpiti nel cervello stregato.

Contemplate le Sacre Scritture nella mente della Strega! Sii puntuale, vestiti e comportati in modo appropriato, prenditi cura della tua salute e rompi meno attributi possibili.

La possibilità, invece, che in periodi densi di impegni io mi scordi della settimanale passata di smalto sulle unghie sono decisamente più numerose: metto lo smalto perché mi piace, ma grazie agli Dei la sua assenza non influisce sulla mia salute fisica e mentale. Lo stesso ragionamento si può naturalmente estendere a esempi meno triviali, il punto è che sono arrivata alla straordinaria (^^’) conclusione che, se una cosa non è diventata mia abitudine in modo naturale, difficilmente lo farà tramite una crocetta sulla casellina corrispondente.

Per l’Expense Tracker – “il foglio conti”, per intenderci: dove si tengono monitorate entrate e uscite -, invece, il discorso è lievemente diverso. Mi sono chiesta quanto senso avesse tenere l’elenco delle mie entrate e delle mie uscite nella mia agenda. A ben pensarci non è esattamente un’idea geniale per la privacy, dovessi mai perdere il bullet journal, e non è particolarmente proficuo dal punto di vista delle pagine dedicategli. Per confrontare i mesi dell’anno 2018, ad esempio, sono costretta a scartabellare le pagine di tutta l’agenda, mentre tenere un quaderno separato solo per i conti mi permette di eseguire la stessa operazione più facilmente e sprecando meno tempo.

Il concetto è molto semplice: le spese sono divise giornalmente, settimanalmente e mensilmente in quattro categorie. All’inizio di ogni mese c’è poi uno spazio per registrare le entrate e le uscite previste e calcolare il proprio budget, comprensivo di risparmio voluto.

Fortunatamente questo problema è stato risolto da un’anima generosa quanto anonima, che mi ha fatto recapitare un Kakebo, ovvero un libro dei conti giapponese, tramite il corriere di Amazon. Il pacco indicava che si trattava di un regalo, ma non c’era alcun bigliettino accluso, segno di una dimenticanza da chi me lo ha donato o, meno probabilmente, dai signori di Amazon stesso. Se il donatore/la donatrice misterioso/a di agende giapponesi sta leggendo queste parole, si palesi: vorrei ringraziarlo/a!

L’agenda di gennaio 2019 si è dunque già fatta più snella e più facilmente utilizzabile, e spero di registrarci le tappe per bellissimi progetti!

Devo ammettere che, guardando all’anno appena passato, riscontro dei decisi miglioramenti nel mio stile di vita e nel modo di concepirlo. Sono meno in ansia di controllare tutto – ehi, ho detto meno in ansia, non priva d’ansia: una piccola percentuale di mania del controllo farà sempre parte di me, credo – e prendo i periodi complicati decisamente con più calma di prima. Detto questo, il bullet journal è decisamente lontano da quel rivoluzionario metodo di gestione delle proprie giornate e renderle super-iper produttive, come è spesso descritto. Come sempre, tutto dipende dalla propria forza di volontà e dalle proprie inclinazioni, ma trovare il giusto metodo di organizzazione aiuta, e penso proprio che il bujo sia il mio. 😉

Letture e Bilanci dell’Anno Stregato – i libri migliori e peggiori del 2018

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Ormai lo sapete, la Strega è solita fare i bilanci dell’anno stregonesco a fine ottobre. Per i libri, tuttavia, mi piace mantenere il limite del 31 dicembre, anche perché è il momento in cui si concludono le sfide di lettura.

Questo è, credo, il terzo anno in cui non ho attivato la Goodreads Reading Challenge né qualsiasi altra sfida simile, perché mi sono resa conto che negli ultimi tempi la mia vita si è fatta un tantino più complicata di quello che già era e non so mai se avrò o meno il tempo e le energie per dedicarmi alla lettura. Ci sono momenti in cui guardo la mia agenda e scopro che ho la settimana libera, allora mi dico wow, riuscirò a fare un sacco di cose in questi giorni!, e le elenco pure, in bell’ordine e bella grafia. Poi, come se gli Dei non avessero aspettato altro che la conclusione della mia gioiosa lista, gli impegni mi piovono in testa a cascata e la mia settimana si trasforma in un gran casino stregato. Queste sono, signori, le gioie del freelancer unite a quelle del lavoratore in proprio.

Tutto sommato, il 2018 è stato un anno soddisfacente in termini di quantità di libri letti (quarantacinque: al di sotto del mio record, ma meglio dei due anni precedenti), ma non – me ne sono accorta nel momento di completare questo bilancio – in termini di qualità. Tra le mie letture di quest’anno ce ne sono veramente poche che mi hanno lasciata soddisfatta e che ricordo con piacere, mentre molte hanno deluso le mie aspettative, tanto che ho dovuto fare una vera e propria selezione non già per i volumi migliori dell’anno, ma per quelli peggiori.
Vi elenco il risultato della mia disamina qui sotto, corredato da motivazioni e dal sempre utile link per l’acquisto su Amazon tramite il mio codice di affiliazione. Vi ricordo che il sito di e-commerce mi corrisponde una piccola percentuale per ogni prodotto acquistato da voi seguendo il mio link, ma che voi, miei cari lettori, non pagate nemmeno un centesimo in più.
Cominciamo.

Letture Migliori dell’Anno

“Il segno della croce”, G. Cooper (acquistatelo qui). Il primissimo libro che ho letto nell’anno che sta per finire è un thriller americano, che ho apprezzato soprattutto per il suo ritmo quasi filmico e la sua leggerezza. Il protagonista è Cal Donovan, un professore universitario di religione cui viene assegnata una missione nientemeno che dal Santo Padre in Vaticano: ritrovare alcune reliquie di Cristo, che stanno causando una serie di eventi miracolosi e sono entrati anche nelle mire di un’associazione neonazista… I personaggi sono simpatici, la vicenda è godibile, anche se sicuramente non si tratta del thriller del secolo!, e recupererò presto le altre avventure del prof. Donovan.

“Mucho Mojo Club” vol. 1 e 2, AAVV (acquistateli qui e qui). Ve ne ho parlato a profusione sul blog e credo di dover aggiungere ben poco. Si tratta di una raccolta di racconti brevi del genere thriller, smezzata in due volumi. Gli autori sono i massimi scrittori di romanzi del genere al mondo e le storie sono godibili, lunghe il giusto e molto diverse tra loro. Da leggere assolutamente!

“Il diavolo nel cassetto”, P. Maurensig (acquistatelo qui). Un romanzetto che ha il sapore di una favola dei Grimm e che io ho letto al principio dell’estate. Il diavolo arriva in un paesino nelle Alpi svizzere, dove tutti scrivono segretamente un libro, nei panni di un editore. Si mette, quindi, a fare quello che fa meglio, cioè seminare zizzania tra gli abitanti del paese, e solo il parroco si accorge della sua vera identità e decide di combatterlo. Questa lotta tra Bene e Male al profumo di carta stampata segnerà per sempre la vita e l’anima del prete, e anche di tutti coloro che ascolteranno la sua storia. Il diavolo nel cassetto mi è piaciuto soprattutto per la sua atmosfera d’altri tempi, con quel pizzico di elemento fiabesco che a una Strega romantica come la sottoscritta interessa sempre. Pregevole anche la fluidità narrativa della storia.

“Il Ciclope”, P. Rumiz (acquistatelo qui). Il primo diario di viaggio di Rumiz della lunga stringa di quelli che ho recuperato ad agosto. ^^ Il Ciclope racconta dei mesi trascorsi dal giornalista e reporter di viaggio friulano in un faro che lui preferisce non identificare, costruito su un’isola disabitata. Non si tratta di una vera e propria storia, quindi, ma di una serie di riflessioni diversificate e condite con numerosi riferimenti letterari e mitologici che mi hanno mandato i brodo di giuggiole. C’è della poesia nelle parole di Rumiz e un senso di malinconia e tristezza di fondo, che sta al lettore classificare. Un libro da non perdere per tutti quelli che amano viaggiare con la mente prima che con il corpo.

Letture Peggiori dell’Anno

“The Beguiled” o “L’inganno”, T. Cullinan (acquistatelo qui in inglese, qui in italiano, qui il film). Ho letto il romanzo di Cullinan in lingua originale principalmente perché volevo vedere il film con Colin Farrell, Nicole Kidman e compagnia bella, e sono rimasta talmente delusa, che alla fine ho lasciato stare. Si tratta di un romanzo a metà tra il gotico e il thriller ambientato durante la Guerra di Secessione americana. Le ambientazioni sono in effetti molto belle, ma purtroppo il ritmo narrativo è estremamente lento e ammazza tutta la tensione della storia.

“Hygge”, M. Wiking (acquistatelo qui). Nel 2018 ho avuto un periodo da libri di lifestyle, in cui ho preso in prestito in biblioteca anche questo libro, sulla famosa via danese della felicità. Il contenuto non è particolarmente originale, ma quello che proprio non sono riuscita a sopportare è l’atteggiamento egoriferito dell’autore, che ha cominciato a stancarmi alla fine del primo capitolo. Per conto mio, sono felice con le mie brave candele e senza stufato di renna. 😛

“Incantesimi nelle vie della memoria”, G. Gallato (acquistatelo qui). Ve ne ho parlato nella lista dei libri letti a novembre, si tratta di una raccolta di racconti editi da Caravaggio Editore, che purtroppo mi ha un po’ annoiato per la ripetitività dei modelli di trama e personaggi nelle storie.

“Io odio Internet”, J. Kobek (acquistatelo qui). Ve ne ho parlato nel post precedente, non sto a ripetervi una trama, che tra l’altro è piuttosto labile. Non ho apprezzato l’eccessiva amarezza del tono dell’autore, che mi ha messa a disagio, persino.

Per il 2019 mi propongo di cambiare le cose: voglio tornare a leggere cose belle, ad appassionarmi alle vicende dei personaggi, a perdermi nella descrizione delle scene e dei paesaggi… Insomma, AAA – La Strega cerca libri meravigliosi. Qualcuno di voi ne ha da consigliarmi?

Fatemi sapere quali sono le vostre letture più belle e più brutte di questo 2018 e fatevi augurare un 2019 strepitoso!!

Si conclude l’anno di letture

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Come se volessimo chiudere degnamente il 2018 di letture, dicembre è stato un mese decisamente soddisfacente in termini di libri letti e di qualità degli stessi: un cambiamento, infine!

Qui di seguito vi elenco i libri che ho letto tra la corsa per i regali, l’imballaggio dei pacchetti e la preparazioni di pranzi e cenoni, corredati dal solito link per l’acquisto su Amazon, tramite il mio codice di affiliazione. Vi ricordo che voi pagate esattamente come se acquistaste i libri in autonomia, ma io percepisco una piccola percentuale concessami da quei gran tesoroni di Amazon. Fatemi un regalino di Natale, su! 😉

L’Ultima Volta, D. Johnstone (acquistatelo qui). Ho cominciato il mese alla grande con questo volume, gentilmente offertomi da CasaSirio Editore, che si è ricordata che avevo apprezzato un altro volume dello stesso autore, Colpisci e Scappa (qui per l’acquisto). La storia è quella di Mark, fotografo freelance sposato con Lauren, l’amore della sua vita, e con un figlio di sei anni, Nathan. Un giorno Lauren scompare all’improvviso e, dopo aver allertato le autorità, che non gli prestano ascolto, Mark decide di indagare personalmente nella vita di sua moglie, alla ricerca dei motivi che possono averla indotta alla fuga… se di fuga si tratta! Ben presto il fotografo scopre di essersi messo in un bel guaio e, quel che è peggio, di aver trascinato con lui anche suo figlio e sua suocera. L’Ultima Volta è un thriller con un buon ritmo narrativo, che si sviluppa in crescendo verso le ultime cinquanta pagine, che sono di grande impatto. Del libro ho apprezzato moltissimo il fatto che Johnstone sia riuscito a lasciare che il protagonista e il lettore procedessero assieme nelle indagini, disseminando indizi e rivelazioni ad entrambi, senza anticipare o nascondere nulla a chi legge, fino alla fine.

Vivienne Leigh, bellissima nei panni della regina d’Egitto in un film del 1945. Non ditemi che la ricordate solo come Rossella O’Hara!

Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità, A. Angela (acquistatelo qui). Ho detto “Alberto Angela”, praticamente non serve che vi dica altro. Quest’ultimo suo libro è un’indagine romanzata su un personaggio che noi tutti conosciamo – o pensiamo di conoscere – molto bene, perché l’arte, la letteratura, il cinema e chi più ne ha più ne metta se ne sono occupati spessissimo: Cleopatra, regina d’Egitto.
E’ vero che la regina era dissoluta e crudele, che aveva numerosi amanti? Aveva veramente il naso lunghissimo? Queste sono solo alcune delle domande cui l’autore cerca di dare risposta con il suo stile narrativo fluido e semplice, a metà tra il saggio storico e il racconto, e lasciatemi dire che c’è molto di più in Cleopatra di ciò che ognuno di voi pensa!
Quello che ho amato in particolare di Cleopatra è la capacità di Alberto Angela di rimandare a eventi e figure storici di secoli e secoli fa puntando sulla loro vita. Queste persone, che a noi appaiono al più come freddi busti di marmo, sono state vive non meno (e forse anche più) di noi, hanno riso, pianto, provato emozioni e paure, eppure non ci pensa mai nessuno.

The Wife. Vivere nell’ombra, M. Wolitzer (acquistatelo qui). Garzanti Editore mi ha inviato una copia di questo libro, a cui mi sono avvicinata principalmente perché ho sentito del film con Glenn Close e Jonathan Price, che devo assolutamente vedere!
L’io narrante del libro è Joanne Castleman, moglie di John Castleman, famoso scrittore americano ormai avanti con gli anni che viene insignito del Premio Helsinki, uno scalino al di sotto del Nobel per la letteratura. La coppia si reca dunque in Finlandia per la cerimonia di conferimento e in quei pochi giorni Joanne ripercorre con il pensiero la vita trascorsa al fianco di un uomo egoriferito, oppressivo e con meno talento di quello che si suppone. Joanne ha deciso di lasciare John al loro ritorno dalla Finlandia, lo ribadisce più volte, e durante la narrazione al lettore sono offerti numerosi indizi su come questa donna, che di fatto si è ritrovata con le ali tarpate dal marito, potrebbe finalmente liberarsi dell’ingombrante presenza e, perché no?, anche vendicarsi, ma tutta la storia sembra inconcludente. La Wolitzer procede nella storia con un ritmo lento, quasi da romanzo famigliare, anche se godibile, per poi accelerare di botto nelle ultimissime cinquanta pagine, che a onor del vero sono molto vivide. Non so se il problema è mio, che non sono riuscita a cogliere l’inquietudine su cui si basa la narrazione, della traduzione o dell’autrice, ma in ogni caso mi è sembrato che il romanzo mancasse di un qualcosa che lo rendesse perfetto.

Sei lezioni di storia e altre incursioni nel mondo antico, V.M. Manfredi (acquistatelo qui). Si tratta di un agile volumetto edito da Compagnia Editoriale Aliberti, che non conoscevo e che ora terrò d’occhio.
Valerio Massimo Manfredi è uno dei miei scrittori preferiti, leggo i suoi libri da quando non ero che una dolce streghetta innocente – che cosa ridete? Sono stata innocente anch’io – e apprezzo molto il suo fluido stile di scrittura. Sei lezioni di storia è, appunto, una raccolta di conferenze che Manfredi ha tenuto su personaggi storici che hanno animato alcuni dei suoi libri: Giulio Cesare, Ottaviano, i Templari… e anche Ulisse, una figura che a me è particolarmente cara ed evidentemente anche all’autore, perché gli ha dedicato una trilogia intera (Il mio nome è Nessuno, che potete acquistare qui dopo, magari, aver letto il post di una Strega entusiasta di qualche anno fa). Le lezioni del libro sono sufficientemente brevi da poter essere lette da chiunque, semplici il giusto e con notevoli spunti per approfondire concetti già studiati o farsi venire l’amore per la storia. Per quello c’è sempre tempo!

Intervista col Vampiro, A. Rice (acquistate qui il libro e qui il film). Ho letto questo libro per la prima volta una decina di anni fa, trovandoci molti pregi e qualche pecca. Con la Rice ho, in effetti, un rapporto strano: ci sono alcuni dei suoi libri che proprio non mi piacciono, altri che leggo volentieri e alcuni di cui salvo solo le ambientazioni, che sono sempre bellissime e molto dettagliate. Intervista col Vampiro appartiene sia al secondo che al terzo dei gruppi che ho citato, perché la sua ambientazione è veramente bella e parte da un’idea molto interessante. Pensateci, un vampiro vecchio di secoli che trova un giornalista e gli concede una lunga intervista di una notte, in cui gli racconta tutta la sua vita: a quarantadue anni dalla pubblicazione del romanzo, ci sembra un’idea non particolarmente originale, ma nel 1976 la concezione del mito del vampiro era diversa e molto meno affascinante di quella che abbiamo oggi.

Tom Cruise, giovane e meraviglioso nel ruolo del vampiro Lestat in “Intervista col Vampiro”di Neil Jordan.

La storia è narrata da Louis, il vampiro che concede l’intervista, ma durante la narrazione emergono altri personaggi più che degni di nota, come Lestat, Claudia o Armand. Ho trovato buffo che, nonostante abbia riletto il libro dopo più di dieci anni dalla prima lettura, la mia opinione non sia affatto cambiata. Sono rimasta come sempre affascinata dalle scene, dall’idea e dalla presentazione dei personaggi per poi perdermi verso la metà del romanzo, principalmente perché alcune scelte narrative mi sembrano un po’ banali.

Vale la pena citare anche il film del 1994 che ha sostanzialmente portato la conoscenza del romanzo (e di Anne Rice) al grande pubblico e che aveva un cast decisamente stellare: Tom Cruise (quando recitava ancora e non faceva solo film d’azione), Brad Pitt, una giovanissima e inquietantissima Kirsten Dunst, Antonio Banderas con dei capelli improbabili… insomma, la creme de la creme della Hollywood degli anni Novanta in un film di broccato, seta e amori cupi. Per forza è stato un successo!

Ebbene, con i vampiri di Anne Rice le mie letture di dicembre sono concluse! Voi cosa avete letto negli ultimi trenta giorni? Che cosa ha lasciato di più il segno? Scrivetemelo nei commenti!
Io ho solo una cosa da aggiungere in merito alle letture:

Corrispondenze Stregate –

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La Strega
Covo Stregonesco
Milan (semper pu’ se’ granda)

Spett.le Babbo Natale & S.
Sede Centrale
Lapponia

17 dicembre, 2018

Gentilissimo signor Babbo,
Mi permetto di scriverLe personalmente e non di riferirmi ai membri del Suo ottimo personale in merito a una comunicazione speciale. Sono anche un po’ in ritardo, quest’anno: il mese scorso è stato impegnativo e ho dovuto dedicare altrove tutte le mie energie stregonesche, ma so che Lei può capirmi meglio di chiunque. D’altronde, c’è qualcuno più impegnato di Babbo Natale in periodo natalizio?

Le sto scrivendo per ringraziarLa, signor Babbo.
Non per essere nuovamente stata inserita nella lista dei Bambini Buoni, anche se naturalmente ho colto la notizia con molto piacere, ma perché i miei desideri degli anni passati, per quanto complessi fossero, si sono realizzati. Ecco, magari non nel modo in cui pensavo io, caro Babbo, ma comunque si sono avverati. 
I miei parenti, ad esempio, non sono più sopportabili del solito, ma il fatto di vederli molto meno di prima me li rende decisamente più tollerabili nei momenti di convivialità. Sono stupefatta di essere arrivata a trovare divertenti i loro comportamenti poco al di sopra (o sotto) il limite dell’animalesco, i loro lievi grufolamenti di apprezzamento da cibo e i barriti durante le eterne discussioni sul calcio e sulla politica. Anche i tappi per le orecchie hanno dato il loro contributo, soprattutto nel momento del Tu scendi dalle stelle di mezzanotte: diamo a Babbo quel che è di Babbo e alla cera quel che è della cera. 

Durante quest’anno sono successe tante delle cose che, come Lei sa, mi auguravo, anche se mai avrei pensato che mi capitassero come sono capitate, ed è fantastico potermi guardare indietro e vedere quanta strada ho fatto dopo anni di vago immobilismo! 
Forse sono materialmente più sola che in passato, ma mi sento esattamente all’opposto. Trovo che, più che le amicizie, sia migliorata la qualità del tempo che dedico alle persone, indistintamente dal rapporto che ho stretto con loro. Nonostante a freddo questa non sembri una scelta saggia – non tema, signor Babbo, e rassicuri anche il sig. Borrson (anche qui): sono sempre la stessa Strega cauta e previdente – , mi da la possibilità di scambiare esperienze, sensazioni, opinioni ed emozioni che altrimenti avrebbero visto la luce con molta difficoltà. E’ straordinario, poi, constatare che a volte basta pochissimo per migliorare una giornata un po’ storta, capita anche a Lei?

In conclusione, gentilissimo signor Babbo, grazie. Grazie per aver esaudito la lista delle mie scorse letterine, anche se a modo Suo, e La prego di continuare a farlo anche quest’anno con il metodo che ha seguito fino ad ora. Non me lo riveli, però, giacché ho il sospetto che Lei abbia utilizzato un po’ di quella Sua polverina fatata su di me anziché sugli oggetti dei miei desideri, ma, come si suol dire, Strega che non sa per certo non si arrabbia. 

La prego di estendere i miei saluti e i miei auguri di buon lavoro a tutti i Suoi collaboratori e mi raccomando, non Si strapazzi troppo!

Stregonescamente Sua,
La Strega. 

Novembre libroso

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Come nelle migliori tradizioni del Covo, Novembre è stato un mese impegnativo, ma ho avuto comunque le mie brave soddisfazioni in termini di letture completate! Forse la bella media che avevo inanellato nei mesi scorsi è un po’ scesa, ma penso di riuscire a recuperare a dicembre e chiudere l’anno col botto! Tra l’altro, nella terza settimana del mese è finalmente arrivato anche il kindle, che ha sostituito il vecchio e-book reader stregato, che ha poco simpaticamente tirato le cuoia attorno alla metà di ottobre. L’ho provato subito con un racconto breve, tanto per testarne la facilità di utilizzo, e devo dire che sono rimasta molto soddisfatta. 

Vediamo dunque l’elenco dei libri che ho letto a novembre, completo dei soliti link per acquistare i prodotti tramite il mio codice di affiliazione Amazon: voi non subito alcuna maggiorazione di sorta, ma io percepisco una piccola percentuale per ogni articolo acquistato tramite i link che pubblico sul mio blog. Il Grimorio non si sostiene da solo, ricordatevelo!

Io Odio Internet. Un Romanzo Utile, J. Kobek (acquistatelo qui). Questo romanzo mi è stato gentilmente inviato da Fazi Editore, che come sempre ringrazio: non è da tutti ricordarsi di una povera Strega bibliofila! Raccontarvi la trama è un po’ complicato: in primo piano c’è Adeline, una quarantacinquenne americana, mediamente famosa per aver disegnato un fumetto negli anni Novanta, che viene invitata a parlare in un’università ed esprime delle opinioni che cozzano contro il sentito comune. Diventa così oggetto di critiche e minacce sui social network; il resto del romanzo vede la sua reazione – piuttosto pacata – alle palate di fango che le vengono gettate addosso e la presentazione di una sequela di personaggi che popolano la sua sfera sociale. Credo si sia capito che il romanzo di Kobek non mi è entrato esattamente nel cuore: i personaggi mi sono sembrati piatti, molto evanescenti, il che potrebbe avere un senso, potrebbe essere voluto, insomma, ma il linguaggio narrativo della storia non mi ha permesso di ben apprezzare questa scelta. Ho percepito tanta acredine nelle parole dell’autore, e non sono riuscita a digerirla. 

Laurie, S. King. Questo è il racconto breve con cui ho inaugurato il mio kindle (a proposito, non ne avete uno? Acquistatelo qui!) e che trovate gratuito su kindle store. Il protagonista è un uomo vedovo da poco, solo e abbattuto, a cui la sorella regala un cucciolo di cane, Laurie, appunto. Nel proseguire delle pagine l’uomo e il cane instaurano un rapporto unico, basato sull’interdipendenza reciproca. Dove sta Stephen King in tutto questo, mi direte voi? Tranquilli, arriva sul finale! Eccome, se arriva!

L’Artista della Fuga, B. Meltzer (acquistatelo qui). Un altro libro inviatomi da Fazi Editore, che ho decisamente apprezzato. Si tratta di un bel romanzo thriller, molto fluido e con il giusto ritmo per progredire nelle indagini insieme ai protagonisti. La storia è quella di Zig, che lavora nella base militare di Dover, nel reparto dove si rimettono a posto le salme dei militari caduti nelle missioni straniere prima di restituirle ai parenti. Un giorno Zig si trova a dover fare il suo lavoro su un corpo di una caduta speciale: Nola Brown, che in passato è stata compagna di scuola della deceduta figlia di Zig. Solo che, nonostante tutti dicono il contrario, l’uomo è sicuro che quella sul tavolo di preparazione non sia Nola, e che la sua identità sia stata scambiata con un’altra per un motivo. Che cosa si nasconde in questo scambio di persona? In che pasticcio si è cacciata Nola Brown? E soprattutto, che cosa c’entra Houdini? C’è solo un modo per scoprirlo. 

Con il romanzo di Meltzer è tutto, signori!
Che cosa avete letto, voi, nel mese appena trascorso? E cosa avete in programma per dicembre? Fatemelo sapere nei commenti!

Cronache dal Palchetto – Falstaff

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Dicembre, per me, è il mese della musica lirica. Non che non ne ascolti durante il resto dell’anno, eh!, anzi, sicuramente ricorderete le mie incursioni in quel di Parma per il festival Verdi, ma sarà l’aria del Natale, sarà che la Scala apre la sua stagione proprio a Sant’Ambroes, dicembre è il mese in cui crogiolarmi tra arie e caballette mi piace di più. 

La scorsa domenica, per esempio, ho approfittato della gentilissima ospitalità del Teatro Ponchielli di Cremona, che per il secondo anno consecutivo mi ha offerto un posticino per una delle sue rappresentazioni della stagione operistica, il Falstaff di Giuseppe Verdi, per la precisione. 

Nella foto, Simon Russell Beale nel ruolo di Falstaff nell’Henry IV prodotto dalla BBC (The Hollow Crown, potete acquistare il cofanetto qui e non ve ne pentirete!) affiancato da Tom Hiddleston nei panni del futuro Enrico V.

Falstaff è un personaggio di William Shakespeare, un cavaliere decaduto, oramai vecchio, rozzo e sempre alla ricerca di denaro, che sperpera in lussi, cibo, vino e donne. Compare in alcuni drammi storici del Bardo, tra cui l’Enrico IV e l’Enrico V, e nella commedia Le Allegri Comari di Windsor, da cui è in effetti tratto il Falstaff verdiano. Si tratta di un personaggio complesso, un po’ comico e un po’ tragico, ironico e sarcastico, falso come una moneta da tre centesimi, ma anche con un cuore… molto in fondo. 

Giuseppe Verdi era un grandissimo amante di Shakespeare e per tutta la vita ha desiderato mettersi in gioco musicando una commedia, tanto per cambiare, dopo i molteplici drammi umani, che decade dopo decade ha proposto al suo pubblico. A ottant’anni suonati, quindi, accetta la sfida del librettista Arrigo Boito e in soli sei mesi compone la musica della sua ultima opera e, forse, di quella più atipica e originale di tutte. 

Spesso definita opera comica, anche se personalmente stento ad apporle un’etichetta, Falstaff consta di tre atti, per una durata totale di circa due ore e mezza, ed è ambientato nel XV secolo a Windsor. 
Sir John Falstaff alloggia alla locanda della Giarrettiera con i servi Pistola e Bardolfo e, tanto per cambiare, si trova in ristrettezze economiche. Decide quindi di sedurre due nobildonne, Alice e Meg, per poter liberamente pescare dalla loro colma borsa e fa loro recapitare due lettere d’amore identiche. Le due donne, che sono amiche, s’indignano e decidono di giocargli uno scherzo tale da insegnargli una volta per tutte che oramai è troppo vecchio e troppo grasso per giocare la parte del seduttore. Alice si finge quindi innamoratissima di Falstaff e gli fa recapitare un invito tramite la comare Quickly in casa sua, durante l’assenza di suo marito Sir Ford. Quest’ultimo, a sua volta, ha saputo della lettera che Falstaff ha spedito alla moglie e vuole vendicarsi a suo modo. Travestito da Signor Fontana, dunque, si reca alla locanda della Giarrettiera e offre al vecchio una borsa di denaro per sedurre Alice. Falstaff, compiaciuto, confessa che è già a metà dell’opera e così Ford scopre la presunta infedeltà della moglie.

Una scena della rappresentazione del Teatro Ponchielli. Falstaff (A. Gazale) è a sinistra, Ford (P. Ingrasciotta) a destra e si sta fingendo il signor Fontana, innamorato, non corrisposto, di Alice.

Falstaff si presenta a casa di Alice, ma vi arriva anche Ford, accompagnato dai suoi compari, per ucciderlo. Alice, Meg, la comare Quickly e Nennetta (la figlia di Alice) nascondono quindi Falstaff nella cesta del bucato, che poi fanno scaricare nel fiume tra le risa generali. Ford si compiace della furbizia della moglie e, non più geloso, passa a progettare il matrimonio di Nennetta con Cajus, un vecchio dottore pedante. Nennetta, però, è immancabilmente già innamorata del giovane Fenton e chiede aiuto alla madre. 

Un’altra scena dalla rappresentazione del Ponchielli, che fa tanto Sogno di Una Notte di Mezza Estate.

Ordendo l’ultimo scherzo nei confronti di Falstaff, Alice lo invita nel parco a mezzanotte, travestito da Cacciatore Nero, un personaggio di una favola per bambini popolata da fate, spiriti e folletti. Tutti gli abitanti di Windsor si mascherano da spiriti fatati e tormentano Falstaff, che si prende un gran spavento finché non riconosce Bardolfo sotto una maschera. Allora, mentre Nennetta sposa Fenton, prorompe nella morale dell’opera, della sua vita e forse anche di quella di Verdi: tutto nel mondo è burla. 

La rappresentazione di Falstaff a Cremona mi è piaciuta moltissimo sia per la parte musicale – orchestra e coro come sempre meravigliosi, interpreti molto bravi, a cominciare da Alberto Gazale (Falstaff) e Paolo Ingrasciotta (Ford) -, che per quella visiva, che mi ha colpito particolarmente. 

Le comari di Windor: da sinistra, Quickly (D. Innamorati), Nennetta (M.L. Iacobellis), Alice (S. Tisba) e Meg (C. Piva)

Nella regia di Roberto Catalano, la Windsor Seicentesca diventa un luogo senza luogo, da qualche parte tra l’Inghilterra, Napoli e la Sicilia, a metà degli anni Cinquanta. La locanda della Giarrettiera assomiglia a un circolino per gli anziani, con le pareti di un verde slavato e i faretti gialli alle pareti e Falstaff stesso è un vecchio affaticato, che rincorre i fasti della gioventù come un bambino i suoi giocattoli. 

I toni di scena e dei costumi giocano sui rilassati colori pastello, c’è tanto bianco e tanta luce, e poi c’è Falstaff, a metà tra Keith Richards (o un Jack Sparrow vecchio e grasso, fate voi) e Zucchero, vestito di scuro, trascurato e tremendamente fuori posto nel contesto generale. Basta solo la resa di scene e costumi per far intendere al pubblico che Falstaff non  si accorda al luogo in cui si trova, ma lui non sembra accorgersene e volteggia attorno agli altri personaggi, gettandosi a capofitto nei tranelli orditi contro di lui al ritmo delle ariette, delle fughe e del contrappunto creati dal buon Beppe, che evidentemente si è divertito nel comporre la sua opera. 

L’aspetto recitativo è importantissimo per il Falstaff, giacché alcuni brani sono più parlati che cantati, come capita anche nell’Otello, e i cantanti in scena sono estremamente mobili, dotati di una fisicità buona, favorita probabilmente anche dalla giovane età, e che ricorda molto più le produzioni inglesi di quelle italiane (e in effetti mi è venuta in mente quasi subito la Carmen del Royal Opera Theatre, l’anno scorso). Il movimento in scena diverte il pubblico e lo aiuta a superare anche i passaggi più arzigogolati della trama, fino al finale non già alla tarallucci e vino, ma con una più prosaica battaglia coi cuscini su un letto gigantesco, sotto le cui coperte sparisce Falstaff e con lui, prima o poi, anche noi. 

Ci sono dei melomani tra i miei lettori, ne sono sicura! Ditemi, avete mai visto il Falstaff del Beppe? Che cosa ne pensate?
Fatemelo sapere nei commenti!

Cercami.

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Signori, non potete capire che razza di mese di novembre mi è capitato. Ci sono stati momenti in cui la tentazione di emigrare in un luogo non reperibile si è fatta potentemente sentire, ma purtroppo poi una stressata Strega ha dovuto venire a patti con la realtà: nel mondo di oggi i post irraggiungibili sono pochi!

Conscia dell’utopia dell’irrintracciabilità, quindi, non mi resta che dedicarmi al contrario di questa e riprendere in mano il Grimorio con un bel post di una volta, featuring i termini di ricerca più strambi con cui molte (oh, molte!) anime sono capitate tra queste pagine nel 2018. 

Pin celiachia; come. fare per richiedere il pin celiachia; rilascio pin celiachia lombardia; dove trovo il codice celiachia. Ahem, non da me, almeno non credo. Chiediamo all’Attilio (Fontana), il presidente della Regione?

Esenzioni tropo facili per celiachia. Te possino…! 
Antistaminico pissini prenderli i ciliaci. Un grande classico! Anzi, tanti grandi classici tutti in un termine di ricerca. Ma che c’avranno, questi, con l’antistaminico?
Vuoi bene alla tua celiachia? In che senso? Non sono esattamente una fan dell’essere affetta da una patologia autoimmune di una certa rarità, ma in quanto parte di me immagino di volerle anche un po’ bene. Credo.

Racconto ancella differenza libro. Differenze libro serie handmaids tale. Yes! Qui la mia modesta opinione. 

Non voglio averti sulla coscienza. Questo è esattamente quello che penso quando incontro molti dei miei clienti e anche qualcuno dei miei alunni.

Streghe. Streghe in rima. Streghe Shakespeare. Frasi in rima sulle Streghe Shakespeare. Dunque, di Strega ce n’è almeno una. Shakespeare, se ne parla. Frasi in rima… ho un tautogramma, va bene lo stesso?

03 che mese e. Marzo.
Altadeficizione01lamorenonvainvacanza. Tutto attaccato. Molto bene.
Soprusi. Pofferbacco!
Similitudini libro Cuore e Harry Potter. Non so voi, ma non mi azzarderei a paragonare la Maestrina dalla Penna Rossa alla McGranitt. 

Letteratura georgiana; personaggi che ruotano attorno a Ulisse; Cyrano de Bergerac; Analisi Caravaggio. Ah, questa è la parte in cui faccio i vostri compiti di scuola. 😉

Ti sei ricordato di portarmi il libro?

Chiudiamo in bellezza, sì?

Citrullo Turandot.

La summa del mio 2018 da blogger, non c’è dubbio. 

Letture Ottobrine

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Letture del Mese

Ottobre è uno dei miei mesi preferiti in ogni caso, ma, quando riesco a leggere così tante pagine come quest’anno, lo è ancora di più. Non c’è niente di meglio che passare le prime ore d’autunno con una bella tisana in mano e un gatto che ti ronfa di fianco, mentre si legge un buon libro! Certo, quest’anno il clima d’ottobre assomigliava un po’ a quello di maggio, a massimo a quello di aprile, ma non spacchiamo il capello in quattro: il gatto c’era, i libri anche, e anche la tisana. La temperatura e la nebbia sono arrivate solo oggi, almeno a Milano.

Qui di seguito trovate l’elenco dei libri che ho letto nel mese che si è concluso con la notte delle zucche, corredati del solito link che vi rimanda ad Amazon, dove potete acquistare una copia del volume prescelto tramite il mio codice di affiliazione. Per voi non cambia nulla, ma per una Strega mezza spiantata come me la piccola percentuale che il sig. Amazon mi corrisponde cavandosela dai suoi risparmi è golosissima! Bando alle ciance e cominciamo.

Incantesimi nelle vie della memoria, G. Gallato. Questa raccolta di racconti segna l’inizio della mia collaborazione con Caravaggio Editore, casa editrice indipendente che è nata nel 2007 e pubblica opere inedite o poco considerate in Italia di saggistica e narrativa. Come ormai sapete, i racconti brevi sono uno dei miei formati preferiti e sono quindi stata contentissima di poter leggere e recensire Incantesimi nelle vie della memoria, che ha tema onirico/fantascientifico. Il problema che ho riscontrato è che le storie della raccolta sono poco eterogenee (insomma, se non ti piace il contesto, sei finito o quasi) e anche i personaggi si assomigliano tutti, almeno fisicamente. Sembra che i racconti siano davvero sogni, tutti originati dalla stessa persona e tutti che nascondono, se così si può dire, un unico significato.

Mucho Mojo Club: Lavoro Sporco, AAVV. Io voglio tanto bene ai ragazzi di Casa Sirio, che non solo sono stati tanto gentili da inviarmi una copia del secondo volume della raccolta che mi era piaciuta tanto (vi ricordate?), ma mi hanno proprio avvisato della sua uscita. Grazie, ragazzi, grazie! Le storie di Lavoro Sporco sono meno uniformi rispetto a quelle del primo volume, ma ugualmente belle. Tra le mie preferite ci sono Frankie, Dracula e il lupo Mannaro, di W. Meikle, che in effetti ho riletto proprio ieri sera, perché Hallowe’en va festeggiato degnamente, Gallina Vecchia di A.N. Smith, perché è decisamente anticonvenzionale, e ovviamente La Donna del Mistero, di J. Deaver. Un racconto breve, thriller e ambientato a Milano: praticamente l’hanno scritto per me!

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Nella foto, i ragazzi di Casa Sirio che bussano alla porta del Covo Stregonesco per tentarmi.

Il Cerchio Rosso, E. Wallace. Un giallo con un’edizione bellissima regalatomi da Jess di Pennylane On The Tube (a proposito, avete visto il suo ultimo video?) e pubblicato per la prima volta nel 1922. Sono stata conquistata dalla scorrevolezza della narrazione, perché veramente quelle pagine si bevono una dopo l’altra, anche se la trama non è intricatissima e la rivelazione finale non è proprio un colpo di scena, o almeno non lo è stato per me. Il Cerchio Rosso del titolo è il nome di un’associazione criminale e segreta, che lavora vergando una specie di patto con il demonio con vari membri della società, che ottengono grosse somme di denaro in cambio di “favori” che faranno all’associazione stessa. Gli ordini e le comunicazioni dal Cerchio Rosso ai suoi membri arrivano tramite biglietti e cartoncini contrassegnati, appunto, con un cerchio tracciato a inchiostro rosso e la pena per chi non li esegue è severa quanto dolorosa… Ho trovato pregevole il personaggio dell’investigatore geniale Yale, che ha risvolti fuori dai canoni tipici del personaggio alla Sherlock Holmes, e quello della giovane Thalia, che avrebbe meritato più spazio di quello che comunque ha. Evviva i personaggi femminili tridimensionali!

Elmet, F. Mozley. Questo volume mi è stato inviato da Fazi Editore e io ne ho provato curiosità innanzitutto per il titolo, che rimanda ai regni celtici del V secolo d.C. (avrete notato che sono una mia mania ^^’). In realtà questo romanzo d’esordio di una scrittrice che studia storia medievale a York e ha la mia età non ha nulla a che vedere con il periodo dei regni celtici in Inghilterra e racconta, invece, uno spaccato di vita di due fratelli adolescenti, Daniel e Cathy, che, abbandonati dalla madre, crescono con il padre in una casa in mezzo ai boschi della parte occidentale della contea dello Yorkshire (che nel medioevo era effettivamente il territorio dell’Elmet). John, il padre dei ragazzi, è un personaggio che vive fuori dalle regole comuni della società, contando sulla sua notevole forza fisica; un uomo violento, burbero, che però con i figli è protettivo e gentile e che desidera crescerli in modo che siano in grado di badare sempre a se stessi. Quello che questa famiglia sui generis vive è un vero e proprio idillio pastorale, finché non entra in gioco il signor Price, che vuole che John torni a lavorare per lui e per i suoi traffici. Non vi dico di più della trama, perché merita di essere seguita fino alla fine, anche se a volte il ritmo narrativo rallenta molto e per pagine sembra non stia succedendo nulla. Personalmente ho apprezzato molto l’atmosfera da vecchia favola che caratterizza tutto il narrato, anche nei momenti più crudi e violenti, che sfociano nel genere crime.

Cora, G. Sand. Letto nella traduzione di Ilaria Biondi per il progetto La Bottega dei Traduttori. Si tratta di un racconto breve molto interessante, di cui ho amato particolarmente l’ironia insita in tutta la vicenda e nelle descrizioni del protagonista maschile, Georges, che mi ha ricordato il Werther di Goethe (amo Goethe, ma Werther un po’ meno). La forbitezza della narrazione (propria di Georges, che narra la storia in prima persona) è ben mantenuta nella traduzione italiana, che mi sembra scorrere bene e senza intoppi. Se non avete mai letto nulla di questa scrittrice francese, Cora potrebbe essere un buon punto per un primo approccio, quindi segnatevelo. 😉

Con George Sand, letto la mattina del 31 ottobre appollaiata sulla cyclette durante il mio allenamento del mercoledì, si conclude la lista dei libri letti il mese scorso. Quanti racconti brevi! Credo che passerà un po’ di tempo prima che io abbia la possibilità di averne tra le grinfie così tanti e tutti assieme, ma non mettiamo mai limiti alla provvidenza. Voi che cosa avete letto a ottobre? Avete avuto il coraggio di cominciare a bere tè e tisane, o siete rimasti ai gelati e ai ghiaccioli?

Una passeggiata coi dinosauri – Dinosaur Invasion

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Mi sono sempre piaciuti i dinosauri, fin da quando ero bambina, e non credo ci fosse nulla di strano allora, ma a trent’anni suonati devo probabilmente prendere atto che, se vado ancora pazza per i rettiloni enormi che hanno dominato l’era Mesozoica, proprio normale non sono. D’altronde, i dinosauri non sono l’unico indizio che mi fanno pensare di essere, come direbbero gli inglese, peculiar. 😉

L’Era Mesozoica è il periodo compreso tra 250 e 65 milioni di anni fa, diviso in Giurassico, Triassico e Cretaceo. Questo significa che i dinosauri sono stati i padroni incontrastati del nostro pianeta per circa 185 milioni di anni: non male, no?

Quando una Strega che ha trascorso l’infanzia tra i reperti della sezione di paleontologia del glorioso Museo Civico di Storia Naturale di Milano viene invitata a partecipare a una mostra come Dinosaur Invasion, è chiaro che detta Strega prende armi e bagagli e ci va, anzi ci si catapulta. Possibilmente si fa anche accompagnare dalla stessa persona che pazientemente la portava anche al museo che sta nei Giardini Pubblici di Porta Venezia. ❤

La facciata neogotica del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, uno die più importanti musei naturalistici d’Europa, fondato nel 1838. Lo stile prescelto per il palazzo che ospita il museo prende ispirazione da quello londinese, mentre la pianta dell’edificio riproduce quella del Museo di Storia Naturale di Vienna. Per me questo posto sa di casa e ogni tanto ci torno. 

Raggiungere Dinosaur Invasion è piuttosto semplice, giacché la mostra è ospitata in una struttura mobile all’interno della Fabbrica del Vapore, in via Procaccini: ci arrivate con il tram 14, preso proprio di fronte al nuovo Starbucks, se partite dal centro, o con la nuova linea lilla, quella senza conducente, scendendo alla fermata di Cenisio. Il biglietto intero costa 13 € (io vi consiglio di preacquistarlo online) e vi permette la fruizione dell’intera mostra.

Già, ma cosa c’è da vedere a Dinosaur Invasion?
Il percorso espositivo comprende trenta modelli a grandezza naturale costruiti su indicazione dei paleontologi per riprodurre il più fedelmente possibile i giganti del Mesozoico finanche nei movimenti. Grazie alla tecnologia ANIMATRONICS, infatti, i modelli, che sono inseriti in un ambiente ricreato, muovono le zampe e la coda, aprono e chiudono occhi e mandibole e ruotano il capo, il tutto in modo plastico e realistico, con contorno di ruggiti, bramiti e altri rumori di sottofondo. 

Il T-rex della mostra: una bestiolina lunga 12 metri, capace di esercitare la pressione di di 6 tonnellate in un singolo morso. Agilissimo grazie alla sua coda, si stima che questo simpatico lucertolone pesasse sulle 7 tonnellate.

Fa un certo effetto guardare all’interno della bocca spalancata di un Tyrannosaurus Rex, strizzare gli occhi per scorgere, in alto, il muso di un brachiosauro o stare a guardare uno pteranodonte che sbatte le ali, e la possibilità di fare foto e girare video aggiunge divertimento e goliardia a tutta l’esperienza, ma confesso che Dinosaur Invasion non è proprio quello che mi aspettavo. 

Il percorso espositivo è divertente, ma poco interattivo rispetto all’immagine proposta nella pubblicità, che aveva tutto un altro piglio, bisogna dirlo. Forse si sarebbe potuto ovviare al problema piazzando un altro paio di postazioni per fare foto con il green screen, come quella che c’è all’ingresso, e utilizzando meglio lo spazio a disposizione. Invece di creare delle zone delimitate da cordoni in cui riprodurre gli ambienti e piazzare i dinosauri, trasformare l’intera struttura nella Terra durante il Mesozoico, permettendo ai visitatori di aggirarsi nell’ambiente invece che limitarsi ad ammirarlo, sarebbe stato una cosa pazzesca e gli stessi bellissimi modelli sarebbero stati godibili a 360°: lo meritano! Un’altra piccola pecca è l’illuminazione, che è senza dubbio insufficiente per notare, ad esempio i pochi cartelli esplicativi – dubito in effetti che i bambini presenti, il target principe della mostra, li abbiano più che notati.

Alla fine della mostra c’è un’area gioco dedicata all’edutainment, parolina insipida che indica la funzionalità didattica di alcuni tipi di intrattenimento. L’angolo per la ricerca dei fossili è una bella idea, ma è reso in modo un po’ troppo bambinesco, più adatto ai pargoletti sotto i 90 cm di altezza (che tra l’altro non pagano il biglietto), che a quelli un po’ più grandicelli che, soprattutto nel periodo storico in cui viviamo, si fanno impressionare molto meno facilmente. 

Insomma, l’impressione generale che Dinosaur Invasion mi ha lasciato è, a parte la nostalgia dell’infanzia e un rinnovato amore per i lucertoloni giurassici, di un ambiente un po’ spoglio. Un vorrei, ma non posso, e quindi mi accontento in una città come la Milano di oggi, che richiede di essere stupita. Peccato!

C’è qualcuno di voi che ama i dinosauri come me?
Siete andati a vedere la mostra o programmate di farci un salto? Fatemelo sapere nei commenti!