Febbraio tra cuori, regine e libri

Tag

, , , , ,

Anche questo mese di febbraio, incredibilmente denso di impegni da rispettare e incarichi da portare a termine, è arrivato alla fine e la sottoscritta Strega si trova alla spalle una bella colonnina di libri conclusi. La trovo una cosa buffa, perché, finché non ho fatto il punto delle mie letture per scrivere questo post, ero convinta che fossero insoddisfacenti come numero così come lo sono state – con le dovute eccezioni! – per il mio gusto personale.

Le bookish boxes sono scatole a tema libri, che generalmente contengono un libro e alcuni gadget relativi a un tema prescelto. Si possono acquistare singolarmente o ad “abbonamento” e arrivano comodamente a casa, tramite corriere.

Probabilmente la mia impressione è stata influenzata dalla vertiginosa diminuzione di pagine provviste di isbn macinate nella seconda parte del mese a causa dell’incarico attribuitomi da Dreamer Whale, il primo sito di bookish boxes in Italia. Non mi hanno chiesto di montare le scatole per la spedizione, eh!, ma di fare parte della giuria per il loro secondo concorso di scrittura, il che ha necessariamente significato leggere svariati racconti brevi al giorno, a scapito dei libri. ^^

Ma non stiamo qui a parlare di un concorso di cui non sono stati ancora annunciati i vincitori e vediamo i libri che ho letto nel mese di febbraio (corredati dai soliti link Amazon), vi va?

Bianco Letale, R. Galbraith (acquistatelo qui). Voi non potete capire da quanto tempo io aspettassi di leggere questo libro, che è il quarto volume della serie Le Indagini di Cormoran Strike! Comprato nell’esatto giorno della sua uscita in Italia, ho tentato in tutti i modi di rallentarne la letture per godermi più a lungo le avventure di Strike e Robin Ellacott, ma è stato veramente difficile. La Rowling/Galbraith scrive sempre con una meravigliosa fluidità, le parole, i paragrafi e i capitoli del libro sembrano scivolare sulla pagina in automatico, senza affrettare né rallentare la narrazione. Di questo particolare libro ho apprezzato la maggiore semplicità dell’indagine rispetto a La Via del Male, perché ha dato modo all’autrice di concentrarsi anche sulle vite private dei suoi personaggi, che a occhio e croce coprono appena meno della metà della storia in sé e per sé.

Diciamolo, tutte noi volevamo sapere che cosa sarebbe successo tra Cormoran e Robin nel quarto libro e la Rowling è stata indubbiamente brava nel soddisfare tutte le principali teorie elaborate dai fan senza sprofondare nel fan service vero e proprio. Ci vuole mestiere per farlo, eh!

Nel mezzo della lettura mi sono ritrovata a fare il tifo per alcuni personaggi, a maledirne altri e a imprecare tra me e me per la procionaggine diffusa che sembra attanagliare i protagonisti in materia di relazioni personali. In soldoni, l’ho adorato profondamente.

La Regina Ribelle, E. Chadwick (acquistatelo qui). Si tratta del primo volume della trilogia Il Romanzo di Eleonora di Aquitania, che probabilmente non continuerò, perché la storia romanzata di Eleonora, così come la racconta la Chadwick, non mi ha soddisfatto. Numi, è pur vero che non avrei mai scelto di leggere questo libro di mia sponte: ho iniziato una collaborazione instagram molto interessante, se siete amanti del romanzo storico, con Naomi di Theroadtobookland. La Regina Ribelle racconta la storia di Eleonora di Aquitania più o meno dal suo matrimonio con Luigi di Francia a quello con Enrico II d’Inghilterra. Si tratta quasi di un ventennio di storia denso di avvenimenti – rivolte, Crociate, tradimenti, intrighi, politica, dissidi religiosi e chi più ne ha più ne metta – che la Chadwick usa ahimè solo come sfondo per raccontare una storia che mi pare a metà tra il romanzo rosa e l’Harmony. Eleonora meritava di più.

Ah, Katherine Hepburn nei panni di Eleonora d’Aquitania: questa sì che è una regina! Il film è “Il leone d’inverno”, uscito nel 1968 e tratta da un’omonima opera teatrale del ’66. Nel cast c’erano anche Peter o’ Toole, Anthony Hopkins e Timothy Dalton.

La Sovrana Lettrice, A. Bennet (acquistatelo qui). Questo piccolo libro edito Adelphi mi è caro per due ragioni. Si tratta indubbiamente di una lettura originale, che esplora le possibili conseguenze dell’appassionarsi alla lettura da parte della regina più famosa dei giorni nostri, Elisabetta II d’Inghilterra, e poi me l’ha prestato una delle mie alunne, e io, quando mi prestano i libri perché pensano che dovrei leggerli, vado in brodo di giuggiole. La Sovrana Lettrice ha il grande pregio di un linguaggio ironico, seppur compassato, e sembra quasi di sentire parlare Elisabetta stessa, o almeno, la Elisabetta che noi ci immaginiamo.

Le Nozze di Eleonora, M. Calmel. Un altro volume letto per la collaborazione su instagram e un’altra delusione, ancora più profonda di quella precedente, temo. In questo caso, la storia è raccontata da un personaggio inventato, Loanna, un’inglese discendente da Merlino di Avalon, che serve la corona d’Inghilterra incoraggiando il compimento del matrimonio tra Eleonora ed Enrico II. Il problema di questo romanzo non risiede solo nella trama, che, diciamolo, appare più adatta a una fanfiction che a una narrazione che dovrebbe vedere la storia come protagonista, ma anche in un ritmo narrativo piuttosto lento. Da un lato, con Loanna e tutto il suo cucuzzaro, la Calmel mi ha ricordato i libri di Marion Zimmer Bradley, ma senza il fascino della leggenda arturiana.

Dammi mille baci, e ancora cento, Catullo + Tu Sei il Mio Intero Mondo, W. Shakespeare. Due piccole pubblicazioni di brossura (96 pagine per ciascuno) affidatemi da Garzanti Editore. Si tratta di una raccolta di alcuni versi dei celebri poeti, che vertono sull’amore. Sono carini da leggere, non impegnano e la traduzione mi sembra buona, senza contare che tutte le copertine di questa collana sono adorabili!

Luce Nell’Oscurità, L. Marcello. Ho letto la storia di Varnava, nato e cresciuto in un villaggio della Serbia centrale da cui è costretto a fuggire per l’arrivo di creature maligne, per conto di Caravaggio Editore, ma non sono riuscita ad appassionarmi a questo breve romanzo di formazione. Credo che abbia qualcosa a che fare con il linguaggio narrativo, che mi suonava un po’ noioso, e con il ritmo troppo lento della storia.

Il tempo della Verità, G. Cooper (scaricatelo qui, è gratis!). Questo racconto breve appartiene alla serie iniziata con La Biblioteca dei Morti, che io in realtà non ho mai letto. Ho scelto di iniziare comunque Il Tempo della Verità, perché mi sono ricordata di una mia pargola di qualche anno fa, che aveva letto e adorato La Biblioteca dei Morti e mi aveva praticamente fatto la reading progress. La Strega ha un cuoricino, da qualche parte!

Con Glenn Cooper è tutto, signori! Raccontatemi quali libri avete letto voi e quali vi sono piaciuti di più!

Dov’è finita la Strega?

Oh, Basil l’Investigatopo! Uno degli eroi della mia infanzia.

Signori, non è ancora finito il secondo mese del 2019 e io mi dichiaro già stanca. Stanca quasi morta, eh! Sto cominciando a essere troppo vecchia per il lavoro di Strega, non c’è altra spiegazione. 😉

Se non sbaglio, e potrebbe anche succedere, dato che mentre vi scrivo sono le 22:13 e sono sveglia e operativa da circa diciassette ore, il mio ultimo post risale a dieci giorni fa ed è la recensione di Green Book, che ha vinto l’Oscar come Miglior Film contrariamente a quanto mi aspettassi, ma assolutamente in accordo con il mio personalissimo – e opinabilissimo! – gusto. Sono molto felice che il film di Farrelly abbia vinto nella categoria di cui sopra e come Miglior Sceneggiatura Originale (e che dire di Mahershala Ali come Attore Non Protagonista?!), come apprezzo tanto che Rami Malek abbia vinto per la sua interpretazione perfetta di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody.

Sono sicura che Freddie approva.

Non ho visto la cerimonia di assegnazione degli Academy Awards in diretta, anche perché tornavo da un weekend piuttosto stancante, in cui ho imparato una marea di cose – tante delle quali devono ancora essere metabolizzate, ma è a questo che servono i clienti, me lo confermate? -, ma ho anche prosciugato tutte le mie energie, che francamente non sono ancora riuscita a recuperare.

La scimmia delle newsletter non mi è ancora passata, anzi, sto lavorando alla primissima uscita della letterina alla mailing list stregata, che dovrebbe prendere il volo nei primi due giorni di marzo. Se non vi siete ancora iscritti e siete curiosi di leggere almeno la prima delle mie ciance aggiuntive, avete ancora tutto il tempo per inserire il vostro nome del Grimorio. Approfittate della tendina che si apre quando visitate il blog, oppure aprite questo post e usate il link che ho inserito. Io cerco sempre nuovi accoliti, perciò non siate timidi, e perdonatemi che a febbraio mi sono fatta sentire meno del solito anche nell’area commenti dei vostri articoli.

Una rara immagine della Strega durante lo studio matto e disperatissimo del weekend appena trascorso. Il filtro bellezza è stato apposto solo per non ledere i vostri occhi innocenti.

Il fatto è che questo si è rivelato un mese difficile, non solo perché le cose da fare sono le stesse, ma i giorni a disposizione sono almeno due in meno. Febbraio è un mese formativo per la qui scrivente Strega, in cui ho iniziato un paio di progetti di miglioramento personale che accarezzavo da tempo, ma che portano indubbiamente una grande fatica: non è facile cambiare il modo in cui pensiamo, sentiamo e ragioniamo, e forse è addirittura impossibile, ma io ci provo in ogni caso. Al massimo, e passatemi il francesismo, do l’ennesima culata per terra.

Da domani si torna in arnese, comunque, o almeno lo spero! La primavera è nell’aria, o no?
Fatemi sapere cosa avete fatto nel mese che sta per finire e quali progetti vi hanno tenuti impegnati: il box dei commenti è tutto per voi!

Green Book

Tag

,

Capita ahimè spesso che a causa del gran casino che è la mia vita quotidiana io non riesca a vedere tutti i film candidati ai maggiori premi cinematografici, ma a Green Book tenevo in modo particolare.

Il Negro Motorist Green Book era una guida per viaggiatori afroamericani pubblicata annualmente dal newyorkese Victor H. Green in cui si elencavano le leggi emanate da ogni Stato Americano in merito alla circolazione delle persone di colore, nonché i luoghi dove essi potevano dormire e mangiare.

Tanto per cominciare, Viggo Mortensen è un attore che apprezzo moltissimo per le sue doti interpretative e la sua capacità di calarsi completamente nei ruoli che interpreta, e poi perché la storia raccontata è vera.
Siamo a New York nel 1962 e l’italoamericano Tony Vallelonga (aka, Tony Lip) è momentaneamente senza lavoro dopo che il locale in cui faceva il buttafuori chiude in via temporanea. Dovendo mantenere la sua famiglia, accetta di lavorare per un musicista di colore, Don Shirley, che ha bisogno di un autista tuttofare per il suo imminente tour nel Sud del Paese. Siamo nel periodo della discriminazione razziale, esistono leggi che variano di Stato in Stato su quello che le persone di colore possono o non possono fare, e per organizzare gli spostamenti, Tony si deve basare proprio sul libro verde che da il titolo al film.

All’inizio della storia Tony e Shirley sono due personaggi agli antipodi, che hanno abitudini, maniere e linguaggio completamente diversi, ma la convivenza forzata e le esperienze affrontate li avvicinano e permettono loro non solo di comprendersi, ma di iniziare un’amicizia che proseguirà fino alla fine delle loro vite (sono entrambi morti nel 2013).

I meravigliosi Viggo Mortensen (Tony) e Mahershala Ali (Don Shirley) in una scena del film in cui Don aiuta Tony a scrivere una lettera alla moglie. Mortensen, che ha poco dell’italoamericano, a dire la verità, mi ha stupito per l’accuratezza dei modi e dell’accento.

Don Shirley, in particolare, è un personaggio curioso. Cresciuto principalmente all’estero tra conservatori e scuole di musica, non veste, parla, mangia o si muove come il “tipico” afroamericano, anzi, sembra un signorino troppo pulito e francamente represso, solo e contento di esserlo. Naturalmente non tutto è come sembra, e infatti il musicista nasconde un tormento nell’anima e un profondo senso di inadeguatezza che a stento riesce a controllare. Tony Vallelonga è, invece, l’italoamericano per eccellenza: sguaiato, mangione e decisamente grezzo, ma anche con un gran cuore e un senso del dovere e della morale precisi.

Del film di Peter Farelly, che conta tra gli sceneggiatori anche Nick Vallelonga, figlio di Tony, ho amato moltissimo il metro narrativo, che mescola momenti di grande difficoltà con attimi di pura commedia. Non è facile rendere giusta importanza alle vessazioni e alle angherie subite da Don Shirley nel corso del suo viaggio nel Sud, rendendo visibile l’aspetto paradossale che lo vedeva non solo invitato a suonare negli stessi luoghi che lo discriminavano, ma anche applaudito e lodato dalle persone che nel contempo lo trattavano e lo giudicavano come un essere inferiore. Allo stesso modo, inserire momenti di leggerezza in una storia che altrimenti risulterebbe troppo pesante è un procedimento rischioso, perché è facile rovinare un bel racconto e difficile esaltarlo.

La bellezza di Green Book sta proprio nell’equilibrio tra il dramma e l’aspetto divertente, nel viaggio non solo materiale di due persone che partono nemiche e tornano legate per la vita, e spero ardentemente che questa pellicola vinca almeno qualcuno degli Oscar per cui è nominata (Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attore Non Protagonista, Migliore Sceneggiatura Originale e Miglior Montaggio), dopo che si è portata a casa un bel numero di Golden Globes, anche se li avrebbe meritati tutti.

Voi avete visto Green Book? Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti!

La Strega e La Scimmia delle Newsletter

Tag

,

Dal Vocabolario:
scìmmia (ant. scìmia e sìmia) s. f. [lat. sīmia, der. di simus, gr. σιμός «dal naso schiacciato»]. – Nome comune della maggior parte dei mammiferi appartenenti all’ordine primati.
avere la scimmia. Indica lo stato di dipendenza da qualcosa, probabilmente deriva da: avere la sc. sulle spalle (calco dell’ingl. to have a monkey onback), usato nel gergo dei tossicodipendenti per indicare la dipendenza dalla droga.

Insomma, è andata così.
Una blogger non italiana mi ha convinto a iscrivermi alla sua mailing list. Ho compilato l’allegro moduletto, ho premuto invio. Mi è arrivata l’e-mail di benvenuto e, in un tripudio di belle foto e toni pastello, anche la prima newsletter, che ho letto con un certo piacere, perché non è male avere un testo riassuntivo di quello che ha fatto una persona che segui, purché sia sintetico e non troppo insistente, sia chiaro.

Nei giorni subito seguenti la scoperta della prima newsletter, ho improvvisamente realizzato che anche molti blogger italiani compilano delle comunicazioni periodiche per chi ama seguirli, alcuni anche con un certo successo. Leggendone alcune, ho pensato che ci sono persone che dovrebbero mettere il meno parole possibile per iscritto e altre, invece, che lo fanno proprio bene. In particolare, ho notato che ricevere le newsletter “giuste” nella propria casella di posta crea un senso di vicinanza rispetto ai loro autori che non è paragonabile a quella percepita leggendo un post o seguendo un profilo social.

Probabilmente questo capita perché, per una volta, non è il lettore a cercare il determinato articolo per l’Etere, ma è l’autore stesso a contattarlo (previo suo dichiarato consenso, è chiaro) per fargli sapere di sé, magari raccontandogli anche qualche aneddoto, o suggerendogli di leggere contenuti che gli erano sfuggiti. In ogni caso ho pensato che questa diavoleria chiamata newsletter fosse una cosa carina, ma ero anche convinta che fosse il genere di scoperta che mi avrebbe lasciata piacevolmente stupita per qualche ora e basta. Invece mi è presa la scimmia delle newsletter.

In poche ore avevo fatto una lista di piattaforme che offrivano questo servizio di e-mailing in forma gratuita (d’accordo, è ora che studi un po’ di alchimia e mi metta a fabbricare oro dal piombo) e avevo individuato quello che faceva per me. Mail Chimp, che non a caso a una scimmia nel logo, sembra avere tutte le funzionalità di cui una Strega che si rispetti ha bisogno, compreso il modulo pop-up di sottoscrizione che da un paio di giorni vedete comparire, se visitate il Grimorio, e comodi link come questo, che possono essere condivisi su tutti i social.

Tra un casco di banane e qualche nocciolina, la pagina di benvenuto alla newsletter del Grimorio è già pronta e sto lavorando alla prima newsletter vera e propria.

…Già, ma che ci troverete, in detta letterina?
Tanto per cominciare, vorrei rassicurarvi: mi è presa la scimmia, non la cozza delle newsletter, quindi non ho intenzione di inviarne una ogni settimana, come ho recentemente sperimentato da utente. Mi limito a un riassunto mensile delle avventure stregate, sia per quanto riguarda gli articoli sul blog (sia mai che ve ne perdiate qualcuno!), che quello che non condivido tra queste pagine, ma che trova generalmente il suo posto sui social che uso (a proposito, la Strega cinguetta e fotografa), o addirittura che fino a questo momento non ha proprio trovato posto. Commenti estemporanei sulle mie letture, nuove scimmie, interessi, musica e naturalmente gli spettacoli a teatro di cui scrivo recensioni su una testata online.

Ho colto il vostro interesse? Siete curiosi di immergervi di più nel mondo della Strega? Allora usate il modulo pop-up, oppure cliccate su Abu, qui sotto alle mie parole, e inscrivete il vostro nome nel Grimorio! 😉

Cominciare bene l’anno di letture – 2019 version

Tag

, ,

Sto considerando di sposare un’opinione già condivisa da molti, ovverosia che gennaio sia il mese più lungo dell’anno. Vero è che, nonostante i soli 31 giorni, questo benedetto scampolo di anno non sembrava passare mai!

Insomma, quello appena trascorso è stato un mese complicato, ma mi ha lasciata comunque soddisfatta delle mie letture che non solo sono state di numero cospicuo – anche se non sembrano, ma ci arriveremo -, ma anche di ottima qualità. Vediamole da vicino, corredate dal tradizionale link per acquistare i titoli su Amazon tramite il mio codice di affiliazione – ormai sapete come funziona: se comprate gli articoli seguendo il link, Amazon mi corrisponde una minima percentuale sul suo incasso, senza maggiorarla a voi.

L’Alienista, C. Carr. (acquistatelo qui e fatemi felice)
Pubblicato nel 1994, L’Alienista è il primo volume di una serie di romanzi incentrati sulle indagini di Lazslo Kreizler, l’alienista del titolo. Cosa mai sarà un alienista, vi chiederete. Ebbene, nel periodo di ambientazione di questo giallo storico (New York, 1896) i malati di mente erano definiti alienati, ovvero estraniati, diversi, dalla società comune, pertanto chi li studiava era un alienista. Lazslo è molto rinomato nel suo campo, perché ha idee controverse sui parametri per stabilire la follia di un uomo e gli viene chiesto di partecipare all’indagine per scovare un pericoloso assassino che uccide dei ragazzini e ne deturpa i cadaveri. Lazslo e la sua squadra si metteranno al lavoro utilizzando tecniche di indagine nuove e non ancora riconosciute dalla polizia, come l’applicazione della psicanalisi in campo criminale, oppure l’analisi delle impronte digitali.

Eccoli, miss Sarah Howard e il dottor Lazslo Kreizler, ritratti nella serie tv di Netflix. Di loro vi avevo già parlato in questo post sui miei dieci personaggi letterari preferiti.

Di questo romanzo ho apprezzato la grande caratterizzazione dei personaggi, in primis Lazslo e Sarah, ma ancora di più la descrizione della New York dell’epoca e delle procedure d’investigazione: adoro trovare informazioni dettagliate e piccoli aneddoti veritieri all’interno di un’opera di finzione! Un paio di anni fa Netflix ha prodotto una serie tv dall’Alienista, che vede Daniel Bruhl, Dakota Fanning e Luke Evans tra i protagonisti e che è abbastanza fedele al libro. Se siete fan del genere e non l’avete ancora vista, non attendete oltre!

I Melrose, E. St Aubyn. (acquistate qui la raccolta pubblicata da Neri Pozza: è un affare!)
Ecco l’inghippo, quindi. I Melrose è in realtà un volume che raccoglie i cinque romanzi – Non importa; Cattive Notizie; Speranza; Latte Materno; Lieto Fine – che hanno come protagonista Patrick Melrose, un esponente dell’upper class inglese che non riesce a rapportarsi con la società cui appartiene e deve fare i conti con i numerosi traumi del suo passato.

Benedict Cumberbatch in una scena della prima puntata della miniserie Patrick Melrose, che non segue l’ordine cronologico dei libri, e infatti comincia con Cattive Notizie.

Più che la vicissitudini raccontate nei romanzi, a incatenarmi alla lettura è stata la fluidità della scrittura di Edward St. Aubyn (scrittore contemporaneo inglese, della famiglia nobiliare dei St. Aubyn, che possiede quel meraviglioso maniero che ho visitato in Cornovaglia) e la grande introspezione psicologica che opera in tutti i suoi personaggi. Il fatto che lo scrittore riesca a immedesimarsi di volta in volta in un bambino, in Patrick in tutte le sue età e in uomini e donne diversissimi tra loro senza alcuno strappo nella narrazione è incredibile e si aggiunge allo straniamento che il lettore prova di fronte alla gran maggioranza dei personaggi dei romanzi, che sono dotati di una vuotezza emotiva agghiacciante.
Anche per questi libri è stata recentemente tratta una miniserie, di cui ho però visto solo la prima puntata. Patrick è interpretato da un Benedict Cumberbatch che forse ha superato se stesso e che chiaramente è stato sottopremiato per la sua performance: segnate e recuperate, signori. 😉

Ho già finito di elencare le mie letture di gennaio: sono stata decisamente più veloce di come è trascorso il mese. XD Quali libri avete letto voi? Fatemelo sapere nei commenti!

Maria Regina di Scozia – Vorrei, ma non posso

Tag

,

Il contrasto di colori e figure è una delle caratteristiche che più ho apprezzato di questo film.

Da amante del romanzo storico, non posso non amare i film in cui la storia è protagonista, e infatti credo di aver visto tutti quelli usciti negli ultimi tempi. A volte è stato un amore al primo fotogramma e altre meno, come nel caso di Maria Regina di Scozia, diretta da Josie Rourke, regista cinematografica e soprattutto di teatro, ultimamente legata al Donmar Warehouse di Londra (suo è il Coriolano di cui vi ho parlato qualche anno fa).

Al di là della mia passione per la storia, anche il soggetto del film m’intrigava moltissimo, perché racconta – o promette di raccontare, almeno – la contrapposizione di due regine, due donne di potere, emancipate rispetto ai loro tempi e per certi versi anche rispetto ai nostri. Insomma, stiamo parlando di Maria Stuarda, regina di Scozia, vedova di un re di Francia e madre di un futuro re d’Inghilterra, ed Elisabetta I (a personal favourite) regina d’Inghilterra, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, che non si è mai sposata e ha retto le sorti di un regno in pericolo, portandolo alla gloria!

Le due donne non si sono mai incontrate, eppure i loro destini sono inevitabilmente uniti dalle trame della storia e della politica, nonché da una curiosa contrapposizione – Maria bella, impetuosa e fertile, Elisabetta volitiva, riflessiva e senza eredi diretti – che farebbe la gioia di qualsiasi scrittore di narrativa: ce n’è di materiale per farci un film!

Josie Rourke, però, sceglie di concentrare le due ore della pellicola sugli accadimenti compresi tra il ritorno di Maria in Scozia e la sua abdicazione forzata, utilizzando un ritmo narrativo lento e rilassato, forse un po’ troppo, se contiamo che stiamo parlando di un film, e non di una pièce teatrale. Un po’ più di strategia politica, qualche accenno alle congiure contro Elisabetta, che Maria potrebbe o non potrebbe avere appoggiato, avrebbero per lo meno movimentato un po’ la vicenda, di sicuro più dei cinquanta minuti del film in cui la regina di Scozia è incinta.
Scenografie e costumi sono molto belle e il gioco di luci e colori non può non colpire lo sguardo dello spettatore.

Margot Robbie che passeggia per Hampton Court nei panni di Elisabetta I. Trucco e costumi su di lei sono perfetti – e a rendere meno bella lei, ce ne vuole!
Saorsie Ronan, visivamente una bellissima Maria, un po’ meno nella scrittura del personaggio

C’è però una cosa che non posso salvare, nemmeno volendo, e non c’entra nulla con il cast, peraltro di buon valore.
Un po’ di accuratezza storica, in un film così, è necessaria, soprattutto se stiamo raccontando vicende che sono già incredibili, senza bisogno di romanzarle in modo eccessivo.

Tollero poco questa rivisitazione da femminismo moderno, con ventimila cenni alla sorellanza, tanto cuore, tanta contrapposizione al freddo mondo degli uomini – tutti traditori -, che imprigiona le due donne ricche di sentimenti, impedendo loro di fare quello che vorrebbero fare… Ma di che stiamo parlando?! Non è che le due regine fossero due sante, anzi, e avevano una personalità talmente forte da renderle difficilmente influenzabili. E poi, perché dobbiamo ammorbidire tutto, perché un personaggio di stato non può essere sia una donna, che uno spietato politico?

La visione della Rourke snatura completamente i personaggi, trasformando soprattutto Maria in una specie di eterna adolescente petulante e lamentosa, per cui difficilmente si può parteggiare, ed Elisabetta, a cui tutto sommato va un po’ meglio, perde molta della vividezza e del fascino.
Non so, sembra che l’unica possibilità per offrire una visione femminile di una storia al femminile sia puntare sulla sorellanza, la rivalità e il senso frustrato di maternità. Non c’è altro modo, mi chiedo?

Oddei, non è che Mary Queen of Scots sia inguardabile, è un film carino, che si guarda una volta sola e che poi si dimentica per metà. Un bel vorrei, ma non posso, insomma, con due attrici protagoniste che potevano offrire di più.

Tu, che m’hai rubato il cuor! I miei 10 personaggi preferiti nei libri

Tag

,

La Strega non è bravissima nel compilare le classifiche, soprattutto quando si parla di libri, ma, visto che con quella dei cattivi più cattivi di tutti i tempi non mi era andata male, ho pensato che potevo riprovarci con i miei dieci personaggi preferiti di sempre.

L’idea per questo post è arrivata da instagram, e più precisamente dal profilo di Giulia (@books.andtea.addicted), che qualche giorno fa ha stilato la sua personale classifica.

Selezionare solo dieci tra i personaggi che più amo nella letteratura è stato un lavoraccio, mi sembrava sempre di fare torto a qualcuno, ma dopo qualche tentennamento posso proporvi la mia lista, corredata di “romanzo di appartenenza” e link per l’acquisto su Amazon tramite il mio solito codice di affiliazione, con cui sosterrete le fondamenta di questo umile Grimorio. Siccome volevo sentirmi meno in colpa, poi, ho accluso anche una motivazione alla mia scelta.

C’è poco da dire, l’immagine di Darcy per eccellenza è quella di Colin Firth nella serie BBC del 1995.

10^ posto.
Fitzwilliam Darcy da Orgoglio e Pregiudizio di J. Austen.
Darcy è l’immagine del protagonista maschile romantico: bello, ricco, ma soprattutto altero e non avvezzo a esprimere i suoi sentimenti, che pure sono profondi e sinceri. Di lui mi piace l’onestà e l’etica cavalleresca, ma anche quella procionaggine che viene fuori quando, ad esempio, formula proposte di matrimonio…

9^ posto. Artù di Britannia, così com’è dipinto dal sempre caro B. Cornwell nel ciclo di Il Romanzo di Excalibur.
Intendiamoci, re Artù mi è caro a prescindere: è uno dei primi personaggi che ho incontrato nella mia vita di ascoltatrice di storie e personalmente credo di aver visto e letto ogni rivisitazione del ciclo arturiano che sia mai uscita, ma il ritratto che ne fa Cornwell ha il pregio di essere realistico, vivo, se vogliamo. Si tratta di un uomo che possiede sì forti ideali, come vuole la tradizione, ma sembra ostentarli per nascondere uno spirito vanesio e un deciso egocentrismo. Mi piace che, pur non tralasciando i tratti fondamentali del personaggio, lo scrittore abbia donato ad Artù anche dei difetti; debolezze e incongruenze che sono proprie dell’animo umano e che rendono vero un personaggio e ci permettono di amarlo pienamente.

L’anno scorso su Netflix è uscita la serie tv tratta dal libro, con Daniel Bruhl nel ruolo di Kreizler. Personalmente trovo che la scelta del casting sia azzeccata.

8^ posto. Lazlo Kreizler, da L’Alienista e romanzi seguenti di C. Carr.
Questa è una scoperta recente, giacché sto leggendo L’Alienista proprio in questo periodo! Il romanzo è un giallo storico ambientato nella New York del 1896, dove uno spietato assassino consuma delitti che renderebbero felice Jack lo Squartatore a danno di giovani ragazzi. Lazlo è un alienista, uno psicanalista insomma, che indaga sugli omicidi su richiesta dell’allora commissario di polizia Theodore Roosvelt (sì, quel Roosvelt). Oltre alla particolare intelligenza del personaggio, che non per nulla nel libro è il pioniere della psicanalisi applicata alle indagini criminali, mi piacciono i suoi lati oscuri e l’ossessione che generano per il suo lavoro. Vediamo il dottor Kreizler così determinato a scovare l’assassino tramite i suoi metodi – per affermarli, è vero, ma c’è qualcosa di più -, che non pensa ad altro, perde il sonno, si dimentica perfino di mangiare, mettendo a rischio la sua salute. Questa specie di dedizione malsana, che costituisce in fondo la tensione che anima il personaggio, mi affascina molto.

7^ posto. Melania Hamilton da Via col Vento di M. Mitchell.
Melania è la cugina e la moglie di Ashley, il sempiterno love interest di Rossella o’Hara, e leggendo il romanzo non si può che ammirare la sua lealtà e la sua forza d’animo, che invece nel film non vengono fuori come dovrebbero, anzi si trasformano in una lagna senza fine, cui lo spettatore medio porrebbe volentieri fine di persona. Nonostante Rossella provi per lei una viva antipatia e un forte spirito di competizione, che spesso la portano a non trattarla affatto bene, Melania rimane sua amica sempre e comunque, difendendola a spada tratta tanto dagli yankee quanto da pettegolezzi e malelingue.

6^ posto. Marian Halcombe da La Donna in Bianco di W. Collins.
Marian è un personaggio secondario, per la precisione è la sorellastra della protagonista femminile, la bella Laura. Descritta come una donna giovane e vivace, pur se non bella come la sorella, colpisce subito per la sua acutezza di pensiero e la velocità d’azione. Indubbiamente Collins dipinge una donna atipica per l’epoca (la storia inizia nel 1849), che esprime con coraggio le sue opinioni e fa di tutto per aiutare Laura, contrapponendosi, sola, a Sir Percival e Fosco, i due antagonisti della storia. La soluzione del mistero che permea il libro e la salvezza dei due protagonisti si devono in prima istanza alle doti di Marian, anche perché, a lasciar fare a Walter…

5^ posto. Robin Venetia Ellacott, dai romanzi della serie di CB Strike, di R. Galbraith.
Oh, Robin! Che personaggio femminile stupendo, che donna! All’interno dei romanzi gialli scritti da JK Rowling sotto pseudonimo Robin inizia il suo percorso narrativo come assistente dell’investigatore privato Cormoran B. Strike, ma diventa presto una socia su cui fare affidamento per la sua intelligenza e la sua capacità di entrare velocemente in confidenza con le persone. Una grande caparbietà e la forza d’animo che le ha permesso di risollevarsi da un periodo particolarmente buio, in cui tutte le sue certezze sono crollate, completano uno dei personaggi femminili più di spessore degli ultimi tempi. Il suo unico difetto? Non saper scegliersi gli uomini.

Ecco, due piccioni con una foto sola. ^^ Robin e Strike come da ritratto della serie BBC (se non l’avete vista siete dei pazzi, andate subito a rimediare!!), tra l’altro prodotta con il contributo della Rowling. Lei è interpretata da Holiday Granger, lui da Tom Burke.

4^ posto. Cormoran Blue Strike, da Il Richiamo del Cuculo e seguenti di R. Galbraith.
Ho un debole per i personaggi intelligenti e intuitivi, ormai si sarà capito. Cormoran Strike, in particolare, mi piace perché non rientra nel tipico canone del detective, o almeno non del tutto. Ha un passato complicato, tanto per cominciare, e una sfera di relazioni sociali che potremmo definire discutibile, è impacciato e anche un po’ imbranato. Sotto una corporatura orsina nasconde una sensibilità d’animo che trapela durante le indagini. A ciò aggiungiamo pure che la Rowling è stata brava a dipingere un personaggio tridimensionale, che commette errori e fa le sue buone cavolate, rendendolo decisamente simpatico.

Signori, io sono cresciuta negli anni Novanta. Per me Athos è quello ritratto da Kiefer Sutherland nel film disney del 1993.

3^ posto, siamo sul podio. Athos da I Tre Moschettieri e romanzi seguenti di A. Dumas.
Il principe azzurro, l’eroe senza macchia e senza paura… quando le cose gli vanno male. Athos è uno dei personaggi che a sono riusciti meglio a Dumas, che l’ha dotato di tutte le qualità di un leader e un eroe, ma nel contempo gli ha dato sufficienti motivazioni per trasformarlo in un animo tormentato e cupo, che lotta per non abbandonarsi completamente ai suoi demoni. Ottimo spadaccino, fine stratega e il più leale degli amici, quando ama è per sempre. Nel bene e nel male…

Piccolo bonus: date un’occhiata anche ad Athos di A. Ongaro. Lo scrittore rielabora la giovinezza del nostro moschettiere, prima di Milady, prima dell’amicizia con Aramis, Porthos e D’Artagnan. Lo consiglio vivamente!

2^ posto. Merlino da Il Romanzo di Excalibur di B. Cornwell.
Un capolavoro, non un personaggio! Il mago Merlino del ciclo arturiano fuso con quello della Disney, ma anche qualcosa di più! La figura del druido Merlino di Avalon di fatto mette in moto tutte le vicende dei libri che formano la serie, e non è nemmeno necessario che sia presente in scena per farlo! Questo Merlino è ironico, possiede una conoscenza illimitata su tantissimi argomenti e non perde mai l’occasione per deridere il prossimo, non fa differenza se si tratta di un poveraccio oppure di un re, ma nasconde anche un lato sensibile, che in genere maschera con un sarcasmo irriverente. Il personaggio di Cornwell ha dedicato la sua vita a un’unica missione, riportare gli Dei in Britannia, e per avere successo è disposto a morire, persino, ma non a sacrificare le poche persone che per lui contano qualcosa.

1^ posto. Ulisse, miti greci di Omero & Co., ma non mi dispiace nemmeno il ritratto che ne fa Valerio Massimo Manfredi in Il Mio Nome è Nessuno.
Il mio primo amico letterario! Ulisse, uomo dal multiforme ingegno, ha accompagnato praticamente la mia vita e non a caso, temo, quasi tutti i personaggi che mi piacciono presentano delle somiglianze con lui.
Intelligente e scaltro, ottimo stratega, ma anche guerriero coraggioso nonché impavido esploratore e vendicatore senza pietà, Ulisse (od Odisseo, come preferite) è tutto e può diventare di tutto, per questo lo adoro! Mi piace che sia lontano da qualsiasi stereotipo e inclassificabile, perché in effetti lui fa categoria a sé. Nessuno – volendo cavalcare l’onda del suo incontro con Polifemo, potremmo anche dire solo Nessuno ^^ – è come lui.

Eccoli, dunque, i miei fab 10 personaggi dei libri!
Quali sono i vostri, ne abbiamo qualcuno in comune? Fatemelo sapere nei commenti e ditemi anche perché!

Il primo anno è andato – Bullet Journal

Tag

, ,

Sembra strano dirlo, figuriamoci scriverlo, ma lo scorso 31 dicembre l’esperimento Strega e Bullet Journal si è concluso, ed è stato anche un successo!

Ehm… Sì, grazie Leo, ma non esageriamo.

Il terzo quadrimestre del 2018 ha avuto un inizio traumatico, quando, dopo praticamente due mesi e mezzo di utilizzo minimo, ho ripreso a sfruttare completamente la mia agenda fatta in casa, ma per il resto non ho avuto alcun problema a gestire uno dei periodi generalmente più impegnativi della vita stregata, ovvero quello che dall’inizio di settembre mi porta fino alle vacanze di Natale.

Nonostante l’entusiasmo del bullet journalling, compresa la smania di riempire le sue pagine con disegnini, disegnetti et similia – erano anni che non disegnavo così tanto! – mi sono resa conto che, ehm… lo spread del mese riempiva un numero di pagine un po’ esoso per le mie esigenze e che potevo porvi rimedio prima di dover fare scorta di taccuini nuovi per concludere l’anno. In particolare, sono scesa a patti con il fatto che le pagine dedicate ai tracker non fanno per me, oppure non sono funzionali alla mia agenda.

Mi spiego meglio. L’Habit Tracker, la pagina che si usa per monitorare le proprie abitudini di cui vi ho parlato nei precedenti resoconti dell’esperimento (qui e qui), non mi è utile. Ho una vita piuttosto piena, è vero, ma sono una persona abbastanza abitudinaria e difficilmente mi scordo di fare una cosa che mi serve davvero. Le probabilità, ad esempio, che io mi dimentichi di prendere medicinali o integratori, o che mi sfugga la sessione di allenamento settimanale in palestra, sono decisamente scarse, perché so che devo farlo per la mia salute, il che rende queste abitudini simili a comandamenti scolpiti nel cervello stregato.

Contemplate le Sacre Scritture nella mente della Strega! Sii puntuale, vestiti e comportati in modo appropriato, prenditi cura della tua salute e rompi meno attributi possibili.

La possibilità, invece, che in periodi densi di impegni io mi scordi della settimanale passata di smalto sulle unghie sono decisamente più numerose: metto lo smalto perché mi piace, ma grazie agli Dei la sua assenza non influisce sulla mia salute fisica e mentale. Lo stesso ragionamento si può naturalmente estendere a esempi meno triviali, il punto è che sono arrivata alla straordinaria (^^’) conclusione che, se una cosa non è diventata mia abitudine in modo naturale, difficilmente lo farà tramite una crocetta sulla casellina corrispondente.

Per l’Expense Tracker – “il foglio conti”, per intenderci: dove si tengono monitorate entrate e uscite -, invece, il discorso è lievemente diverso. Mi sono chiesta quanto senso avesse tenere l’elenco delle mie entrate e delle mie uscite nella mia agenda. A ben pensarci non è esattamente un’idea geniale per la privacy, dovessi mai perdere il bullet journal, e non è particolarmente proficuo dal punto di vista delle pagine dedicategli. Per confrontare i mesi dell’anno 2018, ad esempio, sono costretta a scartabellare le pagine di tutta l’agenda, mentre tenere un quaderno separato solo per i conti mi permette di eseguire la stessa operazione più facilmente e sprecando meno tempo.

Il concetto è molto semplice: le spese sono divise giornalmente, settimanalmente e mensilmente in quattro categorie. All’inizio di ogni mese c’è poi uno spazio per registrare le entrate e le uscite previste e calcolare il proprio budget, comprensivo di risparmio voluto.

Fortunatamente questo problema è stato risolto da un’anima generosa quanto anonima, che mi ha fatto recapitare un Kakebo, ovvero un libro dei conti giapponese, tramite il corriere di Amazon. Il pacco indicava che si trattava di un regalo, ma non c’era alcun bigliettino accluso, segno di una dimenticanza da chi me lo ha donato o, meno probabilmente, dai signori di Amazon stesso. Se il donatore/la donatrice misterioso/a di agende giapponesi sta leggendo queste parole, si palesi: vorrei ringraziarlo/a!

L’agenda di gennaio 2019 si è dunque già fatta più snella e più facilmente utilizzabile, e spero di registrarci le tappe per bellissimi progetti!

Devo ammettere che, guardando all’anno appena passato, riscontro dei decisi miglioramenti nel mio stile di vita e nel modo di concepirlo. Sono meno in ansia di controllare tutto – ehi, ho detto meno in ansia, non priva d’ansia: una piccola percentuale di mania del controllo farà sempre parte di me, credo – e prendo i periodi complicati decisamente con più calma di prima. Detto questo, il bullet journal è decisamente lontano da quel rivoluzionario metodo di gestione delle proprie giornate e renderle super-iper produttive, come è spesso descritto. Come sempre, tutto dipende dalla propria forza di volontà e dalle proprie inclinazioni, ma trovare il giusto metodo di organizzazione aiuta, e penso proprio che il bujo sia il mio. 😉

Letture e Bilanci dell’Anno Stregato – i libri migliori e peggiori del 2018

Tag

,

Ormai lo sapete, la Strega è solita fare i bilanci dell’anno stregonesco a fine ottobre. Per i libri, tuttavia, mi piace mantenere il limite del 31 dicembre, anche perché è il momento in cui si concludono le sfide di lettura.

Questo è, credo, il terzo anno in cui non ho attivato la Goodreads Reading Challenge né qualsiasi altra sfida simile, perché mi sono resa conto che negli ultimi tempi la mia vita si è fatta un tantino più complicata di quello che già era e non so mai se avrò o meno il tempo e le energie per dedicarmi alla lettura. Ci sono momenti in cui guardo la mia agenda e scopro che ho la settimana libera, allora mi dico wow, riuscirò a fare un sacco di cose in questi giorni!, e le elenco pure, in bell’ordine e bella grafia. Poi, come se gli Dei non avessero aspettato altro che la conclusione della mia gioiosa lista, gli impegni mi piovono in testa a cascata e la mia settimana si trasforma in un gran casino stregato. Queste sono, signori, le gioie del freelancer unite a quelle del lavoratore in proprio.

Tutto sommato, il 2018 è stato un anno soddisfacente in termini di quantità di libri letti (quarantacinque: al di sotto del mio record, ma meglio dei due anni precedenti), ma non – me ne sono accorta nel momento di completare questo bilancio – in termini di qualità. Tra le mie letture di quest’anno ce ne sono veramente poche che mi hanno lasciata soddisfatta e che ricordo con piacere, mentre molte hanno deluso le mie aspettative, tanto che ho dovuto fare una vera e propria selezione non già per i volumi migliori dell’anno, ma per quelli peggiori.
Vi elenco il risultato della mia disamina qui sotto, corredato da motivazioni e dal sempre utile link per l’acquisto su Amazon tramite il mio codice di affiliazione. Vi ricordo che il sito di e-commerce mi corrisponde una piccola percentuale per ogni prodotto acquistato da voi seguendo il mio link, ma che voi, miei cari lettori, non pagate nemmeno un centesimo in più.
Cominciamo.

Letture Migliori dell’Anno

“Il segno della croce”, G. Cooper (acquistatelo qui). Il primissimo libro che ho letto nell’anno che sta per finire è un thriller americano, che ho apprezzato soprattutto per il suo ritmo quasi filmico e la sua leggerezza. Il protagonista è Cal Donovan, un professore universitario di religione cui viene assegnata una missione nientemeno che dal Santo Padre in Vaticano: ritrovare alcune reliquie di Cristo, che stanno causando una serie di eventi miracolosi e sono entrati anche nelle mire di un’associazione neonazista… I personaggi sono simpatici, la vicenda è godibile, anche se sicuramente non si tratta del thriller del secolo!, e recupererò presto le altre avventure del prof. Donovan.

“Mucho Mojo Club” vol. 1 e 2, AAVV (acquistateli qui e qui). Ve ne ho parlato a profusione sul blog e credo di dover aggiungere ben poco. Si tratta di una raccolta di racconti brevi del genere thriller, smezzata in due volumi. Gli autori sono i massimi scrittori di romanzi del genere al mondo e le storie sono godibili, lunghe il giusto e molto diverse tra loro. Da leggere assolutamente!

“Il diavolo nel cassetto”, P. Maurensig (acquistatelo qui). Un romanzetto che ha il sapore di una favola dei Grimm e che io ho letto al principio dell’estate. Il diavolo arriva in un paesino nelle Alpi svizzere, dove tutti scrivono segretamente un libro, nei panni di un editore. Si mette, quindi, a fare quello che fa meglio, cioè seminare zizzania tra gli abitanti del paese, e solo il parroco si accorge della sua vera identità e decide di combatterlo. Questa lotta tra Bene e Male al profumo di carta stampata segnerà per sempre la vita e l’anima del prete, e anche di tutti coloro che ascolteranno la sua storia. Il diavolo nel cassetto mi è piaciuto soprattutto per la sua atmosfera d’altri tempi, con quel pizzico di elemento fiabesco che a una Strega romantica come la sottoscritta interessa sempre. Pregevole anche la fluidità narrativa della storia.

“Il Ciclope”, P. Rumiz (acquistatelo qui). Il primo diario di viaggio di Rumiz della lunga stringa di quelli che ho recuperato ad agosto. ^^ Il Ciclope racconta dei mesi trascorsi dal giornalista e reporter di viaggio friulano in un faro che lui preferisce non identificare, costruito su un’isola disabitata. Non si tratta di una vera e propria storia, quindi, ma di una serie di riflessioni diversificate e condite con numerosi riferimenti letterari e mitologici che mi hanno mandato i brodo di giuggiole. C’è della poesia nelle parole di Rumiz e un senso di malinconia e tristezza di fondo, che sta al lettore classificare. Un libro da non perdere per tutti quelli che amano viaggiare con la mente prima che con il corpo.

Letture Peggiori dell’Anno

“The Beguiled” o “L’inganno”, T. Cullinan (acquistatelo qui in inglese, qui in italiano, qui il film). Ho letto il romanzo di Cullinan in lingua originale principalmente perché volevo vedere il film con Colin Farrell, Nicole Kidman e compagnia bella, e sono rimasta talmente delusa, che alla fine ho lasciato stare. Si tratta di un romanzo a metà tra il gotico e il thriller ambientato durante la Guerra di Secessione americana. Le ambientazioni sono in effetti molto belle, ma purtroppo il ritmo narrativo è estremamente lento e ammazza tutta la tensione della storia.

“Hygge”, M. Wiking (acquistatelo qui). Nel 2018 ho avuto un periodo da libri di lifestyle, in cui ho preso in prestito in biblioteca anche questo libro, sulla famosa via danese della felicità. Il contenuto non è particolarmente originale, ma quello che proprio non sono riuscita a sopportare è l’atteggiamento egoriferito dell’autore, che ha cominciato a stancarmi alla fine del primo capitolo. Per conto mio, sono felice con le mie brave candele e senza stufato di renna. 😛

“Incantesimi nelle vie della memoria”, G. Gallato (acquistatelo qui). Ve ne ho parlato nella lista dei libri letti a novembre, si tratta di una raccolta di racconti editi da Caravaggio Editore, che purtroppo mi ha un po’ annoiato per la ripetitività dei modelli di trama e personaggi nelle storie.

“Io odio Internet”, J. Kobek (acquistatelo qui). Ve ne ho parlato nel post precedente, non sto a ripetervi una trama, che tra l’altro è piuttosto labile. Non ho apprezzato l’eccessiva amarezza del tono dell’autore, che mi ha messa a disagio, persino.

Per il 2019 mi propongo di cambiare le cose: voglio tornare a leggere cose belle, ad appassionarmi alle vicende dei personaggi, a perdermi nella descrizione delle scene e dei paesaggi… Insomma, AAA – La Strega cerca libri meravigliosi. Qualcuno di voi ne ha da consigliarmi?

Fatemi sapere quali sono le vostre letture più belle e più brutte di questo 2018 e fatevi augurare un 2019 strepitoso!!

Si conclude l’anno di letture

Tag

, ,

Come se volessimo chiudere degnamente il 2018 di letture, dicembre è stato un mese decisamente soddisfacente in termini di libri letti e di qualità degli stessi: un cambiamento, infine!

Qui di seguito vi elenco i libri che ho letto tra la corsa per i regali, l’imballaggio dei pacchetti e la preparazioni di pranzi e cenoni, corredati dal solito link per l’acquisto su Amazon, tramite il mio codice di affiliazione. Vi ricordo che voi pagate esattamente come se acquistaste i libri in autonomia, ma io percepisco una piccola percentuale concessami da quei gran tesoroni di Amazon. Fatemi un regalino di Natale, su! 😉

L’Ultima Volta, D. Johnstone (acquistatelo qui). Ho cominciato il mese alla grande con questo volume, gentilmente offertomi da CasaSirio Editore, che si è ricordata che avevo apprezzato un altro volume dello stesso autore, Colpisci e Scappa (qui per l’acquisto). La storia è quella di Mark, fotografo freelance sposato con Lauren, l’amore della sua vita, e con un figlio di sei anni, Nathan. Un giorno Lauren scompare all’improvviso e, dopo aver allertato le autorità, che non gli prestano ascolto, Mark decide di indagare personalmente nella vita di sua moglie, alla ricerca dei motivi che possono averla indotta alla fuga… se di fuga si tratta! Ben presto il fotografo scopre di essersi messo in un bel guaio e, quel che è peggio, di aver trascinato con lui anche suo figlio e sua suocera. L’Ultima Volta è un thriller con un buon ritmo narrativo, che si sviluppa in crescendo verso le ultime cinquanta pagine, che sono di grande impatto. Del libro ho apprezzato moltissimo il fatto che Johnstone sia riuscito a lasciare che il protagonista e il lettore procedessero assieme nelle indagini, disseminando indizi e rivelazioni ad entrambi, senza anticipare o nascondere nulla a chi legge, fino alla fine.

Vivienne Leigh, bellissima nei panni della regina d’Egitto in un film del 1945. Non ditemi che la ricordate solo come Rossella O’Hara!

Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità, A. Angela (acquistatelo qui). Ho detto “Alberto Angela”, praticamente non serve che vi dica altro. Quest’ultimo suo libro è un’indagine romanzata su un personaggio che noi tutti conosciamo – o pensiamo di conoscere – molto bene, perché l’arte, la letteratura, il cinema e chi più ne ha più ne metta se ne sono occupati spessissimo: Cleopatra, regina d’Egitto.
E’ vero che la regina era dissoluta e crudele, che aveva numerosi amanti? Aveva veramente il naso lunghissimo? Queste sono solo alcune delle domande cui l’autore cerca di dare risposta con il suo stile narrativo fluido e semplice, a metà tra il saggio storico e il racconto, e lasciatemi dire che c’è molto di più in Cleopatra di ciò che ognuno di voi pensa!
Quello che ho amato in particolare di Cleopatra è la capacità di Alberto Angela di rimandare a eventi e figure storici di secoli e secoli fa puntando sulla loro vita. Queste persone, che a noi appaiono al più come freddi busti di marmo, sono state vive non meno (e forse anche più) di noi, hanno riso, pianto, provato emozioni e paure, eppure non ci pensa mai nessuno.

The Wife. Vivere nell’ombra, M. Wolitzer (acquistatelo qui). Garzanti Editore mi ha inviato una copia di questo libro, a cui mi sono avvicinata principalmente perché ho sentito del film con Glenn Close e Jonathan Price, che devo assolutamente vedere!
L’io narrante del libro è Joanne Castleman, moglie di John Castleman, famoso scrittore americano ormai avanti con gli anni che viene insignito del Premio Helsinki, uno scalino al di sotto del Nobel per la letteratura. La coppia si reca dunque in Finlandia per la cerimonia di conferimento e in quei pochi giorni Joanne ripercorre con il pensiero la vita trascorsa al fianco di un uomo egoriferito, oppressivo e con meno talento di quello che si suppone. Joanne ha deciso di lasciare John al loro ritorno dalla Finlandia, lo ribadisce più volte, e durante la narrazione al lettore sono offerti numerosi indizi su come questa donna, che di fatto si è ritrovata con le ali tarpate dal marito, potrebbe finalmente liberarsi dell’ingombrante presenza e, perché no?, anche vendicarsi, ma tutta la storia sembra inconcludente. La Wolitzer procede nella storia con un ritmo lento, quasi da romanzo famigliare, anche se godibile, per poi accelerare di botto nelle ultimissime cinquanta pagine, che a onor del vero sono molto vivide. Non so se il problema è mio, che non sono riuscita a cogliere l’inquietudine su cui si basa la narrazione, della traduzione o dell’autrice, ma in ogni caso mi è sembrato che il romanzo mancasse di un qualcosa che lo rendesse perfetto.

Sei lezioni di storia e altre incursioni nel mondo antico, V.M. Manfredi (acquistatelo qui). Si tratta di un agile volumetto edito da Compagnia Editoriale Aliberti, che non conoscevo e che ora terrò d’occhio.
Valerio Massimo Manfredi è uno dei miei scrittori preferiti, leggo i suoi libri da quando non ero che una dolce streghetta innocente – che cosa ridete? Sono stata innocente anch’io – e apprezzo molto il suo fluido stile di scrittura. Sei lezioni di storia è, appunto, una raccolta di conferenze che Manfredi ha tenuto su personaggi storici che hanno animato alcuni dei suoi libri: Giulio Cesare, Ottaviano, i Templari… e anche Ulisse, una figura che a me è particolarmente cara ed evidentemente anche all’autore, perché gli ha dedicato una trilogia intera (Il mio nome è Nessuno, che potete acquistare qui dopo, magari, aver letto il post di una Strega entusiasta di qualche anno fa). Le lezioni del libro sono sufficientemente brevi da poter essere lette da chiunque, semplici il giusto e con notevoli spunti per approfondire concetti già studiati o farsi venire l’amore per la storia. Per quello c’è sempre tempo!

Intervista col Vampiro, A. Rice (acquistate qui il libro e qui il film). Ho letto questo libro per la prima volta una decina di anni fa, trovandoci molti pregi e qualche pecca. Con la Rice ho, in effetti, un rapporto strano: ci sono alcuni dei suoi libri che proprio non mi piacciono, altri che leggo volentieri e alcuni di cui salvo solo le ambientazioni, che sono sempre bellissime e molto dettagliate. Intervista col Vampiro appartiene sia al secondo che al terzo dei gruppi che ho citato, perché la sua ambientazione è veramente bella e parte da un’idea molto interessante. Pensateci, un vampiro vecchio di secoli che trova un giornalista e gli concede una lunga intervista di una notte, in cui gli racconta tutta la sua vita: a quarantadue anni dalla pubblicazione del romanzo, ci sembra un’idea non particolarmente originale, ma nel 1976 la concezione del mito del vampiro era diversa e molto meno affascinante di quella che abbiamo oggi.

Tom Cruise, giovane e meraviglioso nel ruolo del vampiro Lestat in “Intervista col Vampiro”di Neil Jordan.

La storia è narrata da Louis, il vampiro che concede l’intervista, ma durante la narrazione emergono altri personaggi più che degni di nota, come Lestat, Claudia o Armand. Ho trovato buffo che, nonostante abbia riletto il libro dopo più di dieci anni dalla prima lettura, la mia opinione non sia affatto cambiata. Sono rimasta come sempre affascinata dalle scene, dall’idea e dalla presentazione dei personaggi per poi perdermi verso la metà del romanzo, principalmente perché alcune scelte narrative mi sembrano un po’ banali.

Vale la pena citare anche il film del 1994 che ha sostanzialmente portato la conoscenza del romanzo (e di Anne Rice) al grande pubblico e che aveva un cast decisamente stellare: Tom Cruise (quando recitava ancora e non faceva solo film d’azione), Brad Pitt, una giovanissima e inquietantissima Kirsten Dunst, Antonio Banderas con dei capelli improbabili… insomma, la creme de la creme della Hollywood degli anni Novanta in un film di broccato, seta e amori cupi. Per forza è stato un successo!

Ebbene, con i vampiri di Anne Rice le mie letture di dicembre sono concluse! Voi cosa avete letto negli ultimi trenta giorni? Che cosa ha lasciato di più il segno? Scrivetemelo nei commenti!
Io ho solo una cosa da aggiungere in merito alle letture: