Letture di Primavera

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Sono in debito di qualche testo con voi. Ho saltato la newsletter di marzo, per esempio, e mi sto impegnando a non fare la stessa cosa con quella di aprile, e non vi ho nemmeno raccontato quali libri ho letto, perché ne ho letti!

In questo periodo soffro un po’, non voglio nasconderlo, ma paradossalmente la media dei libri letti in un mese è aumentata sia a marzo che ad aprile. Sarà che uno dei piacerti che la lettura certamente regala ai suoi accoliti è l’evasione, da se stessi, dal mondo, o da quello che vogliamo, e la tentazione di rifugiarmi in un angolino di pace mi coglie più dell’anno scorso, più di quanto io abbia mai sperimentato, in realtà.

Lanciamoci dunque in questa mega carrellata di letture primaverili, tute corredate del loro bravo link Amazon, caso mai voleste accettare qualche consiglio di lettura e farmi pervenire una piccola percentuale sui vostri acquisti, tolta di bocca a Jeff Bezos in persona. 😉

La Casa del Sonno, J. Coe (acquistatelo qui). Questo è il secondo romanzo di Coe che leggo (il primo è stato La banda dei brocchi) e confesso di non riuscire a capire e apprezzare appieno questo autore. La storia narrata è interessante, perché si sviluppa in due decadi diverse, riconoscibili tramite la numerazione dei capitoli, nella stessa villa a picco sul mare inglese. Il sonno, naturalmente, è un punto focale della trama, ma, mi sembra, anche del metodo narrativo scelto da Coe, che lascia che la vicenda di svolga come si svolge un sogno, senza collegamenti o significati evincibili fino alla rivelazione finale.

Il Romanzo di Ramses II (vol.1 e 2), C. Jacq (qui per l’acquisto). I primi due romanzi storici della saga scritta dall’egittologo e scrittore francese mi erano già noti e li ho riletti per una collaborazione nata su Instagram (#storiadaromanzo, andate a darci un’occhiata!). I cinque libri che compongono il ciclo raccontano l’intera vita di uno dei faraoni d’Egitto più famoso di tutti i tempi, e in particolare i primi due volumi trattano della giovinezza e dei primi anni di regno di Ramses, con il suo rapporto con il padre, Sethi, una figura con caratteri quasi divini, gli amici, i primi amori… Non mancano gli intrighi di palazzo e i nemici insospettabili, uniti a curiose citazioni omeriche, che però non sono così fuori luogo.

Piccolo Dizionario delle Malattie Letterarie, M. Rossari (qui). Si tratta di un librino che ho recuperato allo scorso Book Pride di Milano, edito da Italo Svevo Edizioni, che vuole essere uno scherzoso compendio di tutte le sindromi, vere e non, che in un modo o nell’altro hanno a che fare con la letteratura, il lettore o – caso di malattia ormai degenerata – lo scrittore. L’ho trovato molto simpatico e penso che ogni amante della lettura lo apprezzerebbe.

Il Rimedio Miracoloso, HG Wells (qui per l’acquisto). Penso che questo sia uno dei romanzi meno noti di Wells, che oltre alla fantascienza si dilettava anche di romanzi sociali, ed è un peccato, perché ha i suoi punti di forza. La storia è quella di un giovane figlio della governante di una villa di campagna che viene mandato in città a studiare farmacia presso uno zio stravagante e con il pallino del commercio. Questo zio inventa il Tono Bungay, un tonico che secondo la pubblicità è panacea di tutti i mali dell’uomo moderno, ma che in realtà non funziona. Zio e nipote si arricchiscono commerciando il Tono Bungay (siamo nell’era dell’avvento del capitalismo) tramite campagne pubblicitarie ficcanti e mirate, ma il loro impero economico è destinato a crollare più in fretta di quanto sia stato costruito. La descrizione delle attività commerciali e pubblicitarie dei due soci in affari mi ha insieme interessato e inquietato, perché ci ho visto molto dell’epoca moderna, e l’ironia della scrittura mi ha fatto stirare le labbra in più di un’occasione. Peccato che l’autore si dilunghi un po’ verso la metà del libro e che il ritmo narrativo risulti un po’ lento.

Vincere con la Mente, G. Vercelli (acquistatelo qui). Si tratta di un breve saggio scritto da Giuseppe Vercelli, uno dei massimi esponenti della psicologia dello sport e l’inventore del metodo S.F.E.R.A., di cui magari parlerò in un post a parte. Questo titolo è venuto fuori durante uno dei corsi di specializzazione che ho seguito per l’attività rambica e ha risvegliato subito il mio interesse. Devo poi dire che probabilmente l’ho letto in un momento giusto della mia vita, perché ho avuto modo di fare molti paragoni sui processi mentali descritti e su quelli che attuo io. Una lettura interessante, che siate sportivi o meno.

Voi siete fan di Gosling? Io non lo apprezzo sempre come attore, ma ammetto che ha i suoi momenti.

First Man: The life of Neil Armstrong, J. Hansen. Biografia del celebre astronauta che in quel lontano 1968 toccò per la prima volta il suolo lunare, non l’avrei nemmeno considerata, se non fosse stata il tema di un’altra collaborazione su Instagram. Sospetto che chi l’ha suggerita fosse più intrippata dal recente film per il cinema con Ryan Gosling come protagonista, ma il libro non è stata una lettura spiacevole. Sono contenta che i passaggi più interessanti non riguardino le fasi della missione spaziale, ma i momenti della prima gioventù di Armstrong e quelli successivi al ritorno sulla Terra, con la gestione della nuova fama e il rientro nella quotidianità.

La Babysitter Perfetta, S. Browne (dovete acquistarlo qui). Questa è stata una delle letture più piacevoli del periodo, e ringrazio Garzanti per avermela inviata. Il libro è un thriller, che ha come protagonista la famiglia di un detective di polizia, in cui si inserisce, quasi per caso, una giovane ragazza che diventa la babysitter delle due bambine di casa. Una babysitter perfetta, amata da tutti, capace di fare tutto, in grado, persino, di anticipare i desideri e i bisogni degli abitanti della casa… Ma sarà davvero tutto oro quello che luccica? Non voglio svelarvi molto della trama, perché vi confesso che l’ho trovata talmente ben strutturata, con personaggi così vividi e realistici, che mi ha messo l’ansia addosso più di qualsiasi altro thriller che abbia mai letto. Se siete amanti del genere, non lasciatevi scappare il libro della Browne.

Conversazione Su Tiresia, A. Camilleri (qui). Si legge in un paio d’ore e ci si crogiola nella piacevole ironia di Camilleri commistionata ai riferimenti mitologici. Mi dispiace essermi persa la registrazione dello spettacolo della scorsa estate.

Favole e Profezie, L. da Vinci. Altro dono di Garzanti, che raccoglie favolette, rebus e scherzose profezie scritte da Leonardo durante tutta la sua vita a margine di schizzi, progetti e altri fogli, com’era suo solito. Pregevole sia la parte introduttiva iniziale, che la decisione di mantenere il linguaggio il più possibile uguale a quello utilizzato dal Genio vinciano.

L’Annusatrice di Libri, D. Icardi (acquistatelo qui). Un altro romanzo che ho apprezzato moltissimo – e non me lo sarei mai immaginato! – e che mi è stato inviato da Fazi Editore. La protagonista è Adelina, una giovane arrivata dalla campagna nella Torino del 1957 per studiare in una scuola per signorine e che all’improvviso si ritrova incapace di leggere libri, o almeno, incapace di leggerli come fanno tutti gli altri. Sì, perché tra insegnanti severissimi, zie taccagne e vicini di casa un po’ strambi, Adelina si accorge di essere improvvisamente in grado di carpire anche i più infinitesimali dettagli di un libro – non importa la lingua o il codice in cui è scritto – solo annusandone le pagine. Questo dono incredibile ha però dei risvolti pericolosi, perché Adelina rischia grosso e ci sono persone che non vedono l’ora di sfruttare le sue doti.
La grandissima scorrevolezza del narrato si aggiunge a una trama insolita, che però ha radici nella nostra storia recente, ed è movimentata da un bellissimo gioco di flashback e flashforward che ci danno la possibilità di indagare nella vita dei personaggi che ruotano attorno ad Adelina e che in sostanza ne definiscono le giornate. Il romanzo è piacevolissimo da leggere e ve lo consiglio per qualche ora di leggero trastullamento!

Volete avere un’idea di quale sia l’origine dei mostriciattoli qui sopra, ma anche di Lamù, Inuyasha o qualsiasi cartone/anime voi abbiate visto? Questo libro può darvi un’ottima base di partenza. 😉

La Paura in Giappone, M. Berzieri (qui). L’ennesimo saggio di questa primavera mi è stato regalato da Caravaggio Edizioni ed è frutto del grande lavoro di ricerca dell’autrice, che ha indagato nel panorama metafisico del Giappone concentrandosi sulla grande varietà di spettri, fantasmi e altre creature demoniache che popolano il demimondo del Sol Levante. Oltre ai riferimenti letterari e mitologici, ho apprezzato in particolar modo le interviste condotte dalla Berzieri e i riferimenti al mondo di oggi e all’influenza che yokai, bakemono & Co. hanno avuto e possiedono tutt’ora sulla cultura giapponese e occidentale.

Piccola Guida Tascabile degli animali pericolosi in letteratura, AAVV (acquistatela qui). Ah, i ragazzi di ABEditore, quanto li adoro! Questa raccolta di racconti brevi ha per filo conduttore gli animali in letteratura e ogni storia è corredata da alcune pagine che, modello enciclopedia, definiscono l’animale in questione in forma zoologica, dal punto di vista dell’anatomia (disegni bellissimi!) e ne forniscono anche qualche aneddoto interessante, letterario e non. Trovo molto bello che molti di questi racconti siano di traduzione italiana praticamente inedita, senza contare che la raccolta in sé è curata in ogni dettaglio, come tutte le altre pubblicazioni di questa casa editrice.

Ebbene, ce l’abbiamo fatta!
La Piccola Guida Tascabile conclude la lista di volumi letti tra marzo e aprile 2019, in attesa della fine di maggio, per raccontarvi cos’ho sotto le grinfie in questo momento – e posso anticiparvi che sono volumi moooolto interessanti!

Voi cosa avete letto in questa primavera un po’ stramba? C’è qualche libro a cui conferireste una menzione speciale? Fatemelo sapere nei commenti!

A spasso sul tetto del “Domm”

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Come numerosi post su questo Grimorio possono testimoniare, le festività sono generalmente dedicata alla visita a parenti e simili, ma si dice pur sempre Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, giusto? Ecco, allora, che ho deciso di smaltire l’uovo pasquale salendo sulle terrazze di una delle opere più maestose e belle erette dall’umanità. Il Duomo di Milano.

Magari pensate che, da brava Milanese, la qui scrivente Strega sia di parte nell’affermare quando sopra, eppure non sono mica l’unica a pensarla così! Mark Twain, per esempio, diceva: “Il Duomo, simbolo per eccellenza di Milano, è la prima cosa che cerchi quando ti alzi al mattino e l’ultima su cui lo sguardo si posa la sera. Si dice che il Duomo di Milano venga solo dopo San Pietro in Vaticano. Non riesco a capire come possa essere secondo a qualsiasi altra opera eseguita dalla mano dell’uomo”

Nel luogo dove sorge la chiesa più grande d’Italia (la basilica di San Pietro è in Vaticano) esistevano anticamente ben due edifici religiosi dedicati a Santa Maria Maggiore e a Santa Tecla, che però furono distrutte da alcuni crolli strutturali cui si aggiunse un incendio. Nel 1386 fu così deciso di erigere sulle rovine delle chiese precedenti un unico tempio che sorgesse nel cuore religioso di una città in espansione. Il primo progetto era indubbiamente pensato per essere costruito in mattoni, ma già l’anno successivo il duca Gian Galeazzo Visconti impose un progetto più ambizioso, per il quale chiamò a Milano i più famosi architetti e progettisti dello stile tardogotico. Il mattone originario fu sostituito dal più pregiato marmo di Candoglia, proveniente dalla Val d’Ossola e responsabile del colore bianco-rosato dell’amatissima cattedrale dei milanesi.

Nel modico arco temporale di cinque secoli, una sequela infinita di architetti, mastri vetrai, operai, carpentieri e fabbri – ciascuno con le loro vite, ciascuno con le loro storie – ha dato vita ai quasi 12.000 metri quadri di guglie intagliate, contrafforti, pilastri monumentali e statute che prendono comunemente il nome di Cattedrale di Santa Maria Nascente. Pensate al sudore, al sangue e alla fatica che, assieme ai sogni e alle speranze di queste persone rimarranno per sempre intrise in questi blocchi di marmo, all’energia creativa e dinamica che permea ogni voluta, ogni faccia demoniaca, ogni ala d’angelo: c’è di che commuoversi.

Ma abbandoniamo la storia spicciola e veniamo ai giorni nostri. Come si fa a visitare il Duomo, o il Dòmm, come lo chiamiamo noi milanesi? Non c’è nulla di più facile!
Se volete accendere un cero o semplicemente raccogliervi in preghiera all’interno di questa mastodontica casa del dio cristiano, l’ingresso è libero (anche se da alcuni anni limitato alla navata sinistra e a quella centrale), altrimenti potete accedere alla superficie intera con un ticket da 3 €. Non vi mentirò, c’è sempre fila per entrare in Duomo, e i controlli di sicurezza possono essere fastidiosi, ma l’attesa non è generalmente lunga, giacché i milanesi, financo le guardie giurate, sono abituate a fare andare le manine e si sbrigano abbastanza in fretta. 😉 Se volete visitare anche i sottostanti resti delle due chiese più antiche, ci sono altri biglietti da pagare o, in modo più conveniente, potete acquistarne uno cumulativo secondo le vostre esigenze (qui il sito ufficiale del Duomo, con tutte le informazioni che vi servono).

Il rosone centrale della grande vetrata dell’abside, visto dall’esterno.

Anche la salita alle terrazze è soggetta al pagamento di un biglietto, che può essere singolo o cumulativo, con percorso saltafila o meno e soprattutto può prevedere la salita a piedi o in ascensore… un particolare da non sottovalutare, considerato il centinaio di metri d’altezza ove vi troverete quando sarete arrivati alla terrazza più alta, quella da cui si gode una vista impareggiabile dello sklyline milanese e, proprio sopra le vostre teste, della Madonnina (o Madunina), una gioiosa statua dorata di Santa Maria, alta 4,16 metri e posta a 108,50 metri dal suolo che risale ai primi anni del 1700.

Che dire dell’esperienza sul tetto del Domm, se non che chiunque dovrebbe farla almeno una volta della vita?

Si sale vicino alla guglia Carelli, la più vecchia di tutte, che sulla sua sommità porta la statua di quel Duca Visconti che tanto si è penato per la realizzazione della cattedrale e per il prestigio di Milano, e poi si cammina lungo un percorso un po’ in pendenza tra archi acuti, contrafforti e pinnacoli decorati, l’uno diverso dall’altro. Il vento vi scompiglia i capelli, se vi affacciate alle balconate, e le scarpe scivolano leggermente lungo la parte superiore delle campiture di marmo, se cercate di affacciarvi si finestroni superiori per concedervi uno sguardo a volo d’uccello sul fumoso interno della chiesa.

Una veduta a strapiombo dal punto più alto delle terrazze. L’edificio con il tetto rosso è il palazzo dell’Arcivescovado.

La maestosità della costruzione, la smania di toccare il cielo di chi l’ha ideata e costruita, ci stupiscono e ci affascinano, perché, dal basso tutti questi dettagli non si notano, si perdono nella solita prospettiva piccina e banale di noi, poveri umani senza arte né parte.
Un po’ mi batteva il cuore, mentre ieri passeggiavo e sostavo tra queste meraviglie e pensavo che le persone che le hanno create non erano poi tanto dissimili da me, eppure la scintilla che ha generato il desiderio, l’idea e la manodopera necessaria per scolpire questi riccioli di marmo mi era – e continua a essermi – inconcepibile.

Quanto siamo piccoli, noi, con i nostri problemi e le nostre facezie, e quanto potremmo essere grandi, divini, se ci concentrassimo su quello che sappiamo veramente fare, non pensate anche voi?

Filling the blank page

Sto davanti allo schermo bianco da un po’, pensando se riempirlo o meno con quello che voglio scrivere. Non è parte del mio carattere parlare di me, o meglio, della parte più profonda di me, ma ultimamente sto facendo moltissime cose che non appartengono esattamente alla faccia più luminosa del carattere stregonesco, che differenza volete che faccia una in più?

Marzo è stato un periodo complicato, e non dal punto di vista degli impegni.
Già la seconda metà di febbraio si era rivelata provante, perché avevo finalmente deciso di fare una cosa su cui meditavo da tempo. Da quando ne ho avuto la facoltà ho sempre pensato che ognuno di noi sia materia grezza, un blocco di marmo migliorabile fino all’ultimo respiro perché la nostra vera essenza traspaia dalla fredda pietra in tutto il suo fulgore. Per questo motivo negli ultimi anni ho lavorato molto su me stessa per limare i lati del mio carattere di cui non ero soddisfatta e rendermi più simile a ciò che volevo essere e mostrare al mondo. Torniamo, quindi, a quella seconda metà di febbraio di cui all’inizio del paragrafo, quando la necessità di avere una sorta di specchio che mi mostrasse fin dove ero arrivata e che parte di lavoro c’era ancora da fare mi ha condotto a cercare un consulto psicologico.

Probabilmente non è una cosa nota a tutti, o di cui tutti sono convinti, ma dallo psicologo non si va solo quando si è pazzi, o quando si sta male, la psicologia è un aiuto più generale e vasto, che ha più a che fare con la crescita e lo sviluppo personale, che con la guarigione di una malattia. Ho sempre pensato che a un certo punto della nostra vita ognuno di noi trarrebbe beneficio da qualche seduta psicologica, ma questo è un altro discorso.

A fine febbraio ho iniziato un percorso con una psicologa, dunque, portandole in esame i miei trascorsi, il lavoro di automiglioramento che avevo fatto e le problematiche che ancora non sapevo come affrontare e che mi causavano frustrazione, ricavando in cambio un nuovo punto di vista sulla situazione, esterno e libero da qualsiasi preconcetto affettivo ed emotivo.

Come è tipico della Strega, però, ho scelto il momento meno indicato per iniziare un progetto faticoso e provante, e me ne sono, appunto, resa conto a inizio marzo, quando i colloqui con la psicologa mi hanno effettivamente aiutato a sbloccare la situazione in cui mi trovavo. Al posto che farlo in modo graduato e dolce, però, possiamo dire che c’è stata una specie di esplosione emotiva.

Esplosione della serie che quella del Monto Fato è nulla a confronto.

Ho passato l’intero primo mese di primavera (com’è che diceva la Goggi?) in una crisi che comprendeva pianti continui e disperati, momenti di panico e altri di apatia quasi completa.
La cosa più terribile è stata senza dubbio la paura generata dalla perdita totale del controllo delle mie emozioni – cosa che io sono sempre stata in grado di fare, probabilmente anche troppo bene – e dalla prospettiva, che al momento mi sembrava non solo reale, ma decisamente probabile, che io non riuscissi più a riemergere dalle sabbie mobili in cui ero sprofondata, e per giunta per mia liberissima scelta.

Il film è del 1984, ma miseriaccia, non ce n’è un altro che renda alcuni concetti tanto bene!

Per quanto terribile, destabilizzante e lunga, riconosco che questa sofferenza mi sia stata molto utile. L’esplosione, anche la disperazione più completa, erano quasi sicuramente l’unico modo per indurmi non solo ad affrontare argomenti che non avrei mai toccato con persone che normalmente mai avrebbero saputo nulla, ma anche a mostrare me stessa nella mia interezza, che non è fatta solo di lati solidi e fulgidi.

Come tutti, del resto, ho momenti di debolezza, momenti in cui ho bisogno di una spalla su cui piangere, di qualcuno che prenda in mano il timone della situazione e mi lasci stirare le membra. Siamo tutti fatti a questo modo, eppure per me è difficile riconoscerlo e pensare di poter essere accettata e apprezzata anche per questi lati oscuri, che chiaramente ho represso per troppo tempo e che, rabbiosi, si sono fatti sentire di forza tutti assieme.

L’arte del kintsugi è una pratica giapponese in cui si riparano le crepe di vasi, contenitori e altri oggetti con l’oro. Il vaso torna alla sua funzione originale, ma non è lo stesso di prima: le crepe sono ben visibili, eppure il suo valore è aumentato, non diminuito, dalle stesse.

La Strega che al momento sta scrivendo queste parole e che intende riprendere le fila del suo Grimorio, quindi, è un po’ diversa da quella che vi raccontava gli ultimi libri letti a febbraio. Ha qualche crepa, che si sta ingegnando per riparare tenendo presente che non tutte le ferite diminuiscono il valore di una cosa, anzi, capita pure che lo accrescano: è solo una questione di prospettiva.

Abbiate dunque un po’ di pazienza (più di quella che avete già portato nei miei confronti, voglio dire) e, se questo ed eventuali successivi post, un po’ più intimi del solito, vi mettono a disagio, fate finta di aver sognato e passate oltre. Altre berciate su libri, spettacoli e avventure stregate seguiranno a brevissimo. 😉

Puck insegna: Se l’ombre nostre offeso v’hanno, pensate, per rimediare al danno, che qui vi abbia colto il sonno

Febbraio tra cuori, regine e libri

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Anche questo mese di febbraio, incredibilmente denso di impegni da rispettare e incarichi da portare a termine, è arrivato alla fine e la sottoscritta Strega si trova alla spalle una bella colonnina di libri conclusi. La trovo una cosa buffa, perché, finché non ho fatto il punto delle mie letture per scrivere questo post, ero convinta che fossero insoddisfacenti come numero così come lo sono state – con le dovute eccezioni! – per il mio gusto personale.

Le bookish boxes sono scatole a tema libri, che generalmente contengono un libro e alcuni gadget relativi a un tema prescelto. Si possono acquistare singolarmente o ad “abbonamento” e arrivano comodamente a casa, tramite corriere.

Probabilmente la mia impressione è stata influenzata dalla vertiginosa diminuzione di pagine provviste di isbn macinate nella seconda parte del mese a causa dell’incarico attribuitomi da Dreamer Whale, il primo sito di bookish boxes in Italia. Non mi hanno chiesto di montare le scatole per la spedizione, eh!, ma di fare parte della giuria per il loro secondo concorso di scrittura, il che ha necessariamente significato leggere svariati racconti brevi al giorno, a scapito dei libri. ^^

Ma non stiamo qui a parlare di un concorso di cui non sono stati ancora annunciati i vincitori e vediamo i libri che ho letto nel mese di febbraio (corredati dai soliti link Amazon), vi va?

Bianco Letale, R. Galbraith (acquistatelo qui). Voi non potete capire da quanto tempo io aspettassi di leggere questo libro, che è il quarto volume della serie Le Indagini di Cormoran Strike! Comprato nell’esatto giorno della sua uscita in Italia, ho tentato in tutti i modi di rallentarne la letture per godermi più a lungo le avventure di Strike e Robin Ellacott, ma è stato veramente difficile. La Rowling/Galbraith scrive sempre con una meravigliosa fluidità, le parole, i paragrafi e i capitoli del libro sembrano scivolare sulla pagina in automatico, senza affrettare né rallentare la narrazione. Di questo particolare libro ho apprezzato la maggiore semplicità dell’indagine rispetto a La Via del Male, perché ha dato modo all’autrice di concentrarsi anche sulle vite private dei suoi personaggi, che a occhio e croce coprono appena meno della metà della storia in sé e per sé.

Diciamolo, tutte noi volevamo sapere che cosa sarebbe successo tra Cormoran e Robin nel quarto libro e la Rowling è stata indubbiamente brava nel soddisfare tutte le principali teorie elaborate dai fan senza sprofondare nel fan service vero e proprio. Ci vuole mestiere per farlo, eh!

Nel mezzo della lettura mi sono ritrovata a fare il tifo per alcuni personaggi, a maledirne altri e a imprecare tra me e me per la procionaggine diffusa che sembra attanagliare i protagonisti in materia di relazioni personali. In soldoni, l’ho adorato profondamente.

La Regina Ribelle, E. Chadwick (acquistatelo qui). Si tratta del primo volume della trilogia Il Romanzo di Eleonora di Aquitania, che probabilmente non continuerò, perché la storia romanzata di Eleonora, così come la racconta la Chadwick, non mi ha soddisfatto. Numi, è pur vero che non avrei mai scelto di leggere questo libro di mia sponte: ho iniziato una collaborazione instagram molto interessante, se siete amanti del romanzo storico, con Naomi di Theroadtobookland. La Regina Ribelle racconta la storia di Eleonora di Aquitania più o meno dal suo matrimonio con Luigi di Francia a quello con Enrico II d’Inghilterra. Si tratta quasi di un ventennio di storia denso di avvenimenti – rivolte, Crociate, tradimenti, intrighi, politica, dissidi religiosi e chi più ne ha più ne metta – che la Chadwick usa ahimè solo come sfondo per raccontare una storia che mi pare a metà tra il romanzo rosa e l’Harmony. Eleonora meritava di più.

Ah, Katherine Hepburn nei panni di Eleonora d’Aquitania: questa sì che è una regina! Il film è “Il leone d’inverno”, uscito nel 1968 e tratta da un’omonima opera teatrale del ’66. Nel cast c’erano anche Peter o’ Toole, Anthony Hopkins e Timothy Dalton.

La Sovrana Lettrice, A. Bennet (acquistatelo qui). Questo piccolo libro edito Adelphi mi è caro per due ragioni. Si tratta indubbiamente di una lettura originale, che esplora le possibili conseguenze dell’appassionarsi alla lettura da parte della regina più famosa dei giorni nostri, Elisabetta II d’Inghilterra, e poi me l’ha prestato una delle mie alunne, e io, quando mi prestano i libri perché pensano che dovrei leggerli, vado in brodo di giuggiole. La Sovrana Lettrice ha il grande pregio di un linguaggio ironico, seppur compassato, e sembra quasi di sentire parlare Elisabetta stessa, o almeno, la Elisabetta che noi ci immaginiamo.

Le Nozze di Eleonora, M. Calmel. Un altro volume letto per la collaborazione su instagram e un’altra delusione, ancora più profonda di quella precedente, temo. In questo caso, la storia è raccontata da un personaggio inventato, Loanna, un’inglese discendente da Merlino di Avalon, che serve la corona d’Inghilterra incoraggiando il compimento del matrimonio tra Eleonora ed Enrico II. Il problema di questo romanzo non risiede solo nella trama, che, diciamolo, appare più adatta a una fanfiction che a una narrazione che dovrebbe vedere la storia come protagonista, ma anche in un ritmo narrativo piuttosto lento. Da un lato, con Loanna e tutto il suo cucuzzaro, la Calmel mi ha ricordato i libri di Marion Zimmer Bradley, ma senza il fascino della leggenda arturiana.

Dammi mille baci, e ancora cento, Catullo + Tu Sei il Mio Intero Mondo, W. Shakespeare. Due piccole pubblicazioni di brossura (96 pagine per ciascuno) affidatemi da Garzanti Editore. Si tratta di una raccolta di alcuni versi dei celebri poeti, che vertono sull’amore. Sono carini da leggere, non impegnano e la traduzione mi sembra buona, senza contare che tutte le copertine di questa collana sono adorabili!

Luce Nell’Oscurità, L. Marcello. Ho letto la storia di Varnava, nato e cresciuto in un villaggio della Serbia centrale da cui è costretto a fuggire per l’arrivo di creature maligne, per conto di Caravaggio Editore, ma non sono riuscita ad appassionarmi a questo breve romanzo di formazione. Credo che abbia qualcosa a che fare con il linguaggio narrativo, che mi suonava un po’ noioso, e con il ritmo troppo lento della storia.

Il tempo della Verità, G. Cooper (scaricatelo qui, è gratis!). Questo racconto breve appartiene alla serie iniziata con La Biblioteca dei Morti, che io in realtà non ho mai letto. Ho scelto di iniziare comunque Il Tempo della Verità, perché mi sono ricordata di una mia pargola di qualche anno fa, che aveva letto e adorato La Biblioteca dei Morti e mi aveva praticamente fatto la reading progress. La Strega ha un cuoricino, da qualche parte!

Con Glenn Cooper è tutto, signori! Raccontatemi quali libri avete letto voi e quali vi sono piaciuti di più!

Dov’è finita la Strega?

Oh, Basil l’Investigatopo! Uno degli eroi della mia infanzia.

Signori, non è ancora finito il secondo mese del 2019 e io mi dichiaro già stanca. Stanca quasi morta, eh! Sto cominciando a essere troppo vecchia per il lavoro di Strega, non c’è altra spiegazione. 😉

Se non sbaglio, e potrebbe anche succedere, dato che mentre vi scrivo sono le 22:13 e sono sveglia e operativa da circa diciassette ore, il mio ultimo post risale a dieci giorni fa ed è la recensione di Green Book, che ha vinto l’Oscar come Miglior Film contrariamente a quanto mi aspettassi, ma assolutamente in accordo con il mio personalissimo – e opinabilissimo! – gusto. Sono molto felice che il film di Farrelly abbia vinto nella categoria di cui sopra e come Miglior Sceneggiatura Originale (e che dire di Mahershala Ali come Attore Non Protagonista?!), come apprezzo tanto che Rami Malek abbia vinto per la sua interpretazione perfetta di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody.

Sono sicura che Freddie approva.

Non ho visto la cerimonia di assegnazione degli Academy Awards in diretta, anche perché tornavo da un weekend piuttosto stancante, in cui ho imparato una marea di cose – tante delle quali devono ancora essere metabolizzate, ma è a questo che servono i clienti, me lo confermate? -, ma ho anche prosciugato tutte le mie energie, che francamente non sono ancora riuscita a recuperare.

La scimmia delle newsletter non mi è ancora passata, anzi, sto lavorando alla primissima uscita della letterina alla mailing list stregata, che dovrebbe prendere il volo nei primi due giorni di marzo. Se non vi siete ancora iscritti e siete curiosi di leggere almeno la prima delle mie ciance aggiuntive, avete ancora tutto il tempo per inserire il vostro nome del Grimorio. Approfittate della tendina che si apre quando visitate il blog, oppure aprite questo post e usate il link che ho inserito. Io cerco sempre nuovi accoliti, perciò non siate timidi, e perdonatemi che a febbraio mi sono fatta sentire meno del solito anche nell’area commenti dei vostri articoli.

Una rara immagine della Strega durante lo studio matto e disperatissimo del weekend appena trascorso. Il filtro bellezza è stato apposto solo per non ledere i vostri occhi innocenti.

Il fatto è che questo si è rivelato un mese difficile, non solo perché le cose da fare sono le stesse, ma i giorni a disposizione sono almeno due in meno. Febbraio è un mese formativo per la qui scrivente Strega, in cui ho iniziato un paio di progetti di miglioramento personale che accarezzavo da tempo, ma che portano indubbiamente una grande fatica: non è facile cambiare il modo in cui pensiamo, sentiamo e ragioniamo, e forse è addirittura impossibile, ma io ci provo in ogni caso. Al massimo, e passatemi il francesismo, do l’ennesima culata per terra.

Da domani si torna in arnese, comunque, o almeno lo spero! La primavera è nell’aria, o no?
Fatemi sapere cosa avete fatto nel mese che sta per finire e quali progetti vi hanno tenuti impegnati: il box dei commenti è tutto per voi!

Green Book

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Capita ahimè spesso che a causa del gran casino che è la mia vita quotidiana io non riesca a vedere tutti i film candidati ai maggiori premi cinematografici, ma a Green Book tenevo in modo particolare.

Il Negro Motorist Green Book era una guida per viaggiatori afroamericani pubblicata annualmente dal newyorkese Victor H. Green in cui si elencavano le leggi emanate da ogni Stato Americano in merito alla circolazione delle persone di colore, nonché i luoghi dove essi potevano dormire e mangiare.

Tanto per cominciare, Viggo Mortensen è un attore che apprezzo moltissimo per le sue doti interpretative e la sua capacità di calarsi completamente nei ruoli che interpreta, e poi perché la storia raccontata è vera.
Siamo a New York nel 1962 e l’italoamericano Tony Vallelonga (aka, Tony Lip) è momentaneamente senza lavoro dopo che il locale in cui faceva il buttafuori chiude in via temporanea. Dovendo mantenere la sua famiglia, accetta di lavorare per un musicista di colore, Don Shirley, che ha bisogno di un autista tuttofare per il suo imminente tour nel Sud del Paese. Siamo nel periodo della discriminazione razziale, esistono leggi che variano di Stato in Stato su quello che le persone di colore possono o non possono fare, e per organizzare gli spostamenti, Tony si deve basare proprio sul libro verde che da il titolo al film.

All’inizio della storia Tony e Shirley sono due personaggi agli antipodi, che hanno abitudini, maniere e linguaggio completamente diversi, ma la convivenza forzata e le esperienze affrontate li avvicinano e permettono loro non solo di comprendersi, ma di iniziare un’amicizia che proseguirà fino alla fine delle loro vite (sono entrambi morti nel 2013).

I meravigliosi Viggo Mortensen (Tony) e Mahershala Ali (Don Shirley) in una scena del film in cui Don aiuta Tony a scrivere una lettera alla moglie. Mortensen, che ha poco dell’italoamericano, a dire la verità, mi ha stupito per l’accuratezza dei modi e dell’accento.

Don Shirley, in particolare, è un personaggio curioso. Cresciuto principalmente all’estero tra conservatori e scuole di musica, non veste, parla, mangia o si muove come il “tipico” afroamericano, anzi, sembra un signorino troppo pulito e francamente represso, solo e contento di esserlo. Naturalmente non tutto è come sembra, e infatti il musicista nasconde un tormento nell’anima e un profondo senso di inadeguatezza che a stento riesce a controllare. Tony Vallelonga è, invece, l’italoamericano per eccellenza: sguaiato, mangione e decisamente grezzo, ma anche con un gran cuore e un senso del dovere e della morale precisi.

Del film di Peter Farelly, che conta tra gli sceneggiatori anche Nick Vallelonga, figlio di Tony, ho amato moltissimo il metro narrativo, che mescola momenti di grande difficoltà con attimi di pura commedia. Non è facile rendere giusta importanza alle vessazioni e alle angherie subite da Don Shirley nel corso del suo viaggio nel Sud, rendendo visibile l’aspetto paradossale che lo vedeva non solo invitato a suonare negli stessi luoghi che lo discriminavano, ma anche applaudito e lodato dalle persone che nel contempo lo trattavano e lo giudicavano come un essere inferiore. Allo stesso modo, inserire momenti di leggerezza in una storia che altrimenti risulterebbe troppo pesante è un procedimento rischioso, perché è facile rovinare un bel racconto e difficile esaltarlo.

La bellezza di Green Book sta proprio nell’equilibrio tra il dramma e l’aspetto divertente, nel viaggio non solo materiale di due persone che partono nemiche e tornano legate per la vita, e spero ardentemente che questa pellicola vinca almeno qualcuno degli Oscar per cui è nominata (Miglior Film, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attore Non Protagonista, Migliore Sceneggiatura Originale e Miglior Montaggio), dopo che si è portata a casa un bel numero di Golden Globes, anche se li avrebbe meritati tutti.

Voi avete visto Green Book? Fatemi sapere che cosa ne pensate nei commenti!

La Strega e La Scimmia delle Newsletter

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Dal Vocabolario:
scìmmia (ant. scìmia e sìmia) s. f. [lat. sīmia, der. di simus, gr. σιμός «dal naso schiacciato»]. – Nome comune della maggior parte dei mammiferi appartenenti all’ordine primati.
avere la scimmia. Indica lo stato di dipendenza da qualcosa, probabilmente deriva da: avere la sc. sulle spalle (calco dell’ingl. to have a monkey onback), usato nel gergo dei tossicodipendenti per indicare la dipendenza dalla droga.

Insomma, è andata così.
Una blogger non italiana mi ha convinto a iscrivermi alla sua mailing list. Ho compilato l’allegro moduletto, ho premuto invio. Mi è arrivata l’e-mail di benvenuto e, in un tripudio di belle foto e toni pastello, anche la prima newsletter, che ho letto con un certo piacere, perché non è male avere un testo riassuntivo di quello che ha fatto una persona che segui, purché sia sintetico e non troppo insistente, sia chiaro.

Nei giorni subito seguenti la scoperta della prima newsletter, ho improvvisamente realizzato che anche molti blogger italiani compilano delle comunicazioni periodiche per chi ama seguirli, alcuni anche con un certo successo. Leggendone alcune, ho pensato che ci sono persone che dovrebbero mettere il meno parole possibile per iscritto e altre, invece, che lo fanno proprio bene. In particolare, ho notato che ricevere le newsletter “giuste” nella propria casella di posta crea un senso di vicinanza rispetto ai loro autori che non è paragonabile a quella percepita leggendo un post o seguendo un profilo social.

Probabilmente questo capita perché, per una volta, non è il lettore a cercare il determinato articolo per l’Etere, ma è l’autore stesso a contattarlo (previo suo dichiarato consenso, è chiaro) per fargli sapere di sé, magari raccontandogli anche qualche aneddoto, o suggerendogli di leggere contenuti che gli erano sfuggiti. In ogni caso ho pensato che questa diavoleria chiamata newsletter fosse una cosa carina, ma ero anche convinta che fosse il genere di scoperta che mi avrebbe lasciata piacevolmente stupita per qualche ora e basta. Invece mi è presa la scimmia delle newsletter.

In poche ore avevo fatto una lista di piattaforme che offrivano questo servizio di e-mailing in forma gratuita (d’accordo, è ora che studi un po’ di alchimia e mi metta a fabbricare oro dal piombo) e avevo individuato quello che faceva per me. Mail Chimp, che non a caso a una scimmia nel logo, sembra avere tutte le funzionalità di cui una Strega che si rispetti ha bisogno, compreso il modulo pop-up di sottoscrizione che da un paio di giorni vedete comparire, se visitate il Grimorio, e comodi link come questo, che possono essere condivisi su tutti i social.

Tra un casco di banane e qualche nocciolina, la pagina di benvenuto alla newsletter del Grimorio è già pronta e sto lavorando alla prima newsletter vera e propria.

…Già, ma che ci troverete, in detta letterina?
Tanto per cominciare, vorrei rassicurarvi: mi è presa la scimmia, non la cozza delle newsletter, quindi non ho intenzione di inviarne una ogni settimana, come ho recentemente sperimentato da utente. Mi limito a un riassunto mensile delle avventure stregate, sia per quanto riguarda gli articoli sul blog (sia mai che ve ne perdiate qualcuno!), che quello che non condivido tra queste pagine, ma che trova generalmente il suo posto sui social che uso (a proposito, la Strega cinguetta e fotografa), o addirittura che fino a questo momento non ha proprio trovato posto. Commenti estemporanei sulle mie letture, nuove scimmie, interessi, musica e naturalmente gli spettacoli a teatro di cui scrivo recensioni su una testata online.

Ho colto il vostro interesse? Siete curiosi di immergervi di più nel mondo della Strega? Allora usate il modulo pop-up, oppure cliccate su Abu, qui sotto alle mie parole, e inscrivete il vostro nome nel Grimorio! 😉

Cominciare bene l’anno di letture – 2019 version

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Sto considerando di sposare un’opinione già condivisa da molti, ovverosia che gennaio sia il mese più lungo dell’anno. Vero è che, nonostante i soli 31 giorni, questo benedetto scampolo di anno non sembrava passare mai!

Insomma, quello appena trascorso è stato un mese complicato, ma mi ha lasciata comunque soddisfatta delle mie letture che non solo sono state di numero cospicuo – anche se non sembrano, ma ci arriveremo -, ma anche di ottima qualità. Vediamole da vicino, corredate dal tradizionale link per acquistare i titoli su Amazon tramite il mio codice di affiliazione – ormai sapete come funziona: se comprate gli articoli seguendo il link, Amazon mi corrisponde una minima percentuale sul suo incasso, senza maggiorarla a voi.

L’Alienista, C. Carr. (acquistatelo qui e fatemi felice)
Pubblicato nel 1994, L’Alienista è il primo volume di una serie di romanzi incentrati sulle indagini di Lazslo Kreizler, l’alienista del titolo. Cosa mai sarà un alienista, vi chiederete. Ebbene, nel periodo di ambientazione di questo giallo storico (New York, 1896) i malati di mente erano definiti alienati, ovvero estraniati, diversi, dalla società comune, pertanto chi li studiava era un alienista. Lazslo è molto rinomato nel suo campo, perché ha idee controverse sui parametri per stabilire la follia di un uomo e gli viene chiesto di partecipare all’indagine per scovare un pericoloso assassino che uccide dei ragazzini e ne deturpa i cadaveri. Lazslo e la sua squadra si metteranno al lavoro utilizzando tecniche di indagine nuove e non ancora riconosciute dalla polizia, come l’applicazione della psicanalisi in campo criminale, oppure l’analisi delle impronte digitali.

Eccoli, miss Sarah Howard e il dottor Lazslo Kreizler, ritratti nella serie tv di Netflix. Di loro vi avevo già parlato in questo post sui miei dieci personaggi letterari preferiti.

Di questo romanzo ho apprezzato la grande caratterizzazione dei personaggi, in primis Lazslo e Sarah, ma ancora di più la descrizione della New York dell’epoca e delle procedure d’investigazione: adoro trovare informazioni dettagliate e piccoli aneddoti veritieri all’interno di un’opera di finzione! Un paio di anni fa Netflix ha prodotto una serie tv dall’Alienista, che vede Daniel Bruhl, Dakota Fanning e Luke Evans tra i protagonisti e che è abbastanza fedele al libro. Se siete fan del genere e non l’avete ancora vista, non attendete oltre!

I Melrose, E. St Aubyn. (acquistate qui la raccolta pubblicata da Neri Pozza: è un affare!)
Ecco l’inghippo, quindi. I Melrose è in realtà un volume che raccoglie i cinque romanzi – Non importa; Cattive Notizie; Speranza; Latte Materno; Lieto Fine – che hanno come protagonista Patrick Melrose, un esponente dell’upper class inglese che non riesce a rapportarsi con la società cui appartiene e deve fare i conti con i numerosi traumi del suo passato.

Benedict Cumberbatch in una scena della prima puntata della miniserie Patrick Melrose, che non segue l’ordine cronologico dei libri, e infatti comincia con Cattive Notizie.

Più che la vicissitudini raccontate nei romanzi, a incatenarmi alla lettura è stata la fluidità della scrittura di Edward St. Aubyn (scrittore contemporaneo inglese, della famiglia nobiliare dei St. Aubyn, che possiede quel meraviglioso maniero che ho visitato in Cornovaglia) e la grande introspezione psicologica che opera in tutti i suoi personaggi. Il fatto che lo scrittore riesca a immedesimarsi di volta in volta in un bambino, in Patrick in tutte le sue età e in uomini e donne diversissimi tra loro senza alcuno strappo nella narrazione è incredibile e si aggiunge allo straniamento che il lettore prova di fronte alla gran maggioranza dei personaggi dei romanzi, che sono dotati di una vuotezza emotiva agghiacciante.
Anche per questi libri è stata recentemente tratta una miniserie, di cui ho però visto solo la prima puntata. Patrick è interpretato da un Benedict Cumberbatch che forse ha superato se stesso e che chiaramente è stato sottopremiato per la sua performance: segnate e recuperate, signori. 😉

Ho già finito di elencare le mie letture di gennaio: sono stata decisamente più veloce di come è trascorso il mese. XD Quali libri avete letto voi? Fatemelo sapere nei commenti!

Maria Regina di Scozia – Vorrei, ma non posso

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Il contrasto di colori e figure è una delle caratteristiche che più ho apprezzato di questo film.

Da amante del romanzo storico, non posso non amare i film in cui la storia è protagonista, e infatti credo di aver visto tutti quelli usciti negli ultimi tempi. A volte è stato un amore al primo fotogramma e altre meno, come nel caso di Maria Regina di Scozia, diretta da Josie Rourke, regista cinematografica e soprattutto di teatro, ultimamente legata al Donmar Warehouse di Londra (suo è il Coriolano di cui vi ho parlato qualche anno fa).

Al di là della mia passione per la storia, anche il soggetto del film m’intrigava moltissimo, perché racconta – o promette di raccontare, almeno – la contrapposizione di due regine, due donne di potere, emancipate rispetto ai loro tempi e per certi versi anche rispetto ai nostri. Insomma, stiamo parlando di Maria Stuarda, regina di Scozia, vedova di un re di Francia e madre di un futuro re d’Inghilterra, ed Elisabetta I (a personal favourite) regina d’Inghilterra, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, che non si è mai sposata e ha retto le sorti di un regno in pericolo, portandolo alla gloria!

Le due donne non si sono mai incontrate, eppure i loro destini sono inevitabilmente uniti dalle trame della storia e della politica, nonché da una curiosa contrapposizione – Maria bella, impetuosa e fertile, Elisabetta volitiva, riflessiva e senza eredi diretti – che farebbe la gioia di qualsiasi scrittore di narrativa: ce n’è di materiale per farci un film!

Josie Rourke, però, sceglie di concentrare le due ore della pellicola sugli accadimenti compresi tra il ritorno di Maria in Scozia e la sua abdicazione forzata, utilizzando un ritmo narrativo lento e rilassato, forse un po’ troppo, se contiamo che stiamo parlando di un film, e non di una pièce teatrale. Un po’ più di strategia politica, qualche accenno alle congiure contro Elisabetta, che Maria potrebbe o non potrebbe avere appoggiato, avrebbero per lo meno movimentato un po’ la vicenda, di sicuro più dei cinquanta minuti del film in cui la regina di Scozia è incinta.
Scenografie e costumi sono molto belle e il gioco di luci e colori non può non colpire lo sguardo dello spettatore.

Margot Robbie che passeggia per Hampton Court nei panni di Elisabetta I. Trucco e costumi su di lei sono perfetti – e a rendere meno bella lei, ce ne vuole!
Saorsie Ronan, visivamente una bellissima Maria, un po’ meno nella scrittura del personaggio

C’è però una cosa che non posso salvare, nemmeno volendo, e non c’entra nulla con il cast, peraltro di buon valore.
Un po’ di accuratezza storica, in un film così, è necessaria, soprattutto se stiamo raccontando vicende che sono già incredibili, senza bisogno di romanzarle in modo eccessivo.

Tollero poco questa rivisitazione da femminismo moderno, con ventimila cenni alla sorellanza, tanto cuore, tanta contrapposizione al freddo mondo degli uomini – tutti traditori -, che imprigiona le due donne ricche di sentimenti, impedendo loro di fare quello che vorrebbero fare… Ma di che stiamo parlando?! Non è che le due regine fossero due sante, anzi, e avevano una personalità talmente forte da renderle difficilmente influenzabili. E poi, perché dobbiamo ammorbidire tutto, perché un personaggio di stato non può essere sia una donna, che uno spietato politico?

La visione della Rourke snatura completamente i personaggi, trasformando soprattutto Maria in una specie di eterna adolescente petulante e lamentosa, per cui difficilmente si può parteggiare, ed Elisabetta, a cui tutto sommato va un po’ meglio, perde molta della vividezza e del fascino.
Non so, sembra che l’unica possibilità per offrire una visione femminile di una storia al femminile sia puntare sulla sorellanza, la rivalità e il senso frustrato di maternità. Non c’è altro modo, mi chiedo?

Oddei, non è che Mary Queen of Scots sia inguardabile, è un film carino, che si guarda una volta sola e che poi si dimentica per metà. Un bel vorrei, ma non posso, insomma, con due attrici protagoniste che potevano offrire di più.

Tu, che m’hai rubato il cuor! I miei 10 personaggi preferiti nei libri

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La Strega non è bravissima nel compilare le classifiche, soprattutto quando si parla di libri, ma, visto che con quella dei cattivi più cattivi di tutti i tempi non mi era andata male, ho pensato che potevo riprovarci con i miei dieci personaggi preferiti di sempre.

L’idea per questo post è arrivata da instagram, e più precisamente dal profilo di Giulia (@books.andtea.addicted), che qualche giorno fa ha stilato la sua personale classifica.

Selezionare solo dieci tra i personaggi che più amo nella letteratura è stato un lavoraccio, mi sembrava sempre di fare torto a qualcuno, ma dopo qualche tentennamento posso proporvi la mia lista, corredata di “romanzo di appartenenza” e link per l’acquisto su Amazon tramite il mio solito codice di affiliazione, con cui sosterrete le fondamenta di questo umile Grimorio. Siccome volevo sentirmi meno in colpa, poi, ho accluso anche una motivazione alla mia scelta.

C’è poco da dire, l’immagine di Darcy per eccellenza è quella di Colin Firth nella serie BBC del 1995.

10^ posto.
Fitzwilliam Darcy da Orgoglio e Pregiudizio di J. Austen.
Darcy è l’immagine del protagonista maschile romantico: bello, ricco, ma soprattutto altero e non avvezzo a esprimere i suoi sentimenti, che pure sono profondi e sinceri. Di lui mi piace l’onestà e l’etica cavalleresca, ma anche quella procionaggine che viene fuori quando, ad esempio, formula proposte di matrimonio…

9^ posto. Artù di Britannia, così com’è dipinto dal sempre caro B. Cornwell nel ciclo di Il Romanzo di Excalibur.
Intendiamoci, re Artù mi è caro a prescindere: è uno dei primi personaggi che ho incontrato nella mia vita di ascoltatrice di storie e personalmente credo di aver visto e letto ogni rivisitazione del ciclo arturiano che sia mai uscita, ma il ritratto che ne fa Cornwell ha il pregio di essere realistico, vivo, se vogliamo. Si tratta di un uomo che possiede sì forti ideali, come vuole la tradizione, ma sembra ostentarli per nascondere uno spirito vanesio e un deciso egocentrismo. Mi piace che, pur non tralasciando i tratti fondamentali del personaggio, lo scrittore abbia donato ad Artù anche dei difetti; debolezze e incongruenze che sono proprie dell’animo umano e che rendono vero un personaggio e ci permettono di amarlo pienamente.

L’anno scorso su Netflix è uscita la serie tv tratta dal libro, con Daniel Bruhl nel ruolo di Kreizler. Personalmente trovo che la scelta del casting sia azzeccata.

8^ posto. Lazlo Kreizler, da L’Alienista e romanzi seguenti di C. Carr.
Questa è una scoperta recente, giacché sto leggendo L’Alienista proprio in questo periodo! Il romanzo è un giallo storico ambientato nella New York del 1896, dove uno spietato assassino consuma delitti che renderebbero felice Jack lo Squartatore a danno di giovani ragazzi. Lazlo è un alienista, uno psicanalista insomma, che indaga sugli omicidi su richiesta dell’allora commissario di polizia Theodore Roosvelt (sì, quel Roosvelt). Oltre alla particolare intelligenza del personaggio, che non per nulla nel libro è il pioniere della psicanalisi applicata alle indagini criminali, mi piacciono i suoi lati oscuri e l’ossessione che generano per il suo lavoro. Vediamo il dottor Kreizler così determinato a scovare l’assassino tramite i suoi metodi – per affermarli, è vero, ma c’è qualcosa di più -, che non pensa ad altro, perde il sonno, si dimentica perfino di mangiare, mettendo a rischio la sua salute. Questa specie di dedizione malsana, che costituisce in fondo la tensione che anima il personaggio, mi affascina molto.

7^ posto. Melania Hamilton da Via col Vento di M. Mitchell.
Melania è la cugina e la moglie di Ashley, il sempiterno love interest di Rossella o’Hara, e leggendo il romanzo non si può che ammirare la sua lealtà e la sua forza d’animo, che invece nel film non vengono fuori come dovrebbero, anzi si trasformano in una lagna senza fine, cui lo spettatore medio porrebbe volentieri fine di persona. Nonostante Rossella provi per lei una viva antipatia e un forte spirito di competizione, che spesso la portano a non trattarla affatto bene, Melania rimane sua amica sempre e comunque, difendendola a spada tratta tanto dagli yankee quanto da pettegolezzi e malelingue.

6^ posto. Marian Halcombe da La Donna in Bianco di W. Collins.
Marian è un personaggio secondario, per la precisione è la sorellastra della protagonista femminile, la bella Laura. Descritta come una donna giovane e vivace, pur se non bella come la sorella, colpisce subito per la sua acutezza di pensiero e la velocità d’azione. Indubbiamente Collins dipinge una donna atipica per l’epoca (la storia inizia nel 1849), che esprime con coraggio le sue opinioni e fa di tutto per aiutare Laura, contrapponendosi, sola, a Sir Percival e Fosco, i due antagonisti della storia. La soluzione del mistero che permea il libro e la salvezza dei due protagonisti si devono in prima istanza alle doti di Marian, anche perché, a lasciar fare a Walter…

5^ posto. Robin Venetia Ellacott, dai romanzi della serie di CB Strike, di R. Galbraith.
Oh, Robin! Che personaggio femminile stupendo, che donna! All’interno dei romanzi gialli scritti da JK Rowling sotto pseudonimo Robin inizia il suo percorso narrativo come assistente dell’investigatore privato Cormoran B. Strike, ma diventa presto una socia su cui fare affidamento per la sua intelligenza e la sua capacità di entrare velocemente in confidenza con le persone. Una grande caparbietà e la forza d’animo che le ha permesso di risollevarsi da un periodo particolarmente buio, in cui tutte le sue certezze sono crollate, completano uno dei personaggi femminili più di spessore degli ultimi tempi. Il suo unico difetto? Non saper scegliersi gli uomini.

Ecco, due piccioni con una foto sola. ^^ Robin e Strike come da ritratto della serie BBC (se non l’avete vista siete dei pazzi, andate subito a rimediare!!), tra l’altro prodotta con il contributo della Rowling. Lei è interpretata da Holiday Granger, lui da Tom Burke.

4^ posto. Cormoran Blue Strike, da Il Richiamo del Cuculo e seguenti di R. Galbraith.
Ho un debole per i personaggi intelligenti e intuitivi, ormai si sarà capito. Cormoran Strike, in particolare, mi piace perché non rientra nel tipico canone del detective, o almeno non del tutto. Ha un passato complicato, tanto per cominciare, e una sfera di relazioni sociali che potremmo definire discutibile, è impacciato e anche un po’ imbranato. Sotto una corporatura orsina nasconde una sensibilità d’animo che trapela durante le indagini. A ciò aggiungiamo pure che la Rowling è stata brava a dipingere un personaggio tridimensionale, che commette errori e fa le sue buone cavolate, rendendolo decisamente simpatico.

Signori, io sono cresciuta negli anni Novanta. Per me Athos è quello ritratto da Kiefer Sutherland nel film disney del 1993.

3^ posto, siamo sul podio. Athos da I Tre Moschettieri e romanzi seguenti di A. Dumas.
Il principe azzurro, l’eroe senza macchia e senza paura… quando le cose gli vanno male. Athos è uno dei personaggi che a sono riusciti meglio a Dumas, che l’ha dotato di tutte le qualità di un leader e un eroe, ma nel contempo gli ha dato sufficienti motivazioni per trasformarlo in un animo tormentato e cupo, che lotta per non abbandonarsi completamente ai suoi demoni. Ottimo spadaccino, fine stratega e il più leale degli amici, quando ama è per sempre. Nel bene e nel male…

Piccolo bonus: date un’occhiata anche ad Athos di A. Ongaro. Lo scrittore rielabora la giovinezza del nostro moschettiere, prima di Milady, prima dell’amicizia con Aramis, Porthos e D’Artagnan. Lo consiglio vivamente!

2^ posto. Merlino da Il Romanzo di Excalibur di B. Cornwell.
Un capolavoro, non un personaggio! Il mago Merlino del ciclo arturiano fuso con quello della Disney, ma anche qualcosa di più! La figura del druido Merlino di Avalon di fatto mette in moto tutte le vicende dei libri che formano la serie, e non è nemmeno necessario che sia presente in scena per farlo! Questo Merlino è ironico, possiede una conoscenza illimitata su tantissimi argomenti e non perde mai l’occasione per deridere il prossimo, non fa differenza se si tratta di un poveraccio oppure di un re, ma nasconde anche un lato sensibile, che in genere maschera con un sarcasmo irriverente. Il personaggio di Cornwell ha dedicato la sua vita a un’unica missione, riportare gli Dei in Britannia, e per avere successo è disposto a morire, persino, ma non a sacrificare le poche persone che per lui contano qualcosa.

1^ posto. Ulisse, miti greci di Omero & Co., ma non mi dispiace nemmeno il ritratto che ne fa Valerio Massimo Manfredi in Il Mio Nome è Nessuno.
Il mio primo amico letterario! Ulisse, uomo dal multiforme ingegno, ha accompagnato praticamente la mia vita e non a caso, temo, quasi tutti i personaggi che mi piacciono presentano delle somiglianze con lui.
Intelligente e scaltro, ottimo stratega, ma anche guerriero coraggioso nonché impavido esploratore e vendicatore senza pietà, Ulisse (od Odisseo, come preferite) è tutto e può diventare di tutto, per questo lo adoro! Mi piace che sia lontano da qualsiasi stereotipo e inclassificabile, perché in effetti lui fa categoria a sé. Nessuno – volendo cavalcare l’onda del suo incontro con Polifemo, potremmo anche dire solo Nessuno ^^ – è come lui.

Eccoli, dunque, i miei fab 10 personaggi dei libri!
Quali sono i vostri, ne abbiamo qualcuno in comune? Fatemelo sapere nei commenti e ditemi anche perché!